Napoli. Cardarelli, appello al prefetto. Cresce la paura per gli assalti. Tre infermieri aggrediti in un mese

0

Napoli. «Tre infermieri pestati a sangue nell’area del pronto soccorso nell’ultimo mese. Al Cardarelli la paura si vive ogni giorno». Salvatore Siesto, componente della Rsu Cgil, nei giorni successivi all’assalto al reparto di Neurologia da parte dei familiari, amici e cumparielli di Gennaro Cotroneo per portarne via la salma, esorta il prefetto a prendere provvedimenti sulla sicurezza in ospedale. «Quel raid, che manco in Colombia o in Honduras potrebbe verificarsi, è un fatto gravissimo, inquietante. Ma eccezionale. Diciamo anche unico. Il vero dramma del personale, però, è la quotidianità che si vive in corsia. Tre infermieri malmenati, di cui due donne in meno di un mese nella sola area del pronto soccorso. Parliamo anche di questo. Di cosa sono costretti a sopportare ogni giorno i dipendenti che lavorano in prima linea nell’area delle emergenze». Una delle tre infermiere, racconta il sindacalista, qualche giorno fa è stata selvaggiamente picchiata da due donne sotto gli occhi di inermi e terrorizzati pazienti in barella. È successo all’improvviso: le due delinquenti che accompagnavano un congiunto in attesa della visita dei medici, erano stanche di aspettare. E se la sono presa con l’infermiera, intenta nel suo lavoro e che ha riportato un brutto trauma facciale. «Ebbene, ha avuto paura di sporgere querela. Per cui le due donne che erano state bloccate dalle guardie giurate, certe dell’impunità, di sicuro non esiteranno la prossima volta a rendersi protagoniste di una nuova aggressione. Sulla sicurezza in ospedale bisogna rivedere molte cose. Secondo Siesto questi atti di violenza sono la conseguenza del grande carico di lavoro che grava sul Cardarelli per effetto della cosiddetta “legge 16” che ha determinato la chiusura dei pronto soccorso del centro storico e il mancato varo dell’Ospedale del Mare. Tutto grava sul Cardarelli, insomma. E se le corsie sono stracolme di barelle la tensione sale inevitabilmente alle stelle. «E aumentano gli “incidenti”. Per questo deve intervenire il prefetto che deve imporre al questore una presenza reale del posto di polizia. Gli agenti del drappello sono pochi. La notte dell’assalto c’era uno soltanto. E un solo poliziotto nulla può fare di fronte a eventi di questo tipo». Lo scorso anno, ricorda ancora il sindacalista, un infermiere è rimasto ricoverato a lungo in rianimazione dopo un’aggressione: aveva riportato gravi lesioni ai polmoni. Ci stava rimettendo la vita. «Stiamo pagando una errata programmazione sanitaria. La verità è che non si dovevano chiudere in contemporanea i pronto soccorso di cinque ospedali senza aprire prima l’Ospedale del Mare» conclude Siesto. Giuseppe Galano, presidente del’Aaroi, il sindacato dei medici anestesisti e rianimatori ribadisce: «È un problema di iperafflusso, scaturito dalla chiusura dei pronto soccorso nel centro storico. E non riguarda solo il Cardarelli, ma anche il Loreto Mare e il San Giovanni Bosco. In questi giorni non è mai venuto fuori un “dato scomodo”. Vale a dire: come mai due grandi aziende come la Federico II e l’Azienda dei Colli non danno il dovuto contributo a questa grande emergenza? È vero che la Regione, in termini di cronoprogramma, non ha rispettato l’apertura dell’Ospedale del Mare con la chiusura degli altri pronto soccorso, però è inconcepibile che queste due grandi aziende abbiano talvolta letti vuoti e con l’estate chiudano addirittura alcuni reparti. Il personale del Cardarelli è allo stremo anche per il blocco del turnover». E Bruno Zuccarelli, presidente dell’Ordine dei Medici, in una nota, tra l’altro scrive: «Dalla ricognizione che l’Ordine ha effettuato si evidenziano alcune criticità particolarmente gravi. In primo luogo l’enorme affluenza di pazienti. Il Cardarelli è ormai radicato nell’immaginario collettivo al punto di spingere alcuni pazienti ad allontanarsi anche di chilometri dal proprio quartiere di residenza di pur di arrivarvi. Altri, pur essere ricoverati al Cardarelli, accettano anche di essere sistemati alla meglio su una barella. La situazione si aggrava ulteriormente a causa della crisi economica. Molte persone accettano infatti attese di ore in pronto soccorso o in osservazione breve per il semplice ma drammatico fatto che non ci sono i soldi per visite specialistiche private o esami e consulenze per patologie non acute». «Ritengo sia fondamentale – conclude – strutturare una rete dell’emergenza che possa risolvere, o quantomeno ridurre il peso di questi problemi. Infine, le continue aggressioni a medici e al personale sanitario. E questo è un problema endemico che si sta però aggravando. Il caso più recente è quello della salma trafugata da una folla inferocita, che ricorda un episodio di 20 anni fa accaduto agli Incurabili. E’ evidente che è saltato qualsiasi “equilibrio” e la città è sotto continui attacchi da parte di delinquenti e clan camorristici. La sanità, certo, non fa eccezione». (Marisa La Penna – Il Mattino)

Napoli. «Tre infermieri pestati a sangue nell’area del pronto soccorso nell’ultimo mese. Al Cardarelli la paura si vive ogni giorno». Salvatore Siesto, componente della Rsu Cgil, nei giorni successivi all’assalto al reparto di Neurologia da parte dei familiari, amici e cumparielli di Gennaro Cotroneo per portarne via la salma, esorta il prefetto a prendere provvedimenti sulla sicurezza in ospedale. «Quel raid, che manco in Colombia o in Honduras potrebbe verificarsi, è un fatto gravissimo, inquietante. Ma eccezionale. Diciamo anche unico. Il vero dramma del personale, però, è la quotidianità che si vive in corsia. Tre infermieri malmenati, di cui due donne in meno di un mese nella sola area del pronto soccorso. Parliamo anche di questo. Di cosa sono costretti a sopportare ogni giorno i dipendenti che lavorano in prima linea nell’area delle emergenze». Una delle tre infermiere, racconta il sindacalista, qualche giorno fa è stata selvaggiamente picchiata da due donne sotto gli occhi di inermi e terrorizzati pazienti in barella. È successo all’improvviso: le due delinquenti che accompagnavano un congiunto in attesa della visita dei medici, erano stanche di aspettare. E se la sono presa con l’infermiera, intenta nel suo lavoro e che ha riportato un brutto trauma facciale. «Ebbene, ha avuto paura di sporgere querela. Per cui le due donne che erano state bloccate dalle guardie giurate, certe dell’impunità, di sicuro non esiteranno la prossima volta a rendersi protagoniste di una nuova aggressione. Sulla sicurezza in ospedale bisogna rivedere molte cose. Secondo Siesto questi atti di violenza sono la conseguenza del grande carico di lavoro che grava sul Cardarelli per effetto della cosiddetta “legge 16” che ha determinato la chiusura dei pronto soccorso del centro storico e il mancato varo dell’Ospedale del Mare. Tutto grava sul Cardarelli, insomma. E se le corsie sono stracolme di barelle la tensione sale inevitabilmente alle stelle. «E aumentano gli “incidenti”. Per questo deve intervenire il prefetto che deve imporre al questore una presenza reale del posto di polizia. Gli agenti del drappello sono pochi. La notte dell’assalto c’era uno soltanto. E un solo poliziotto nulla può fare di fronte a eventi di questo tipo». Lo scorso anno, ricorda ancora il sindacalista, un infermiere è rimasto ricoverato a lungo in rianimazione dopo un’aggressione: aveva riportato gravi lesioni ai polmoni. Ci stava rimettendo la vita. «Stiamo pagando una errata programmazione sanitaria. La verità è che non si dovevano chiudere in contemporanea i pronto soccorso di cinque ospedali senza aprire prima l’Ospedale del Mare» conclude Siesto. Giuseppe Galano, presidente del’Aaroi, il sindacato dei medici anestesisti e rianimatori ribadisce: «È un problema di iperafflusso, scaturito dalla chiusura dei pronto soccorso nel centro storico. E non riguarda solo il Cardarelli, ma anche il Loreto Mare e il San Giovanni Bosco. In questi giorni non è mai venuto fuori un “dato scomodo”. Vale a dire: come mai due grandi aziende come la Federico II e l’Azienda dei Colli non danno il dovuto contributo a questa grande emergenza? È vero che la Regione, in termini di cronoprogramma, non ha rispettato l’apertura dell’Ospedale del Mare con la chiusura degli altri pronto soccorso, però è inconcepibile che queste due grandi aziende abbiano talvolta letti vuoti e con l’estate chiudano addirittura alcuni reparti. Il personale del Cardarelli è allo stremo anche per il blocco del turnover». E Bruno Zuccarelli, presidente dell’Ordine dei Medici, in una nota, tra l’altro scrive: «Dalla ricognizione che l’Ordine ha effettuato si evidenziano alcune criticità particolarmente gravi. In primo luogo l’enorme affluenza di pazienti. Il Cardarelli è ormai radicato nell’immaginario collettivo al punto di spingere alcuni pazienti ad allontanarsi anche di chilometri dal proprio quartiere di residenza di pur di arrivarvi. Altri, pur essere ricoverati al Cardarelli, accettano anche di essere sistemati alla meglio su una barella. La situazione si aggrava ulteriormente a causa della crisi economica. Molte persone accettano infatti attese di ore in pronto soccorso o in osservazione breve per il semplice ma drammatico fatto che non ci sono i soldi per visite specialistiche private o esami e consulenze per patologie non acute». «Ritengo sia fondamentale – conclude – strutturare una rete dell'emergenza che possa risolvere, o quantomeno ridurre il peso di questi problemi. Infine, le continue aggressioni a medici e al personale sanitario. E questo è un problema endemico che si sta però aggravando. Il caso più recente è quello della salma trafugata da una folla inferocita, che ricorda un episodio di 20 anni fa accaduto agli Incurabili. E’ evidente che è saltato qualsiasi “equilibrio” e la città è sotto continui attacchi da parte di delinquenti e clan camorristici. La sanità, certo, non fa eccezione». (Marisa La Penna – Il Mattino)