Napoli. Blitz notturno a salita Pontecorvo di un gruppo di giovanissimi a bordo di 4 scooter: gambizzato pregiudicato

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Napoli. I vicoli del Cavone come il set di Gomorra. Serata di terrore allo stato puro per i residenti di salita Pontecorvo, e nottata da dimenticare per un 23enne – Carmine Forte, pregiudicato – che vive in un terraneo della zona. Una banda di delinquenti, pare tutti giovanissimi, hanno scatenato l’inferno mettendo a segno un raid, le pistole in pugno, sparando all’impazzata: un proiettile vagante ha colpito Forte alla gamba destra. E, tutto sommato, considerata la portata di fuoco culminata in una ventina di secondi, la situazione si è risolta con tanto spavento e la corsa in ospedale per il ferito. Ma il raid, questo è chiaro, avrebbe potuto causare un’altra tragedia. Succede in quelle che sono ormai le notti nere di Napoli. Notti in cui il pericolo – soprattutto in certe zone –è una drammatica costante. Ricostruiamo l’episodio alla luce dell’informativa trasmessa dalla Questura di Napoli alla Procura della Repubblica. Erano le 23,30 di martedì quando il giovane pregiudicato – che si trova agli arresti domiciliari proprio in un’abitazione di salita Pontecorvo – stava cercando un po’ di sollievo all’afa sull’uscio dell’abitazione (che divide con un altro pregiudicato, anch’egli agli arresti domiciliari). All’improvviso la zona si è popolata di una carovana di scooter: almeno quattro ciclomotori su ciascuno dei quali viaggiavano due persone. Un commando vero e proprio di giovanissimi: poco più che ragazzini, nonostante avessero il volto semicoperto da caschi, armati di pistole. Hanno iniziatoa sparare, facendo fuoco all’impazzata: una gragnuola di colpi in aria, ma anche all’indirizzo di alcuni edifici della zona. Un proiettile, forse rimbalzato proprio sulla parete di un palazzo, ha finito la sua corsa conficcandosi nel polpaccio di Forte, che non aveva avuto nemmeno il tempo di rendersi conto della portata del blitz e di rientrare in casa. Sul posto gli esperti della Scientifica guidata dal primo dirigente Fabiola Mancone reperteranno poco più tardi ben cinque bossoli di pistola calibro 9, quattro di una calibro 7,65, due ogive, e un altro bossolo di calibro 9×21. Nel portone di fronte la casa del pregiudicato c’erano poi tre fori di proiettili. Un raid in piena regola, insomma. Messo a segno da chi? E, soprattutto, contro chi? Diciamo subito che le indagini tendono ad escludere che l’obiettivo dei criminali fosse lo stesso Carmine Forte. Il 23enne ferito e poi ricoverato all’ospedale Vecchio Pellegrini (è stato dichiarato fuori pericolo dai medici) non è un personaggio inserito all’interno di dinamiche riconducibili alla criminalità organizzata. Forte sta scontando un periodo di custodia cautelare agli arresti in casa: la sera del 3 maggio scorso, in occasione della finale di Coppa Italia vinta dal Napoli contro la Fiorentina, era stato arrestato dalla polizia dopo aver commesso una rapina al corso Vittorio Emanuele ai danni di due ragazzini usciti di casa per festeggiare il successo degli azzurri. Probabile, dunque, che il raid sia stato messo a segno da una delle bande che oggi si contendono il predominio criminale della zona del Cavone di piazza Dante. (Giuseppe Crimaldi – Il Mattino)

Napoli. I vicoli del Cavone come il set di Gomorra. Serata di terrore allo stato puro per i residenti di salita Pontecorvo, e nottata da dimenticare per un 23enne – Carmine Forte, pregiudicato – che vive in un terraneo della zona. Una banda di delinquenti, pare tutti giovanissimi, hanno scatenato l’inferno mettendo a segno un raid, le pistole in pugno, sparando all’impazzata: un proiettile vagante ha colpito Forte alla gamba destra. E, tutto sommato, considerata la portata di fuoco culminata in una ventina di secondi, la situazione si è risolta con tanto spavento e la corsa in ospedale per il ferito. Ma il raid, questo è chiaro, avrebbe potuto causare un’altra tragedia. Succede in quelle che sono ormai le notti nere di Napoli. Notti in cui il pericolo – soprattutto in certe zone –è una drammatica costante. Ricostruiamo l’episodio alla luce dell’informativa trasmessa dalla Questura di Napoli alla Procura della Repubblica. Erano le 23,30 di martedì quando il giovane pregiudicato – che si trova agli arresti domiciliari proprio in un’abitazione di salita Pontecorvo – stava cercando un po’ di sollievo all’afa sull’uscio dell’abitazione (che divide con un altro pregiudicato, anch’egli agli arresti domiciliari). All’improvviso la zona si è popolata di una carovana di scooter: almeno quattro ciclomotori su ciascuno dei quali viaggiavano due persone. Un commando vero e proprio di giovanissimi: poco più che ragazzini, nonostante avessero il volto semicoperto da caschi, armati di pistole. Hanno iniziatoa sparare, facendo fuoco all’impazzata: una gragnuola di colpi in aria, ma anche all’indirizzo di alcuni edifici della zona. Un proiettile, forse rimbalzato proprio sulla parete di un palazzo, ha finito la sua corsa conficcandosi nel polpaccio di Forte, che non aveva avuto nemmeno il tempo di rendersi conto della portata del blitz e di rientrare in casa. Sul posto gli esperti della Scientifica guidata dal primo dirigente Fabiola Mancone reperteranno poco più tardi ben cinque bossoli di pistola calibro 9, quattro di una calibro 7,65, due ogive, e un altro bossolo di calibro 9×21. Nel portone di fronte la casa del pregiudicato c’erano poi tre fori di proiettili. Un raid in piena regola, insomma. Messo a segno da chi? E, soprattutto, contro chi? Diciamo subito che le indagini tendono ad escludere che l’obiettivo dei criminali fosse lo stesso Carmine Forte. Il 23enne ferito e poi ricoverato all’ospedale Vecchio Pellegrini (è stato dichiarato fuori pericolo dai medici) non è un personaggio inserito all’interno di dinamiche riconducibili alla criminalità organizzata. Forte sta scontando un periodo di custodia cautelare agli arresti in casa: la sera del 3 maggio scorso, in occasione della finale di Coppa Italia vinta dal Napoli contro la Fiorentina, era stato arrestato dalla polizia dopo aver commesso una rapina al corso Vittorio Emanuele ai danni di due ragazzini usciti di casa per festeggiare il successo degli azzurri. Probabile, dunque, che il raid sia stato messo a segno da una delle bande che oggi si contendono il predominio criminale della zona del Cavone di piazza Dante. (Giuseppe Crimaldi – Il Mattino)

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