Torre Annunziata. Parroco aggredito in chiesa, imbavagliato e scippato di una catenina d’oro

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Torre Annunziata. E’ proprio il caso di dire: «Non c’è più religione». Non c’è più rispetto nemmeno più per i preti e così, ieri mattina, si è consumato l’ennesimo episodio di microcriminalità. A farne le spese don Savino Di Muro, 75 anni, viceparroco della chiesa di Santa Maria del Carmine, a Torre Annunziata. In due, poco dopo le 11.30, sono entrati nello studio incappucciati e gli hanno portato via la catenina d’oro che aveva al collo. Hanno aspettato che il sacerdote rimanesse da solo nella parrocchia, in via Cavour, per poter poi agire indisturbati. Molto probabilmente, i due malviventi erano all’esterno della chiesa già da un po’ di tempo e hanno atteso che uscissero tutte le coppie, che avevano appuntamento con lui in vista dei vari battesimi in programma domenica prossima, per poi fare irruzione nella parrocchia. Sono entrati nel suo studio, lo hanno aggredito da dietro. Gli hanno tappato la bocca e gli hanno strappato la catenina d’oro con il crocifisso. Il parroco è riuscito poi a liberarsi, ha cominciato a gridare e i due sono scappati via facendo perdere le proprie tracce. Molto probabilmente, si sono dati alla fuga in sella a uno scooter parcheggiato all’esterno della chiesa. Il sacerdote è andato poi all’ospedale “Sant’Anna – Madonna della Neve” di Boscotrecase per le cure del caso ma, in realtà, è stata una visita soltanto a scopo precauzionale. «Nessun valore particolare», ha spiegato il prete. Ma a quel crocifisso don Savino era molto affezionato. Lo indossava da oltre 40 anni. Era per lui un ricordo molto importante. Un ricordo che qualcuno ha cercato di cancellare in pochi istanti. Attimi di terrore e di forte tensione, ieri mattina in via Cavour. Ma, per fortuna, soltanto tanta paura. Una sequenza di immagini, quella che don Savino rivive in sede di denuncia ai carabinieri di Torre Annunziata, crudele, violenta. Troppo, nonostante la sua presenza da anni in un quartiere, quello Murattiano, quasi dimenticato dalle istituzioni e quindi abituato a convivere con una realtà difficile, dove i ragazzi non lo sognano nemmeno un futuro diverso. Un rione, dove non esistono regole, dove ancora vige la legge del più forte e dove i ragazzi sono costretti a delinquere per una dose di cocaina. E l’attività di don Savino nel rione, è volta proprio ad educare questi giovani cercando di strapparli alla malavita. Ma non sempre è facile. Anzi. La droga in questo quartiere la fa da padrona e la necessità di trovare i soldi per la dose di cocaina porta, inevitabilmente, a delinquere. Anche perché qui, di lavoro, nemmeno l’ombra. E allora non resta che prendere altre strade, quelle apparentemente più semplici, che però portano in un tunnel senza alcuna uscita. (Roberto Mazza – Metropolis)

Torre Annunziata. E’ proprio il caso di dire: «Non c’è più religione». Non c’è più rispetto nemmeno più per i preti e così, ieri mattina, si è consumato l’ennesimo episodio di microcriminalità. A farne le spese don Savino Di Muro, 75 anni, viceparroco della chiesa di Santa Maria del Carmine, a Torre Annunziata. In due, poco dopo le 11.30, sono entrati nello studio incappucciati e gli hanno portato via la catenina d’oro che aveva al collo. Hanno aspettato che il sacerdote rimanesse da solo nella parrocchia, in via Cavour, per poter poi agire indisturbati. Molto probabilmente, i due malviventi erano all’esterno della chiesa già da un po’ di tempo e hanno atteso che uscissero tutte le coppie, che avevano appuntamento con lui in vista dei vari battesimi in programma domenica prossima, per poi fare irruzione nella parrocchia. Sono entrati nel suo studio, lo hanno aggredito da dietro. Gli hanno tappato la bocca e gli hanno strappato la catenina d’oro con il crocifisso. Il parroco è riuscito poi a liberarsi, ha cominciato a gridare e i due sono scappati via facendo perdere le proprie tracce. Molto probabilmente, si sono dati alla fuga in sella a uno scooter parcheggiato all’esterno della chiesa. Il sacerdote è andato poi all’ospedale “Sant’Anna – Madonna della Neve” di Boscotrecase per le cure del caso ma, in realtà, è stata una visita soltanto a scopo precauzionale. «Nessun valore particolare», ha spiegato il prete. Ma a quel crocifisso don Savino era molto affezionato. Lo indossava da oltre 40 anni. Era per lui un ricordo molto importante. Un ricordo che qualcuno ha cercato di cancellare in pochi istanti. Attimi di terrore e di forte tensione, ieri mattina in via Cavour. Ma, per fortuna, soltanto tanta paura. Una sequenza di immagini, quella che don Savino rivive in sede di denuncia ai carabinieri di Torre Annunziata, crudele, violenta. Troppo, nonostante la sua presenza da anni in un quartiere, quello Murattiano, quasi dimenticato dalle istituzioni e quindi abituato a convivere con una realtà difficile, dove i ragazzi non lo sognano nemmeno un futuro diverso. Un rione, dove non esistono regole, dove ancora vige la legge del più forte e dove i ragazzi sono costretti a delinquere per una dose di cocaina. E l’attività di don Savino nel rione, è volta proprio ad educare questi giovani cercando di strapparli alla malavita. Ma non sempre è facile. Anzi. La droga in questo quartiere la fa da padrona e la necessità di trovare i soldi per la dose di cocaina porta, inevitabilmente, a delinquere. Anche perché qui, di lavoro, nemmeno l’ombra. E allora non resta che prendere altre strade, quelle apparentemente più semplici, che però portano in un tunnel senza alcuna uscita. (Roberto Mazza – Metropolis)