10 settembre 1944,i primi settanta anni della Turris

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Festa Turris, i primi 70 anni tra passione e orgoglio

Il 10 settembre del ’44 Coscia e altri cinque soci fondarono il club 

Il fondatore Coscia, la squadra del ’71 promossa in serie C,i grandi ex Losi e Gautieri

Miki De Lucia per Positanonews

C’è un particolare che rende unica la Turris, è il colore della maglia. Non rossa, ma rosso corallo. Il colore che lega la squadra di calcio alla città, alla sua storia, alla sua arte. La Turris compie domani settant’anni. Settant’anni da corallini. Il 10 settembre 1944 un gruppo di appassionati (Francesco Coscia, Raffaele Carbone, Luigi Frezzolino, Aniello Mazza, Giuseppe Sorrentino,Francesco Ausiello) fondò la Polisportiva Turris. Presidente ad interim fu eletto Aniello Mazza, poi gli subentrò Amerigo Liguori al quale oggi è intitolato lo stadio. Da allora, settant’anni di calcio, un compleanno che la Turris festeggia in Eccellenza, poco rispetto al suo blasone e alla sua storia.Una storia di passione, di successi e tantissime delusioni,l’ultima lo scorso campionato, finito con un presidente (Mario Moxedano) in fuga e una nuova dirigenza costretta a rilevare il titolo di un’altra società per evitare che alla festa di compleanno il festeggiato non spegnesse le candeline.Una lunga storia cominciata al campo Fienga, vissuta per anni nei campionati di Promozione nel segno di calciatori che ancora oggigli sportivi ricordano, da Lillino Carubbi a Giacomino De Caprio, da Peppino Mainiero (che avrebbe giocato in B con Stabia, Salernitana e Parma) al nazionale jugoslavo Petr Manola, poi medico del Calcio Napoli, da Mario Ventimiglia a Giulietto Lopez,e di dirigenti appassionati come Cicciotto Coscia, Mario Vecchietti,Livio Auciello. Una storia sempre sul filo, più a inseguire che a essere inseguiti, che per vivere le sue prime stagioni di gloria deve aspettare la fine degli anni Sessanta quando la Turris approda per la prima volta in serie D.Sono anni ruggenti. L’armatore Giovanni Di Maio subentra a Mario Ruggiero alla presidenza e costruisce una squadra destinata a vincere. La squadra è forte, imbottita dei migliori calciatori di categoria,da Portelli a Ballarò, da Schettinoa Viale, da Porro a Trotti. Ma non basta. Nel 1969 la Turris perde lo spareggio con il Sorrento dell’armatore Achille Lauro; nel 1970 la vittoria del campionato è vanificata da un illecito sportivo. Due delusioni che costringono Di Maioa passare il testimone. Gli subentra l’ingegnere Salvatore Gaglione che apre la stagione più esaltante della storia della Turris.Nel 1971, al terzo tentativo,arriva finalmente la promozione in serie C. L’allenatore è Maurizio Bruno.Gaglione disegna una società modello, pesca i migliori giovani grazie anche ad accordi consocietà di serie A(è il caso di Giuseppe Greco del Torino), lancia calciatori che giocheranno nella massima serie e in serie B(Alberto Arbitrio,Francesco Radio, Carmelo La Rocca, Luigi Sanzone,Tiziano Panozzo), mette tra i pali il torrese purosangue Vincenzo Strino,si affida ad allenatori di esperienza come Giacomo Losi ed Ezio Volpi. Con Losi, nel 1973, la Turris ottiene il miglior risultato della sua storia:è terza dietro Avellino e Lecce,entrambe sconfitte al Liguori.Nel 1977-’78, in coincidenza con la riforma dei campionati,la Turris ottiene la partecipazione alla neonata C1 che perderà,andato via Gaglione, nel 1981.Gli anni della C2 sono anni bui, di società deboli e spesso sull’orlo del fallimento che pure consentono alla Turris di valorizzare giovani come Salvatore Matrecano e Carmine Gautieri.Bisogna aspettare i primi nni ’90 per riassaporare il successo.Ne l1994 la Turris dei torresi Antonio Merolla e Gennaro Torlo e Pippo Cetronio perde lo spareggio con il Sora ma è ripescata in C1. Retrocede, è nuovamente ripescata, retrocede ancora. Nel 1997, l’ultimo sussulto. Guidata in panchina dall’ex calciatore del Napoli di Vinicio Ciccio Esposito e in campo da Antonio Dell’Oglio e Peppe Antonaccio, un passato in A con Ascoli e Fiorentina, la Turris riconquista la serie C1.Ma anche questa volta sarà un fugace passaggio. Da allora,più bassi che alti, fallimenti, titoli sportivi venduti e riacquistati,avventurieri senza passato e senza futuro. Il presente si chiama Eccellenza, non è molto,ma a pensarci bene poteva andare anche peggio.

fonte:ilmattino

Festa Turris, i primi 70 anni tra passione e orgoglio

Il 10 settembre del ’44 Coscia e altri cinque soci fondarono il club 

Il fondatore Coscia, la squadra del ’71 promossa in serie C,i grandi ex Losi e Gautieri

Miki De Lucia per Positanonews

C’è un particolare che rende unica la Turris, è il colore della maglia. Non rossa, ma rosso corallo. Il colore che lega la squadra di calcio alla città, alla sua storia, alla sua arte. La Turris compie domani settant’anni. Settant’anni da corallini. Il 10 settembre 1944 un gruppo di appassionati (Francesco Coscia, Raffaele Carbone, Luigi Frezzolino, Aniello Mazza, Giuseppe Sorrentino,Francesco Ausiello) fondò la Polisportiva Turris. Presidente ad interim fu eletto Aniello Mazza, poi gli subentrò Amerigo Liguori al quale oggi è intitolato lo stadio. Da allora, settant’anni di calcio, un compleanno che la Turris festeggia in Eccellenza, poco rispetto al suo blasone e alla sua storia.Una storia di passione, di successi e tantissime delusioni,l’ultima lo scorso campionato, finito con un presidente (Mario Moxedano) in fuga e una nuova dirigenza costretta a rilevare il titolo di un’altra società per evitare che alla festa di compleanno il festeggiato non spegnesse le candeline.Una lunga storia cominciata al campo Fienga, vissuta per anni nei campionati di Promozione nel segno di calciatori che ancora oggigli sportivi ricordano, da Lillino Carubbi a Giacomino De Caprio, da Peppino Mainiero (che avrebbe giocato in B con Stabia, Salernitana e Parma) al nazionale jugoslavo Petr Manola, poi medico del Calcio Napoli, da Mario Ventimiglia a Giulietto Lopez,e di dirigenti appassionati come Cicciotto Coscia, Mario Vecchietti,Livio Auciello. Una storia sempre sul filo, più a inseguire che a essere inseguiti, che per vivere le sue prime stagioni di gloria deve aspettare la fine degli anni Sessanta quando la Turris approda per la prima volta in serie D.Sono anni ruggenti. L’armatore Giovanni Di Maio subentra a Mario Ruggiero alla presidenza e costruisce una squadra destinata a vincere. La squadra è forte, imbottita dei migliori calciatori di categoria,da Portelli a Ballarò, da Schettinoa Viale, da Porro a Trotti. Ma non basta. Nel 1969 la Turris perde lo spareggio con il Sorrento dell’armatore Achille Lauro; nel 1970 la vittoria del campionato è vanificata da un illecito sportivo. Due delusioni che costringono Di Maioa passare il testimone. Gli subentra l’ingegnere Salvatore Gaglione che apre la stagione più esaltante della storia della Turris.Nel 1971, al terzo tentativo,arriva finalmente la promozione in serie C. L’allenatore è Maurizio Bruno.Gaglione disegna una società modello, pesca i migliori giovani grazie anche ad accordi consocietà di serie A(è il caso di Giuseppe Greco del Torino), lancia calciatori che giocheranno nella massima serie e in serie B(Alberto Arbitrio,Francesco Radio, Carmelo La Rocca, Luigi Sanzone,Tiziano Panozzo), mette tra i pali il torrese purosangue Vincenzo Strino,si affida ad allenatori di esperienza come Giacomo Losi ed Ezio Volpi. Con Losi, nel 1973, la Turris ottiene il miglior risultato della sua storia:è terza dietro Avellino e Lecce,entrambe sconfitte al Liguori.Nel 1977-’78, in coincidenza con la riforma dei campionati,la Turris ottiene la partecipazione alla neonata C1 che perderà,andato via Gaglione, nel 1981.Gli anni della C2 sono anni bui, di società deboli e spesso sull’orlo del fallimento che pure consentono alla Turris di valorizzare giovani come Salvatore Matrecano e Carmine Gautieri.Bisogna aspettare i primi nni ’90 per riassaporare il successo.Ne l1994 la Turris dei torresi Antonio Merolla e Gennaro Torlo e Pippo Cetronio perde lo spareggio con il Sora ma è ripescata in C1. Retrocede, è nuovamente ripescata, retrocede ancora. Nel 1997, l’ultimo sussulto. Guidata in panchina dall’ex calciatore del Napoli di Vinicio Ciccio Esposito e in campo da Antonio Dell’Oglio e Peppe Antonaccio, un passato in A con Ascoli e Fiorentina, la Turris riconquista la serie C1.Ma anche questa volta sarà un fugace passaggio. Da allora,più bassi che alti, fallimenti, titoli sportivi venduti e riacquistati,avventurieri senza passato e senza futuro. Il presente si chiama Eccellenza, non è molto,ma a pensarci bene poteva andare anche peggio.

fonte:ilmattino

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