Penisola sorrentina, l’irreversibile distruzione del territorio.

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inserito da Salvatore Caccaviello

da Cronache da Agartha

di Franco Cuomo

Non c’è un solo spazio degno di umanità dove poter fare un bagno di mare in questo posto. Anche i cosiddetti stabilimenti o complessi balneari sono dei lager dove l’estrema prossimità, la musica ad alto volume, i controlli, qui puoi fare questo lì puoi fare quell’altro, rendono ciò che una volta era un piacere un momento di nauseante frustrazione. Negli  altri posti prevale l’orrore del chiosco dato in concessione sempre alla stessa gente che ormai si sente proprietaria dei luoghi senza mai aver cacciato un solo soldo per acquistarlo e lucrando la concessione acquistata facendoti pagare anche l’aria che respiri. Spazi recintati e cementificati senza alcun controllo: reti metalliche, catene, transenne, come a dire questo posto è mio. In più, a rendere ancora più impossibile e invivibile un quadro del genere, aggiungeteci una folla immane e rumorosa di diseredati che si adatta a pagare tutto.  Accalcati uno sull’altro in un mare torbido chiuso in un golfo bagnarola consumano una concezione dell’esistenza che è a dir poco aberrante. Poi intorno alle 17, come una mandria di Gnu che abbandona l’argine del fiume sporco dove si è abbeverata, lasciano in massa questi piccoli tratti di pietraia scogliosa e si infilano in macchine roventi per rimanere intrappolati in ingorghi chilometrici per essere restituiti alle loro favelas . In questa odissea hanno pagato tutto, miseria su miseria: pessimi panini farciti venduti senza la normativa per la somministrazione dei cibi, kebab disgustosi, bevande gassate, gelati, lettini ombrelloni e fatto l’esperienza di latrine sporche e maleodoranti. Questo è oggi  il turismo prevalente di posti come Vico Equense o Meta , ma questo è il turismo di tutta la costiera sorrentina, si salva un poco Sorrento, città souvenir e patacca kitch, che è diventata un ospizio per vecchi inglesi della middle class sempre più povera pure questa. La Costiera ormai , partendo proprio da Vico Equense, per miopi politiche legate ad interessi di alcune parti sociali, e per l’incultura marchiana dei suoi amministratori,ha praticamente distrutto  tutto quello che l’aveva resa famosa in passato: aranceti e limoneti, silenzi estenuanti, cale incontaminate, mare pulito, aria buona, che facevano  scrivere a viaggiatori colti e raffinati : “ da Ravello, per una stretta stradina arrivammo a Sorrento. Là l’aria era più pungente, la seduzione delle rocce piene  di anfratti e orridi oscuri e sorprese, la profondità misteriosa dei precipizi, accrescendo le mie forze e la mia gioia favorirono nuovi slanci […]Sopra la collina ulivi ed enormi carrubi; alla loro ombra crescevano ciclamini, più su molti castagni, aria fresca, più in basso, vicino al mare giardini di limoni”  è André Gide in L’Immoralista, pag.164, che descrive così la Costiera Sorrentina. Oggi di questa descrizione non rimane più nulla neanche i valloni, coperti quasi tutti o frananti. Alla Regina Giovanna il mare è pieno di schiuma densa, anche lì paghi tutto . A Piano, alla marina di Cassano, la gente fa il bagno in un parcheggio di grosse barche, poi c’è il grande spazio lager di Meta beach, anche lì si paga tutto, poi, dopo Scutolo, venendo da Sorrento per mare, ti appare la pietraia della Calcare che sembra la riva del Gange invasa per la festa del Kumb mela fino ad arrivare agli stabilimenti di Pozzano: tutto a pagamento. L’idea di una giornata al mare fatta di silenzio un po’ di vento  e tanta pace non appartiene a questo posto che ormai è diventata una proche balie di Napoli. Bisogna spostarsi a sud nel Cilento o in Sicilia per piantare un ombrellone tuo e godere del piacere del mare e del sole senza cacciare un soldo per paesaggi e natura molto lontani da quelli appena descritti. Il fatto è, che  questa banlieue  è funzionale soprattutto alle esigenze della macro e micro-criminalità penetrata nel territorio e che fa sentire il suo peso anche sulle amministrazioni, che attecchisce e fiorisce come in una sorta di laboratorio a cielo aperto, grazie all’altissimo tasso di folla urbana che vi si concentra. Ed è territorio di caccia per le holding criminali, che ormai hanno  impiantato un vero e proprio mercato dell’illecito. La Costiera sorrentina oggi, senza voler essere drammatici, è diventata una sorta di corollario mostruoso allo sviluppo urbano e diventerà sempre peggio e tutto questo non è avvenuto per caso o perché nel tempo tutto cambia, in questo caso tutto è cambiato in peggio. Tutto questo è avvenuto perché alcune parti sociali, con la connivenza delle amministrazioni comunali hanno rapinato quello che una volta apparteneva a tutti. Non si illuda chi crede di poter continuare all’infinito: sarà proprio la criminalità organizzata a uscire allo scoperto e a imporre la sua legge, la sua estetica e i suoi modelli e allora anche chi ha lucrato fino ad ora farà i conti con la distruzione di un territorio diventata irreversibile. Franco Cuomo VAS.

inserito da Salvatore Caccaviello

da Cronache da Agartha

di Franco Cuomo

Non c’è un solo spazio degno di umanità dove poter fare un bagno di mare in questo posto. Anche i cosiddetti stabilimenti o complessi balneari sono dei lager dove l’estrema prossimità, la musica ad alto volume, i controlli, qui puoi fare questo lì puoi fare quell’altro, rendono ciò che una volta era un piacere un momento di nauseante frustrazione. Negli  altri posti prevale l’orrore del chiosco dato in concessione sempre alla stessa gente che ormai si sente proprietaria dei luoghi senza mai aver cacciato un solo soldo per acquistarlo e lucrando la concessione acquistata facendoti pagare anche l’aria che respiri. Spazi recintati e cementificati senza alcun controllo: reti metalliche, catene, transenne, come a dire questo posto è mio. In più, a rendere ancora più impossibile e invivibile un quadro del genere, aggiungeteci una folla immane e rumorosa di diseredati che si adatta a pagare tutto.  Accalcati uno sull’altro in un mare torbido chiuso in un golfo bagnarola consumano una concezione dell’esistenza che è a dir poco aberrante. Poi intorno alle 17, come una mandria di Gnu che abbandona l’argine del fiume sporco dove si è abbeverata, lasciano in massa questi piccoli tratti di pietraia scogliosa e si infilano in macchine roventi per rimanere intrappolati in ingorghi chilometrici per essere restituiti alle loro favelas . In questa odissea hanno pagato tutto, miseria su miseria: pessimi panini farciti venduti senza la normativa per la somministrazione dei cibi, kebab disgustosi, bevande gassate, gelati, lettini ombrelloni e fatto l’esperienza di latrine sporche e maleodoranti. Questo è oggi  il turismo prevalente di posti come Vico Equense o Meta , ma questo è il turismo di tutta la costiera sorrentina, si salva un poco Sorrento, città souvenir e patacca kitch, che è diventata un ospizio per vecchi inglesi della middle class sempre più povera pure questa. La Costiera ormai , partendo proprio da Vico Equense, per miopi politiche legate ad interessi di alcune parti sociali, e per l’incultura marchiana dei suoi amministratori,ha praticamente distrutto  tutto quello che l’aveva resa famosa in passato: aranceti e limoneti, silenzi estenuanti, cale incontaminate, mare pulito, aria buona, che facevano  scrivere a viaggiatori colti e raffinati : “ da Ravello, per una stretta stradina arrivammo a Sorrento. Là l’aria era più pungente, la seduzione delle rocce piene  di anfratti e orridi oscuri e sorprese, la profondità misteriosa dei precipizi, accrescendo le mie forze e la mia gioia favorirono nuovi slanci […]Sopra la collina ulivi ed enormi carrubi; alla loro ombra crescevano ciclamini, più su molti castagni, aria fresca, più in basso, vicino al mare giardini di limoni”  è André Gide in L’Immoralista, pag.164, che descrive così la Costiera Sorrentina. Oggi di questa descrizione non rimane più nulla neanche i valloni, coperti quasi tutti o frananti. Alla Regina Giovanna il mare è pieno di schiuma densa, anche lì paghi tutto . A Piano, alla marina di Cassano, la gente fa il bagno in un parcheggio di grosse barche, poi c’è il grande spazio lager di Meta beach, anche lì si paga tutto, poi, dopo Scutolo, venendo da Sorrento per mare, ti appare la pietraia della Calcare che sembra la riva del Gange invasa per la festa del Kumb mela fino ad arrivare agli stabilimenti di Pozzano: tutto a pagamento. L’idea di una giornata al mare fatta di silenzio un po’ di vento  e tanta pace non appartiene a questo posto che ormai è diventata una proche balie di Napoli. Bisogna spostarsi a sud nel Cilento o in Sicilia per piantare un ombrellone tuo e godere del piacere del mare e del sole senza cacciare un soldo per paesaggi e natura molto lontani da quelli appena descritti. Il fatto è, che  questa banlieue  è funzionale soprattutto alle esigenze della macro e micro-criminalità penetrata nel territorio e che fa sentire il suo peso anche sulle amministrazioni, che attecchisce e fiorisce come in una sorta di laboratorio a cielo aperto, grazie all’altissimo tasso di folla urbana che vi si concentra. Ed è territorio di caccia per le holding criminali, che ormai hanno  impiantato un vero e proprio mercato dell’illecito. La Costiera sorrentina oggi, senza voler essere drammatici, è diventata una sorta di corollario mostruoso allo sviluppo urbano e diventerà sempre peggio e tutto questo non è avvenuto per caso o perché nel tempo tutto cambia, in questo caso tutto è cambiato in peggio. Tutto questo è avvenuto perché alcune parti sociali, con la connivenza delle amministrazioni comunali hanno rapinato quello che una volta apparteneva a tutti. Non si illuda chi crede di poter continuare all’infinito: sarà proprio la criminalità organizzata a uscire allo scoperto e a imporre la sua legge, la sua estetica e i suoi modelli e allora anche chi ha lucrato fino ad ora farà i conti con la distruzione di un territorio diventata irreversibile. Franco Cuomo VAS.