«Chemio con aghi sporchi. Ha infettato il sangue dei malati di cancro». Nocera, processo per l’infermiere

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È di lesioni personali colpose il reato dal quale dovrà difendersi Lorenzo Gargano, l’infermiere addetto all’ambulatorio oncologico di Materdomini a Nocera Superiore citato direttamente a giudizio dalla Procura di Nocera Inferiore.

La struttura finì nel mirino della magistratura più di un anno fa, per alcune denunce presentate dai legali di diversi pazienti ai quali fu prescritto un trattamento medico con la gestione di un impianto «Port-a-cath». Questi ultimi, necessitavano infatti di cure specifiche, che prevedevano l’installazione di port, un particolare impianto che viene inserito in una tasca sottocutanea, costituito da un catetere venoso centrale ed un piccolo dispositivo con membrana di silicone. All’epoca, gli inquirenti posero sotto sequestro l’attrezzatura del laboratorio di Materdomini, con il conteggio dei danni riportati dai malati che furono presi in cura presso la struttura nocerina.

Al termine delle indagini, la Procura ha individuato il numero di cinquantasette parti offese. Secondo l’accusa, l’infermiere avrebbe avuto responsabilità nelle operazioni di pulizia e manutenzione dei cateteri venosi, i quali a loro volta avrebbero materialmente trasmesso la presunta infezione ai malati di cancro che si sottoposero alle terapie. La struttura, dal canto suo, chiarì che la terapia veniva seguita dai pazienti già da diverso tempo, precisamente dal 2008. Gli stessi port venivano ripuliti mensilmente – sempre secondo quanto riferito dal distretto sanitario – con acqua distillata ed eparina per evitare otturazioni. Il catetere in questione veniva poi utilizzato per evitare danni alle vene periferiche, vista la somministrazione di farmaci chemioterapici.

Le prime avvisaglie giunsero a marzo 2013, con una segnalazione inoltrata al responsabile del servizio ambulatoriale, che riferì di alcuni problemi (uno stato febbrile) registrati in sei pazienti sottoposti a chemioterapia. Segnalazione che provocò la chiusura dell’ambulatorio, su decisione dell’allora direttore sanitario. La stessa Asl si impegnò a verificare in prima persona quanto avvenuto, con un’apposita commissione impegnata a verificare le condizioni di ogni singolo paziente. «Le prove non sono sufficienti – dice l’avvocato di Gargano, Vincenzo Sirica – a dimostrarne la colpevolezza. Siamo certamente addolorati e dispiaciuti per le sofferenze che hanno affrontato i pazienti, ma ritengo che la condotta dell’infermiere sia sempre stata improntata alla massima diligenza. Il mio assistito non ha mai fatto uso di strumentazioni, se non quelle che gli venivano fornite dalla stessa struttura sanitaria. Gargano è sempre stato ben voluto da tutti i pazienti, facendo spesso anche più di quanto gli spettava».

L’inchiesta fu integrata successivamente da un’ulteriore attività d’indagine, legata questa volta alla morte di una paziente oncologica e al possibile legame con la presunta infezione. Tuttavia, dalla perizia – stando alla difesa – non ci sarebbe certezza che la paziente sia deceduta a causa dell’infezione. La prima udienza è stata fissata per il prossimo 16 dicembre.
IL MATTINO.ITÈ di lesioni personali colpose il reato dal quale dovrà difendersi Lorenzo Gargano, l’infermiere addetto all’ambulatorio oncologico di Materdomini a Nocera Superiore citato direttamente a giudizio dalla Procura di Nocera Inferiore.

La struttura finì nel mirino della magistratura più di un anno fa, per alcune denunce presentate dai legali di diversi pazienti ai quali fu prescritto un trattamento medico con la gestione di un impianto «Port-a-cath». Questi ultimi, necessitavano infatti di cure specifiche, che prevedevano l’installazione di port, un particolare impianto che viene inserito in una tasca sottocutanea, costituito da un catetere venoso centrale ed un piccolo dispositivo con membrana di silicone. All’epoca, gli inquirenti posero sotto sequestro l’attrezzatura del laboratorio di Materdomini, con il conteggio dei danni riportati dai malati che furono presi in cura presso la struttura nocerina.

Al termine delle indagini, la Procura ha individuato il numero di cinquantasette parti offese. Secondo l’accusa, l’infermiere avrebbe avuto responsabilità nelle operazioni di pulizia e manutenzione dei cateteri venosi, i quali a loro volta avrebbero materialmente trasmesso la presunta infezione ai malati di cancro che si sottoposero alle terapie. La struttura, dal canto suo, chiarì che la terapia veniva seguita dai pazienti già da diverso tempo, precisamente dal 2008. Gli stessi port venivano ripuliti mensilmente – sempre secondo quanto riferito dal distretto sanitario – con acqua distillata ed eparina per evitare otturazioni. Il catetere in questione veniva poi utilizzato per evitare danni alle vene periferiche, vista la somministrazione di farmaci chemioterapici.

Le prime avvisaglie giunsero a marzo 2013, con una segnalazione inoltrata al responsabile del servizio ambulatoriale, che riferì di alcuni problemi (uno stato febbrile) registrati in sei pazienti sottoposti a chemioterapia. Segnalazione che provocò la chiusura dell’ambulatorio, su decisione dell’allora direttore sanitario. La stessa Asl si impegnò a verificare in prima persona quanto avvenuto, con un’apposita commissione impegnata a verificare le condizioni di ogni singolo paziente. «Le prove non sono sufficienti – dice l’avvocato di Gargano, Vincenzo Sirica – a dimostrarne la colpevolezza. Siamo certamente addolorati e dispiaciuti per le sofferenze che hanno affrontato i pazienti, ma ritengo che la condotta dell’infermiere sia sempre stata improntata alla massima diligenza. Il mio assistito non ha mai fatto uso di strumentazioni, se non quelle che gli venivano fornite dalla stessa struttura sanitaria. Gargano è sempre stato ben voluto da tutti i pazienti, facendo spesso anche più di quanto gli spettava».

L’inchiesta fu integrata successivamente da un’ulteriore attività d’indagine, legata questa volta alla morte di una paziente oncologica e al possibile legame con la presunta infezione. Tuttavia, dalla perizia – stando alla difesa – non ci sarebbe certezza che la paziente sia deceduta a causa dell’infezione. La prima udienza è stata fissata per il prossimo 16 dicembre.
IL MATTINO.IT