Napoli. Appello per il Petraio. I residenti: lavori per il gas, gradoni devastati dalle ruspe

0

Napoli. Il Petraio si chiama così perché è fatto soprattutto di pietre. È sulle sue pietre che mettiamo i piedi quando scendiamo o saliamo congiungendo il Vomero con il Corso Vittorio Emanuele e viceversa. Le sue pietre fanno pensare alle rime petrose di Dante: hanno una loro forma e la loro forma determina la loro funzionalità. È con le pietre che è stata costruita nei secoli quella che Leopardi chiamava l’«erta via». E che Paul Klee amava disegnare standosene affacciato a una finestra di una pensione svizzera-napoletana. Se le pietre – in particolar modo i bàsoli lavici – vengono manomesse significa manomettere il cuore intimo del Petraio. Ed è purtroppo quel che sta accadendo in questi giorni d’estate. Basta fare il solito percorso per accorgersi che ci sono degli operai al lavoro; stanno sostituendo le tubature del gas. E per farlo devono scavare in profondità. Ordinaria amministrazione, direte voi. Lo sarebbe se quest’intervento fosse accompagnato dalla cura che un selciato così prezioso richiede. E invece spesso i basoli vengono estirpati in malo modo, rompendoli e in certi casi addirittura sbriciolandoli. Per poi rimetterli al loro posto facendo abuso di cemento. Gli abitanti del Petraio sanno che l’intervento coinvolgerà tutte le scale e a vedere il primo tratto dei lavori hanno cominciato a rizzare le antenne. Se si avanti così, dicono, rischiamo di perdere una della scale più importanti della città. Un luogo di questo valore di sicuro è sottoposto alla tutela della Sovrintendenza. Ebbene, c’è qualcuno che sta vigilando in anticipo – non dopo, quando il guaio sarà fatto – sulla bontà e correttezza di questi lavori? Come non pensare, ad esempio, che modificando i livelli delle pietre si finirà per interrompere il deflusso delle acque. Tutte le scale hanno delle regole precise per permettere alle pietre di accogliere l’acqua piovana indirizzandola nel modo migliore senza scivolamenti e frane. Non sarebbe meglio vigilare prima, evitando che alla prime piogge il Petraio si trasformi in un pantano? Gli abitanti del Petraio hanno già condotto una battaglia contro la possibilità che si cambiasse radicalmente l’illuminazione delle scale. Oggi sono pronti a condurne un’altra per la tutela delle pietre. Tra gli abitanti del quartiere è partita una raccolta di firme per salvare le scale del Petraio da lavori fatti sinora senza la dovuta accuratezza. E visto che il Petraio non è un luogo che riguarda solo chi ci abita, ma è una ricchezza dell’intera città, l’appello sarà rivolto a tutte le persone che hanno a cuore la potenza delle sue pietre. Chiunque è legato al Petraio vada di persona a constatare, a farsi un’idea. Decida domattina di farci una passeggiata, si faccia testimone. Se sono le pietre a chiamare, è giusto mettere in primo piano anche la materialità fisica delle persone, perché è questo che da secoli insegna un luogo come il Petraio: l’attaccamento al dato reale e tangibile della vita. (Silvio Perrella – Il Mattino)

Napoli. Il Petraio si chiama così perché è fatto soprattutto di pietre. È sulle sue pietre che mettiamo i piedi quando scendiamo o saliamo congiungendo il Vomero con il Corso Vittorio Emanuele e viceversa. Le sue pietre fanno pensare alle rime petrose di Dante: hanno una loro forma e la loro forma determina la loro funzionalità. È con le pietre che è stata costruita nei secoli quella che Leopardi chiamava l’«erta via». E che Paul Klee amava disegnare standosene affacciato a una finestra di una pensione svizzera-napoletana. Se le pietre – in particolar modo i bàsoli lavici – vengono manomesse significa manomettere il cuore intimo del Petraio. Ed è purtroppo quel che sta accadendo in questi giorni d’estate. Basta fare il solito percorso per accorgersi che ci sono degli operai al lavoro; stanno sostituendo le tubature del gas. E per farlo devono scavare in profondità. Ordinaria amministrazione, direte voi. Lo sarebbe se quest’intervento fosse accompagnato dalla cura che un selciato così prezioso richiede. E invece spesso i basoli vengono estirpati in malo modo, rompendoli e in certi casi addirittura sbriciolandoli. Per poi rimetterli al loro posto facendo abuso di cemento. Gli abitanti del Petraio sanno che l’intervento coinvolgerà tutte le scale e a vedere il primo tratto dei lavori hanno cominciato a rizzare le antenne. Se si avanti così, dicono, rischiamo di perdere una della scale più importanti della città. Un luogo di questo valore di sicuro è sottoposto alla tutela della Sovrintendenza. Ebbene, c’è qualcuno che sta vigilando in anticipo – non dopo, quando il guaio sarà fatto – sulla bontà e correttezza di questi lavori? Come non pensare, ad esempio, che modificando i livelli delle pietre si finirà per interrompere il deflusso delle acque. Tutte le scale hanno delle regole precise per permettere alle pietre di accogliere l’acqua piovana indirizzandola nel modo migliore senza scivolamenti e frane. Non sarebbe meglio vigilare prima, evitando che alla prime piogge il Petraio si trasformi in un pantano? Gli abitanti del Petraio hanno già condotto una battaglia contro la possibilità che si cambiasse radicalmente l’illuminazione delle scale. Oggi sono pronti a condurne un’altra per la tutela delle pietre. Tra gli abitanti del quartiere è partita una raccolta di firme per salvare le scale del Petraio da lavori fatti sinora senza la dovuta accuratezza. E visto che il Petraio non è un luogo che riguarda solo chi ci abita, ma è una ricchezza dell’intera città, l’appello sarà rivolto a tutte le persone che hanno a cuore la potenza delle sue pietre. Chiunque è legato al Petraio vada di persona a constatare, a farsi un’idea. Decida domattina di farci una passeggiata, si faccia testimone. Se sono le pietre a chiamare, è giusto mettere in primo piano anche la materialità fisica delle persone, perché è questo che da secoli insegna un luogo come il Petraio: l’attaccamento al dato reale e tangibile della vita. (Silvio Perrella – Il Mattino)