COSTA D’AMALFI: UN VIAGGIO DI E CON… GUSTO

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Di viaggi in Costa di Amalfi ne sono stati fatti molti, descritti e narrati nelle varie tecniche espressive con un tema specifico come filo conduttore, a cominciare dai Viaggiatori dei Grand Tour  per finire ai registi cinematografici, e ai poeti, passando attraverso fotografi o promoter turistici.

Quello di oggi ha come tema l’enogastronomia, che è considerata un settore strategico per la promozione del turismo di qualità. E merita numerose tappe per assaggi di gusto e con gusto nei chilometri sospesi tra montagna e mare come sottolinea Alfonso Gatto, un grande Poeta di casa nostra: “La strada che da Vietri a Capodorso/a Minori, ad Amalfi sale e scende/…è strada di montagna/: vi si arrende/la luce… nel frascheggio di pergole di scale/ e di voci passanti,/il fumo di chi vive col suo niente/una giornata d’aria”.

La prima tappa d’obbligo è Cetara. La vocazione è scritta nel nome. Cetaria chiamavano la tonnara i Romani. E di tonnare Cetara conserva testimonianza e memoria nelle minuscole insenature. Con il carico di alici e tonni rientra al porto la flottiglia dalla pesca di altura. E saperi e sapori di delizie di pescato al matrimonio di intingoli fumanti alitano tra le volte di refettori di vecchi conventi. E raffinatezze nella genuina semplicità si riscoprono ed apprezzano in sublimi paste “alla “colatura di alici” in un buco di ristorantino a riparo di brevi porticati o in quelli rintanati in case/grotte con il sorridente smalto delle ceramiche. E profumi di mare fuoriescono dalle piccole aziende delle salagioni. La “colatura di alici”, il  “garum” dei Romani, tramandato ai posteri da Apicio, riscoperta e valorizzata (e a questo punto è d’obbligo il ricordo all’ottimo e caro amico, il compianto Ezio FALCONE, giustamente ricordato come il più apprezzato storico/gastronomo della Costa d’Amalfi), è diventata gloria e vanto della gastronomia di questo delizioso e caratteristico angolo di mondo.

Qualche chilometro di strada e, doppiato Capodorso, la macchina scivola festosa allo spettacolo dei limoneti che  espongono ciondoli d’oro nel verde del fogliame caracollando dalle colline fino alla battigia di mare. Ed eccoci a Maiori, dal cui costrutto emerge la bella collegiata di Santa Maria a Mare con il sagrato  all’abbraccio di infinito come tolda di una nave pronta al varo a dominio di vallata che s’imbuta alla gola di Tramonti. Siamo nel regno di una tipicità della pasticceria della costa, “le melenzane alla cioccolata”, trionfo  di sapori e profumi proprio in occasione della festa della Protettrice. Originariamente si chiamavano “melanzane dolci” e nacquero nella cucina del Convento francescano di Polvica , in cui i monaci preparavano un infuso liquoroso a base di erbe aromatiche, bucce di limoni, chiodi di garofano, cannella, liquirizia e noce moscata, sciroppo d’orzo, citronella, timo e maggiorana. In questo infuso si intinsero le fette di melenzane prefritte  e venne fuori una tipicità dolciaria tutta nostra. Quando dal nuovo mondo arrivò il cioccolato, venne sostituito il vecchio infuso del concerto d’erbe proprio con il cioccolato fondente con una tecnica ed un dosaggio, di cui le brave massaie della costa menano vanto, in una straordinaria gara di emulazione di bravura.

Bastano pochi minuti di macchina per salire dall’ampia spianata sul mare di Maiori ai mille metri circa del Valico di Chiunzi per godere dell’ariosa vallata di Tramonti con la sua nidiata di borghi disseminati tra gli agrumeti ed i vigneti. Di qui sono partiti in tanti a perpetuare in Italia e nel mondo l’arte di impastare farina, dosare con sapienza ingredienti, avere l’occhio vigile alla cottura della pasta e servire fumante e profumato un “sole di sapori”, orgoglio della nostra gastronomia italiana nel mondo: la pizza. Li trovi dappertutto i tramontani pizzaioli,  con l’occhio acceso a nostalgia del villaggio fiorito alle pendici dei Lattari. Ed,infatti, è straordinariamente bello lo spettacolo dell’ultimo sole che accende sorriso alle colline ubertose di vegetazione con i vigneti di Gete famosi per un Doc corposo, ma anche per le trecce, le scamorze, il caciocavallo, orgoglio e vanto dei casari dal mestiere antico. Qui c’è un’altra Costiera, lontana, almeno per il momento, dai circuiti del turismo patinato, ma non meno bella, anzi, forse, più bella, perchè capace di offrire bellezze nascoste e sconosciute. Una discesa rapida a caracollo di tornanti fino al mare, che ricama trine di schiuma/argento a bacio di risacca, tempo di una curva a gomito, su cui incombe nella gloria della luce, il castello Mezzacapo, di stile nordeuropeo, e ci si para dinanzi dalle Torricelle lo spettacolo da visibilio di piacere del grappolo di case a scivolo dirupante di mare da Torre Paradiso. Siamo a Minori, che dalla paciosa rada s’apre a cometa, con testa a raggio a conquista di orizzonte sconfinato di mare e coda che penetra e serpeggia tra vicoli che profumano di storia e di memorie di fecondo e creativo artigianato. Uno spettacolo da estasi smemore, soprattutto di notte. Siamo nella “Città del Gusto”, che merita un discorso a parte e più approfondito sul tema e che mi riprometto di fare a breve anche in vista della 18^ Edizione del “Gustaminori”.

Giuseppe Liuccio

g.liuccio@alice.it

 

Di viaggi in Costa di Amalfi ne sono stati fatti molti, descritti e narrati nelle varie tecniche espressive con un tema specifico come filo conduttore, a cominciare dai Viaggiatori dei Grand Tour  per finire ai registi cinematografici, e ai poeti, passando attraverso fotografi o promoter turistici.

Quello di oggi ha come tema l'enogastronomia, che è considerata un settore strategico per la promozione del turismo di qualità. E merita numerose tappe per assaggi di gusto e con gusto nei chilometri sospesi tra montagna e mare come sottolinea Alfonso Gatto, un grande Poeta di casa nostra: "La strada che da Vietri a Capodorso/a Minori, ad Amalfi sale e scende/…è strada di montagna/: vi si arrende/la luce… nel frascheggio di pergole di scale/ e di voci passanti,/il fumo di chi vive col suo niente/una giornata d'aria".

La prima tappa d'obbligo è Cetara. La vocazione è scritta nel nome. Cetaria chiamavano la tonnara i Romani. E di tonnare Cetara conserva testimonianza e memoria nelle minuscole insenature. Con il carico di alici e tonni rientra al porto la flottiglia dalla pesca di altura. E saperi e sapori di delizie di pescato al matrimonio di intingoli fumanti alitano tra le volte di refettori di vecchi conventi. E raffinatezze nella genuina semplicità si riscoprono ed apprezzano in sublimi paste “alla "colatura di alici" in un buco di ristorantino a riparo di brevi porticati o in quelli rintanati in case/grotte con il sorridente smalto delle ceramiche. E profumi di mare fuoriescono dalle piccole aziende delle salagioni. La "colatura di alici", il  "garum" dei Romani, tramandato ai posteri da Apicio, riscoperta e valorizzata (e a questo punto è d’obbligo il ricordo all’ottimo e caro amico, il compianto Ezio FALCONE, giustamente ricordato come il più apprezzato storico/gastronomo della Costa d’Amalfi), è diventata gloria e vanto della gastronomia di questo delizioso e caratteristico angolo di mondo.

Qualche chilometro di strada e, doppiato Capodorso, la macchina scivola festosa allo spettacolo dei limoneti che  espongono ciondoli d'oro nel verde del fogliame caracollando dalle colline fino alla battigia di mare. Ed eccoci a Maiori, dal cui costrutto emerge la bella collegiata di Santa Maria a Mare con il sagrato  all'abbraccio di infinito come tolda di una nave pronta al varo a dominio di vallata che s'imbuta alla gola di Tramonti. Siamo nel regno di una tipicità della pasticceria della costa, "le melenzane alla cioccolata", trionfo  di sapori e profumi proprio in occasione della festa della Protettrice. Originariamente si chiamavano "melanzane dolci" e nacquero nella cucina del Convento francescano di Polvica , in cui i monaci preparavano un infuso liquoroso a base di erbe aromatiche, bucce di limoni, chiodi di garofano, cannella, liquirizia e noce moscata, sciroppo d'orzo, citronella, timo e maggiorana. In questo infuso si intinsero le fette di melenzane prefritte  e venne fuori una tipicità dolciaria tutta nostra. Quando dal nuovo mondo arrivò il cioccolato, venne sostituito il vecchio infuso del concerto d'erbe proprio con il cioccolato fondente con una tecnica ed un dosaggio, di cui le brave massaie della costa menano vanto, in una straordinaria gara di emulazione di bravura.

Bastano pochi minuti di macchina per salire dall'ampia spianata sul mare di Maiori ai mille metri circa del Valico di Chiunzi per godere dell'ariosa vallata di Tramonti con la sua nidiata di borghi disseminati tra gli agrumeti ed i vigneti. Di qui sono partiti in tanti a perpetuare in Italia e nel mondo l'arte di impastare farina, dosare con sapienza ingredienti, avere l'occhio vigile alla cottura della pasta e servire fumante e profumato un “sole di sapori”, orgoglio della nostra gastronomia italiana nel mondo: la pizza. Li trovi dappertutto i tramontani pizzaioli,  con l'occhio acceso a nostalgia del villaggio fiorito alle pendici dei Lattari. Ed,infatti, è straordinariamente bello lo spettacolo dell'ultimo sole che accende sorriso alle colline ubertose di vegetazione con i vigneti di Gete famosi per un Doc corposo, ma anche per le trecce, le scamorze, il caciocavallo, orgoglio e vanto dei casari dal mestiere antico. Qui c'è un'altra Costiera, lontana, almeno per il momento, dai circuiti del turismo patinato, ma non meno bella, anzi, forse, più bella, perchè capace di offrire bellezze nascoste e sconosciute. Una discesa rapida a caracollo di tornanti fino al mare, che ricama trine di schiuma/argento a bacio di risacca, tempo di una curva a gomito, su cui incombe nella gloria della luce, il castello Mezzacapo, di stile nordeuropeo, e ci si para dinanzi dalle Torricelle lo spettacolo da visibilio di piacere del grappolo di case a scivolo dirupante di mare da Torre Paradiso. Siamo a Minori, che dalla paciosa rada s’apre a cometa, con testa a raggio a conquista di orizzonte sconfinato di mare e coda che penetra e serpeggia tra vicoli che profumano di storia e di memorie di fecondo e creativo artigianato. Uno spettacolo da estasi smemore, soprattutto di notte. Siamo nella “Città del Gusto”, che merita un discorso a parte e più approfondito sul tema e che mi riprometto di fare a breve anche in vista della 18^ Edizione del “Gustaminori”.

Giuseppe Liuccio

g.liuccio@alice.it