Napoli. Per la prima volta in sette anni il monte stipendi dei giocatori scende e si attesta a 70 milioni

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È crollato uno degli ultimi miti del calcio italiano: anche il monte ingaggi del Napoli cambia segno, passando dal costante «più» degli ultimi sette anni al «meno» di questo inizio di stagione. Esattamente -7 per cento. Ovvero da 74,9 milioni di inizio campionato scorso ai 70 milioni di questo campionato. Un risparmio che il club azzurro è riuscito ad ottenere «liberandosi» degli stipendi assai gravosi di Reina (2,4 milioni), Pandev (2,3), Behrami (1,4) e Armero (1,3) su tutti. La diminuzione del monte ingaggi è un evento per la storia recente del club azzurro, anche perché dal 2007 in poi la salita è stata costante: una flessione rispetto a dodici mesi fa che comunque non riporta ai livelli del 2012 (53 milioni, quando non c’era la Champions) e piazza il Napoli pur sempre al quarto posto tra gli stipendi pagati dalle società della serie A alle spalle di Juventus (118 milioni), Roma (98 milioni), Milan (94 milioni), mentre l’Inter è a pari con gli azzurri a 70 milioni. I tre più pagati in maglia azzurra sono Higuain che ha un ingaggio da 5,5 milioni di euro (scadenza del contratto nel 2017), poi Zuniga (3,2 milioni e stipendio praticamente raddoppiato a ottobre scorso) e infine Hamsik a 3. Dei nuovi arrivati Michu è quello che guadagna di più: 1,8 milioni. L’olandese De Guzman percepisce un ingaggio da 1,5 milioni mentre Lopez e Koulibaly si «accontentano» di 800 mila euro. Non è un ritorno low cost quello di Gargano che il Napoli paga 1,7 mln. Decisamente da clima da spending review l’accordo con Jorginho, Zapata e Andujar (tutti a 600mila euro). Il Pipita – secondo la ricerca della Gazzetta dello Sport – è il calciatore più pagato della serie A dopo De Rossi della Roma che percepisce 6,5 milioni netti a stagione. E sotto questo aspetto nulla è cambiato rispetto allo scorso anno. A questi numeri va aggiunto che comunque Benitez è il tecnico più pagato della serie A, con circa 3,5 milioni di euro a stagione. Mazzarri, per intenderci, nell’ultimo dei suoi 4 anni in azzurro, è arrivato a guadagnare 2 milioni, mentre quando prese il posto di Donadoni prendeva meno di 900 mila euro. Un bel salto in avanti, non c’è che dire. Il Napoli resta la squadra con il bilancio più sano d’Italia e non sarà la sconfitta di Bilbao a inquinare l’ottimismo di De Laurentiis, nonostante la perdita dei proventi Champions e le ripercussioni sul mercato azzurro. Arrivando alla fase a gironi, il club azzurro ipotizzava di incassare una trentina di milioni. I 70 milioni di stipendi del Napoli sono la prova del fatto che la società è ricca ed è una società che spende. Anche se non spande. E i tifosi per questo sono assai delusi. La sforbiciata alle buste paghe della rosa napoletana è comunque avvenuta senza cedere i pezzi più pregiati e ingaggiando giocatori dallo stipendio sostenibile. Obiettivo virtuoso anche se comunque la piazza è delusa. Tenendo conto che è tutta la serie A (tranne la Juventus) impegnata in una operazione di contenimento dei costi: tutti gli ingaggi sono in calo con l’Inter che nell’anno del Triplete (2010) superava i 130 milioni di ingaggi con Ibrahimovic che incassava 11 milioni a stagione. La crescita del Napoli di De Laurentiis è nel boom dei suoi stipendi: nel primo anno di A, nel 2007, il Napoli non raggiungeva i 20 milioni (decima in serie A) e il suo top player era Zalayeta con 900 mila euro. La crescita da quel momento è stata graduale: 28,9 milioni l’anno dopo, lo scatto a 37 milioni nel 2009 e poi via così fino all’Everest della passata annata. Attenzione: è solo una stima arrotondata per difetto. Perché con l’adozione dei contratti flessibili adesso ogni giocatore può legare i propri introiti agli obiettivi personali più disparati. (Pino Taormina – Il Mattino)

È crollato uno degli ultimi miti del calcio italiano: anche il monte ingaggi del Napoli cambia segno, passando dal costante «più» degli ultimi sette anni al «meno» di questo inizio di stagione. Esattamente -7 per cento. Ovvero da 74,9 milioni di inizio campionato scorso ai 70 milioni di questo campionato. Un risparmio che il club azzurro è riuscito ad ottenere «liberandosi» degli stipendi assai gravosi di Reina (2,4 milioni), Pandev (2,3), Behrami (1,4) e Armero (1,3) su tutti. La diminuzione del monte ingaggi è un evento per la storia recente del club azzurro, anche perché dal 2007 in poi la salita è stata costante: una flessione rispetto a dodici mesi fa che comunque non riporta ai livelli del 2012 (53 milioni, quando non c’era la Champions) e piazza il Napoli pur sempre al quarto posto tra gli stipendi pagati dalle società della serie A alle spalle di Juventus (118 milioni), Roma (98 milioni), Milan (94 milioni), mentre l’Inter è a pari con gli azzurri a 70 milioni. I tre più pagati in maglia azzurra sono Higuain che ha un ingaggio da 5,5 milioni di euro (scadenza del contratto nel 2017), poi Zuniga (3,2 milioni e stipendio praticamente raddoppiato a ottobre scorso) e infine Hamsik a 3. Dei nuovi arrivati Michu è quello che guadagna di più: 1,8 milioni. L’olandese De Guzman percepisce un ingaggio da 1,5 milioni mentre Lopez e Koulibaly si «accontentano» di 800 mila euro. Non è un ritorno low cost quello di Gargano che il Napoli paga 1,7 mln. Decisamente da clima da spending review l’accordo con Jorginho, Zapata e Andujar (tutti a 600mila euro). Il Pipita – secondo la ricerca della Gazzetta dello Sport – è il calciatore più pagato della serie A dopo De Rossi della Roma che percepisce 6,5 milioni netti a stagione. E sotto questo aspetto nulla è cambiato rispetto allo scorso anno. A questi numeri va aggiunto che comunque Benitez è il tecnico più pagato della serie A, con circa 3,5 milioni di euro a stagione. Mazzarri, per intenderci, nell’ultimo dei suoi 4 anni in azzurro, è arrivato a guadagnare 2 milioni, mentre quando prese il posto di Donadoni prendeva meno di 900 mila euro. Un bel salto in avanti, non c’è che dire. Il Napoli resta la squadra con il bilancio più sano d’Italia e non sarà la sconfitta di Bilbao a inquinare l’ottimismo di De Laurentiis, nonostante la perdita dei proventi Champions e le ripercussioni sul mercato azzurro. Arrivando alla fase a gironi, il club azzurro ipotizzava di incassare una trentina di milioni. I 70 milioni di stipendi del Napoli sono la prova del fatto che la società è ricca ed è una società che spende. Anche se non spande. E i tifosi per questo sono assai delusi. La sforbiciata alle buste paghe della rosa napoletana è comunque avvenuta senza cedere i pezzi più pregiati e ingaggiando giocatori dallo stipendio sostenibile. Obiettivo virtuoso anche se comunque la piazza è delusa. Tenendo conto che è tutta la serie A (tranne la Juventus) impegnata in una operazione di contenimento dei costi: tutti gli ingaggi sono in calo con l’Inter che nell’anno del Triplete (2010) superava i 130 milioni di ingaggi con Ibrahimovic che incassava 11 milioni a stagione. La crescita del Napoli di De Laurentiis è nel boom dei suoi stipendi: nel primo anno di A, nel 2007, il Napoli non raggiungeva i 20 milioni (decima in serie A) e il suo top player era Zalayeta con 900 mila euro. La crescita da quel momento è stata graduale: 28,9 milioni l’anno dopo, lo scatto a 37 milioni nel 2009 e poi via così fino all’Everest della passata annata. Attenzione: è solo una stima arrotondata per difetto. Perché con l'adozione dei contratti flessibili adesso ogni giocatore può legare i propri introiti agli obiettivi personali più disparati. (Pino Taormina – Il Mattino)

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