Altri 700 profughi sbarcati a Salerno, ma De Luca chiude la porta

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Salerno. Con quasi due ore di ritardo, alle 10.45 di ieri la nave San Giusto della Marina Militare è entrata per la seconda volta, in meno di quindici giorni, nel porto commerciale di Salerno toccando la banchina del molo Trapezio, sbarcando a terra circa 730 profughi di diversa nazionalità: siriana, palestinese, ghanese, maliana, libanese e di altri Paesi dell’area sub sahariana. Tra loro anche una quindicina di donne incinte e diverse persone con ustioni o lesioni di varia entità, anche gravi, come ha sottolineato il direttore sanitario del distretto cittadino dell’Asl Salerno, Antonio Lucchetti. Tanti, anche questa volta, i minori: il loro numero oscilla tra i 93 e i 95. Tra questi, ne sono stati inizialmente identificati 25 non accompagnati, ma solo tre alla fine sono stati affidati alla Caritas della diocesi di Teggiano-Policastro che, oltre a loro, ha preso in carico i 37 migranti destinati alla provincia di Salerno. Gli altri, invece, complice anche l’assenza di documenti, sono riusciti a salire sui bus destinati agli “adulti”. Le operazioni di sbarco, finite nelle prime ore del pomeriggio, sono state agevolate dal lavoro di identificazione e prima assistenza garantita dal personale a bordo della nave San Giusto che, con la collaborazione della Polizia di Stato, ha proceduto anche alla ricerca di eventuali scafisti confusi tra la folla di migranti. Ma di loro, stavolta, neanche l’ombra. Nonostante sia filato tutto liscio, però, non sono mancate le polemiche. La più dura è arrivata dal sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca, che in un post sulla sua pagina Facebook dal titolo “La sicurezza delle aree urbane è la prima esigenza”, ha di fatto chiuso le porte alla possibilità che il Comune possa nuovamente farsi carico dell’accoglienza dei migranti. De Luca ha parlato di un problema a «due facce». «C’è – ha scritto il primo cittadino – di fronte a chi fugge dalla fame, dalle guerre, dagli stupri, dalle persecuzioni religiose, un dovere essenziale di umanità. E c’è, per le nostre città, un’esigenza ineludibile di tutela della sicurezza, di rispetto delle regole e della dignità urbana. A fronte di questa seconda esigenza, il ruolo dello Stato è fortemente carente». Poi l’annuncio: «Dopo i primi sbarchi – ha rivelato – il Comune ha informato la stessa Prefettura, per iscritto, che non garantirà più l’accoglienza per la parte di migranti di cui viene caricato. Non ci sono né le risorse, né le strutture necessarie». A dar man forte alle sue dichiarazioni, ci sono state anche le parole dell’assessore alle Politiche Sociali, Nino Savastano, presente ieri durante le operazioni di sbarco. «Fino ad oggi abbiamo anticipato circa 350mila euro per l’affidamento dei minori nelle comunità alloggio. Certo – ha osservato –una parte ci verrà rimborsata e a breve invieremo anche la rendicontazione alla Prefettura. Ma, di contro, proprio la scorsa settimana la Regione Campania ci ha comunicato l’azzeramento del fondo sociale regionale che si aggiunge al dimezzamento del fondo nazionale. Stiamo sostenendo delle spese extra pescando dal bilancio comunale. Accogliere è un dovere – ha concluso – ma la situazione sta diventando sempre più difficile». A replicare ci ha pensato, ancora in questa occasione, il prefetto Gerarda Pantalone. «Ogni volta che mi verrà chiesto di attrezzare il porto per uno sbarco io lo farò. Le polemiche – ha concluso – le lascio agli altri». (Mattia A. Carpinelli – Il Mattino)

Salerno. Con quasi due ore di ritardo, alle 10.45 di ieri la nave San Giusto della Marina Militare è entrata per la seconda volta, in meno di quindici giorni, nel porto commerciale di Salerno toccando la banchina del molo Trapezio, sbarcando a terra circa 730 profughi di diversa nazionalità: siriana, palestinese, ghanese, maliana, libanese e di altri Paesi dell’area sub sahariana. Tra loro anche una quindicina di donne incinte e diverse persone con ustioni o lesioni di varia entità, anche gravi, come ha sottolineato il direttore sanitario del distretto cittadino dell’Asl Salerno, Antonio Lucchetti. Tanti, anche questa volta, i minori: il loro numero oscilla tra i 93 e i 95. Tra questi, ne sono stati inizialmente identificati 25 non accompagnati, ma solo tre alla fine sono stati affidati alla Caritas della diocesi di Teggiano-Policastro che, oltre a loro, ha preso in carico i 37 migranti destinati alla provincia di Salerno. Gli altri, invece, complice anche l’assenza di documenti, sono riusciti a salire sui bus destinati agli “adulti”. Le operazioni di sbarco, finite nelle prime ore del pomeriggio, sono state agevolate dal lavoro di identificazione e prima assistenza garantita dal personale a bordo della nave San Giusto che, con la collaborazione della Polizia di Stato, ha proceduto anche alla ricerca di eventuali scafisti confusi tra la folla di migranti. Ma di loro, stavolta, neanche l’ombra. Nonostante sia filato tutto liscio, però, non sono mancate le polemiche. La più dura è arrivata dal sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca, che in un post sulla sua pagina Facebook dal titolo “La sicurezza delle aree urbane è la prima esigenza”, ha di fatto chiuso le porte alla possibilità che il Comune possa nuovamente farsi carico dell’accoglienza dei migranti. De Luca ha parlato di un problema a «due facce». «C’è – ha scritto il primo cittadino – di fronte a chi fugge dalla fame, dalle guerre, dagli stupri, dalle persecuzioni religiose, un dovere essenziale di umanità. E c’è, per le nostre città, un’esigenza ineludibile di tutela della sicurezza, di rispetto delle regole e della dignità urbana. A fronte di questa seconda esigenza, il ruolo dello Stato è fortemente carente». Poi l’annuncio: «Dopo i primi sbarchi – ha rivelato – il Comune ha informato la stessa Prefettura, per iscritto, che non garantirà più l’accoglienza per la parte di migranti di cui viene caricato. Non ci sono né le risorse, né le strutture necessarie». A dar man forte alle sue dichiarazioni, ci sono state anche le parole dell’assessore alle Politiche Sociali, Nino Savastano, presente ieri durante le operazioni di sbarco. «Fino ad oggi abbiamo anticipato circa 350mila euro per l’affidamento dei minori nelle comunità alloggio. Certo – ha osservato –una parte ci verrà rimborsata e a breve invieremo anche la rendicontazione alla Prefettura. Ma, di contro, proprio la scorsa settimana la Regione Campania ci ha comunicato l’azzeramento del fondo sociale regionale che si aggiunge al dimezzamento del fondo nazionale. Stiamo sostenendo delle spese extra pescando dal bilancio comunale. Accogliere è un dovere – ha concluso – ma la situazione sta diventando sempre più difficile». A replicare ci ha pensato, ancora in questa occasione, il prefetto Gerarda Pantalone. «Ogni volta che mi verrà chiesto di attrezzare il porto per uno sbarco io lo farò. Le polemiche – ha concluso – le lascio agli altri». (Mattia A. Carpinelli – Il Mattino)

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