Napoli. Crolli a piazza Trieste e Trento. Transenne dal Plebiscito alla Galleria, perde pezzi anche il Mercadante

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Se attraversi il ventre molle della Napoli di metà settembre, ti balzano subito agli occhi due cose: i turisti e le transenne. Che ormai sono quasi direttamente proporzionali, specie dopo gli ultimi crolli. Tra le aree a rischio rientra ora ufficialmente anche piazza Trieste e Trento, dove ieri mattina la caduta di pietre ha tenuto tutti con il fiato sospeso per alcuni interminabili istanti. Poi è scattato il solito copione, con l’intervento di polizia municipale e vigili del fuoco che hanno inibito l’accesso a due aree: ad angolo con via Chiaia e accanto a via Nardones. Inevitabili i disagi, soprattutto per quei negozi che si sono ritrovati di punto in bianco isolati dalle transenne e i cui titolari hanno dovuto dirottare i (pochi) clienti verso l’accesso secondario, mentre intanto alcune decine di metri più avanti ha ceduto pure lo storico teatro Mercadante. Scene di insopportabile degrado urbano che nelle ultime settimane si susseguono da una parte all’altra della città e rispetto alle quali i napoletani reagiscono con un misto di rabbia e rassegnazione. Perché c’è chi fa finta di nulla, o almeno ci prova, ma per molti il ricordo della tragedia di Salvatore Giordano, il 14enne ucciso dai calcinacci caduti dalla Galleria Umberto, è ancora una ferita aperta. Così la risposta all’insicurezza è stata finora, stringi stringi, solo un’illusione di sicurezza. Ai crolli, infatti, istituzioni e autorità hanno reagito impacchettando strade ed edifici: Palazzo Reale, la Galleria Umberto, la facciata della Prefettura (off limits anche un pezzo di via Gennaro Serra, dove si procede a senso unico alternato). Il risultato è un’atmosfera surreale, che disorienta non solo chi la città la vive tutti i giorni ma anche chi qui ci è arrivato per caso o per curiosità e chissà se ci tornerà. Se poi ai cantieri per necessità si aggiungono quelli programmati, il quadro è completo. Basta fermarsi qualche minuto al Plebiscito per rendersene conto. A vederla oggi non sembra affatto la piazza più bella di Napoli o, lo dicono i turisti (che non sono di parte), una delle più suggestive del mondo. Tanto per cominciare l’annunciato restauro delle statue equestri, imbrattate e vandalizzate, non è mai partito. Anzi, i cavalli sono diventati il simbolo dell’incuria di una piazza dove, c’è da giurarci, non mancano mai erbacce e palloni, quelli lanciati dai ragazzini che si sfidano all’ultimo gol. I lavori di restyling della basilica di San Francesco di Paola, invece, sono iniziati e dovrebbero concludersi (il condizionale è d’obbligo) in primavera. Fino ad allora il colonnato resterà uno spezzatino, frammentato com’è dai cantieri che hanno trasformato il corridoio esterno in una lunga serie di compartimenti stagni. «Non è una bella immagine, lo sappiamo. Noi ce la stiamo mettendo tutta ma è davvero difficile lavorare in queste condizioni – si sfoga uno degli operai – Abbiamo completato il restauro del colonnato interno pochi giorni fa ma sono già ricomparse le scritte che tanto faticosamente avevamo cancellato». Se di giorno il Plebiscito è terra di nessuno, di notte è anche peggio. «Quando iniziamo il turno, al mattino, ci troviamo di fronte a scene indescrivibili – racconta – Questa è una chiesa, meriterebbe rispetto. E invece qualcuno usa il colonnato come un bagno pubblico». Eppure per prevenire situazioni del genere sarebbe sufficiente istituire un servizio di vigilanza o almeno si potrebbe garantire una maggiore presenza delle forze dell’ordine. Qualche mese fa è successo ed era tutta un’altra musica. I primi di maggio una pattuglia dell’esercito stazionava stabilmente a pochi metri da Palazzo Salerno, proprio di fronte alle statue deturpate. Sarà stato il rispetto per la divisa o l’effetto deterrente, fatto sta che per un po’ writers e aspiranti calciatori sono rimasti alla larga. Ma ora che tutto è tornato come prima, eccoli di nuovo, padroni incontrastati del Plebiscito. Dove sono finite le botteghe artigiane promesse dal Comune? E gli show musicali? E le manifestazioni di respiro internazionale? A quanto pare, si fanno desiderare. Così ai turisti non resta che fotografare le scritte di coppie di innamorati, che forse nel frattempo si saranno anche lasciati o sposati, e gli scugnizzi che indossano orgogliosi la maglia di Higuain. Nonostante il Chievo e il Bilbao. (Gerardo Ausiello – Il Mattino)

Se attraversi il ventre molle della Napoli di metà settembre, ti balzano subito agli occhi due cose: i turisti e le transenne. Che ormai sono quasi direttamente proporzionali, specie dopo gli ultimi crolli. Tra le aree a rischio rientra ora ufficialmente anche piazza Trieste e Trento, dove ieri mattina la caduta di pietre ha tenuto tutti con il fiato sospeso per alcuni interminabili istanti. Poi è scattato il solito copione, con l’intervento di polizia municipale e vigili del fuoco che hanno inibito l’accesso a due aree: ad angolo con via Chiaia e accanto a via Nardones. Inevitabili i disagi, soprattutto per quei negozi che si sono ritrovati di punto in bianco isolati dalle transenne e i cui titolari hanno dovuto dirottare i (pochi) clienti verso l’accesso secondario, mentre intanto alcune decine di metri più avanti ha ceduto pure lo storico teatro Mercadante. Scene di insopportabile degrado urbano che nelle ultime settimane si susseguono da una parte all’altra della città e rispetto alle quali i napoletani reagiscono con un misto di rabbia e rassegnazione. Perché c’è chi fa finta di nulla, o almeno ci prova, ma per molti il ricordo della tragedia di Salvatore Giordano, il 14enne ucciso dai calcinacci caduti dalla Galleria Umberto, è ancora una ferita aperta. Così la risposta all’insicurezza è stata finora, stringi stringi, solo un’illusione di sicurezza. Ai crolli, infatti, istituzioni e autorità hanno reagito impacchettando strade ed edifici: Palazzo Reale, la Galleria Umberto, la facciata della Prefettura (off limits anche un pezzo di via Gennaro Serra, dove si procede a senso unico alternato). Il risultato è un’atmosfera surreale, che disorienta non solo chi la città la vive tutti i giorni ma anche chi qui ci è arrivato per caso o per curiosità e chissà se ci tornerà. Se poi ai cantieri per necessità si aggiungono quelli programmati, il quadro è completo. Basta fermarsi qualche minuto al Plebiscito per rendersene conto. A vederla oggi non sembra affatto la piazza più bella di Napoli o, lo dicono i turisti (che non sono di parte), una delle più suggestive del mondo. Tanto per cominciare l’annunciato restauro delle statue equestri, imbrattate e vandalizzate, non è mai partito. Anzi, i cavalli sono diventati il simbolo dell’incuria di una piazza dove, c’è da giurarci, non mancano mai erbacce e palloni, quelli lanciati dai ragazzini che si sfidano all’ultimo gol. I lavori di restyling della basilica di San Francesco di Paola, invece, sono iniziati e dovrebbero concludersi (il condizionale è d’obbligo) in primavera. Fino ad allora il colonnato resterà uno spezzatino, frammentato com’è dai cantieri che hanno trasformato il corridoio esterno in una lunga serie di compartimenti stagni. «Non è una bella immagine, lo sappiamo. Noi ce la stiamo mettendo tutta ma è davvero difficile lavorare in queste condizioni – si sfoga uno degli operai – Abbiamo completato il restauro del colonnato interno pochi giorni fa ma sono già ricomparse le scritte che tanto faticosamente avevamo cancellato». Se di giorno il Plebiscito è terra di nessuno, di notte è anche peggio. «Quando iniziamo il turno, al mattino, ci troviamo di fronte a scene indescrivibili – racconta – Questa è una chiesa, meriterebbe rispetto. E invece qualcuno usa il colonnato come un bagno pubblico». Eppure per prevenire situazioni del genere sarebbe sufficiente istituire un servizio di vigilanza o almeno si potrebbe garantire una maggiore presenza delle forze dell’ordine. Qualche mese fa è successo ed era tutta un’altra musica. I primi di maggio una pattuglia dell’esercito stazionava stabilmente a pochi metri da Palazzo Salerno, proprio di fronte alle statue deturpate. Sarà stato il rispetto per la divisa o l’effetto deterrente, fatto sta che per un po’ writers e aspiranti calciatori sono rimasti alla larga. Ma ora che tutto è tornato come prima, eccoli di nuovo, padroni incontrastati del Plebiscito. Dove sono finite le botteghe artigiane promesse dal Comune? E gli show musicali? E le manifestazioni di respiro internazionale? A quanto pare, si fanno desiderare. Così ai turisti non resta che fotografare le scritte di coppie di innamorati, che forse nel frattempo si saranno anche lasciati o sposati, e gli scugnizzi che indossano orgogliosi la maglia di Higuain. Nonostante il Chievo e il Bilbao. (Gerardo Ausiello – Il Mattino)

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