Inietta insulina al figlio di 4 anni per farlo star male: infermiera arrestata

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TORINO -. Quando l’abuso passa per la troppa cura. Sembra rientrare in questa tipologia il caso dell’infermiera di Torino che iniettava l’insulina al figlio in dose sufficiente a farlo stare continuamente male ma non da ucciderlo. Un fenomeno di abuso diffuso ma sommerso esercitato quasi esclusivamente dalle madri. Donne affette da un disturbo mentale che le porta ad arrecare un danno fisico al figlio per attirare l’attenzione su di sé. Le condizioni del bambino di 4 anni sono stabili. La situazione è definita sotto controllo, anche se sarà necessario attendere un lungo periodo, almeno alcuni mesi, per capire se la somministrazione del farmaco possa avergli creato danni permanenti.  Il bambino viene usato quindi per appagare un desiderio, inconscio, del genitore di mettere in atto un dramma personale e rinforzare la loro relazione con medici o ambiente ospedaliero. Gli esperti la chiamano «Sindrome di Munchausen per procura»: l’abuso che deriva dalla troppa cura. Il genitore, in particolare la madre, inventa sintomi e malattie per curare le quali sottopone il figlio a un’infinità di accertamenti medici e diagnostici, spesso invasivi, inutili e ingiustificati.  In America il fenomeno risulta essere ormai diffuso quasi quanto gli abusi sessuali in famiglia; in Italia lo hanno studiato per primi tre docenti dell’Università di Milano (un medico legale, Andrea Gentilomo; un criminologo, Isabella Merzagora; e uno psichiatra, Chiara Oggiomini). Un elemento che rende questo abuso poco identificabile è il fatto che le madri che esercitano questo tipo di violenza sono all’apparenza particolarmente sollecite e attente al loro bambino. Ciò trae in inganno anche i medici che difficilmente arrivano a pensare che sia stata invece proprio la madre ad avvelenare o soffocare il figlio o indirettamente ne abbia causato addirittura la morte.  La sindrome, che prende il nome dal barone von Munchausen, un nobile mercenario tedesco del XVIII secolo famoso per le sue bugie, è detta ‘per procura’ perché i sintomi delle immaginarie malattie sono proiettate dalla madre sui figli. Il bambino vittima di questa forma di abuso rischia seri danni fisici e psicologici e, spesso, la vita. La madre che esercita questo tipo di violenza ha forti disturbi della personalità di tipo isterico o narcisistico, sottopone il figlio ad esami diagnostici che spesso altera per convincere i medici della presenza di una patologia e gli somministra farmaci che nessuno ha mai prescritto al bambino. Gli esperti hanno inoltre scoperto come la sindrome abbia delle caratteristiche seriali. Un madre ‘Munchausen’ arriva spesso a spostare la sua attenzione patologica da un figlio all’altro, di preferenza all’ultimo nato.leggo.it

TORINO -. Quando l'abuso passa per la troppa cura. Sembra rientrare in questa tipologia il caso dell'infermiera di Torino che iniettava l'insulina al figlio in dose sufficiente a farlo stare continuamente male ma non da ucciderlo. Un fenomeno di abuso diffuso ma sommerso esercitato quasi esclusivamente dalle madri. Donne affette da un disturbo mentale che le porta ad arrecare un danno fisico al figlio per attirare l'attenzione su di sé. Le condizioni del bambino di 4 anni sono stabili. La situazione è definita sotto controllo, anche se sarà necessario attendere un lungo periodo, almeno alcuni mesi, per capire se la somministrazione del farmaco possa avergli creato danni permanenti.  Il bambino viene usato quindi per appagare un desiderio, inconscio, del genitore di mettere in atto un dramma personale e rinforzare la loro relazione con medici o ambiente ospedaliero. Gli esperti la chiamano «Sindrome di Munchausen per procura»: l'abuso che deriva dalla troppa cura. Il genitore, in particolare la madre, inventa sintomi e malattie per curare le quali sottopone il figlio a un'infinità di accertamenti medici e diagnostici, spesso invasivi, inutili e ingiustificati.  In America il fenomeno risulta essere ormai diffuso quasi quanto gli abusi sessuali in famiglia; in Italia lo hanno studiato per primi tre docenti dell'Università di Milano (un medico legale, Andrea Gentilomo; un criminologo, Isabella Merzagora; e uno psichiatra, Chiara Oggiomini). Un elemento che rende questo abuso poco identificabile è il fatto che le madri che esercitano questo tipo di violenza sono all'apparenza particolarmente sollecite e attente al loro bambino. Ciò trae in inganno anche i medici che difficilmente arrivano a pensare che sia stata invece proprio la madre ad avvelenare o soffocare il figlio o indirettamente ne abbia causato addirittura la morte.  La sindrome, che prende il nome dal barone von Munchausen, un nobile mercenario tedesco del XVIII secolo famoso per le sue bugie, è detta 'per procura' perché i sintomi delle immaginarie malattie sono proiettate dalla madre sui figli. Il bambino vittima di questa forma di abuso rischia seri danni fisici e psicologici e, spesso, la vita. La madre che esercita questo tipo di violenza ha forti disturbi della personalità di tipo isterico o narcisistico, sottopone il figlio ad esami diagnostici che spesso altera per convincere i medici della presenza di una patologia e gli somministra farmaci che nessuno ha mai prescritto al bambino. Gli esperti hanno inoltre scoperto come la sindrome abbia delle caratteristiche seriali. Un madre 'Munchausen' arriva spesso a spostare la sua attenzione patologica da un figlio all'altro, di preferenza all'ultimo nato.leggo.it