In quel legno c’è intagliata l’intera Umanità

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Grande successo di critica e pubblico per il musical Pinocchio messo in scena dall’ Associazione “La meglio gioventù” nel teatro all’aperto di Camerota. Sugli scudi Antima Magliano e un superlativo Don Antonio Toriello

Di OLGA CHIEFFI

“Il legno in cui è tagliato Pinocchio è l’Umanità” scrive Benedetto Croce. L’umanità è un materiale plasmabile che la tecnica trasforma e adegua ai propri progetti. Il legno non è tagliato solo da Geppetto, continua ad essere tagliato anche da altri “tecnici”, la Fata dai capelli Turchini e il Grillo Parlante. “La meglio gioventù” di Camerota ha scelto proprio il Pinocchio di Carlo Collodi, nella versione musicata dai Pooh, per presentarsi al gran pubblico che ogni anno affolla l’arena all’aperto Kamaraton . Una stella cadente ha lasciato la sua scia fatta di luce e sogni proprio nel momento in cui l’intero numerosissimo cast lanciava il suo urlo liberatorio a sipario chiuso prima della rappresentazione:  l’impossibile può diventare possibile… E così un burattino scalfito da un tronco di un albero può animarsi e assumere le sembianze di un bambino.
Sul palcoscenico del teatro Kamaraton si è stati realmente catapultati nel favoloso mondo raccontato da Collodi, grazie alla regia di Roberta Nicolella, le scenografie di Tommaso Del Gaudio coadiuvato da Nicola Bove e Sabina Valiante, le coreografie di Emilia Volpe, i costumi Anna Milo realizzati da Enza Del Gaudio: dalla modesta falegnameria di Geppetto, al colorato Teatro di Mangiafuoco, dal bosco, al festoso Paese dei Balocchi, al circo, dal fondo del mare al ventre della balena. Tra le diverse canzoni  scritte dai Pooh che punteggiano i dialoghi è emerso un testo quale è “Figli”, che affronta, nel duetto tra Angela e Geppetto (ma con il falegname, interpretato da Tommaso Del Gaudio che pensa a Pinocchio), il tema del rapporto generazionale padre-figlio. Canta e ammonisce la donna, interpretata da una superlativa Antima Magliano, che di anno in anno cresce sempre più nella recitazione e padronanza degli spazi scenici, riuscendo a risolvere anche piccoli problemi che in una rappresentazione in stile Broadway possono accadere: “Ha una vita addosso tutta da scoprire/ vuoi fermarla adesso con le tue paure“; brano molto stile Pooh, roboante, intenso e commovente, una sorta di “Lettera al figlio” di Rudyard Kipling in musica. Perfettamente eseguiti, grazie alla vocal coach Teresa D’Alessandro, anche “Vita” e “Voglio andare via”, ma il pubblico ha apprezzato anche “Gatto & Volpe S.P.A.” i ritmi latini del mambo ”Galleggiando“, deliziosamente danzati. “Liberi liberi” è un happening di marionette, che ha visto l’entrata di Pinocchio dalla platea, una scintilla meta teatrale,  che è proseguita nella classicheggiante “Mamma mia“. Poi la partenza per il paese dei balocchi con “Sballo”, una vera e propria Lucignolo dance. E ancora il duetto d’apertura  Pinocchio – grillo parlante, che  è un ritmato rap (”Vietato cambiare/ consentito consentire/ disdicevole mentire/ ma fa onore confessare/Vietato complottare/ preferibile obbedire/ il pentimento è lecito/ se non è programmato/…“), mentre il “Buongiorno” è un momento soul; l’incipit di una vita che si rinnova ogni giorno… con feeling. “Pinocchio siamo noi!”. E L’affermazione è vera nel senso che, intorno a Pinocchio, che è stato interpretato da un acrobatico ed eclettico Alessandro Magliano, si muove un campionario umano che è senza tempo. Tutti abbiamo incontrato Lucignolo, un istrionico Andrea Ruocco o il Grillo Parlante, ruolo cucito addosso a Lucrezia Pellegrino. Discorso a parte per Don Antonio Toriello, parroco di Licusati, nonché docente di oboe del Conservatorio Statale di Musica di Salerno “G.Martucci”. Il pubblico si è lasciato andare ad una vera e propria ovazione quando è entrato in scena con la barba di Mangiafoco, ma il suo cameo più finemente cesellato è risultato quello del direttore del paese dei Balocchi, nella sua trasformazione in severo domatore di asinelli e crudele monsieur Loyal di un circo composto da ragazzi che non hanno inteso affrontare il sacrificio dello studio e del lavoro. Altra coppia famosa quella del Gatto e la Volpe, con Vincenzo Sgueglia che ci ha ricordato un po’ il Franco Franchi del Pinocchio di Luigi Comencini ed  Enza Del Gaudio, e ancora Alessia Gallo, nei panni della Fata Turchina. Acclamatissimi i burattini interpretati da Domenico Mastrolonardo (Pulcinella), Francesco D’Angelo (Arlecchino), Tina Berardinelli (Colombina) e Irene Bove (Clarice); gli animali notturni interpretati, aiutanti della fata Noemi Sgueglia, Anna Milo e Emilia Volpe, e altre comparse affidate a Alfonso Bovino, Manuel Cusati, Maria Rosaria Di Muro, Vincenzo Forte, Benedetta Licata e Pina Mea. L’invito per tutti è quello di riaprire il libro originale, per rileggere e meravigliarsi all’infinito per quel “C’era una volta…” che conduce subito al cuore d’ogni possibile favola, “C’era una volta un pezzo di legno.”

 

Grande successo di critica e pubblico per il musical Pinocchio messo in scena dall’ Associazione “La meglio gioventù” nel teatro all’aperto di Camerota. Sugli scudi Antima Magliano e un superlativo Don Antonio Toriello

Di OLGA CHIEFFI

“Il legno in cui è tagliato Pinocchio è l’Umanità” scrive Benedetto Croce. L’umanità è un materiale plasmabile che la tecnica trasforma e adegua ai propri progetti. Il legno non è tagliato solo da Geppetto, continua ad essere tagliato anche da altri “tecnici”, la Fata dai capelli Turchini e il Grillo Parlante. “La meglio gioventù” di Camerota ha scelto proprio il Pinocchio di Carlo Collodi, nella versione musicata dai Pooh, per presentarsi al gran pubblico che ogni anno affolla l’arena all’aperto Kamaraton . Una stella cadente ha lasciato la sua scia fatta di luce e sogni proprio nel momento in cui l’intero numerosissimo cast lanciava il suo urlo liberatorio a sipario chiuso prima della rappresentazione:  l’impossibile può diventare possibile… E così un burattino scalfito da un tronco di un albero può animarsi e assumere le sembianze di un bambino.
Sul palcoscenico del teatro Kamaraton si è stati realmente catapultati nel favoloso mondo raccontato da Collodi, grazie alla regia di Roberta Nicolella, le scenografie di Tommaso Del Gaudio coadiuvato da Nicola Bove e Sabina Valiante, le coreografie di Emilia Volpe, i costumi Anna Milo realizzati da Enza Del Gaudio: dalla modesta falegnameria di Geppetto, al colorato Teatro di Mangiafuoco, dal bosco, al festoso Paese dei Balocchi, al circo, dal fondo del mare al ventre della balena. Tra le diverse canzoni  scritte dai Pooh che punteggiano i dialoghi è emerso un testo quale è “Figli”, che affronta, nel duetto tra Angela e Geppetto (ma con il falegname, interpretato da Tommaso Del Gaudio che pensa a Pinocchio), il tema del rapporto generazionale padre-figlio. Canta e ammonisce la donna, interpretata da una superlativa Antima Magliano, che di anno in anno cresce sempre più nella recitazione e padronanza degli spazi scenici, riuscendo a risolvere anche piccoli problemi che in una rappresentazione in stile Broadway possono accadere: “Ha una vita addosso tutta da scoprire/ vuoi fermarla adesso con le tue paure“; brano molto stile Pooh, roboante, intenso e commovente, una sorta di “Lettera al figlio” di Rudyard Kipling in musica. Perfettamente eseguiti, grazie alla vocal coach Teresa D’Alessandro, anche “Vita” e “Voglio andare via”, ma il pubblico ha apprezzato anche “Gatto & Volpe S.P.A.” i ritmi latini del mambo ”Galleggiando“, deliziosamente danzati. “Liberi liberi” è un happening di marionette, che ha visto l’entrata di Pinocchio dalla platea, una scintilla meta teatrale,  che è proseguita nella classicheggiante “Mamma mia“. Poi la partenza per il paese dei balocchi con “Sballo”, una vera e propria Lucignolo dance. E ancora il duetto d’apertura  Pinocchio – grillo parlante, che  è un ritmato rap (”Vietato cambiare/ consentito consentire/ disdicevole mentire/ ma fa onore confessare/Vietato complottare/ preferibile obbedire/ il pentimento è lecito/ se non è programmato/…“), mentre il “Buongiorno” è un momento soul; l’incipit di una vita che si rinnova ogni giorno… con feeling. “Pinocchio siamo noi!”. E L’affermazione è vera nel senso che, intorno a Pinocchio, che è stato interpretato da un acrobatico ed eclettico Alessandro Magliano, si muove un campionario umano che è senza tempo. Tutti abbiamo incontrato Lucignolo, un istrionico Andrea Ruocco o il Grillo Parlante, ruolo cucito addosso a Lucrezia Pellegrino. Discorso a parte per Don Antonio Toriello, parroco di Licusati, nonché docente di oboe del Conservatorio Statale di Musica di Salerno “G.Martucci”. Il pubblico si è lasciato andare ad una vera e propria ovazione quando è entrato in scena con la barba di Mangiafoco, ma il suo cameo più finemente cesellato è risultato quello del direttore del paese dei Balocchi, nella sua trasformazione in severo domatore di asinelli e crudele monsieur Loyal di un circo composto da ragazzi che non hanno inteso affrontare il sacrificio dello studio e del lavoro. Altra coppia famosa quella del Gatto e la Volpe, con Vincenzo Sgueglia che ci ha ricordato un po’ il Franco Franchi del Pinocchio di Luigi Comencini ed  Enza Del Gaudio, e ancora Alessia Gallo, nei panni della Fata Turchina. Acclamatissimi i burattini interpretati da Domenico Mastrolonardo (Pulcinella), Francesco D'Angelo (Arlecchino), Tina Berardinelli (Colombina) e Irene Bove (Clarice); gli animali notturni interpretati, aiutanti della fata Noemi Sgueglia, Anna Milo e Emilia Volpe, e altre comparse affidate a Alfonso Bovino, Manuel Cusati, Maria Rosaria Di Muro, Vincenzo Forte, Benedetta Licata e Pina Mea. L’invito per tutti è quello di riaprire il libro originale, per rileggere e meravigliarsi all’infinito per quel “C’era una volta…” che conduce subito al cuore d’ogni possibile favola, “C’era una volta un pezzo di legno.”