IL GIALLO DELL’EPARINA

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Di Valdo Vaccaro 

Eparina farmaco fondamentale.

L’eparina è un polisaccaride, un estere acido e sodico-solforoso che si trova nel fegato, nei polmoni e negli intestini delle creature viventi. Una sostanza che tende a prolungare il tempo di coagulazione del sangue, impedendo la formazione di fibrina.
L’eparina sodica viene usata ampiamente in medicina come farmaco fondamentale, come fluidificante, anticoagulante, anti-trombotico postoperatorio, nelle sale chirurgiche di tutto il mondo, essendo somministrata ai soggetti sottoposti a qualsiasi tipo di interventi implicanti perdite ed eventuali ripristini di sangue.
Viene pure impiegata nella dialisi renale, nell’infarto, in caso di flebite o embolie polmonari.
Diciamo pure che, volendo selezionare tra la miriade di medicinali in circolazione i due farmaci fondamentali usati in sala operatoria, la categoria che viene prima in testa sono gli anestetici e gli antidolorifici, e l’altra è quella degli anticoagulanti.
L’eparina dunque al centro del mondo farmaceutico e medicale.
E non potrebbe essere diversamente, visto che la popolazione di oggi, legata in generale ad abitudini alimentari incentrate sulle proteine della carne e del latte, vede scorrere nel suo sistema vascolare un tipo di sangue molto diverso da quello che possedeva in altri tempi non troppo remoti, un sangue quello di oggi denso e pesante, un sangue compromesso ad alto contenuto della infida B12, e dunque portato alla coagulazione e alla trombosi, all’infarto e all’ictus, particolarmente in concomitanza con la stagione calda, e soprattutto nelle emergenze operatorie dove la fluidità e la velocità circolatoria divengono fattore basilare di sopravvivenza.
Pur esistendo una eparina di derivazione sintetica, l’eparina di cui si parla, quella in uso nella stragrande maggioranza dei casi, è quella estratta dai cadaveri di animali immediatamente dopo la loro macellazione, e questo dettaglio non è davvero di poco conto.

Uno scandalo e una contaminazione di dimensioni planetarie

Apprendiamo da un articolo di Gianna Milano, apparso su Panorama di giugno, che è in atto uno scandalo e un giallo di dimensioni planetarie sul farmaco eparina, con gravi danni a migliaia di persone nei diversi paesi nel corso del 2007-2008.
Si parla per ora di 81 casi di decessi per gravi reazioni di tipo anafilattico o ipotensione in pazienti che hanno preso il farmaco negli Stati Uniti.
Il 28 febbraio 2008, la Baxter Int’l-Usa (tra i maggiori fornitori mondiali del prodotto finito), ha richiamato tutti i suoi lotti.
In Germania sono stati segnalati 80 casi sospetti, con la Rotex Medica che ha ritirato i farmaci in distribuzione. In Francia, la Sanofi-Avensis ha dovuto richiamare 11 lotti di eparina (400 mila confezioni), e pure in Italia la Opacrin ha fatto altrettanto.
L’allerta ha coinvolto in tutto, sempre per adesso, 12 paesi. 
L’ultimo bilancio ufficiale parla di 900 persone danneggiate, ma potrebbe trattarsi solo della punta dell’iceberg, visto che molti paesi sono restii a comunicare in modo trasparente notizie che creano scompiglio e imbarazzo.
Il contaminante dell’eparina, che secondo gli esperti avrebbe scatenato questi problemi, è il condroitinsolfato ipersolfatato, che ha una struttura simile all’eparina, senza possederne però l’effetto anticoagulante.
L’ipotesi più accreditata parla non di incidente e di errori ma di contraffazione.
La Cina sarebbe il maggiore indagato.
Ma proprio qui nasce il vero scandalo.
Il fabbisogno globale di eparina ha scatenato infatti un business mondiale che richiede, a titolo di esempio, il sacrificio di oltre 1,5 miliardi di maiali/anno.
Il 75 per cento di questi maiali viene macellato in Cina, e il resto proviene dal Sud America, ed anche da qualche paese europeo tipo la Spagna.
Il processo di lavorazione è lento e comincia nei mattatoi, dove si recuperano gli intestini e si svuotano delle feci ivi contenute. Parte dei residui intestinali viene destinata a budella da riempire con parti secondarie macinate del corpo del maiale (salumi), e parte viene schiacciata e compressa da appositi rulli per derivarne un liquido (succo grezzo di eparina) che viene poi fatto asciugare al sole.
Come fa ad esempio la Yuan Intestine & Casing Factory a Yuanlou, dove, dagli intestini di 3000 maiali, il signor Yuan ricava 1 kg di eparina grezza che vende poi al prezzo di 900 dollari.
In Cina poi, il senso del business è notoriamente spiccato e, per aumentare il peso dell’eparina grezza, non si esita a tagliare la polvere con un estratto di cartilagine, pressata nello stesso modo delle budella, che costa un decimo dell’eparina e non è nemmeno rilevabile ai controlli da laboratorio.
Nella prima metà del 2007, l’85 percento di questa eparina cinese da suino è andato in Usa e in Europa (Austria, Francia, Italia e Germania).
Secondo Stefano Vella, dell’Istituto Superiore di Sanità, potrebbe pure esserci stata la moria di maiali causata nel 2006 dall’epidemia della lingua blu. La carenza di animali e delle loro budella avrebbe insomma indotto gli allevatori cinesi ad aggiungere all’eparina il sospetto contaminante.
La Baxter compera l’eparina da un intermediario, l’americana Spl (Scientific Protein Laboratories) che a sua volta possiede una fabbrica cinese, la Changzhow SPL di Shanghai, la quale acquista eparina grezza dai vari produttori artigianali cinesi. La Changzhow figura come impianto chimico e quindi non è sottoposta a controlli sanitari.
La Fda americana (Food and Drug Administration) sta ora chiedendo allo stato federale uno stanziamento di 250 milioni di dollari/anno per ispezionare in modo adeguato gli impianti produttivi all’estero, visto che gli attuali 11 milioni/anno non bastano. E parla pure di aprire un ufficio Fda in Cina per far fronte alla globalizzazione del mercato dei farmaci.
Questa, più o meno, la notizia.

Un miliardo e mezzo di maiali e forse un miliardo di bovini/anno macellati anche per l’eparina:
uno scandalo nello scandalo

Ma lo scandalo vero, non è quello, pure grave e allarmante, dei 100 morti e dei 900 danneggiati dall’eparina difettosa, quanto quello del miliardo e mezzo di maiali necessari a produrre 500 mila kg (5 tonnellate) di eparina grezza pagata ai produttori finali con 500 milioni di dollari, ma la cui resa sul mercato del farmaco è di 10 volte tanto.
Mancano i dati esatti sui bovini, dalle cui interiora si estrae pure l’eparina. Facendo debite proporzioni, possiamo calcolare che l’eparina bovina sia quantificabile in una cifra 4 o 5 volte maggiore di quella suina, per cui il fabbisogno globale di eparina si aggirerebbe sulle 30 t. pagate ai produttori con 3 miliardi di dollari e una resa sul mercato di 30 miliardi.
Ancora una volta uno squarcio di verità su quello che bolle in pentola, su quello che sta creando la medicina nel mondo intero.
Non siamo dei biochimici e non possiamo sapere in quale misura sia indispensabile davvero ricorrere all’eparina animale in alternativa a quella sintetica.
Il sospetto grave è che le attuali scelte siano sempre pesantemente condizionate da fattori commerciali e dal peso politico che allevatori e macellai continuano ad avere nel mondo intero, e non da ragioni puramente scientifiche, essendo la purezza un valore assai raro nel mondo in cui viviamo.
Anche qui la medicina fa da arbitro decisivo, senza però possedere le caratteristiche di indipendenza e di obiettività che si richiedono a un ruolo di tale portata.
Da un lato essa continua a far ammalare la gente col suo nutrizionismo filo-proteico, bacato e fallimentare, odioso e perverso, che incita le genti, dotate tutte di apparato gastrointestinale di tipo vegetariano, a cibarsi di carne bovina e suina (e di altri svariati animali di terra e di acqua) che provocano gravi crisi gastriche-epatiche e renali, e conseguenti ricoveri e interventi.
Dall’altro, essa rende il mondo eparino-dipendente, e lo costringe ad essere schiavo delle macellerie cinesi e non cinesi per miliardi di vittime innocenti, da sventrare e sbudellare al fine di estrarre quei succhi di interiora pressate che serviranno a curare le genti medesime dai mali provocati dalle stesse salme di animali massacrati, contrabbandate per alimenti ideali per la nutrizione umana.
Un circolo vizioso, perverso e diabolico, che ogni responsabile cittadino del mondo dovrebbe denunciare e combattere.
Sarebbe odioso fare raffronti tra 100 morti umani, tra 100 sfortunati bipedi uccisi dall’eparina scadente, e diversi miliardi di animali, pure dotati di dignità, di anima, e di sensibilità al dolore e alla paura, eppure massacrati senza scrupoli per curare una umanità precipitata ormai negli ultimi gironi dell’Inferno.
Eppure si tratta di una comparazione obbligatoria.

Niente di nuovo sotto il Sole pallido e raggelante dell’irresponsabile pianeta Terra

La lotta senza quartiere che l’animalismo sta facendo contro i cannibali di oggi, contro i mangiatori di carne di tutte le specie, appare a questo punto persino scentrata e fuori-obiettivo.
Quand’anche la marea di cannibali si ravvedesse all’improvviso per un colpo di bacchetta magica, quand’anche i carnivori si ritrasformassero in uomini veri dotati di tutti i loro valori e attributi, e la smettessero di ingozzarsi di salme da obitorio confezionate in eleganti budella riempite chiamate salumi, le macellerie continuerebbero tuttavia a lavorare a pieno ritmo per fornire materia prima all’industria farmaceutica mondiale.
Come dire il percorso virtuoso ed eroico della ricerca medica, incentrato sempre di più sullo sfruttamento scellerato delle creature deboli e senza difesa legale-sociale-religiosa-politica.
Leonardo Da Vinci ammoniva che mancare di rispetto a un singolo animale significava commettere un odioso crimine.
Giuseppe Garibaldi equiparava giustamente ciascun animale a un bambino delicato, bisognoso di affetto e di tutela. 
Come dovremmo noi chiamare queste stragi orribili e mastodontiche, se non con termini di nausea e di schifo apocalittico, di mostruosa e sadica cospirazione planetaria?
Qualcuno osa accusare il mondo vegetariano di essere avulso in qualche modo dalla realtà dei fatti.
Come si fa a contestare l’impiego della eparina in campo medico. Non saremo mica voltati di testa? Non vorremmo mica metterci a contestare operazioni e trapianti e clonazioni? Questo significherebbe bestemmiare e andare indietro come i gamberi.

Ma qui c’è davvero da chiedersi quale sia la vera utopia e quale il vero realismo.
Ha forse logica e senso vivere nell’incubo di una terra lastricata di cadaveri e vittime sacrificali?
Se si volesse santificare con una semplice croce ogni bovino e suino ammazzato ci ritroveremmo ricoperti di croci sulla porta d’ingresso, in cucina, in bagno e in camera da letto. 
Non basterebbe la fantasia di Mary Shelley, che in un suo romanzo lanciò il mito di un mostro allucinante costruito con le ossa di un morto e col cervello di un alienato. Quell’essere spregevole e terrificante si chiamava Frankenstein, ma era niente a confronto con l’apparato medicale dei nostri tempi.
D’accordo che la medicina che interviene, che opera, che trapianta e che clona, è stimolata in modi convincenti e sbrigativi a farlo.
Nessuna spinta è più determinante di quella del denaro, in una società sfrenatamente consumistica come quella odierna.
D’accordo pure sul fatto che anche il chirurgo più bravo, più prudente e più responsabile, non ha altra scelta se non quella di ricorrere all’eparina dei poveri esseri sgozzati.
Ma non si può concepire e impostare una organizzazione sanitaria mondiale basandola su una struttura spiccatamente agghiacciante e criminosa come quella della rete internazionale dei macelli, e pretendere poi di passarla liscia e di essere magari rispettati e osannati come dei geni e dei benefattori dell’umanità.
Ne si può avviare un programma terapeutico serio e irreprensibile fondandolo sul principio sadomasochistico del mors tua vita mea.
Per fortuna che non esistono ancora gli orchi che amano cibarsi delle tenere carni di neonati e bambini. Continuando di questo passo potremmo ancora arrivarci.
Il bovino viene sfruttato più degli altri perchè pesa e rende, e perchè la sua bontà d’animo lo rende obbediente e paziente all’infinito.
Il maiale viene sgozzato più degli altri per un motivo che dovrebbe farci riflettere. In termini medici si usa dire infatti che esso è l’animale bio-chimicamente più simile all’uomo.
L’estrazione di insulina dal pancreas, di eparina dalle budella e dai vari organi interni, e di chissà quali e quante altre sostanze biologiche per usi terapeutici, è accertato non essere il metodo di risolvere i problemi della salute umana mondiale.
Dare l’eparina può essere indispensabile in certe emergenze, ma come sempre si vanno a causare effetti collaterali che superano in gravità i danni derivanti da eventuale non-impiego.
Senza contare poi che esistono di certo alternative meno estreme, meno immorali, meno crudeli e stomachevoli di quella delle budella suine e bovine pressate per ricavarne dei succhi.
Si può utilizzare ad esempio l’eparina sintetica, o ricorrere a qualche sostanza derivata dalle piante.
La migliore alternativa rimane però quella di mantenere il proprio sangue sano, alcalino e scorrevole al massimo, e dunque di non ammalarsi, come fanno a questo mondo intere popolazioni vegetariane.
Ma, vivere e guarire in modi più semplici e più naturali, continua purtroppo a essere per troppa gente e troppe ditte un pessimo affare dal punto di vista commerciale e pecuniario.
E’ la cosa che meno interessa. Quella che più scandalizza e atterrisce i patiti del profitto ad ogni costo.
La medicina e la farmacologia dell’ancora famigerato Talinomide dei bambini focomelici, o quella dell’altrettanto micidiale Azt usato contro malattie inventate di sana pianta e mantenute surrettiziamente in vita per puri motivi speculativi, come l’Aids, la medicina e la farmacologia ancorate alla sperimentazione e alla vivisezione, associate intimamente ai luoghi di detenzione, di tortura e di barbara esecuzione animale, la medicina e la farmacologia in combutta inestricabile con gli accoppa-animali di ogni parte del mondo, sono capacissime di perdere il pelo, di indossare panni eleganti e distinte arie da eroici benefattori e da geni della scienza, ma non riescono a perdere il loro vizio di sempre. 
Niente di nuovo sotto il sole pallido e raggelante dell’irresponsabile pianeta Terra.

Di Valdo Vaccaro 

Eparina farmaco fondamentale.

L’eparina è un polisaccaride, un estere acido e sodico-solforoso che si trova nel fegato, nei polmoni e negli intestini delle creature viventi. Una sostanza che tende a prolungare il tempo di coagulazione del sangue, impedendo la formazione di fibrina.
L’eparina sodica viene usata ampiamente in medicina come farmaco fondamentale, come fluidificante, anticoagulante, anti-trombotico postoperatorio, nelle sale chirurgiche di tutto il mondo, essendo somministrata ai soggetti sottoposti a qualsiasi tipo di interventi implicanti perdite ed eventuali ripristini di sangue.
Viene pure impiegata nella dialisi renale, nell’infarto, in caso di flebite o embolie polmonari.
Diciamo pure che, volendo selezionare tra la miriade di medicinali in circolazione i due farmaci fondamentali usati in sala operatoria, la categoria che viene prima in testa sono gli anestetici e gli antidolorifici, e l’altra è quella degli anticoagulanti.
L’eparina dunque al centro del mondo farmaceutico e medicale.
E non potrebbe essere diversamente, visto che la popolazione di oggi, legata in generale ad abitudini alimentari incentrate sulle proteine della carne e del latte, vede scorrere nel suo sistema vascolare un tipo di sangue molto diverso da quello che possedeva in altri tempi non troppo remoti, un sangue quello di oggi denso e pesante, un sangue compromesso ad alto contenuto della infida B12, e dunque portato alla coagulazione e alla trombosi, all’infarto e all’ictus, particolarmente in concomitanza con la stagione calda, e soprattutto nelle emergenze operatorie dove la fluidità e la velocità circolatoria divengono fattore basilare di sopravvivenza.
Pur esistendo una eparina di derivazione sintetica, l’eparina di cui si parla, quella in uso nella stragrande maggioranza dei casi, è quella estratta dai cadaveri di animali immediatamente dopo la loro macellazione, e questo dettaglio non è davvero di poco conto.

Uno scandalo e una contaminazione di dimensioni planetarie

Apprendiamo da un articolo di Gianna Milano, apparso su Panorama di giugno, che è in atto uno scandalo e un giallo di dimensioni planetarie sul farmaco eparina, con gravi danni a migliaia di persone nei diversi paesi nel corso del 2007-2008.
Si parla per ora di 81 casi di decessi per gravi reazioni di tipo anafilattico o ipotensione in pazienti che hanno preso il farmaco negli Stati Uniti.
Il 28 febbraio 2008, la Baxter Int’l-Usa (tra i maggiori fornitori mondiali del prodotto finito), ha richiamato tutti i suoi lotti.
In Germania sono stati segnalati 80 casi sospetti, con la Rotex Medica che ha ritirato i farmaci in distribuzione. In Francia, la Sanofi-Avensis ha dovuto richiamare 11 lotti di eparina (400 mila confezioni), e pure in Italia la Opacrin ha fatto altrettanto.
L’allerta ha coinvolto in tutto, sempre per adesso, 12 paesi. 
L’ultimo bilancio ufficiale parla di 900 persone danneggiate, ma potrebbe trattarsi solo della punta dell’iceberg, visto che molti paesi sono restii a comunicare in modo trasparente notizie che creano scompiglio e imbarazzo.
Il contaminante dell’eparina, che secondo gli esperti avrebbe scatenato questi problemi, è il condroitinsolfato ipersolfatato, che ha una struttura simile all’eparina, senza possederne però l’effetto anticoagulante.
L’ipotesi più accreditata parla non di incidente e di errori ma di contraffazione.
La Cina sarebbe il maggiore indagato.
Ma proprio qui nasce il vero scandalo.
Il fabbisogno globale di eparina ha scatenato infatti un business mondiale che richiede, a titolo di esempio, il sacrificio di oltre 1,5 miliardi di maiali/anno.
Il 75 per cento di questi maiali viene macellato in Cina, e il resto proviene dal Sud America, ed anche da qualche paese europeo tipo la Spagna.
Il processo di lavorazione è lento e comincia nei mattatoi, dove si recuperano gli intestini e si svuotano delle feci ivi contenute. Parte dei residui intestinali viene destinata a budella da riempire con parti secondarie macinate del corpo del maiale (salumi), e parte viene schiacciata e compressa da appositi rulli per derivarne un liquido (succo grezzo di eparina) che viene poi fatto asciugare al sole.
Come fa ad esempio la Yuan Intestine & Casing Factory a Yuanlou, dove, dagli intestini di 3000 maiali, il signor Yuan ricava 1 kg di eparina grezza che vende poi al prezzo di 900 dollari.
In Cina poi, il senso del business è notoriamente spiccato e, per aumentare il peso dell’eparina grezza, non si esita a tagliare la polvere con un estratto di cartilagine, pressata nello stesso modo delle budella, che costa un decimo dell’eparina e non è nemmeno rilevabile ai controlli da laboratorio.
Nella prima metà del 2007, l’85 percento di questa eparina cinese da suino è andato in Usa e in Europa (Austria, Francia, Italia e Germania).
Secondo Stefano Vella, dell’Istituto Superiore di Sanità, potrebbe pure esserci stata la moria di maiali causata nel 2006 dall’epidemia della lingua blu. La carenza di animali e delle loro budella avrebbe insomma indotto gli allevatori cinesi ad aggiungere all’eparina il sospetto contaminante.
La Baxter compera l’eparina da un intermediario, l’americana Spl (Scientific Protein Laboratories) che a sua volta possiede una fabbrica cinese, la Changzhow SPL di Shanghai, la quale acquista eparina grezza dai vari produttori artigianali cinesi. La Changzhow figura come impianto chimico e quindi non è sottoposta a controlli sanitari.
La Fda americana (Food and Drug Administration) sta ora chiedendo allo stato federale uno stanziamento di 250 milioni di dollari/anno per ispezionare in modo adeguato gli impianti produttivi all’estero, visto che gli attuali 11 milioni/anno non bastano. E parla pure di aprire un ufficio Fda in Cina per far fronte alla globalizzazione del mercato dei farmaci.
Questa, più o meno, la notizia.

Un miliardo e mezzo di maiali e forse un miliardo di bovini/anno macellati anche per l’eparina:
uno scandalo nello scandalo

Ma lo scandalo vero, non è quello, pure grave e allarmante, dei 100 morti e dei 900 danneggiati dall’eparina difettosa, quanto quello del miliardo e mezzo di maiali necessari a produrre 500 mila kg (5 tonnellate) di eparina grezza pagata ai produttori finali con 500 milioni di dollari, ma la cui resa sul mercato del farmaco è di 10 volte tanto.
Mancano i dati esatti sui bovini, dalle cui interiora si estrae pure l’eparina. Facendo debite proporzioni, possiamo calcolare che l’eparina bovina sia quantificabile in una cifra 4 o 5 volte maggiore di quella suina, per cui il fabbisogno globale di eparina si aggirerebbe sulle 30 t. pagate ai produttori con 3 miliardi di dollari e una resa sul mercato di 30 miliardi.
Ancora una volta uno squarcio di verità su quello che bolle in pentola, su quello che sta creando la medicina nel mondo intero.
Non siamo dei biochimici e non possiamo sapere in quale misura sia indispensabile davvero ricorrere all’eparina animale in alternativa a quella sintetica.
Il sospetto grave è che le attuali scelte siano sempre pesantemente condizionate da fattori commerciali e dal peso politico che allevatori e macellai continuano ad avere nel mondo intero, e non da ragioni puramente scientifiche, essendo la purezza un valore assai raro nel mondo in cui viviamo.
Anche qui la medicina fa da arbitro decisivo, senza però possedere le caratteristiche di indipendenza e di obiettività che si richiedono a un ruolo di tale portata.
Da un lato essa continua a far ammalare la gente col suo nutrizionismo filo-proteico, bacato e fallimentare, odioso e perverso, che incita le genti, dotate tutte di apparato gastrointestinale di tipo vegetariano, a cibarsi di carne bovina e suina (e di altri svariati animali di terra e di acqua) che provocano gravi crisi gastriche-epatiche e renali, e conseguenti ricoveri e interventi.
Dall’altro, essa rende il mondo eparino-dipendente, e lo costringe ad essere schiavo delle macellerie cinesi e non cinesi per miliardi di vittime innocenti, da sventrare e sbudellare al fine di estrarre quei succhi di interiora pressate che serviranno a curare le genti medesime dai mali provocati dalle stesse salme di animali massacrati, contrabbandate per alimenti ideali per la nutrizione umana.
Un circolo vizioso, perverso e diabolico, che ogni responsabile cittadino del mondo dovrebbe denunciare e combattere.
Sarebbe odioso fare raffronti tra 100 morti umani, tra 100 sfortunati bipedi uccisi dall’eparina scadente, e diversi miliardi di animali, pure dotati di dignità, di anima, e di sensibilità al dolore e alla paura, eppure massacrati senza scrupoli per curare una umanità precipitata ormai negli ultimi gironi dell’Inferno.
Eppure si tratta di una comparazione obbligatoria.

Niente di nuovo sotto il Sole pallido e raggelante dell’irresponsabile pianeta Terra

La lotta senza quartiere che l’animalismo sta facendo contro i cannibali di oggi, contro i mangiatori di carne di tutte le specie, appare a questo punto persino scentrata e fuori-obiettivo.
Quand’anche la marea di cannibali si ravvedesse all’improvviso per un colpo di bacchetta magica, quand’anche i carnivori si ritrasformassero in uomini veri dotati di tutti i loro valori e attributi, e la smettessero di ingozzarsi di salme da obitorio confezionate in eleganti budella riempite chiamate salumi, le macellerie continuerebbero tuttavia a lavorare a pieno ritmo per fornire materia prima all’industria farmaceutica mondiale.
Come dire il percorso virtuoso ed eroico della ricerca medica, incentrato sempre di più sullo sfruttamento scellerato delle creature deboli e senza difesa legale-sociale-religiosa-politica.
Leonardo Da Vinci ammoniva che mancare di rispetto a un singolo animale significava commettere un odioso crimine.
Giuseppe Garibaldi equiparava giustamente ciascun animale a un bambino delicato, bisognoso di affetto e di tutela. 
Come dovremmo noi chiamare queste stragi orribili e mastodontiche, se non con termini di nausea e di schifo apocalittico, di mostruosa e sadica cospirazione planetaria?
Qualcuno osa accusare il mondo vegetariano di essere avulso in qualche modo dalla realtà dei fatti.
Come si fa a contestare l’impiego della eparina in campo medico. Non saremo mica voltati di testa? Non vorremmo mica metterci a contestare operazioni e trapianti e clonazioni? Questo significherebbe bestemmiare e andare indietro come i gamberi.

Ma qui c’è davvero da chiedersi quale sia la vera utopia e quale il vero realismo.
Ha forse logica e senso vivere nell’incubo di una terra lastricata di cadaveri e vittime sacrificali?
Se si volesse santificare con una semplice croce ogni bovino e suino ammazzato ci ritroveremmo ricoperti di croci sulla porta d’ingresso, in cucina, in bagno e in camera da letto. 
Non basterebbe la fantasia di Mary Shelley, che in un suo romanzo lanciò il mito di un mostro allucinante costruito con le ossa di un morto e col cervello di un alienato. Quell’essere spregevole e terrificante si chiamava Frankenstein, ma era niente a confronto con l’apparato medicale dei nostri tempi.
D’accordo che la medicina che interviene, che opera, che trapianta e che clona, è stimolata in modi convincenti e sbrigativi a farlo.
Nessuna spinta è più determinante di quella del denaro, in una società sfrenatamente consumistica come quella odierna.
D’accordo pure sul fatto che anche il chirurgo più bravo, più prudente e più responsabile, non ha altra scelta se non quella di ricorrere all’eparina dei poveri esseri sgozzati.
Ma non si può concepire e impostare una organizzazione sanitaria mondiale basandola su una struttura spiccatamente agghiacciante e criminosa come quella della rete internazionale dei macelli, e pretendere poi di passarla liscia e di essere magari rispettati e osannati come dei geni e dei benefattori dell’umanità.
Ne si può avviare un programma terapeutico serio e irreprensibile fondandolo sul principio sadomasochistico del mors tua vita mea.
Per fortuna che non esistono ancora gli orchi che amano cibarsi delle tenere carni di neonati e bambini. Continuando di questo passo potremmo ancora arrivarci.
Il bovino viene sfruttato più degli altri perchè pesa e rende, e perchè la sua bontà d’animo lo rende obbediente e paziente all’infinito.
Il maiale viene sgozzato più degli altri per un motivo che dovrebbe farci riflettere. In termini medici si usa dire infatti che esso è l’animale bio-chimicamente più simile all’uomo.
L’estrazione di insulina dal pancreas, di eparina dalle budella e dai vari organi interni, e di chissà quali e quante altre sostanze biologiche per usi terapeutici, è accertato non essere il metodo di risolvere i problemi della salute umana mondiale.
Dare l’eparina può essere indispensabile in certe emergenze, ma come sempre si vanno a causare effetti collaterali che superano in gravità i danni derivanti da eventuale non-impiego.
Senza contare poi che esistono di certo alternative meno estreme, meno immorali, meno crudeli e stomachevoli di quella delle budella suine e bovine pressate per ricavarne dei succhi.
Si può utilizzare ad esempio l’eparina sintetica, o ricorrere a qualche sostanza derivata dalle piante.
La migliore alternativa rimane però quella di mantenere il proprio sangue sano, alcalino e scorrevole al massimo, e dunque di non ammalarsi, come fanno a questo mondo intere popolazioni vegetariane.
Ma, vivere e guarire in modi più semplici e più naturali, continua purtroppo a essere per troppa gente e troppe ditte un pessimo affare dal punto di vista commerciale e pecuniario.
E’ la cosa che meno interessa. Quella che più scandalizza e atterrisce i patiti del profitto ad ogni costo.
La medicina e la farmacologia dell’ancora famigerato Talinomide dei bambini focomelici, o quella dell’altrettanto micidiale Azt usato contro malattie inventate di sana pianta e mantenute surrettiziamente in vita per puri motivi speculativi, come l’Aids, la medicina e la farmacologia ancorate alla sperimentazione e alla vivisezione, associate intimamente ai luoghi di detenzione, di tortura e di barbara esecuzione animale, la medicina e la farmacologia in combutta inestricabile con gli accoppa-animali di ogni parte del mondo, sono capacissime di perdere il pelo, di indossare panni eleganti e distinte arie da eroici benefattori e da geni della scienza, ma non riescono a perdere il loro vizio di sempre. 
Niente di nuovo sotto il sole pallido e raggelante dell’irresponsabile pianeta Terra.