PER UNA CITTA’/TERRITORIO NEL GOLFO DI POLICASTRO

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Me ne sono occupato altre volte, ma torno volentieri sul tema che  ritengo quanto mai attuale, in seguito all’abolizione, o quasi, dell’Istituzione Provincia. Storici autorevoli hanno sostenuto, non senza fondamento, che una delle cause  del ritardo storico del Cilento è da attribuirsi alla mancanza di una città che, con le sue funzioni burocratiche/amministrative, con le conseguenti attività economiche e con le istituzioni culturali, costituisca polo di attrazione e propulsione economica e civile per l’intero territorio. Che l’attuale provincia di Salerno abbia una composizione molto diversificata è sotto gli occhi di tutti e l’analisi non si presta a interpretazioni divergenti. E, infatti, il Centro Nord della nostra attuale provincia è parte integrante dell’area metropolitana, che da Napoli si estende fono a Battipaglia, con una densità demografica molto alta. Il Sud che si estende dal  Sele  a Sapri è un’area a bassa densità demografica, anche se rappresenta i due terzi di tutto il territorio provinciale .

In tale situazione risulta difficile adottare strategie mirate all’uso ottimale delle risorse che sono considerate la chiave di volta dei moderni processi di crescita economica locale rivolta al mercato globale. Di qui la necessità di puntare alla creazione a breve e medio termine, di una  o più città-territorio o città comprensorio, che dir si voglia, come necessaria premessa e progetto ineludibile per migliorare la qualità della vita dei residenti nei paesi, per stimolare il loro spirito di iniziativa e la loro produttività, per rompere definitivamente l’isolamento e la marginalità fisica del  territorio e assicurare un crescente livello di servizi di qualità urbana. Un’analisi attenta del territorio a Sud dell’attuale nostra provincia  dovrebbe consigliare  di ipotizzare almeno quattro  città/territorio, accorpando i paesi esistenti: una nella Piana del Sele, accorpando Capaccio Paestum, Agropoli e paesi limitrofi, una seconda nella Piana dell’Alento, una terza nel Vallo di Diano ed una quarta nel Golfo di Policastro.

Rinvio al prossimo immediato futuro l’analisi delle prime tre per concentrare oggi la mia attenzione sul Golfo di Policastro, nel quale sono stato a più riprese negli ultimi tempi e di cui ho interiorizzato meglio storia, arte, tradizioni, Beni culturali ed ambientali e relative potenzialità di sviluppo , soprattutto nel settore del Turismo,  che è e sarà sempre di più uno straordinario motore di  promozione culturale, civile ed economica di un vasto territorio che, da San Giovanni  a Piro a Sapri,  ride di luce nelle assolate marine paciose lungo la costa e canta festa di coltivi arabescati di case, castelli, chiese e campanili nell’anfiteatro  delle colline, terrazze di bellezza sul Golfo lunato. Ci ha provveduto già la natura a configurarlo come un corpo unico da ufficializzare in Citta. Naturalmente una  città comprensorio, che non faccia perdere l’identità e le specificità dei paesi  a corona di colline, a guardia di vallate e ad ornamento di rade e promontori, ma che nello stesso tempo ne soddisfi  le attese di vivibilità secondo  accettabili standard di comfort moderni, impone una discorso di  servizi comprensoriali ed una capacità di progettualità tanto ambiziosa quanto in linea con le esigenze di sviluppo. Una tale visione di  ampio respiro implica, ovviamente, la rinunzia all’asfittica logica del campanile e la capacità di impostare discorsi di ampio respiro, primi  fra tutti:  1) la rivendicazione di finanziamenti pubblici di importanza vitale per il territorio e per il  suo futuro a breve e a lungo termine per facilitarne l’accessibilità, assicurando la definitiva rottura dell’isolamento del territorio e della marginalità fisica; 2)La realizzazione sul territorio di un “sistema di servizi” di qualità urbana sino ad oggi piuttosto carenti; 3) una politica di difesa  e di promozione della bellezza e delle ricchezze storiche, artistiche, ambientali  a livello comprensoriale. Questa necessità la si è avvertita recentemente in occasione della  sacrosanta battaglia contro il  dissennato progetto Snam per lo sbocco e l’installazione alla foce del Bussento della condotta sottomarina del gas algerino proveniente dalla Sicilia. Sarebbe una ferita mortale alla bellezza dell’intero golfo e la tumulazione suicida di ogni e qualsiasi sviluppo turistico futuro.

Ma il discorso sui vantaggi della creazione di una  città territorio del Golfo di Policastro potrebbe continuare, ipotizzando  strutture della cultura e del tempo libero che abbiano dimensioni e qualità urbane, dalla  biblioteca alle scuole di specializzazione, dall’istituzione di facoltà universitarie per il turismo, dai Beni Culturali, alla dieta mediterranea  agli  istituti per il rilancio dell’artigianato e dell’agricoltura di qualità, dalla creazione di uno stadio di dimensioni medio grandi a piscine olimpioniche e palestre per i nostri atleti e per quanti (club sportivi) ipotizzano ritiri in un territorio che consente serenità e relax.

Nella prossima primavera si terranno le elezioni regionali. Mi piacerebbe se i candidati inserissero nel dibattito elettorale questi temi  e ne chiedessero consensi ai  cittadini. Sono sicuro che lo farà l’onorevole Giovanni FORTUNATO, che ho avuto modo di incontrare  durante l’estate e con il quale mi sono confrontato a più riprese su questi come su altri problemi  la cui soluzione sarebbe vitale per l’intero territorio, Ne ho avuto una impressone positiva per la passione che mette nel suo lavoro  per la vivacità intellettuale con cui coglie e fa suoi i problemi, per la determinazione con cui li affronta. Gli sottopongo anche l’ipotesi della città territorio del Golfo, con l’augurio e la speranza che la faccia sua e ne faccia il  cavallo di battaglia elettorale, costringendo anche gli altri candidati a confrontarsi sul tema.

Giuseppe Liuccio

g.liuccio@alice.it

Me ne sono occupato altre volte, ma torno volentieri sul tema che  ritengo quanto mai attuale, in seguito all’abolizione, o quasi, dell’Istituzione Provincia. Storici autorevoli hanno sostenuto, non senza fondamento, che una delle cause  del ritardo storico del Cilento è da attribuirsi alla mancanza di una città che, con le sue funzioni burocratiche/amministrative, con le conseguenti attività economiche e con le istituzioni culturali, costituisca polo di attrazione e propulsione economica e civile per l’intero territorio. Che l’attuale provincia di Salerno abbia una composizione molto diversificata è sotto gli occhi di tutti e l’analisi non si presta a interpretazioni divergenti. E, infatti, il Centro Nord della nostra attuale provincia è parte integrante dell’area metropolitana, che da Napoli si estende fono a Battipaglia, con una densità demografica molto alta. Il Sud che si estende dal  Sele  a Sapri è un’area a bassa densità demografica, anche se rappresenta i due terzi di tutto il territorio provinciale .

In tale situazione risulta difficile adottare strategie mirate all’uso ottimale delle risorse che sono considerate la chiave di volta dei moderni processi di crescita economica locale rivolta al mercato globale. Di qui la necessità di puntare alla creazione a breve e medio termine, di una  o più città-territorio o città comprensorio, che dir si voglia, come necessaria premessa e progetto ineludibile per migliorare la qualità della vita dei residenti nei paesi, per stimolare il loro spirito di iniziativa e la loro produttività, per rompere definitivamente l’isolamento e la marginalità fisica del  territorio e assicurare un crescente livello di servizi di qualità urbana. Un’analisi attenta del territorio a Sud dell’attuale nostra provincia  dovrebbe consigliare  di ipotizzare almeno quattro  città/territorio, accorpando i paesi esistenti: una nella Piana del Sele, accorpando Capaccio Paestum, Agropoli e paesi limitrofi, una seconda nella Piana dell’Alento, una terza nel Vallo di Diano ed una quarta nel Golfo di Policastro.

Rinvio al prossimo immediato futuro l’analisi delle prime tre per concentrare oggi la mia attenzione sul Golfo di Policastro, nel quale sono stato a più riprese negli ultimi tempi e di cui ho interiorizzato meglio storia, arte, tradizioni, Beni culturali ed ambientali e relative potenzialità di sviluppo , soprattutto nel settore del Turismo,  che è e sarà sempre di più uno straordinario motore di  promozione culturale, civile ed economica di un vasto territorio che, da San Giovanni  a Piro a Sapri,  ride di luce nelle assolate marine paciose lungo la costa e canta festa di coltivi arabescati di case, castelli, chiese e campanili nell’anfiteatro  delle colline, terrazze di bellezza sul Golfo lunato. Ci ha provveduto già la natura a configurarlo come un corpo unico da ufficializzare in Citta. Naturalmente una  città comprensorio, che non faccia perdere l’identità e le specificità dei paesi  a corona di colline, a guardia di vallate e ad ornamento di rade e promontori, ma che nello stesso tempo ne soddisfi  le attese di vivibilità secondo  accettabili standard di comfort moderni, impone una discorso di  servizi comprensoriali ed una capacità di progettualità tanto ambiziosa quanto in linea con le esigenze di sviluppo. Una tale visione di  ampio respiro implica, ovviamente, la rinunzia all’asfittica logica del campanile e la capacità di impostare discorsi di ampio respiro, primi  fra tutti:  1) la rivendicazione di finanziamenti pubblici di importanza vitale per il territorio e per il  suo futuro a breve e a lungo termine per facilitarne l’accessibilità, assicurando la definitiva rottura dell’isolamento del territorio e della marginalità fisica; 2)La realizzazione sul territorio di un “sistema di servizi” di qualità urbana sino ad oggi piuttosto carenti; 3) una politica di difesa  e di promozione della bellezza e delle ricchezze storiche, artistiche, ambientali  a livello comprensoriale. Questa necessità la si è avvertita recentemente in occasione della  sacrosanta battaglia contro il  dissennato progetto Snam per lo sbocco e l’installazione alla foce del Bussento della condotta sottomarina del gas algerino proveniente dalla Sicilia. Sarebbe una ferita mortale alla bellezza dell’intero golfo e la tumulazione suicida di ogni e qualsiasi sviluppo turistico futuro.

Ma il discorso sui vantaggi della creazione di una  città territorio del Golfo di Policastro potrebbe continuare, ipotizzando  strutture della cultura e del tempo libero che abbiano dimensioni e qualità urbane, dalla  biblioteca alle scuole di specializzazione, dall’istituzione di facoltà universitarie per il turismo, dai Beni Culturali, alla dieta mediterranea  agli  istituti per il rilancio dell’artigianato e dell’agricoltura di qualità, dalla creazione di uno stadio di dimensioni medio grandi a piscine olimpioniche e palestre per i nostri atleti e per quanti (club sportivi) ipotizzano ritiri in un territorio che consente serenità e relax.

Nella prossima primavera si terranno le elezioni regionali. Mi piacerebbe se i candidati inserissero nel dibattito elettorale questi temi  e ne chiedessero consensi ai  cittadini. Sono sicuro che lo farà l’onorevole Giovanni FORTUNATO, che ho avuto modo di incontrare  durante l’estate e con il quale mi sono confrontato a più riprese su questi come su altri problemi  la cui soluzione sarebbe vitale per l’intero territorio, Ne ho avuto una impressone positiva per la passione che mette nel suo lavoro  per la vivacità intellettuale con cui coglie e fa suoi i problemi, per la determinazione con cui li affronta. Gli sottopongo anche l’ipotesi della città territorio del Golfo, con l’augurio e la speranza che la faccia sua e ne faccia il  cavallo di battaglia elettorale, costringendo anche gli altri candidati a confrontarsi sul tema.

Giuseppe Liuccio

g.liuccio@alice.it