Sorrento. Gang di falsari in pieno centro. Si stringe il cerchio sulla banda che diffonde soldi fasulli in città

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C’è un’unica zecca che smercia banconote false da piazzare a Sorrento. Più di un sospetto. Anzi. E’ un’autentica certezza quella dei poliziotti che stanno accelerando nelle indagini per ricostruire l’esatto “percorso” e togliere giù i veli alla “fabbrica” fuorilegge. Perché le 50 euro mendaci scovate addosso a due 19enni (poi arrestati) hanno lo stesso numero di serie delle banconote in altre due situazioni nel corso dell’estate e sempre a Sorrento. Gli agenti del commissariato di polizia di Sorrento, agli ordini del dirigente Antonio Vinciguerra, stanno lavorando sodo sulla vicenda e contano di poter aggiungere altri tasselli al puzzle a stretto giro. Un puzzle che prende forma, ha una sua linea definita e un disegno affascinante per il vecchio dualismo tra “guardie e ladri”. Si, perché chi giunge in costiera per smerciare le banconote nelle attività commerciali, il piano lo ha studiato a menadito. Non c’è solo la stessa matrice sulla banconota nei tre casi portati alla luce dagli agenti della Polizia, ma dell’altro: la dinamica. In pillole, in tutti i casi riscontrati i colpevoli giungevano nella città del Tasso in coppia e quasi sempre nel fine settimana. Sono ancora due i pezzi che vanno ad incastrarsi nel mosaico che Vinciguerra ed i suoi uomini stanno costruendo passando al setaccio ogni singolo dettaglio degli episodi. Sempre una coppia, dunque, che decideva di fare shopping in piena estate a Sorrento. L’azione si sviluppava nel pieno centro e nel pieno afflusso di vacanzieri. La parola d’ordine che consentiva ai furbetti di “spacciare” le 50euro false era sempre la stessa: caos. Le coppie che hanno agito nella terra delle sirene individuavano le attività da gabbare nel momento in cui all’interno del negozio c’era il pienone. L’afflusso di persone spingeva il negoziante a prestare minore attenzione al biglietto consegnato per il pagamento ed il più era fatto. Anche nella fase successiva il “caos” portava acqua al mulino dei malviventi. Il perché? Semplice consentiva loro di mimetizzarsi tra la folla e cercare di eludere controlli delle forze dell’ordine. Insomma, dopo l’aver pizzicato i due diciannovenni di San Sebastiano al Vesuvio e Portici, gli agenti del commissariato di polizia di Sorrento hanno trovato ulteriori tasselli da aggiungere al puzzle. A far scattare l’allarme nell’ultimo caso, il titolare di un esercizio commerciale del centro storico. L’uomo dopo aver incassato la banconota, ha fiutato la “truffa” e deciso di rivolgersi alle Forze dell’Ordine. Su indicazione del negoziante gli agenti della Polizia e i Vigili Urbani hanno iniziato a setacciare la zona per individuare i due “spacciatori”. La descrizione dettagliata e l’idea dei colpevoli di non poter essere individuati ha favorito il compito di Fiamme Oro e caschi bianchi. Gli agenti, fermati i due, hanno effettuato una perquisizione personale sulla coppia. Nella varie tasche sono state ritrovate altre banconote contraffatte, tutte portanti lo stesso numero di serie. L’ultimo e più importante pezzo del mosaico resta la “zecca”. Manca la stamperia dalla quale vengono smistati i biglietti falsi che giungono poi nella terra delle sirene per “infettare” il tessuto economico della penisola. (Josè Astarita – Metropolis)

C’è un’unica zecca che smercia banconote false da piazzare a Sorrento. Più di un sospetto. Anzi. E’ un’autentica certezza quella dei poliziotti che stanno accelerando nelle indagini per ricostruire l’esatto “percorso” e togliere giù i veli alla “fabbrica” fuorilegge. Perché le 50 euro mendaci scovate addosso a due 19enni (poi arrestati) hanno lo stesso numero di serie delle banconote in altre due situazioni nel corso dell’estate e sempre a Sorrento. Gli agenti del commissariato di polizia di Sorrento, agli ordini del dirigente Antonio Vinciguerra, stanno lavorando sodo sulla vicenda e contano di poter aggiungere altri tasselli al puzzle a stretto giro. Un puzzle che prende forma, ha una sua linea definita e un disegno affascinante per il vecchio dualismo tra “guardie e ladri”. Si, perché chi giunge in costiera per smerciare le banconote nelle attività commerciali, il piano lo ha studiato a menadito. Non c’è solo la stessa matrice sulla banconota nei tre casi portati alla luce dagli agenti della Polizia, ma dell’altro: la dinamica. In pillole, in tutti i casi riscontrati i colpevoli giungevano nella città del Tasso in coppia e quasi sempre nel fine settimana. Sono ancora due i pezzi che vanno ad incastrarsi nel mosaico che Vinciguerra ed i suoi uomini stanno costruendo passando al setaccio ogni singolo dettaglio degli episodi. Sempre una coppia, dunque, che decideva di fare shopping in piena estate a Sorrento. L’azione si sviluppava nel pieno centro e nel pieno afflusso di vacanzieri. La parola d’ordine che consentiva ai furbetti di “spacciare” le 50euro false era sempre la stessa: caos. Le coppie che hanno agito nella terra delle sirene individuavano le attività da gabbare nel momento in cui all’interno del negozio c’era il pienone. L’afflusso di persone spingeva il negoziante a prestare minore attenzione al biglietto consegnato per il pagamento ed il più era fatto. Anche nella fase successiva il “caos” portava acqua al mulino dei malviventi. Il perché? Semplice consentiva loro di mimetizzarsi tra la folla e cercare di eludere controlli delle forze dell’ordine. Insomma, dopo l’aver pizzicato i due diciannovenni di San Sebastiano al Vesuvio e Portici, gli agenti del commissariato di polizia di Sorrento hanno trovato ulteriori tasselli da aggiungere al puzzle. A far scattare l’allarme nell’ultimo caso, il titolare di un esercizio commerciale del centro storico. L’uomo dopo aver incassato la banconota, ha fiutato la “truffa” e deciso di rivolgersi alle Forze dell’Ordine. Su indicazione del negoziante gli agenti della Polizia e i Vigili Urbani hanno iniziato a setacciare la zona per individuare i due “spacciatori”. La descrizione dettagliata e l’idea dei colpevoli di non poter essere individuati ha favorito il compito di Fiamme Oro e caschi bianchi. Gli agenti, fermati i due, hanno effettuato una perquisizione personale sulla coppia. Nella varie tasche sono state ritrovate altre banconote contraffatte, tutte portanti lo stesso numero di serie. L’ultimo e più importante pezzo del mosaico resta la “zecca”. Manca la stamperia dalla quale vengono smistati i biglietti falsi che giungono poi nella terra delle sirene per “infettare” il tessuto economico della penisola. (Josè Astarita – Metropolis)