Napoli. Koulibaly ha subito conquistato l’allenatore e i tifosi. Ora aspira al posto da titore in campionato

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Era nel mirino del settore scout azzurro da circa un anno. Il metodo di selezione degli osservatori di Castelvolturno è brevettato, una specie di copyright ideato da Marco Zunino. Una banca dati impressionante, al computer vengono forniti alcuni input di natura tecnica sui giocatori che fanno gola al Napoli e il sistema tira fuori nomi, cognomi e caratteristiche del calciatore selezionato. Da tempo il Napoli era alla ricerca di un difensore centrale dotato di buona tecnica, prestante fisicamente e forte nel gioco aereo. Kalidou Koulibaly non è mai stato una novità per Zunino e i suoi collaboratori, che non lo hanno perso mai di vista quando hanno intuito che poteva essere proprio questo ragazzone di Saint-Diè-des-Vosges, nel nord-est della Francia, il giocatore che aveva in mente Benitez. Senza troppi giri di parole, e con il dovuto rispetto che si deve alle dichiarazioni diplomatiche di questi tempi, il Napoli cercava un centrale forte da affiancare ad Albiol. E lo ha trovato. Perché difficilmente Fernandez, anche se reduce dall’esperienza con l’Argentina ai Mondiali, riuscirà a scalare le preferenze dell’allenatore, viste la grande facilità d’inserimento e le buone prestazioni fornite fin qui dal giovanotto transalpino. Se le due amichevoli in terra trentina hanno la scarsa importanza che meritano, il terzo indizio fa più di una prova: Koulibaly insieme ad Hamsik è stato il migliore sabato sera contro il Paok. È piaciuto alla gente ed ha strappato applausi. Ma soprattutto ha convinto Benitez. «Ascolta me e ascolta la squadra, è molto intelligente e impara in fretta. È una garanzia per il futuro»: poche ma significative parole, quella del tecnico spagnolo sembra un’investitura a tutti gli effetti. Koulibaly possiede ampi margini di miglioramento, ha appena ventitré anni. Iniziò nella serie D francese ad appena sedici anni, prima di trasferirsi al Metz in serie B per due stagioni. È qui che lo adocchiarono i dirigenti del Genk: subito titolare nella massima divisione belga, costò poco più di un milione di euro, ha giocato anche in Europa League, e portato a casa una Coppa nazionale. Si piazzò quarto ai mondiali under 20 con la casacca della Nazionale francese. Quando i responsabili dello scouting napoletano hanno letto le informazioni date via computer dal sistema, hanno scoperto che Koulibaly in ogni partita fa circa 19,6 azioni difensive efficienti (vi sono compresi i tackle, i tiri bloccati, i passaggi intercettati, gli anticipi, i colpi di testa), commettendo però 8,6 potenziali errori per gara. Riferimenti inferiori a quelli di Albiol, che resta il miglior difensore del Napoli facendo la media tra giocate positive e quelle sporche. Leggermente inferiori anche a quelle di Fernandez ma il suo debutto nel nostro calcio è stato talmente convincente che qualche graduatoria di merito è già riuscito a scalarla. Il Napoli ha sborsato circa sei milioni per prelevarlo dal Genk. Kalidou ha messo piede per la prima volta a Castelvolturno tre mesi fa: visite mediche e presa di conoscenza con Benitez. Che gli spiegò pochi ma significativi concetti sulla difesa a quattro. Quella calda mattinata di maggio, durante il pranzo, il tecnico di Madrid illustrò le sue idee tattiche adoperando posate e bicchieri a tavola per far meglio comprendere i movimenti che lui chiede a ogni difensore. Si lasciarono con una stretta di mano e la raccomandazione di apprendere in fretta quelle poche ma essenziali nozioni. Lo staff tecnico di Benitez raccolse consigli di ogni genere in un vademecum consegnato al giocatore, comprese una tabella di allenamento per il periodo di vacanza e regole per una corretta alimentazione. Il ragazzone si è messo sugli attenti, rispettando gli ordini: a Dimaro non è stato tradito dalla bilancia e nemmeno dai test di natura atletica. Ha fatto una sola richiesta, il numero di maglia 26 ed è stato accontentato. Ascolta Benitez e i compagni: ecco perché si sé subito guadagnato la stima dello spogliatoio. (Angelo Rossi – Il Mattino)

Era nel mirino del settore scout azzurro da circa un anno. Il metodo di selezione degli osservatori di Castelvolturno è brevettato, una specie di copyright ideato da Marco Zunino. Una banca dati impressionante, al computer vengono forniti alcuni input di natura tecnica sui giocatori che fanno gola al Napoli e il sistema tira fuori nomi, cognomi e caratteristiche del calciatore selezionato. Da tempo il Napoli era alla ricerca di un difensore centrale dotato di buona tecnica, prestante fisicamente e forte nel gioco aereo. Kalidou Koulibaly non è mai stato una novità per Zunino e i suoi collaboratori, che non lo hanno perso mai di vista quando hanno intuito che poteva essere proprio questo ragazzone di Saint-Diè-des-Vosges, nel nord-est della Francia, il giocatore che aveva in mente Benitez. Senza troppi giri di parole, e con il dovuto rispetto che si deve alle dichiarazioni diplomatiche di questi tempi, il Napoli cercava un centrale forte da affiancare ad Albiol. E lo ha trovato. Perché difficilmente Fernandez, anche se reduce dall’esperienza con l’Argentina ai Mondiali, riuscirà a scalare le preferenze dell’allenatore, viste la grande facilità d’inserimento e le buone prestazioni fornite fin qui dal giovanotto transalpino. Se le due amichevoli in terra trentina hanno la scarsa importanza che meritano, il terzo indizio fa più di una prova: Koulibaly insieme ad Hamsik è stato il migliore sabato sera contro il Paok. È piaciuto alla gente ed ha strappato applausi. Ma soprattutto ha convinto Benitez. «Ascolta me e ascolta la squadra, è molto intelligente e impara in fretta. È una garanzia per il futuro»: poche ma significative parole, quella del tecnico spagnolo sembra un’investitura a tutti gli effetti. Koulibaly possiede ampi margini di miglioramento, ha appena ventitré anni. Iniziò nella serie D francese ad appena sedici anni, prima di trasferirsi al Metz in serie B per due stagioni. È qui che lo adocchiarono i dirigenti del Genk: subito titolare nella massima divisione belga, costò poco più di un milione di euro, ha giocato anche in Europa League, e portato a casa una Coppa nazionale. Si piazzò quarto ai mondiali under 20 con la casacca della Nazionale francese. Quando i responsabili dello scouting napoletano hanno letto le informazioni date via computer dal sistema, hanno scoperto che Koulibaly in ogni partita fa circa 19,6 azioni difensive efficienti (vi sono compresi i tackle, i tiri bloccati, i passaggi intercettati, gli anticipi, i colpi di testa), commettendo però 8,6 potenziali errori per gara. Riferimenti inferiori a quelli di Albiol, che resta il miglior difensore del Napoli facendo la media tra giocate positive e quelle sporche. Leggermente inferiori anche a quelle di Fernandez ma il suo debutto nel nostro calcio è stato talmente convincente che qualche graduatoria di merito è già riuscito a scalarla. Il Napoli ha sborsato circa sei milioni per prelevarlo dal Genk. Kalidou ha messo piede per la prima volta a Castelvolturno tre mesi fa: visite mediche e presa di conoscenza con Benitez. Che gli spiegò pochi ma significativi concetti sulla difesa a quattro. Quella calda mattinata di maggio, durante il pranzo, il tecnico di Madrid illustrò le sue idee tattiche adoperando posate e bicchieri a tavola per far meglio comprendere i movimenti che lui chiede a ogni difensore. Si lasciarono con una stretta di mano e la raccomandazione di apprendere in fretta quelle poche ma essenziali nozioni. Lo staff tecnico di Benitez raccolse consigli di ogni genere in un vademecum consegnato al giocatore, comprese una tabella di allenamento per il periodo di vacanza e regole per una corretta alimentazione. Il ragazzone si è messo sugli attenti, rispettando gli ordini: a Dimaro non è stato tradito dalla bilancia e nemmeno dai test di natura atletica. Ha fatto una sola richiesta, il numero di maglia 26 ed è stato accontentato. Ascolta Benitez e i compagni: ecco perché si sé subito guadagnato la stima dello spogliatoio. (Angelo Rossi – Il Mattino)