Gonzalo Higuain leader per la riscossa: «Vinceremo»

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La rabbia del leader ferito, l’orgoglio del campione. L’abbraccio prima del fischio d’inizio, l’urlo di Higuain, la carica trasferita ai compagni. Il Pipita ha dato un segnale forte, lui c’è, non ha mollato. La Champions League è una ferita profonda ma la stagione è tutta da giocare. Il campionato, l’Europa League, la Supercoppa Italiana, la coppa Italia. Quattro fronti ancora aperti, Gonzalo questa avventura napoletana vuole viverla con emozione e intensità. E vuole conquistare un trofeo, un altro trofeo dopo la coppa Italia vinta al primo anno in maglia azzurra. Il presente è Napoli. Le voci di mercato non lo hanno scalfito, anche perché quella del Barcellona era solo una voce. Il Pipita ci è rimasto malissimo per il ko con l’Athletic Bilbao, lui all’appuntamento decisivo della stagione si è fatto trovare pronto nonostante i pochissimi allenamenti. La scossa l’ha data ai compagni, un vero e proprio patto quello degli azzurri dopo le parole di Benitez. La riscossa chiesta dal tecnico c’è stata, una grande risposta caratteriale del gruppo, l’aspetto più convincente della vittoria di Genova. Higuain in campo a muso duro, contro gli avversari per gli interventi scorretti e anche con l’arbitro per le decisioni dubbie non condivise. Alza la voce e si fa sentire, una carica salutare per dare l’esempio al gruppo, più che un nervosismo deleterio. Il Pipita ci mette la faccia, la grinta, e lo ha dimostrato anche a Genova. Prestazione di spessore non solo per l’assist perfetto sul primo gol di Callejon ma anche e soprattutto per il modo con il quale ha lottato su ogni pallone. Gli è mancato solo il gol che ha sfiorato due volte nella ripresa, clamorosa l’occasione nell’assalto finale. Ma anche negli ultimi minuti è stato lui a dare la carica con gli assalti a testa bassa verso la porta del Genoa. Il nuovo leader del Napoli è l’argentino, quello che vuole vincere sempre e per farlo serve proprio il suo carattere, al di là del gioco e dell’organizzazione. Higuain è il nuovo Cavani e non solo per i gol e per il ruolo. Lo è per la sua incredibile furia agonistica, il suo spirito da combattente, la grinta che mette in ogni giocata. Gli è bastato poco per rimettersi in forma e ora ha un altro conto in sospeso, domani gioca con l’Argentina a Dusseldorf, un’amichevole che è una vera e propria rivincita Mondiale. A Rio sbagliò un gol clamoroso e ora alla Germania darebbe volentieri un dispiacere. La parentesi con l’Argentina gli servirà per tornare ancora più pronto per l’esordio in campionato al San Paolo contro il Chievo. Il vero leader è lui, quello che più di tutti ha giocato ad altissimi livelli e per traguardi ambiziosi. Gli anni del Real Madrid sono un valore aggiunto formidabile. Gonzalo con il Real giocava sempre e solo per vincere, nella Liga, in Europa, nelle coppe. E questa mentalità vincente fa parte del suo Dna e ora proverà a trasferirla a tutti gli azzurri. Il patto di Castelvolturno, quello sottoscritto dopo le parole di Benitez. L’abbraccio in campo al Ferraris prima del fischio: l’urlo di Gonzalo. Il leader è lui. (Roberto Ventre – Il Mattino)

La rabbia del leader ferito, l’orgoglio del campione. L’abbraccio prima del fischio d’inizio, l’urlo di Higuain, la carica trasferita ai compagni. Il Pipita ha dato un segnale forte, lui c’è, non ha mollato. La Champions League è una ferita profonda ma la stagione è tutta da giocare. Il campionato, l’Europa League, la Supercoppa Italiana, la coppa Italia. Quattro fronti ancora aperti, Gonzalo questa avventura napoletana vuole viverla con emozione e intensità. E vuole conquistare un trofeo, un altro trofeo dopo la coppa Italia vinta al primo anno in maglia azzurra. Il presente è Napoli. Le voci di mercato non lo hanno scalfito, anche perché quella del Barcellona era solo una voce. Il Pipita ci è rimasto malissimo per il ko con l’Athletic Bilbao, lui all’appuntamento decisivo della stagione si è fatto trovare pronto nonostante i pochissimi allenamenti. La scossa l’ha data ai compagni, un vero e proprio patto quello degli azzurri dopo le parole di Benitez. La riscossa chiesta dal tecnico c’è stata, una grande risposta caratteriale del gruppo, l’aspetto più convincente della vittoria di Genova. Higuain in campo a muso duro, contro gli avversari per gli interventi scorretti e anche con l’arbitro per le decisioni dubbie non condivise. Alza la voce e si fa sentire, una carica salutare per dare l’esempio al gruppo, più che un nervosismo deleterio. Il Pipita ci mette la faccia, la grinta, e lo ha dimostrato anche a Genova. Prestazione di spessore non solo per l’assist perfetto sul primo gol di Callejon ma anche e soprattutto per il modo con il quale ha lottato su ogni pallone. Gli è mancato solo il gol che ha sfiorato due volte nella ripresa, clamorosa l’occasione nell’assalto finale. Ma anche negli ultimi minuti è stato lui a dare la carica con gli assalti a testa bassa verso la porta del Genoa. Il nuovo leader del Napoli è l’argentino, quello che vuole vincere sempre e per farlo serve proprio il suo carattere, al di là del gioco e dell’organizzazione. Higuain è il nuovo Cavani e non solo per i gol e per il ruolo. Lo è per la sua incredibile furia agonistica, il suo spirito da combattente, la grinta che mette in ogni giocata. Gli è bastato poco per rimettersi in forma e ora ha un altro conto in sospeso, domani gioca con l’Argentina a Dusseldorf, un’amichevole che è una vera e propria rivincita Mondiale. A Rio sbagliò un gol clamoroso e ora alla Germania darebbe volentieri un dispiacere. La parentesi con l’Argentina gli servirà per tornare ancora più pronto per l’esordio in campionato al San Paolo contro il Chievo. Il vero leader è lui, quello che più di tutti ha giocato ad altissimi livelli e per traguardi ambiziosi. Gli anni del Real Madrid sono un valore aggiunto formidabile. Gonzalo con il Real giocava sempre e solo per vincere, nella Liga, in Europa, nelle coppe. E questa mentalità vincente fa parte del suo Dna e ora proverà a trasferirla a tutti gli azzurri. Il patto di Castelvolturno, quello sottoscritto dopo le parole di Benitez. L’abbraccio in campo al Ferraris prima del fischio: l’urlo di Gonzalo. Il leader è lui. (Roberto Ventre – Il Mattino)