Ercolano. Veleni nell’ex cava del Vesuvio: sequestrata

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Ercolano. Altro che Parco del Vesuvio e zona protetta: da trent’anni una ex cava di pietra lavica nel cuore dell’oasi naturale era stata trasformata in discarica abusiva. Il sospetto è che sotto quei cinquemila metri quadrati siano stati sepolti «rifiuti speciali pericolosi». Per questo motivo il Gip del Tribunale di Napoli, Claudia Picciotti, su richiesta del pubblico ministero Claudio Basso, ha disposto il sequestro dell’intera area. Ieri mattina i militari del Nucleo operativo ecologico di Napoli con il capitano Paolo Di Napoli e la polizia locale di Ercolano, con il comandante Francesco Zenti, hanno circoscritto il perimetro dell’ex cava e posto il nastro rosso a protezione. Già dalla prossima settimana, su incarico della Procura, inizieranno le perforazioni per verificare la presenza di rifiuti negli strati di terra immediatamente sottostanti la superficie. Poi si procederà a opere più imponenti di scavo per comprendere con che cosa siano stati riempiti i volumi residui della cava. Ma soprattutto a chi siano da ricondurre gli sversamenti abusivi. La discarica abusiva si trova in via Viola, località Cupa Castelluccio, ed era di proprietà di una nota società della zona che era proprietaria di supermercati, fallita qualche anno fa e ora sotto la gestione di un curatore fallimentare. Il provvedimento emesso dall’autorità giudiziaria, infatti, è stato consegnato nelle mani del professionista incaricato dal Tribunale di gestire la procedura fallimentare. L’indagine nasce da un esposto pervenuto agli investigatori nei mesi scorsi, nel quale si segnalava la presenza di rifiuti speciali nell’ex cava. Immediate verifiche hanno consentito di accertare che dell’originario invaso dal quale era stata estratta fino ai primi anni ’80 la pietra lavica non rimaneva alcuna traccia. Evidente la presenza di materiale di risulta scaricato anche in epoca recente, atteso il livello della vegetazione e le condizioni in cui si presentava tutta l’area. Nel corso di queste ultime settimane le indagini erano proseguite con il coinvolgimento della tenenza dei carabinieri di Ercolano, con il tenente Candura e degli uomini della Forestale di San Sebastiano al Vesuvio, che hanno competenza proprio sul Parco nazionale. E proprio gli esperti della Forestale di recente avevano effettuato un primo monitoraggio in profondità, accertando anomalie che hanno poi indotto la magistratura a serrare i tempi sul sequestro della discarica. Le indagini della polizia locale hanno anche consentito di accertare che in un passaggio di proprietà del terreno era stato dato atto dell’avvenuta bonifica del suolo dopo la chiusura della cava, senza allegare però alcuna certificazione, il che ha sollevato negli inquirenti dubbi sulla veridicità della dichiarazione. Anche su questo aspetto lo scavo previsto per la prossima settimana potrà fornire risposte importanti. Quella di ieri non è l’ultima pattumiera a cielo aperto scoperta sulle pendici del vulcano. Ad inizio dell’anno era toccato agli uomini della compagnia della Guardia di Finanza di Portici scalare le pendici del vulcano per sequestrare una discarica abusiva dove erano stati repertati rifiuti speciali e persino scarti della lavorazione dell’amianto. L’operazione di ieri riapre una ferita profonda e mai rimarginata che ha visto in questi ultimi decenni i diversi versanti del Vesuvio trasformati in una terra di nessuno dove era possibile scaricare di tutto nella certezza di farla franca. Un autentico scempio in un territorio dove da tempo si parla di valorizzazione delle bellezze paesaggistiche e anche dei prodotti tipici della terra. (Maurizio Capozzo – Il Mattino)

Ercolano. Altro che Parco del Vesuvio e zona protetta: da trent'anni una ex cava di pietra lavica nel cuore dell'oasi naturale era stata trasformata in discarica abusiva. Il sospetto è che sotto quei cinquemila metri quadrati siano stati sepolti «rifiuti speciali pericolosi». Per questo motivo il Gip del Tribunale di Napoli, Claudia Picciotti, su richiesta del pubblico ministero Claudio Basso, ha disposto il sequestro dell'intera area. Ieri mattina i militari del Nucleo operativo ecologico di Napoli con il capitano Paolo Di Napoli e la polizia locale di Ercolano, con il comandante Francesco Zenti, hanno circoscritto il perimetro dell'ex cava e posto il nastro rosso a protezione. Già dalla prossima settimana, su incarico della Procura, inizieranno le perforazioni per verificare la presenza di rifiuti negli strati di terra immediatamente sottostanti la superficie. Poi si procederà a opere più imponenti di scavo per comprendere con che cosa siano stati riempiti i volumi residui della cava. Ma soprattutto a chi siano da ricondurre gli sversamenti abusivi. La discarica abusiva si trova in via Viola, località Cupa Castelluccio, ed era di proprietà di una nota società della zona che era proprietaria di supermercati, fallita qualche anno fa e ora sotto la gestione di un curatore fallimentare. Il provvedimento emesso dall'autorità giudiziaria, infatti, è stato consegnato nelle mani del professionista incaricato dal Tribunale di gestire la procedura fallimentare. L'indagine nasce da un esposto pervenuto agli investigatori nei mesi scorsi, nel quale si segnalava la presenza di rifiuti speciali nell'ex cava. Immediate verifiche hanno consentito di accertare che dell'originario invaso dal quale era stata estratta fino ai primi anni '80 la pietra lavica non rimaneva alcuna traccia. Evidente la presenza di materiale di risulta scaricato anche in epoca recente, atteso il livello della vegetazione e le condizioni in cui si presentava tutta l'area. Nel corso di queste ultime settimane le indagini erano proseguite con il coinvolgimento della tenenza dei carabinieri di Ercolano, con il tenente Candura e degli uomini della Forestale di San Sebastiano al Vesuvio, che hanno competenza proprio sul Parco nazionale. E proprio gli esperti della Forestale di recente avevano effettuato un primo monitoraggio in profondità, accertando anomalie che hanno poi indotto la magistratura a serrare i tempi sul sequestro della discarica. Le indagini della polizia locale hanno anche consentito di accertare che in un passaggio di proprietà del terreno era stato dato atto dell'avvenuta bonifica del suolo dopo la chiusura della cava, senza allegare però alcuna certificazione, il che ha sollevato negli inquirenti dubbi sulla veridicità della dichiarazione. Anche su questo aspetto lo scavo previsto per la prossima settimana potrà fornire risposte importanti. Quella di ieri non è l'ultima pattumiera a cielo aperto scoperta sulle pendici del vulcano. Ad inizio dell'anno era toccato agli uomini della compagnia della Guardia di Finanza di Portici scalare le pendici del vulcano per sequestrare una discarica abusiva dove erano stati repertati rifiuti speciali e persino scarti della lavorazione dell'amianto. L'operazione di ieri riapre una ferita profonda e mai rimarginata che ha visto in questi ultimi decenni i diversi versanti del Vesuvio trasformati in una terra di nessuno dove era possibile scaricare di tutto nella certezza di farla franca. Un autentico scempio in un territorio dove da tempo si parla di valorizzazione delle bellezze paesaggistiche e anche dei prodotti tipici della terra. (Maurizio Capozzo – Il Mattino)

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