De Laurentiis-Benitez, prove tecniche di scudetto. Il club azzurro:«Tra Rafa e il presidente c’è un rapporto eccellente»

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Rafa se ne sta a Liverpool, acquattato come un gatto. E aspetta sornione. Tra otto giorni ritrova il San Paolo e dentro crepita il fuoco in attesa di vedere come sarà accolto dopo l’uscita dalla Champions. Chissà se ride pensando allo stupore di tutti per i sei giorni di pausa che si è concesso come cura antistress. Il Napoli, per sgombrare i cattivi pensieri, si lancia in un comunicato, in cui ribadisce che «tra presidente e allenatore il rapporto è eccellente». Punto. Quella di Benitez non è una fuga dal Napoli e dal suo mondo ma è solo un ritorno in famiglia, visto che nei prossimi cinque giorni ci saranno ben tre giornate di riposo e che la moglie Maria e le figlie Claudia e Agata hanno scelto di non seguirlo a Napoli (se non per qualche weekend) e che dunque il tecnico non vede da un bel po’. Se non via Skype. In realtà dello spagnolo stupiscono più che i suoi giorni di vacanza (che il Napoli definisce «una cosa assolutamente normale anche se inconsueta per i canoni del calcio italiano») quelli che concede ai calciatori che sono rimasti in città perché non impegnati con le proprie nazionali. Ma fa parte del suo stile e del suo metodo: al Chelsea e all’Inter non è che facesse più sedute di allenamento di quelle che prevede a Castelvolturno. Per De Laurentiis, Rafa è un fenomeno. La garanzia del progetto Napoli. Il contratto con lui scade a giugno. E nessuno dei due ha fretta di sedersi a parlarne. Non hanno fretta perché quando hanno firmato il primo accordo annuale, a maggio del 2013, ed era stata inserita l’opzione per il secondo anno, era ovvio, naturale, implicito, che del prolungamento (eventuale) si sarebbe parlato nel corso della stagione. E non in estate. Sull’argomento, Benitez per ora rimane gelido, evasivo. E a nessuno di quelli che incontra dice la frase che vorrebbe sentirsi dire: stiano tutti sulla graticola. I tifosi del Napoli – che ne sono incantati – pagherebbero per ascoltare, ad esempio, un «sono pronto a firmare» che non viene pronunciato. Macché. Non ora, non così presto. De Laurentiis pochi giorni fa ha spiegato placido che «gli allenatori passano e la società resta». Ma De Laurentiis è pronto a blindarlo. O quantomeno a prolungare il suo matrimonio con Benitez. Il futuro deve essere ancora scritto. E non è il caso di prendere carta e penna proprio adesso che la stagione muove i primi passi. Perché ora tutti e due hanno in mente il campionato e lo scudetto. C’è tempo: Benitez è in una fase delicata della sua carriera, sogna di tornare in Premier (ne ha un po’ nostalgia, senza dubbio) ma per gli allenatori di prima fascia come lui è dura trovare una panchina (sono pochi i club in Europa che possono permettersi di spendere 3,5 milioni o più per l’ingaggio di un tecnico). E allora aspetta. E dà indicazioni sul presente del Napoli: e gli ingaggi( come i suoi veti sul mercato) sono a uso e consumo del suo gioco e delle sue idee. Michu, Lopez, De Guzman sono sue scelte. De Laurentiis intanto non può non ammirare il lavoro dello spagnolo che lo ha incantato e stregato e che ha rivoluzionato il Napoli. Rivoluzione in tre atti: campagna acquisti, lavoro psicologico e studio degli avversari. Con la qualità si va in paradiso, si sa. Ora il lavoro di Rafa, quando tornerà da Liverpool, sarà soprattutto psicologico. Deve motivare il gruppo, infondendo fiducia, obbligando col suo carisma il gruppo a seguirlo, aumentando l’autostima della squadra. Per questo l’asse d’acciaio con De Laurentiis è fondamentale. Perché la squadra deve percepire che se Bilbao può essere relegata a incidente di percorso, adesso c’è il campionato. E con il Chievo non è possibile fare passi falsi. (Pino Taormina – Il Mattino)

Rafa se ne sta a Liverpool, acquattato come un gatto. E aspetta sornione. Tra otto giorni ritrova il San Paolo e dentro crepita il fuoco in attesa di vedere come sarà accolto dopo l’uscita dalla Champions. Chissà se ride pensando allo stupore di tutti per i sei giorni di pausa che si è concesso come cura antistress. Il Napoli, per sgombrare i cattivi pensieri, si lancia in un comunicato, in cui ribadisce che «tra presidente e allenatore il rapporto è eccellente». Punto. Quella di Benitez non è una fuga dal Napoli e dal suo mondo ma è solo un ritorno in famiglia, visto che nei prossimi cinque giorni ci saranno ben tre giornate di riposo e che la moglie Maria e le figlie Claudia e Agata hanno scelto di non seguirlo a Napoli (se non per qualche weekend) e che dunque il tecnico non vede da un bel po’. Se non via Skype. In realtà dello spagnolo stupiscono più che i suoi giorni di vacanza (che il Napoli definisce «una cosa assolutamente normale anche se inconsueta per i canoni del calcio italiano») quelli che concede ai calciatori che sono rimasti in città perché non impegnati con le proprie nazionali. Ma fa parte del suo stile e del suo metodo: al Chelsea e all’Inter non è che facesse più sedute di allenamento di quelle che prevede a Castelvolturno. Per De Laurentiis, Rafa è un fenomeno. La garanzia del progetto Napoli. Il contratto con lui scade a giugno. E nessuno dei due ha fretta di sedersi a parlarne. Non hanno fretta perché quando hanno firmato il primo accordo annuale, a maggio del 2013, ed era stata inserita l’opzione per il secondo anno, era ovvio, naturale, implicito, che del prolungamento (eventuale) si sarebbe parlato nel corso della stagione. E non in estate. Sull’argomento, Benitez per ora rimane gelido, evasivo. E a nessuno di quelli che incontra dice la frase che vorrebbe sentirsi dire: stiano tutti sulla graticola. I tifosi del Napoli – che ne sono incantati – pagherebbero per ascoltare, ad esempio, un «sono pronto a firmare» che non viene pronunciato. Macché. Non ora, non così presto. De Laurentiis pochi giorni fa ha spiegato placido che «gli allenatori passano e la società resta». Ma De Laurentiis è pronto a blindarlo. O quantomeno a prolungare il suo matrimonio con Benitez. Il futuro deve essere ancora scritto. E non è il caso di prendere carta e penna proprio adesso che la stagione muove i primi passi. Perché ora tutti e due hanno in mente il campionato e lo scudetto. C’è tempo: Benitez è in una fase delicata della sua carriera, sogna di tornare in Premier (ne ha un po’ nostalgia, senza dubbio) ma per gli allenatori di prima fascia come lui è dura trovare una panchina (sono pochi i club in Europa che possono permettersi di spendere 3,5 milioni o più per l’ingaggio di un tecnico). E allora aspetta. E dà indicazioni sul presente del Napoli: e gli ingaggi( come i suoi veti sul mercato) sono a uso e consumo del suo gioco e delle sue idee. Michu, Lopez, De Guzman sono sue scelte. De Laurentiis intanto non può non ammirare il lavoro dello spagnolo che lo ha incantato e stregato e che ha rivoluzionato il Napoli. Rivoluzione in tre atti: campagna acquisti, lavoro psicologico e studio degli avversari. Con la qualità si va in paradiso, si sa. Ora il lavoro di Rafa, quando tornerà da Liverpool, sarà soprattutto psicologico. Deve motivare il gruppo, infondendo fiducia, obbligando col suo carisma il gruppo a seguirlo, aumentando l’autostima della squadra. Per questo l’asse d’acciaio con De Laurentiis è fondamentale. Perché la squadra deve percepire che se Bilbao può essere relegata a incidente di percorso, adesso c’è il campionato. E con il Chievo non è possibile fare passi falsi. (Pino Taormina – Il Mattino)