Grande cinema a “Camera&Cucina”:”Grand Budapest Hotel”con gli “Incontri al buio sotto le stelle”

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L’8 agosto con inizio alle ore 20,30 presso il Garden del rinomato ed accogliente locale sorrentino “Camera & Cucina”(in via Correale,19)con INGRESSO LIBERO e possibilità di prendere un drink o cenare nell’ambito della XXXII edizione della rassegna cinematografica d’essai “Incontri al buio …sotto le stelle” promossa dal Circolo Endas Associnema “penisola sorrentina”verrà proiettato il film “Grand Budapest Hotel”.
Una surreale e godibile pellicola del regista texano(ma dallo stile decisamente “europeo”) Wes Anderson, premiato ed osannato da critica e pubblico al Festival di Berlino, vincitore in Italia di David di Donatello e Nastri d’Argento per i costumi(l’italianissima Oscar Milena Canonero), le scenografie, le musiche…Ma che si avvale anche delle magistrali interpretazioni di grandi attori come Ralph Fiennes, F. Murray Abraham, Mathieu Amalric, Adrien Brody, Willem Dafoe. Titolo originale The Grand Budapest Hotel. Commedia ironica e surreale, durata 100 min. – USA 2014. – Una produzione 20th Century Fox . Da vedere- come tutti i suoi film- fino all’ultima sequenza, compresi i titoli di coda…..Difficile dare una definizione di questo visionario e bellissimo film di Andersen…Una riflessione sull’arte del narrare? Un film d’azione? Un Thriller ironico? Un giallo alla Agatha Christie? …. Ecco la trama: Siamo nel 1932.Monsieur Gustave è il concierge ma di fatto il direttore del “Grand Budapest Hotel” collocato nell’immaginaria Zubrowka (uno Stato del centro Europa , la repubblica Ceca invasa dai nazisti?). Gode soprattutto della confidenza (e anche di qualcosa di più) delle signore attempate. Una di queste, Madame D., gli affida un prezioso quadro(“Il ragazzo con la mela”). In seguito alla sua morte il figlio Dimitri accusa M. Gustave di averla assassinata. L’uomo finisce in prigione. La stretta complicità che lo lega al suo giovanissimo neoassunto portiere immigrato Zero gli sarà di grande aiuto. Per ovvi motivi non sveliamo il prosieguo della trama, scoppiettante di trovate visive, colpi di scena, battute ironiche, situazioni paradossali… il tutto accompagnato da una colonna sonora come sempre di grande efficacia, quasi co-protagonista del film .

La pellicola è dedicata a Stefan Zweig, scrittore austriaco tra i più universalmente noti tra gli anni Venti e Trenta. Animato da un convinto pacifismo si vide bruciare nel 1933 ciò che aveva scritto dai nazisti. È alle sue opere (tra cui un solo romanzo) che il regista ha dichiarato di ispirarsi per questo ennesimo viaggio in un mondo tanto immaginario quanto affollato di riferimenti alla realtà. A partire da quella che potrebbe sembrare solo una raffinata scelta tecnica e che invece diviene una precisa indicazione di senso. La ratio del film (cioè il formato della proiezione) cambia tre volte e finisce con lo stabilizzarsi sulla cosiddetta “academy ratio” che è stata quella della storia del cinema classico fino a quando arrivarono il CinemaScope e il VistaVision. Questo ci rivela come Anderson abbia voluto rifarsi alle opere dei Lubitsch e dei Wilder innervandolo con il suo ormai classico caleidoscopio di situazioni e di attori. Perché in questa occasione ai quasi immancabili Bill Murray ed Owen Williams si aggiungono new entries che vanno da Ralph Fiennes a Murray Abraham passando per l’esordiente Tony Revolori che non solo si carica del ruolo di coprotagonista ma finisce con il rappresentare l’immigrato costantemente nel mirino di tutti i razzismi grazie anche al suo volto che è quasi un coacervo di etnie (figlio di guatemaltechi sembra talvolta arabo e talvolta ebreo). Come il Chaplin de “Il grande dittatore” e il già citato Lubitsch di “Vogliamo vivere” Anderson vuole farci sorridere delle innumerevoli avventure a cui sottopone i suoi protagonisti. Questo però non cancella, anzi accentua, la riflessione su quelle frontiere che troppo a lungo in Europa hanno costituito punti di non ritorno per decine di migliaia di persone arrestate e fatte sparire e oggi si ripresentano con altre modalità meno tragicamente evidenti ma sempre fondamentalmente ostili.
Questo film però vuole essere anche, fin dal suo tanto astratto quanto acutamente lieve inizio, una riflessione sull’arte del narrare. Un’arte che può permettersi di parlare della realtà profittando di quanto di meno realistico si possa escogitare. Le stanze del Grand Budapest Hotel sono innumerevoli quanti i personaggi che le abitano o vi entrano anche solo per un’inquadratura. L’instancabile e vivace fantasia di Anderson possiede la chiave di ognuna di esse. Il film si chiude con una dedica al letterato Stefan Zweig morto suicida negli USA nel ’42 dopo aver assistito al rogo delle sue opere da parte dei nazisti negli anni ’30 ed essere stato famoso per il suo impegno pacifista. Insomma un film da gustare a pieno e che sta ricevendo anche in Italia una discreta pubblicità che speriamo possa avvicinare il pubblico ad un prodotto che sa unire gusto, stile, ironia, ottima regia e gustosissimi personaggi. Da non perdere. Due ore in un universo colorato, divertente, intelligentemente demenziale e demenzialmente intelligente.
Tutto funziona: anche la scena più inverosimile, più azzardata, è inserita così perfettamente nella trama attraverso una perfetta scrittura di dialoghi ed una attenta scelta di montaggio da apparire verosimile o comunque così assurdamente geniale da non poter far altro che ridere ed applaudire.
Come in un grande fumettone colorato e le cui immagini sono tutte studiate nel minimo dettaglio la sensazione è di distacco totale dalla propria realtà per due ore di puro piacere che non possono altro che metterci nuova fame ed attesa di tornare in quel fantasmagorico ristorante, pronti per un nuovo golosissimo menù….come quello propostoci dallo chef del “Camera & Cucina”…
Direzione artistica Antonio Volpe Presentazione e dibattito Adele Paturzo e Carlo AlfaroL’8 agosto con inizio alle ore 20,30 presso il Garden del rinomato ed accogliente locale sorrentino “Camera & Cucina”(in via Correale,19)con INGRESSO LIBERO e possibilità di prendere un drink o cenare nell’ambito della XXXII edizione della rassegna cinematografica d’essai “Incontri al buio …sotto le stelle” promossa dal Circolo Endas Associnema “penisola sorrentina”verrà proiettato il film “Grand Budapest Hotel”.
Una surreale e godibile pellicola del regista texano(ma dallo stile decisamente “europeo”) Wes Anderson, premiato ed osannato da critica e pubblico al Festival di Berlino, vincitore in Italia di David di Donatello e Nastri d’Argento per i costumi(l’italianissima Oscar Milena Canonero), le scenografie, le musiche…Ma che si avvale anche delle magistrali interpretazioni di grandi attori come Ralph Fiennes, F. Murray Abraham, Mathieu Amalric, Adrien Brody, Willem Dafoe. Titolo originale The Grand Budapest Hotel. Commedia ironica e surreale, durata 100 min. – USA 2014. – Una produzione 20th Century Fox . Da vedere- come tutti i suoi film- fino all’ultima sequenza, compresi i titoli di coda…..Difficile dare una definizione di questo visionario e bellissimo film di Andersen…Una riflessione sull’arte del narrare? Un film d’azione? Un Thriller ironico? Un giallo alla Agatha Christie? …. Ecco la trama: Siamo nel 1932.Monsieur Gustave è il concierge ma di fatto il direttore del “Grand Budapest Hotel” collocato nell’immaginaria Zubrowka (uno Stato del centro Europa , la repubblica Ceca invasa dai nazisti?). Gode soprattutto della confidenza (e anche di qualcosa di più) delle signore attempate. Una di queste, Madame D., gli affida un prezioso quadro(“Il ragazzo con la mela”). In seguito alla sua morte il figlio Dimitri accusa M. Gustave di averla assassinata. L’uomo finisce in prigione. La stretta complicità che lo lega al suo giovanissimo neoassunto portiere immigrato Zero gli sarà di grande aiuto. Per ovvi motivi non sveliamo il prosieguo della trama, scoppiettante di trovate visive, colpi di scena, battute ironiche, situazioni paradossali… il tutto accompagnato da una colonna sonora come sempre di grande efficacia, quasi co-protagonista del film .

La pellicola è dedicata a Stefan Zweig, scrittore austriaco tra i più universalmente noti tra gli anni Venti e Trenta. Animato da un convinto pacifismo si vide bruciare nel 1933 ciò che aveva scritto dai nazisti. È alle sue opere (tra cui un solo romanzo) che il regista ha dichiarato di ispirarsi per questo ennesimo viaggio in un mondo tanto immaginario quanto affollato di riferimenti alla realtà. A partire da quella che potrebbe sembrare solo una raffinata scelta tecnica e che invece diviene una precisa indicazione di senso. La ratio del film (cioè il formato della proiezione) cambia tre volte e finisce con lo stabilizzarsi sulla cosiddetta “academy ratio” che è stata quella della storia del cinema classico fino a quando arrivarono il CinemaScope e il VistaVision. Questo ci rivela come Anderson abbia voluto rifarsi alle opere dei Lubitsch e dei Wilder innervandolo con il suo ormai classico caleidoscopio di situazioni e di attori. Perché in questa occasione ai quasi immancabili Bill Murray ed Owen Williams si aggiungono new entries che vanno da Ralph Fiennes a Murray Abraham passando per l’esordiente Tony Revolori che non solo si carica del ruolo di coprotagonista ma finisce con il rappresentare l’immigrato costantemente nel mirino di tutti i razzismi grazie anche al suo volto che è quasi un coacervo di etnie (figlio di guatemaltechi sembra talvolta arabo e talvolta ebreo). Come il Chaplin de “Il grande dittatore” e il già citato Lubitsch di “Vogliamo vivere” Anderson vuole farci sorridere delle innumerevoli avventure a cui sottopone i suoi protagonisti. Questo però non cancella, anzi accentua, la riflessione su quelle frontiere che troppo a lungo in Europa hanno costituito punti di non ritorno per decine di migliaia di persone arrestate e fatte sparire e oggi si ripresentano con altre modalità meno tragicamente evidenti ma sempre fondamentalmente ostili.
Questo film però vuole essere anche, fin dal suo tanto astratto quanto acutamente lieve inizio, una riflessione sull’arte del narrare. Un’arte che può permettersi di parlare della realtà profittando di quanto di meno realistico si possa escogitare. Le stanze del Grand Budapest Hotel sono innumerevoli quanti i personaggi che le abitano o vi entrano anche solo per un’inquadratura. L’instancabile e vivace fantasia di Anderson possiede la chiave di ognuna di esse. Il film si chiude con una dedica al letterato Stefan Zweig morto suicida negli USA nel ’42 dopo aver assistito al rogo delle sue opere da parte dei nazisti negli anni ’30 ed essere stato famoso per il suo impegno pacifista. Insomma un film da gustare a pieno e che sta ricevendo anche in Italia una discreta pubblicità che speriamo possa avvicinare il pubblico ad un prodotto che sa unire gusto, stile, ironia, ottima regia e gustosissimi personaggi. Da non perdere. Due ore in un universo colorato, divertente, intelligentemente demenziale e demenzialmente intelligente.
Tutto funziona: anche la scena più inverosimile, più azzardata, è inserita così perfettamente nella trama attraverso una perfetta scrittura di dialoghi ed una attenta scelta di montaggio da apparire verosimile o comunque così assurdamente geniale da non poter far altro che ridere ed applaudire.
Come in un grande fumettone colorato e le cui immagini sono tutte studiate nel minimo dettaglio la sensazione è di distacco totale dalla propria realtà per due ore di puro piacere che non possono altro che metterci nuova fame ed attesa di tornare in quel fantasmagorico ristorante, pronti per un nuovo golosissimo menù….come quello propostoci dallo chef del “Camera & Cucina”…
Direzione artistica Antonio Volpe Presentazione e dibattito Adele Paturzo e Carlo Alfaro