Teresa Cristina di Borbone, “Madre dei Brasiliani”

0
44

Dare dignità storica a Teresa Cristina di Borbone e Imperatrice del Brasile, riesumarla dall’oblio dei posteri è un atto dovuto per una “Donna della terra di Napoli”. 

La storia che andremo a raccontare e ricca di fascino e di avventura, e più che una biografia in senso stretto, si vuole dare il contributo a una riconsiderazione del periodo nel quale Italia e Brasile ponevano le basi delle rispettive identità nazionali (purtroppo mai compiuta appieno) con ricadute forti che arrivano fino a oggi.

Teresa Cristina delle Due Sicilie (Napoli, 14 marzo 1822 – Porto, 28 dicembre 1889) soprannominata “Madre dei Brasiliani”, fu l’Imperatrice consorte di Pietro II del Brasile che regnò dal 1831 al 1889. 

Teresa Cristina era la figlia dell’allora Duca di Calabria, che più tardi salì al trono del Regno delle Due Sicilie, come re Francesco I, rimasta poi orfana di suo padre nel 1830. Sua madre, apparentemente la trascurò dopo aver sposato un giovane ufficiale nel 1839. Crebbe in solitario isolamento, in un contesto di superstizione religiosa, intolleranza e di conservatorismo. A differenza di suo padre o di sua madre, Teresa Cristina aveva un carattere dolce e timido. Non era aggressiva e imparò ad essere soddisfatta di qualsiasi circostanza in cui si fosse trovata. Non brillava in bellezza, ma non era nemmeno così brutta come qualche storico garibaldino l’ha ingiustamente descritta, possedeva una bella voce che la portò spesso a praticare il canto. Le ricerche e gli studi di Aniello Angelo Avella, condotti su fonti napoletane e brasiliane, finora mai esplorate, hanno rivelato una personalità femminile di notevole spessore umano e culturale, lontano dalla figura sottomessa e discreta. Si riscopre, dunque, una donna energica, influente sul piano politico e dispensatrice di consigli, amante e protettrice delle arti, della musica, dell’archeologia, della pittura. Una donna che amò profondamente la Terra brasiliana. Grazie alla sua presenza in Brasile, il periodo 1843-1889 (dal suo arrivo a Rio de Janeiro fino alla morte in esilio) fu uno dei periodi decisivi per la costruzione dell’identità brasiliana e, contemporaneamente, per il processo di integrazione fra Napoli e Brasile. 

Un giorno Vincenzo Ramirez, ministro del Regno delle Due Sicilie, si incontrò a Vienna con un inviato brasiliano che era all’infruttuosa ricerca di una sposa per il suo imperatore, il giovane Pedro II. Tuttavia le case reali europee, a cui egli si era rivolto, temevano che Pedro II potesse sviluppare una personalità imprevedibile come suo padre, l’imperatore Dom Pedro I, noto per la sua infedeltà. Ramirez sembrava indifferente ed offrì la mano di Teresa Cristina. Il legame amoroso era secondario in un’epoca in cui il ruolo di una consorte reale era di partorire eredi per il marito e per la nazione. Essendo una principessa, i possibili corteggiatori erano molto limitati. La prospettiva di sposare un imperatore era un’opportunità da non lasciarsi sfuggire.

Il governo delle Due Sicilie inviò a Pedro II, un dipinto raffigurante una donna giovane e bella, che lo spinse ad accettare la proposta. L’imperatore fu incantato dal ritratto, dicendo che il soggetto sembrava essere una “principessa delle fate”. Secondo lo storico James McMurtry Longo, la donna ritratta nel dipinto non era Teresa Cristina, ma qualcun altro, e “quando Pietro II scoprì l’inganno, era troppo tardi”. A causa dei complicati matrimoni fra reali, Teresa Maria era legata a Pietro II da così tanti vincoli di consanguineità, da richiedere la dispensa da Papa Gregorio XVI prima che gli accordi matrimoniali potessero essere conclusi. Il permesso fu accordato, e un matrimonio per procura si svolse il 30 maggio 1843 a Napoli: Pietro II era rappresentato dal fratello della sua fidanzata, il Principe Leopoldo, Conte di Siracusa.

Ritratto di Teresa Cristina delle due Sicilie

Una piccola flotta brasiliana composta da una fregata e due corvette partì per le Due Sicilie il 3 marzo 1843 per scortare la nuova imperatrice del Brasile. Lo squadrone brasiliano, accompagnato da una divisione navale napoletana costituito da una nave di linea e tre fregate, tornò a Rio de Janeiro con Teresa Cristina il 3 settembre 1843. Pedro II immediatamente si precipitò a bordo della nave e salutò la sua sposa. Dopo aver visto questo gesto impetuoso, la folla esultò e i cannoni spararono in modo assordante in segno di saluto. Teresa Cristina si innamorò del suo nuovo marito a prima vista. Era alto, ben proporzionato biondo, occhi azzurri, e considerato bello a dispetto di una mascella pronunciata ereditata dai suoi antenati Asburgo. Ampliando il panorama storico-culturale dell’epoca, ANIELLO ANGELO AVELLA ( autore del libro “UNA NAPOLETANA IMPERATRICE AI TROPICI. TERESA CRISTINA DI BORBONE SUL TRONO DEL BRASILE”) riesce a ribaltare anche la tesi secondo la quale le nozze di Teresa Cristina furono un evento casuale, come un certo tipo di storiografia ha sostenuto. Fu al contrario un evento importante della politica atlantica perseguita dalla diplomazia dei Borbone. Anzi, un ulteriore rafforzamento dell’unione dinastica tra Borbone e Bragança, si ebbe col matrimonio del fratello di Teresa, Luigi conte dell’Aquila e la sorella dell’imperatore, Januária, già reggente del trono brasiliano.

Dom Pedro II e Teresa Cristina

La cultura napoletana di quel periodo brillava nei diversi campi del pensiero, della ricerca, della espressione artistica e ben presto attraversò l’oceano. Sotto l’alto patrocinio dell’imperatrice a Rio de Janeiro fiorirono l’artigianato e le attività musicali e teatrali. In vari scritti dell’epoca la Baia di Guanabara veniva paragonata al Golfo partenopeo e divenne la meta prediletta da molti sudditi delle Due Sicilie, aumentati in numero dopo l’arrivo di Teresa. Così la radice Napoletana si sparse in tutti gli strati sociali del tessuto urbano ‘carioca’, a differenza del modello francese, fornendo al nuovo Stato altri “modelli” per il proprio sviluppo. 

Una grande passione dell’imperatrice Teresa Cristina era l’archeologia, tanto da indurla a proporre uno scambio al fratello Ferdinando II re di Napoli e delle due Sicilie, come si evince dallo scambio epistolare presente nel volume. Sopra citato, i due fratelli napoletani, appassionati per l’archeologia, stabilirono, infatti, un intercambio di elevato valore culturale con forte significato simbolico. Vari reperti di Pompei ed Ercolano salparono per Rio mentre differenti manufatti e utensili degli indios brasiliani andarono a incrementare la già ricche collezioni del Real Museo Borbonico di Napoli (attuale Museo Nazionale). Inoltre, dopo aver ereditato alcune tenute nel Lazio da sua zia, la regina di Sardegna Maria Cristina, Teresa Cristina promosse una campagna di scavi nel sito dell’antica Veio, garantendo il ritrovamento di importanti reperti etruschi. 

Museo Nazionale.              
Museo Imperiale Petropoli

Grazie alla principessa napoletana il Brasile vanta oggi, con più di 700 pezzi, la più grande collezione di archeologia classica dell’America Latina. La “Collezione Teresa Cristina”, frutto di un’intensa attività archeologica da lei intrapresa in Italia, costituisce, insieme ai reperti del Museu Nacional e agli oggetti esposti al Museu Imperial di Petrópolis, uno dei maggiori giacimenti culturali italiani fuori dai confini nazionali. Da un lato gli oggetti provenienti dall’Italia piantarono le sementi della tradizione classica nelle terre americana. Dall’altro gli oggetti di artigianato indigeno del Brasile mostrarono all’Europa alcuni aspetti di una civiltà lontana che potevano stimolare la creatività del vecchio ontinente. Molti di quegli oggetti arricchirono anche il Museo Pigorini di Roma.

La valutazione dell’operato di Teresa Cristina non si limita al campo artistico perché influenzò in modo significativo sopratutto la composizione dei flussi migratori. Si creò un humus nel quale crebbero le grandi migrazioni di fine Ottocento che avrebbero visto la formazione della più grande colonia di emigranti italiani all’estero. Come evidenzia lo storico Julio Cezar Vanni, l’imperatrice conquistò la fiducia del marito e passò a collaborare nelle decisioni dello stato. Per migliorare la situazione della salute pubblica e dell’insegnamento, decise delle facilitazioni per la corte brasiliana perché vi giungessero molti napoletani, medici, ingegneri, professori, farmacisti, infermieri, artisti, artigiani e lavoratori qualificati. Il volume, corredato da carteggi, fotografie di grande importanza e bellezza, riporta alla luce i nomi e le gesta di molti artisti e personaggi, artigiani lavoratori di alto livello professionale.

Famiglia Imperiale

La morte della figlia Leopoldina di febbre tifoide il 7 febbraio 1871 suscitò infelicità nella famiglia imperiale. Pietro II, decise di compiere un viaggio in Europa nello stesso anno tra le altre ragioni per “rallegrare” la moglie (come indicato con le sue parole) e ricambiare una visita ai quattronipoti, figli di Leopoldina che vivevano a Coburgo dal 1860. Teresa Cristina preferiva la sua vita ordinaria in Brasile: “dedicandosi alla famiglia, devozioni religiose, e alle opere di carità”. Visitare la terra natia poi suscitava in lei ricordi dolorosi: la sua famiglia era stata detronizzata nel 1861 e il Regno delle Due Sicilie era stato annesso a quello che sarebbe poi diventato il Regno d’Italia.

La tranquilla routine domestica finì quando una fazione dell’esercito si ribellò e fece cadere Pietro II il 15 novembre 1889 proclamando la repubblica e ordinando a tutta la Famiglia Imperiale a lasciare il Brasile. Dopo aver sentito l’ordine di partire, un ufficiale disse all’Imperatrice: “Dimissioni, mia signora.” Lei gli rispose: “Ce l’ho sempre, ma come non piangere per dover lasciare questa terra per sempre!” Secondo lo storico Roderick J. Barman, gli “eventi del 15 novembre 1889, ruppero il suo stato emotivamente e fisicamente.” Dopo essere stata malata durante quasi tutto il viaggio attraverso l’Atlantico, Teresa Cristina e la sua famiglia giunsero a Lisbona il 7 dicembre.

Da Lisbona la coppia imperiale proseguì per Porto. Isabella e la sua famiglia partì per la Spagna. Il 24 dicembre, la Famiglia Imperiale ricevette la notizia ufficiale che era stata bandita per sempre dal paese. Pietro II scrisse nel suo diario il 28 dicembre 1889: “.. Sentendo l’imperatrice lamentandosi, sono andato a vedere che cosa avesse. Era fredda con un dolore nei suoi fianchi, ma lei non aveva la febbre”. Poiché la giornata è trascorsa, il respiro Teresa Cristina divenne sempre più affannoso, e il fallimento del suo sistema respiratorio ha portato ad arresto cardiaco e la morte alle 2 del pomeriggio.

Mentre stava morendo, Teresa Cristina ha detto a Maria Isabel Pinto de Andrade, Baronessa di Japurá: “Maria Isabel, non muoio di malattia, io muoio di dolore e di rammarico “! Le sue ultime parole furono: “Mi manca mia figlia [Isabella] e i miei nipoti, non posso abbracciare per l’ultima volta il Brasile, terra bellissima… Perché non non posso tornare”… Le strade di Porto erano affollate di persone che si riunirono per presenziare al suo corteo funebre. Su richiesta del marito, il corpo di Teresa Cristina venne sepolto nella Chiesa di São Vicente de Fora vicino a Lisbona, dove è stata sepolta nel Pantheon Braganza. I suoi resti, insieme con Pietro II, furono in seguito rimpatriati in Brasile nel 1921 con molto clamore. Fu dato loro un luogo di sepoltura nella cattedrale di Petrópolis nel 1939.

La notizia della sua morte produsse lutto sincero in Brasile. 

Secondo lo storico Eli Behar, Teresa Cristina divenne notevole “per la sua discrezione, che l’ha tenuta lontana dall’ essere associata ad alcun movimento politico, e per la sua tenerezza e la carità, che le è valso il nome di ’Madre della brasiliani‘”. Un parere simile è espresso dallo storico Benedito Antunes, che ha elogiato l’imperatrice per la sua sponsorizzazione di sviluppo culturale e scientifico: ha “promosso la cultura in vari modi, portando da artisti italiani, intellettuali, scienziati, botanici, musicisti, contribuendo così al progresso e di arricchimento della vita culturale della nazione”. Questo punto di vista è condiviso dallo storico Eugenia Zerbini, che ha sostenuto che, grazie a lei, il Brasile ha oggi la più grande collezione archeologica classica dell’America Latina.

Poco prima della sua morte, Pietro II donò la maggior parte dei suoi beni al governo brasiliano, che furono poi divisi tra il brasiliano National Archives, il Museo Imperiale del Brasile, la Biblioteca Nazionale del Brasile e l’ Istituto Geografico. Pietro II ha imposto una sola condizione: che il dono è stato quello in onore della sua defunta moglie, e così è attualmente conosciuta come la “Teresa Cristina Maria Collection”. La collezione è registrato dall’ UNESCO come parte del patrimonio dell’umanità nella sua memoria del Programma mondiale. Infine, Teresa Cristina è ricordato nei nomi di diverse città brasiliane, tra cui Teresópolis (a Rio de Janeiro), Teresina (capitale del Piauí), Cristina (a Minas Gerais) e Imperatriz (nel Maranhão).

 

Dare dignità storica a Teresa Cristina di Borbone e Imperatrice del Brasile, riesumarla dall'oblio dei posteri è un atto dovuto per una "Donna della terra di Napoli". 

La storia che andremo a raccontare e ricca di fascino e di avventura, e più che una biografia in senso stretto, si vuole dare il contributo a una riconsiderazione del periodo nel quale Italia e Brasile ponevano le basi delle rispettive identità nazionali (purtroppo mai compiuta appieno) con ricadute forti che arrivano fino a oggi.

Teresa Cristina delle Due Sicilie (Napoli, 14 marzo 1822 – Porto, 28 dicembre 1889) soprannominata "Madre dei Brasiliani", fu l'Imperatrice consorte di Pietro II del Brasile che regnò dal 1831 al 1889. 

Teresa Cristina era la figlia dell'allora Duca di Calabria, che più tardi salì al trono del Regno delle Due Sicilie, come re Francesco I, rimasta poi orfana di suo padre nel 1830. Sua madre, apparentemente la trascurò dopo aver sposato un giovane ufficiale nel 1839. Crebbe in solitario isolamento, in un contesto di superstizione religiosa, intolleranza e di conservatorismo. A differenza di suo padre o di sua madre, Teresa Cristina aveva un carattere dolce e timido. Non era aggressiva e imparò ad essere soddisfatta di qualsiasi circostanza in cui si fosse trovata. Non brillava in bellezza, ma non era nemmeno così brutta come qualche storico garibaldino l'ha ingiustamente descritta, possedeva una bella voce che la portò spesso a praticare il canto. Le ricerche e gli studi di Aniello Angelo Avella, condotti su fonti napoletane e brasiliane, finora mai esplorate, hanno rivelato una personalità femminile di notevole spessore umano e culturale, lontano dalla figura sottomessa e discreta. Si riscopre, dunque, una donna energica, influente sul piano politico e dispensatrice di consigli, amante e protettrice delle arti, della musica, dell’archeologia, della pittura. Una donna che amò profondamente la Terra brasiliana. Grazie alla sua presenza in Brasile, il periodo 1843-1889 (dal suo arrivo a Rio de Janeiro fino alla morte in esilio) fu uno dei periodi decisivi per la costruzione dell'identità brasiliana e, contemporaneamente, per il processo di integrazione fra Napoli e Brasile. 

Un giorno Vincenzo Ramirez, ministro del Regno delle Due Sicilie, si incontrò a Vienna con un inviato brasiliano che era all'infruttuosa ricerca di una sposa per il suo imperatore, il giovane Pedro II. Tuttavia le case reali europee, a cui egli si era rivolto, temevano che Pedro II potesse sviluppare una personalità imprevedibile come suo padre, l'imperatore Dom Pedro I, noto per la sua infedeltà. Ramirez sembrava indifferente ed offrì la mano di Teresa Cristina. Il legame amoroso era secondario in un'epoca in cui il ruolo di una consorte reale era di partorire eredi per il marito e per la nazione. Essendo una principessa, i possibili corteggiatori erano molto limitati. La prospettiva di sposare un imperatore era un'opportunità da non lasciarsi sfuggire.

Il governo delle Due Sicilie inviò a Pedro II, un dipinto raffigurante una donna giovane e bella, che lo spinse ad accettare la proposta. L'imperatore fu incantato dal ritratto, dicendo che il soggetto sembrava essere una "principessa delle fate". Secondo lo storico James McMurtry Longo, la donna ritratta nel dipinto non era Teresa Cristina, ma qualcun altro, e "quando Pietro II scoprì l'inganno, era troppo tardi". A causa dei complicati matrimoni fra reali, Teresa Maria era legata a Pietro II da così tanti vincoli di consanguineità, da richiedere la dispensa da Papa Gregorio XVI prima che gli accordi matrimoniali potessero essere conclusi. Il permesso fu accordato, e un matrimonio per procura si svolse il 30 maggio 1843 a Napoli: Pietro II era rappresentato dal fratello della sua fidanzata, il Principe Leopoldo, Conte di Siracusa.

Ritratto di Teresa Cristina delle due Sicilie

Una piccola flotta brasiliana composta da una fregata e due corvette partì per le Due Sicilie il 3 marzo 1843 per scortare la nuova imperatrice del Brasile. Lo squadrone brasiliano, accompagnato da una divisione navale napoletana costituito da una nave di linea e tre fregate, tornò a Rio de Janeiro con Teresa Cristina il 3 settembre 1843. Pedro II immediatamente si precipitò a bordo della nave e salutò la sua sposa. Dopo aver visto questo gesto impetuoso, la folla esultò e i cannoni spararono in modo assordante in segno di saluto. Teresa Cristina si innamorò del suo nuovo marito a prima vista. Era alto, ben proporzionato biondo, occhi azzurri, e considerato bello a dispetto di una mascella pronunciata ereditata dai suoi antenati Asburgo. Ampliando il panorama storico-culturale dell’epoca, ANIELLO ANGELO AVELLA ( autore del libro "UNA NAPOLETANA IMPERATRICE AI TROPICI. TERESA CRISTINA DI BORBONE SUL TRONO DEL BRASILE") riesce a ribaltare anche la tesi secondo la quale le nozze di Teresa Cristina furono un evento casuale, come un certo tipo di storiografia ha sostenuto. Fu al contrario un evento importante della politica atlantica perseguita dalla diplomazia dei Borbone. Anzi, un ulteriore rafforzamento dell’unione dinastica tra Borbone e Bragança, si ebbe col matrimonio del fratello di Teresa, Luigi conte dell’Aquila e la sorella dell’imperatore, Januária, già reggente del trono brasiliano.

Dom Pedro II e Teresa Cristina

La cultura napoletana di quel periodo brillava nei diversi campi del pensiero, della ricerca, della espressione artistica e ben presto attraversò l'oceano. Sotto l'alto patrocinio dell'imperatrice a Rio de Janeiro fiorirono l’artigianato e le attività musicali e teatrali. In vari scritti dell'epoca la Baia di Guanabara veniva paragonata al Golfo partenopeo e divenne la meta prediletta da molti sudditi delle Due Sicilie, aumentati in numero dopo l’arrivo di Teresa. Così la radice Napoletana si sparse in tutti gli strati sociali del tessuto urbano ‘carioca’, a differenza del modello francese, fornendo al nuovo Stato altri "modelli" per il proprio sviluppo. 

Una grande passione dell’imperatrice Teresa Cristina era l’archeologia, tanto da indurla a proporre uno scambio al fratello Ferdinando II re di Napoli e delle due Sicilie, come si evince dallo scambio epistolare presente nel volume. Sopra citato, i due fratelli napoletani, appassionati per l’archeologia, stabilirono, infatti, un intercambio di elevato valore culturale con forte significato simbolico. Vari reperti di Pompei ed Ercolano salparono per Rio mentre differenti manufatti e utensili degli indios brasiliani andarono a incrementare la già ricche collezioni del Real Museo Borbonico di Napoli (attuale Museo Nazionale). Inoltre, dopo aver ereditato alcune tenute nel Lazio da sua zia, la regina di Sardegna Maria Cristina, Teresa Cristina promosse una campagna di scavi nel sito dell’antica Veio, garantendo il ritrovamento di importanti reperti etruschi. 

Museo Nazionale.              Museo Imperiale Petropoli

Grazie alla principessa napoletana il Brasile vanta oggi, con più di 700 pezzi, la più grande collezione di archeologia classica dell’America Latina. La "Collezione Teresa Cristina", frutto di un'intensa attività archeologica da lei intrapresa in Italia, costituisce, insieme ai reperti del Museu Nacional e agli oggetti esposti al Museu Imperial di Petrópolis, uno dei maggiori giacimenti culturali italiani fuori dai confini nazionali. Da un lato gli oggetti provenienti dall’Italia piantarono le sementi della tradizione classica nelle terre americana. Dall’altro gli oggetti di artigianato indigeno del Brasile mostrarono all’Europa alcuni aspetti di una civiltà lontana che potevano stimolare la creatività del vecchio ontinente. Molti di quegli oggetti arricchirono anche il Museo Pigorini di Roma.

La valutazione dell’operato di Teresa Cristina non si limita al campo artistico perché influenzò in modo significativo sopratutto la composizione dei flussi migratori. Si creò un humus nel quale crebbero le grandi migrazioni di fine Ottocento che avrebbero visto la formazione della più grande colonia di emigranti italiani all’estero. Come evidenzia lo storico Julio Cezar Vanni, l’imperatrice conquistò la fiducia del marito e passò a collaborare nelle decisioni dello stato. Per migliorare la situazione della salute pubblica e dell’insegnamento, decise delle facilitazioni per la corte brasiliana perché vi giungessero molti napoletani, medici, ingegneri, professori, farmacisti, infermieri, artisti, artigiani e lavoratori qualificati. Il volume, corredato da carteggi, fotografie di grande importanza e bellezza, riporta alla luce i nomi e le gesta di molti artisti e personaggi, artigiani lavoratori di alto livello professionale.

Famiglia Imperiale

La morte della figlia Leopoldina di febbre tifoide il 7 febbraio 1871 suscitò infelicità nella famiglia imperiale. Pietro II, decise di compiere un viaggio in Europa nello stesso anno tra le altre ragioni per "rallegrare" la moglie (come indicato con le sue parole) e ricambiare una visita ai quattronipoti, figli di Leopoldina che vivevano a Coburgo dal 1860. Teresa Cristina preferiva la sua vita ordinaria in Brasile: "dedicandosi alla famiglia, devozioni religiose, e alle opere di carità". Visitare la terra natia poi suscitava in lei ricordi dolorosi: la sua famiglia era stata detronizzata nel 1861 e il Regno delle Due Sicilie era stato annesso a quello che sarebbe poi diventato il Regno d'Italia.

La tranquilla routine domestica finì quando una fazione dell'esercito si ribellò e fece cadere Pietro II il 15 novembre 1889 proclamando la repubblica e ordinando a tutta la Famiglia Imperiale a lasciare il Brasile. Dopo aver sentito l'ordine di partire, un ufficiale disse all'Imperatrice: "Dimissioni, mia signora." Lei gli rispose: "Ce l'ho sempre, ma come non piangere per dover lasciare questa terra per sempre!" Secondo lo storico Roderick J. Barman, gli "eventi del 15 novembre 1889, ruppero il suo stato emotivamente e fisicamente." Dopo essere stata malata durante quasi tutto il viaggio attraverso l'Atlantico, Teresa Cristina e la sua famiglia giunsero a Lisbona il 7 dicembre.

Da Lisbona la coppia imperiale proseguì per Porto. Isabella e la sua famiglia partì per la Spagna. Il 24 dicembre, la Famiglia Imperiale ricevette la notizia ufficiale che era stata bandita per sempre dal paese. Pietro II scrisse nel suo diario il 28 dicembre 1889: ".. Sentendo l'imperatrice lamentandosi, sono andato a vedere che cosa avesse. Era fredda con un dolore nei suoi fianchi, ma lei non aveva la febbre". Poiché la giornata è trascorsa, il respiro Teresa Cristina divenne sempre più affannoso, e il fallimento del suo sistema respiratorio ha portato ad arresto cardiaco e la morte alle 2 del pomeriggio.

Mentre stava morendo, Teresa Cristina ha detto a Maria Isabel Pinto de Andrade, Baronessa di Japurá: "Maria Isabel, non muoio di malattia, io muoio di dolore e di rammarico "! Le sue ultime parole furono: "Mi manca mia figlia [Isabella] e i miei nipoti, non posso abbracciare per l'ultima volta il Brasile, terra bellissima… Perché non non posso tornare"… Le strade di Porto erano affollate di persone che si riunirono per presenziare al suo corteo funebre. Su richiesta del marito, il corpo di Teresa Cristina venne sepolto nella Chiesa di São Vicente de Fora vicino a Lisbona, dove è stata sepolta nel Pantheon Braganza. I suoi resti, insieme con Pietro II, furono in seguito rimpatriati in Brasile nel 1921 con molto clamore. Fu dato loro un luogo di sepoltura nella cattedrale di Petrópolis nel 1939.

La notizia della sua morte produsse lutto sincero in Brasile. 

Secondo lo storico Eli Behar, Teresa Cristina divenne notevole "per la sua discrezione, che l'ha tenuta lontana dall' essere associata ad alcun movimento politico, e per la sua tenerezza e la carità, che le è valso il nome di ’Madre della brasiliani‘". Un parere simile è espresso dallo storico Benedito Antunes, che ha elogiato l'imperatrice per la sua sponsorizzazione di sviluppo culturale e scientifico: ha "promosso la cultura in vari modi, portando da artisti italiani, intellettuali, scienziati, botanici, musicisti, contribuendo così al progresso e di arricchimento della vita culturale della nazione". Questo punto di vista è condiviso dallo storico Eugenia Zerbini, che ha sostenuto che, grazie a lei, il Brasile ha oggi la più grande collezione archeologica classica dell'America Latina.

Poco prima della sua morte, Pietro II donò la maggior parte dei suoi beni al governo brasiliano, che furono poi divisi tra il brasiliano National Archives, il Museo Imperiale del Brasile, la Biblioteca Nazionale del Brasile e l' Istituto Geografico. Pietro II ha imposto una sola condizione: che il dono è stato quello in onore della sua defunta moglie, e così è attualmente conosciuta come la "Teresa Cristina Maria Collection". La collezione è registrato dall' UNESCO come parte del patrimonio dell'umanità nella sua memoria del Programma mondiale. Infine, Teresa Cristina è ricordato nei nomi di diverse città brasiliane, tra cui Teresópolis (a Rio de Janeiro), Teresina (capitale del Piauí), Cristina (a Minas Gerais) e Imperatriz (nel Maranhão).

 

Lascia una risposta