Gragnano. Controlli dei carabinieri in elicottero: 650 piante di marijuana nascoste tra la vegetazione dei Monti Lattari

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Gragnano. L’«erba» è ben visibile dall’alto quando, come in questo periodo, le piante raggiungono un’altezza tale da distinguersi dal resto della vegetazione. E in questo modo che i carabinieri riescono a mettere a segno sequestri record come quello di ieri: 650 piante di marijuana su un terreno localizzato dall’elicottero e poi raggiunto non senza difficoltà dai militari per l’estirpazione. L’operazione delle scorse ore è solamente l’ultima di una lunghissima serie ma è la prima del 2014 e riguarda una vera e propria maxi piantagione: segnale che i narcos dei Lattari si sono riorganizzati dopo i pesanti colpi inflittigli dalle forze dell’ordine lo scorso anno. Attraverso i sequestri e la distruzione delle piante si sottraggono soldi che entrerebbero nelle casse della criminalità organizzata, ma il fatto che le coltivazioni insistano su aree demaniali rende complicata l’individuazione dei colpevoli, ovvero coloro che curano ed essiccano la cannabis per poi inondare con la droga così ottenuta le piazze di spaccio del vesuviano. L’attività di ieri è stata effettuata dai carabinieri della compagnia di Castellammare in collaborazione con i militari della locale stazione di Gragnano e con il supporto dei colleghi del VII Nucleo Elicotteri di Pontecagnano. Questi ultimi hanno eseguito un particolare servizio di controllo del territorio montano individuando, nella località «Vallone Fondica» 650 piante di cannabis indica, dell’altezza variabile da 1,5 a 2,5 metri e del peso complessivo di 600 kg circa. La piantagione era stata coltivata in un’area ricavata tra la fitta vegetazione boschiva su di un terreno demaniale. Tutte le piante sono state campionate, estirpate e distrutte sul posto così come disposto dall’autorità giudiziaria. I carabinieri hanno così ampliato il proprio fascicolo d’inchiesta sulle coltivazioni di marijuana: l’obiettivo è identificare i trafficanti. Un intento, come già accennato, per nulla semplice. L’area dei monti Lattari monitorata dalle autorità è stata ribattezzata negli anni «Giamaica italiana» oppure «quadrilatero della cannabis»: se è vero infatti che le piante di cannabis sono quasi «spontanee» ed hanno bisogno di pochissime cure, è anche vero che i luoghi dove seminare vengono scelti in base al tasso d’umidità. E in generale il microclima della zona è pressoché perfetto. Tutto ciò ha fatto sì che il fenomeno raggiungesse proporzioni enormi. Così come enormi sono i proventi che risulterebbero dallo spaccio di erba, per un business da capogiro. La marijuana dei Lattari è prevalentemente destinata alle piazze di spaccio del napoletano e del salernitano, come dimostrano le operazioni dei carabinieri effettuate sulle «vie della droga», che hanno ipotizzato un probabile accordo sulla vendita della sostanza tra i clan camorristici torresi, stabiesi e dei monti Lattari. Le attività dei carabinieri non si sono mai fermate di fronte ai «padroni» delle montagne, coloro che conoscono a menadito ogni metro quadro degli impervi sentieri. Si tratta di coltivatori, raccoglitori e trasportatori specializzati al servizio della criminalità organizzata. Gragnano, Lettere, Casola e monte Faito: un quadrato boschivo perlustrato da tempo in lungo e in largo dai militari, coadiuvati dall’alto dal VII elinucleo di Pontecagnano. Le piantagioni si trovano in zone inaccessibili, dietro trappole per cinghiali e tronchi d’albero abbattuti. Centinaia le piantagioni scoperte, decine di tonnellate di piante di cannabis estirpate e distrutte. Forse proprio a causa di equilibri in bilico nell’ambito del predominio criminale sull’area, lo scorso anno un’autobomba ferì a Lettere tre allevatori che, secondo le forze dell’ordine, erano collegati al business della marijuana sui monti Lattari. (Francesco Ferrigno – Il Mattino)

Gragnano. L’«erba» è ben visibile dall’alto quando, come in questo periodo, le piante raggiungono un’altezza tale da distinguersi dal resto della vegetazione. E in questo modo che i carabinieri riescono a mettere a segno sequestri record come quello di ieri: 650 piante di marijuana su un terreno localizzato dall’elicottero e poi raggiunto non senza difficoltà dai militari per l’estirpazione. L’operazione delle scorse ore è solamente l’ultima di una lunghissima serie ma è la prima del 2014 e riguarda una vera e propria maxi piantagione: segnale che i narcos dei Lattari si sono riorganizzati dopo i pesanti colpi inflittigli dalle forze dell’ordine lo scorso anno. Attraverso i sequestri e la distruzione delle piante si sottraggono soldi che entrerebbero nelle casse della criminalità organizzata, ma il fatto che le coltivazioni insistano su aree demaniali rende complicata l’individuazione dei colpevoli, ovvero coloro che curano ed essiccano la cannabis per poi inondare con la droga così ottenuta le piazze di spaccio del vesuviano. L’attività di ieri è stata effettuata dai carabinieri della compagnia di Castellammare in collaborazione con i militari della locale stazione di Gragnano e con il supporto dei colleghi del VII Nucleo Elicotteri di Pontecagnano. Questi ultimi hanno eseguito un particolare servizio di controllo del territorio montano individuando, nella località «Vallone Fondica» 650 piante di cannabis indica, dell’altezza variabile da 1,5 a 2,5 metri e del peso complessivo di 600 kg circa. La piantagione era stata coltivata in un’area ricavata tra la fitta vegetazione boschiva su di un terreno demaniale. Tutte le piante sono state campionate, estirpate e distrutte sul posto così come disposto dall’autorità giudiziaria. I carabinieri hanno così ampliato il proprio fascicolo d’inchiesta sulle coltivazioni di marijuana: l’obiettivo è identificare i trafficanti. Un intento, come già accennato, per nulla semplice. L’area dei monti Lattari monitorata dalle autorità è stata ribattezzata negli anni «Giamaica italiana» oppure «quadrilatero della cannabis»: se è vero infatti che le piante di cannabis sono quasi «spontanee» ed hanno bisogno di pochissime cure, è anche vero che i luoghi dove seminare vengono scelti in base al tasso d’umidità. E in generale il microclima della zona è pressoché perfetto. Tutto ciò ha fatto sì che il fenomeno raggiungesse proporzioni enormi. Così come enormi sono i proventi che risulterebbero dallo spaccio di erba, per un business da capogiro. La marijuana dei Lattari è prevalentemente destinata alle piazze di spaccio del napoletano e del salernitano, come dimostrano le operazioni dei carabinieri effettuate sulle «vie della droga», che hanno ipotizzato un probabile accordo sulla vendita della sostanza tra i clan camorristici torresi, stabiesi e dei monti Lattari. Le attività dei carabinieri non si sono mai fermate di fronte ai «padroni» delle montagne, coloro che conoscono a menadito ogni metro quadro degli impervi sentieri. Si tratta di coltivatori, raccoglitori e trasportatori specializzati al servizio della criminalità organizzata. Gragnano, Lettere, Casola e monte Faito: un quadrato boschivo perlustrato da tempo in lungo e in largo dai militari, coadiuvati dall’alto dal VII elinucleo di Pontecagnano. Le piantagioni si trovano in zone inaccessibili, dietro trappole per cinghiali e tronchi d’albero abbattuti. Centinaia le piantagioni scoperte, decine di tonnellate di piante di cannabis estirpate e distrutte. Forse proprio a causa di equilibri in bilico nell’ambito del predominio criminale sull’area, lo scorso anno un’autobomba ferì a Lettere tre allevatori che, secondo le forze dell’ordine, erano collegati al business della marijuana sui monti Lattari. (Francesco Ferrigno – Il Mattino)