Cori anti-Napoli «depenalizzati» da Tavecchio. Abolita la discriminazione territoriale

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Sdoganato il Vesuvio, sdoganato il colera. In fondo sono dei semplici sfottò. Non c’è discriminazione territoriale, non c’è offesa se non goliardia. Il primo atto della presidenza Tavecchio sul tema è una «conversione ad u» che sconfessa totalmente le decisioni del Consiglio federale del 6 giugno 2013. Un anno fa, recependo la stretta della Uefa contro il razzismo, la Figc decise per la mano dura contro i cori offensivi. Del resto in Europa l’articolo 14 del regolamento disciplinare parlava chiaro: punire severamente «chi insulta la dignità umana di una persona o di un gruppo di persone in qualsiasi modo, inclusi il colore della pelle, la razza, la religione o l’etnia». E la Figc decise sull’onda dei cori contro Asamoah, Pogba, Balotelli. Senza dimenticare l’episodio del gennaio 2013 quando il Milan abbandonò il campo durante l’amichevole con la Pro Patria per i cori razzisti contro Boateng. Ieri la Figc ha messo mano al regolamento e con un colpo di spugna ha deciso che cantare cori contro i napoletani o qualsiasi altro tipo di «discriminazione territoriale» non varrà più l’automatica chiusura di settori degli stadi, ma una «gradualità di sanzioni» che andrà dalla diffida e dalla multa in su. Per vedere puniti i club con settori vuoti o stadi interi senza pubblico bisognerà assistere a casi «di particolare gravità» o a recidive. Il presidente Tavecchio ha spiegato che la modifica intende «evitare provvedimenti drastici» e vuole favorire «interventi più ponderati». A volere questa modifica una strana alleanza: i club e gli ultrà. I club si ritenevano sotto ricatto. Adriano Galliani all’indomani del primo coro sanzionato (Milan-Napoli del 22 settembre) tuonò: «La Uefa non parla di discriminazione territoriale, è una regola che ci siamo inventati noi in Italia. E nessuno, dotato di buon udito, domenica ha sentito i cori». Il giudice Tosel, e i video, lo smentirono e la curva fu chiusa nella partita del 28 settembre contro la Sampdoria. Fece eco il presidente della Lega di A, Maurizio Beretta: «In questo modo stiamo consegnando il destino delle squadre nelle mani di pochi irresponsabili ». E l’allora presidente della Figc, Giancarlo Abete, promise una attenta valutazione di eventuali modifiche. «Non è una norma, ma una sanzione della discordia. Da quando è aumentata la sanzione, in linea con le norme di contrasto del razzismo, si è posto un problema». Perché effettivamente non passava domenica che non si ricordasse al Vesuvio il ruolo che aveva in qualsiasi parte d’Italia. Con o senza il Napoli in campo. Per le forche caudine della squalifica sono passati un po’ tutti. E quando la Juve ha pensato bene di organizzare una contromanifestazione riempiendo di bambini la curva vuota le cose non è che sono andate benissimo con i piccoli delle scuole calcio piemontesi che, senza insultare i napoletani, se la prendevano con il portiere avversario ogni qualvolta batteva un calcio di rinvio. Ben diversa l’atmosfera a Napoli nel turno in cui, a stadio chiuso, i ragazzi delle scuole riempirono i distinti per una serata di festa contro il Verona. L’altro santo alleato sono stati gli ultrà. E ci pensarono proprio i napoletani domenica 6 ottobre a ricordarlo, quando in occasione della sfida tra Napoli e Livorno, in curva B apparve un enorme striscione, «Napoli colera», corredato da un’altra lunga scritta: «E adesso chiudeteci la curva». E poi cori, tanti cori di scherno contro se stessi. Da parte sua il presidente della Uefa, Michel Platini, all’indomani della decisione di un anno fa disse: «Nei regolamenti Uefa parliamo di discriminazioni, ma non c’è la dicitura ‘territoriale’. Le singole federazioni hanno la libertà di allargare le tipologie. In Italia l’hanno fatto». Come dire che è una regola che abbiamo inventato noi italiani e che ora aboliamo. (Gianluca Agata – Il Mattino)

Sdoganato il Vesuvio, sdoganato il colera. In fondo sono dei semplici sfottò. Non c’è discriminazione territoriale, non c’è offesa se non goliardia. Il primo atto della presidenza Tavecchio sul tema è una «conversione ad u» che sconfessa totalmente le decisioni del Consiglio federale del 6 giugno 2013. Un anno fa, recependo la stretta della Uefa contro il razzismo, la Figc decise per la mano dura contro i cori offensivi. Del resto in Europa l’articolo 14 del regolamento disciplinare parlava chiaro: punire severamente «chi insulta la dignità umana di una persona o di un gruppo di persone in qualsiasi modo, inclusi il colore della pelle, la razza, la religione o l’etnia». E la Figc decise sull’onda dei cori contro Asamoah, Pogba, Balotelli. Senza dimenticare l’episodio del gennaio 2013 quando il Milan abbandonò il campo durante l'amichevole con la Pro Patria per i cori razzisti contro Boateng. Ieri la Figc ha messo mano al regolamento e con un colpo di spugna ha deciso che cantare cori contro i napoletani o qualsiasi altro tipo di «discriminazione territoriale» non varrà più l’automatica chiusura di settori degli stadi, ma una «gradualità di sanzioni» che andrà dalla diffida e dalla multa in su. Per vedere puniti i club con settori vuoti o stadi interi senza pubblico bisognerà assistere a casi «di particolare gravità» o a recidive. Il presidente Tavecchio ha spiegato che la modifica intende «evitare provvedimenti drastici» e vuole favorire «interventi più ponderati». A volere questa modifica una strana alleanza: i club e gli ultrà. I club si ritenevano sotto ricatto. Adriano Galliani all’indomani del primo coro sanzionato (Milan-Napoli del 22 settembre) tuonò: «La Uefa non parla di discriminazione territoriale, è una regola che ci siamo inventati noi in Italia. E nessuno, dotato di buon udito, domenica ha sentito i cori». Il giudice Tosel, e i video, lo smentirono e la curva fu chiusa nella partita del 28 settembre contro la Sampdoria. Fece eco il presidente della Lega di A, Maurizio Beretta: «In questo modo stiamo consegnando il destino delle squadre nelle mani di pochi irresponsabili ». E l’allora presidente della Figc, Giancarlo Abete, promise una attenta valutazione di eventuali modifiche. «Non è una norma, ma una sanzione della discordia. Da quando è aumentata la sanzione, in linea con le norme di contrasto del razzismo, si è posto un problema». Perché effettivamente non passava domenica che non si ricordasse al Vesuvio il ruolo che aveva in qualsiasi parte d’Italia. Con o senza il Napoli in campo. Per le forche caudine della squalifica sono passati un po’ tutti. E quando la Juve ha pensato bene di organizzare una contromanifestazione riempiendo di bambini la curva vuota le cose non è che sono andate benissimo con i piccoli delle scuole calcio piemontesi che, senza insultare i napoletani, se la prendevano con il portiere avversario ogni qualvolta batteva un calcio di rinvio. Ben diversa l’atmosfera a Napoli nel turno in cui, a stadio chiuso, i ragazzi delle scuole riempirono i distinti per una serata di festa contro il Verona. L’altro santo alleato sono stati gli ultrà. E ci pensarono proprio i napoletani domenica 6 ottobre a ricordarlo, quando in occasione della sfida tra Napoli e Livorno, in curva B apparve un enorme striscione, «Napoli colera», corredato da un’altra lunga scritta: «E adesso chiudeteci la curva». E poi cori, tanti cori di scherno contro se stessi. Da parte sua il presidente della Uefa, Michel Platini, all'indomani della decisione di un anno fa disse: «Nei regolamenti Uefa parliamo di discriminazioni, ma non c’è la dicitura ‘territoriale’. Le singole federazioni hanno la libertà di allargare le tipologie. In Italia l’hanno fatto». Come dire che è una regola che abbiamo inventato noi italiani e che ora aboliamo. (Gianluca Agata – Il Mattino)