Lettera sulla lettura ai miei figli e agli altri di Laura Franco seconda parte

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Eravamo rimasti a: La lettura, fatto privato tra un autore e il suo lettore, non si può insegnare né trasmettere. Né indurre.

Facile il caso dell’impossibilità di abbandonare un libro perché il suo autore ci ha preso per mano, ma si può, si deve imporre a un lettore, all’opposto, di finire un libro a qualunque costo, se lo ha cominciato?

Sono cresciuta obbligata e costretta: non ho mai pensato che fosse possibile abbandonare una lettura prima dell’ultima riga. Non avevo mai neanche sospettato che fosse possibile dimenticare un libro sul comodino e continuare a vivere sereni. Quando me lo sono chiesta, avevo più di trent’anni, e mi è stato facile rispondere che, certamente, la lettura è un piacere e non deve essere un obbligo. Mi sono tolta con gioia un giogo dopo che aveva lasciato i suoi segni. Cosa dire oggi a chi tra un giochetto elettronico, un film registrato e una corsa sullo skate non ha la pazienza di superare la descrizione dei cetacei per arrivare alla caccia alla balena?

Le letture dell’infanzia le liquiderei con pochi libri. Ho amato: Il giardino incantato, Robinson Crusoe e Il birichino di papà, non sono pilastri ma cippi che casualmente si sono trovati sulla mia strada e mi sono serviti di riferimento, penso che ogni bambino ritrovi nei Pattini d’argento o in Piccole Donne ciò che per altri è nascosto nel Piccolo Lord o in Polyanna.

A caso i prossimi paragrafi: gli autori si susseguono come mi vengono in mente nessuna priorità di valore, né cronologica, solo le libere associazioni.

Canetti: Amo di Autodafé l’amore per il libro, la biblioteca come sacrario, l’esercito dei libri da arringare. Autodafé è il solo libro della mia biblioteca con la costa contro il muro “per far scomparire la vanità”.

Con le parti più corazzate del mio esercizio di lettrice amo l’autore di Autodafé per la sua capacità di creare un personaggio in simbiosi esclusiva con i libri, portatore di un amore accecante e ottundente: splendido paradigma dell’incapacità di vivere. Per non dire della felicità di leggere che anche altri dipendono dall’amore per il libro e soffrono nel vederlo toccato da mani nude. Mi ha intenerito l’ingenuità di chi è così debole a causa della deferenza nei confronti di un oggetto da misurare l’altro solo in funzione di tale propria debolezza.

Quando penso al mio amore per Canetti che è un amore delle parti più addestrate, quelle che hanno fatto fatiche per seguire virtute e conoscenza, mi smarrisco nelle rigide strutture della razionalità e mi abbarbico prima di naufragare nel ricordo di un’intervista a Salman Rushdie.

Diceva Salman Rushdie del suo infinito amore per Canetti covato nell’intimità prima che Canetti ricevesse con il Nobel la notorietà, ho amato quell’intervista di cui ho condiviso la vanità della scoperta e il piacere dell’intimità. L’ho amato, io che Canetti lo ho scoperto dopo il Nobel, perché invece Salman Rushdie lo avevo scoperto, grazie a un’amica sempre amatissima, con I figli della mezzanotte, anni e anni prima, prima dei Versetti Satanici che lo hanno divulgato.

In Massa e Potere ho rispettato la continuità di una persona che ha saputo portare dentro una sensazione vissuta da adolescente e la ha elaborata attraverso trent’anni di riflessioni e approfondimenti. Con la calma che si impadronisce dei miei pensieri nei pomeriggi passati al parco, amo il bambino della Lingua Salvata. Anche Canetti nella Provincia dell’uomo, come Jacob nella Statue Intérieure, parlano della loro madre, mi piacciono gli uomini che parlano dell’amore per la madre, e si lasciano intravedere insieme alle routines che riempiono le loro giornate.

Ho sempre amato molto vivere accanto a uomini di grande valore e da quando non ne frequento più, dipendo dalla generosità degli scrittori a mostrarsi nei loro quotidiani: persone che vivono tra forti solitudini e grandi riconoscimenti. Amo la loro capacità eccelsa di cogliere nel particolare il segno del tutto e non viceversa.

Amo di Canetti la capacità di scrivere aforismi, amo il suo essere anche autore di brandelli sfusi come Kraus e come Valéry.

Se Autodafé è sicuramente da lasciare per dopo i vent’anni, qualche brano delle autobiografie può anche piacere a un adolescente, specialmente dove mostra i due aspetti dell’interazione coercitiva: la fatica di insegnare e imporre con continuità e la fatica di imparare e di subire lo scontro con la dura intransigenza educativa. In Canetti era la madre a imporre modelli di intransigenza. Intransigenza e fermezza morale… metodi educativi diversi da quelli che prevedevano l’uso della frusta… Di Roal Dahl e dell’insegnamento che per intere generazioni è stato associato al terrore della frusta… tra qualche giorno.

La prima parte della Lettera sulla lettura ai miei figli e agli altri è apparsa su PositanoNews l’11 settembre e sul mio blog c’è un haiku d’autunno.

 

Laura Franco: Laureata in matematica ha fatto ricerca sulle funzioni cognitive superiori occupandosi di geometria, logica e linguaggio. Recentemente ha insegnato Lessico Scientifico e Traduzione alla ‘Sapienza’ Università di Roma. Autrice di varie raccolte di short stories quando può attraversa gli oceani e viaggia nei deserti, se fosse un avverbio, e anche se non lo fosse sarebbe altrove.

Eravamo rimasti a: La lettura, fatto privato tra un autore e il suo lettore, non si può insegnare né trasmettere. Né indurre.

Facile il caso dell’impossibilità di abbandonare un libro perché il suo autore ci ha preso per mano, ma si può, si deve imporre a un lettore, all’opposto, di finire un libro a qualunque costo, se lo ha cominciato?

Sono cresciuta obbligata e costretta: non ho mai pensato che fosse possibile abbandonare una lettura prima dell’ultima riga. Non avevo mai neanche sospettato che fosse possibile dimenticare un libro sul comodino e continuare a vivere sereni. Quando me lo sono chiesta, avevo più di trent’anni, e mi è stato facile rispondere che, certamente, la lettura è un piacere e non deve essere un obbligo. Mi sono tolta con gioia un giogo dopo che aveva lasciato i suoi segni. Cosa dire oggi a chi tra un giochetto elettronico, un film registrato e una corsa sullo skate non ha la pazienza di superare la descrizione dei cetacei per arrivare alla caccia alla balena?

Le letture dell’infanzia le liquiderei con pochi libri. Ho amato: Il giardino incantato, Robinson Crusoe e Il birichino di papà, non sono pilastri ma cippi che casualmente si sono trovati sulla mia strada e mi sono serviti di riferimento, penso che ogni bambino ritrovi nei Pattini d’argento o in Piccole Donne ciò che per altri è nascosto nel Piccolo Lord o in Polyanna.

A caso i prossimi paragrafi: gli autori si susseguono come mi vengono in mente nessuna priorità di valore, né cronologica, solo le libere associazioni.

Canetti: Amo di Autodafé l’amore per il libro, la biblioteca come sacrario, l’esercito dei libri da arringare. Autodafé è il solo libro della mia biblioteca con la costa contro il muro “per far scomparire la vanità”.

Con le parti più corazzate del mio esercizio di lettrice amo l’autore di Autodafé per la sua capacità di creare un personaggio in simbiosi esclusiva con i libri, portatore di un amore accecante e ottundente: splendido paradigma dell’incapacità di vivere. Per non dire della felicità di leggere che anche altri dipendono dall’amore per il libro e soffrono nel vederlo toccato da mani nude. Mi ha intenerito l’ingenuità di chi è così debole a causa della deferenza nei confronti di un oggetto da misurare l’altro solo in funzione di tale propria debolezza.

Quando penso al mio amore per Canetti che è un amore delle parti più addestrate, quelle che hanno fatto fatiche per seguire virtute e conoscenza, mi smarrisco nelle rigide strutture della razionalità e mi abbarbico prima di naufragare nel ricordo di un’intervista a Salman Rushdie.

Diceva Salman Rushdie del suo infinito amore per Canetti covato nell’intimità prima che Canetti ricevesse con il Nobel la notorietà, ho amato quell’intervista di cui ho condiviso la vanità della scoperta e il piacere dell’intimità. L’ho amato, io che Canetti lo ho scoperto dopo il Nobel, perché invece Salman Rushdie lo avevo scoperto, grazie a un’amica sempre amatissima, con I figli della mezzanotte, anni e anni prima, prima dei Versetti Satanici che lo hanno divulgato.

In Massa e Potere ho rispettato la continuità di una persona che ha saputo portare dentro una sensazione vissuta da adolescente e la ha elaborata attraverso trent’anni di riflessioni e approfondimenti. Con la calma che si impadronisce dei miei pensieri nei pomeriggi passati al parco, amo il bambino della Lingua Salvata. Anche Canetti nella Provincia dell’uomo, come Jacob nella Statue Intérieure, parlano della loro madre, mi piacciono gli uomini che parlano dell’amore per la madre, e si lasciano intravedere insieme alle routines che riempiono le loro giornate.

Ho sempre amato molto vivere accanto a uomini di grande valore e da quando non ne frequento più, dipendo dalla generosità degli scrittori a mostrarsi nei loro quotidiani: persone che vivono tra forti solitudini e grandi riconoscimenti. Amo la loro capacità eccelsa di cogliere nel particolare il segno del tutto e non viceversa.

Amo di Canetti la capacità di scrivere aforismi, amo il suo essere anche autore di brandelli sfusi come Kraus e come Valéry.

Se Autodafé è sicuramente da lasciare per dopo i vent’anni, qualche brano delle autobiografie può anche piacere a un adolescente, specialmente dove mostra i due aspetti dell’interazione coercitiva: la fatica di insegnare e imporre con continuità e la fatica di imparare e di subire lo scontro con la dura intransigenza educativa. In Canetti era la madre a imporre modelli di intransigenza. Intransigenza e fermezza morale… metodi educativi diversi da quelli che prevedevano l’uso della frusta… Di Roal Dahl e dell’insegnamento che per intere generazioni è stato associato al terrore della frusta… tra qualche giorno.

La prima parte della Lettera sulla lettura ai miei figli e agli altri è apparsa su PositanoNews l’11 settembre e sul mio blog c’è un haiku d’autunno.

 

Laura Franco: Laureata in matematica ha fatto ricerca sulle funzioni cognitive superiori occupandosi di geometria, logica e linguaggio. Recentemente ha insegnato Lessico Scientifico e Traduzione alla ‘Sapienza’ Università di Roma. Autrice di varie raccolte di short stories quando può attraversa gli oceani e viaggia nei deserti, se fosse un avverbio, e anche se non lo fosse sarebbe altrove.