Per Benitez vacanze finite, da oggi a Napoli

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Qualche bugia ogni tanto gli scappa, tipo quella che aveva detto prima del preliminare di Champions League: «Se usciamo non sarà una tragedia». Ma sul suo futuro Rafa Benitez sta dicendo solo la verità. L’indecisione che traspare da certe sue frasi pronunciate fin dalla prima conferenza dell’anno a Dimaro («Adesso pensiamo solo a vincere una gara alla volta») si giustifica solo in un modo: il tecnico non ha ancora preso alcuna decisione. In un senso o nell’altro. In questo momento crede di avere in mano il suo destino, al di là delle critiche sulla gestione del doppio confronto con l’Athletic. Benitez pensa di poter scegliere di andarsene (quello è sicuro), ma anche di restare. Il presidente del Napoli per ora non è in pressing per il suo rinnovo. Ci pensa, tuttavia non è una priorità. Stasera lo spagnolo rientra, però non ha mai mollato realmente il Napoli: ha sentito più volte Fabio Pecchia e il feeling con Xavi Valero e il resto del suo staff è quasi ossessionante. A Benitez non è sfuggito nulla di quello che è successo in queste ore: i suoi fedelissimi gli hanno raccontato dell’incontro con De Laurentiis e della carica del numero uno. Raggiunto nella sua villa nel Merseyside, pochi chilometri dal confine con il Galles, ha saputo dei passi in avanti nella condizione di Michu e della rapidità di inserimento di De Guzman e Lopez nel gruppo azzurro. Ha preso visione via mail persino dell’ecografia fatta all’adduttore affaticato di Higuain. E dunque prepara il Napoli (che oggi non si allena) e che affronta il Chievo sapendo di avere tutti in buone condizioni. D’altronde, e il dettaglio non è di poco conto, si fida ciecamente di Pecchia: l’avvocato gode della stima illimitata del madrileno. Stasera ritorna e domani rivedrà Castelvolturno mettendo fine a questi giorni strani senza di lui. L’argomento rinnovo tormenterà la sua stagione, se ne faccia una ragione. L’estate scorsa De Laurentiis ha pensato di allungargli il contratto nel momento in cui ha fatto scattare l’opzione sul secondo anno. Ma poi ha preso atto che per Rafa non è ancora arrivato il momento di prendere una delle due strade del bivio. E se certi indizi positivi non sono determinanti (da De Guzman a Lopez a Koulibaly sono tutti uomini scelti da lui), altrettanto va detto di quelli negativi: la famiglia è rimasta a Liverpool e a Napoli non si trasferirà neppure questo inverno. L’assenza di questa settimana non è un segnale di addio. Al contrario: se De Laurentiis non fosse stato d’accordo avrebbe fermato la sua partenza. Logico. Magari anche solo per fargli un dispetto. Rafa ha preso atto, invece, della grande disponibilità del club nei suoi confronti. E se è vero che mai a memoria in Italia si ricorda di un tecnico che abbia preso una settimana di ferie alla vigilia della seconda di campionato, lo stesso Benitez fa fatica a ricordarsi medesime concessioni per esempio nella modernissima Premier o in Liga. Cosa può spingerlo a dire addio? Sicuramente la stanchezza di vivere da «straniero» un calcio più faticoso di altri non solo per quanto succede in campo. Ma attenzione: non è che De Laurentiis offra in bianco la riconferma. Perché prima vuole i risultati. La fiducia c’è, ma non è incondizionata: vuole lottare fino alla fine per lo scudetto e l’Europa League. E questo Benitez lo sa bene. Benitez non è insensibile al cocktail di affetto e stima cui è sottoposto a Napoli: i tifosi lo considerano un totem, i big della squadra (che sono arrivati tutti con lui e con cui, in alcuni casi, condivide persino il manager Quilon) lo seguono come un profeta e guardano con preoccupazione ad un suo possibile addio. Intanto, domenica contro il Chievo, Benitez l’“italiano” punta a tagliare il traguardo dei cento gol in serie A segnati nella sua avventura nel nostro Paese. La prima rete con l’Udinese quando era all’Inter (8 settembre 2010, firmata da Lucio). Ormai quatto anni fa. (Pino Taormina – Il Mattino)

Qualche bugia ogni tanto gli scappa, tipo quella che aveva detto prima del preliminare di Champions League: «Se usciamo non sarà una tragedia». Ma sul suo futuro Rafa Benitez sta dicendo solo la verità. L’indecisione che traspare da certe sue frasi pronunciate fin dalla prima conferenza dell’anno a Dimaro («Adesso pensiamo solo a vincere una gara alla volta») si giustifica solo in un modo: il tecnico non ha ancora preso alcuna decisione. In un senso o nell’altro. In questo momento crede di avere in mano il suo destino, al di là delle critiche sulla gestione del doppio confronto con l’Athletic. Benitez pensa di poter scegliere di andarsene (quello è sicuro), ma anche di restare. Il presidente del Napoli per ora non è in pressing per il suo rinnovo. Ci pensa, tuttavia non è una priorità. Stasera lo spagnolo rientra, però non ha mai mollato realmente il Napoli: ha sentito più volte Fabio Pecchia e il feeling con Xavi Valero e il resto del suo staff è quasi ossessionante. A Benitez non è sfuggito nulla di quello che è successo in queste ore: i suoi fedelissimi gli hanno raccontato dell’incontro con De Laurentiis e della carica del numero uno. Raggiunto nella sua villa nel Merseyside, pochi chilometri dal confine con il Galles, ha saputo dei passi in avanti nella condizione di Michu e della rapidità di inserimento di De Guzman e Lopez nel gruppo azzurro. Ha preso visione via mail persino dell’ecografia fatta all’adduttore affaticato di Higuain. E dunque prepara il Napoli (che oggi non si allena) e che affronta il Chievo sapendo di avere tutti in buone condizioni. D’altronde, e il dettaglio non è di poco conto, si fida ciecamente di Pecchia: l’avvocato gode della stima illimitata del madrileno. Stasera ritorna e domani rivedrà Castelvolturno mettendo fine a questi giorni strani senza di lui. L’argomento rinnovo tormenterà la sua stagione, se ne faccia una ragione. L’estate scorsa De Laurentiis ha pensato di allungargli il contratto nel momento in cui ha fatto scattare l’opzione sul secondo anno. Ma poi ha preso atto che per Rafa non è ancora arrivato il momento di prendere una delle due strade del bivio. E se certi indizi positivi non sono determinanti (da De Guzman a Lopez a Koulibaly sono tutti uomini scelti da lui), altrettanto va detto di quelli negativi: la famiglia è rimasta a Liverpool e a Napoli non si trasferirà neppure questo inverno. L’assenza di questa settimana non è un segnale di addio. Al contrario: se De Laurentiis non fosse stato d’accordo avrebbe fermato la sua partenza. Logico. Magari anche solo per fargli un dispetto. Rafa ha preso atto, invece, della grande disponibilità del club nei suoi confronti. E se è vero che mai a memoria in Italia si ricorda di un tecnico che abbia preso una settimana di ferie alla vigilia della seconda di campionato, lo stesso Benitez fa fatica a ricordarsi medesime concessioni per esempio nella modernissima Premier o in Liga. Cosa può spingerlo a dire addio? Sicuramente la stanchezza di vivere da «straniero» un calcio più faticoso di altri non solo per quanto succede in campo. Ma attenzione: non è che De Laurentiis offra in bianco la riconferma. Perché prima vuole i risultati. La fiducia c’è, ma non è incondizionata: vuole lottare fino alla fine per lo scudetto e l’Europa League. E questo Benitez lo sa bene. Benitez non è insensibile al cocktail di affetto e stima cui è sottoposto a Napoli: i tifosi lo considerano un totem, i big della squadra (che sono arrivati tutti con lui e con cui, in alcuni casi, condivide persino il manager Quilon) lo seguono come un profeta e guardano con preoccupazione ad un suo possibile addio. Intanto, domenica contro il Chievo, Benitez l’“italiano” punta a tagliare il traguardo dei cento gol in serie A segnati nella sua avventura nel nostro Paese. La prima rete con l’Udinese quando era all’Inter (8 settembre 2010, firmata da Lucio). Ormai quatto anni fa. (Pino Taormina Il Mattino)