IL PROBLEMA DEL CONGESTIONAMENTO E DELLA VIVIBILITA IN PENISOLA SORRENTINA FRA GALLERIE E BRETELLE

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IL PROBLEMA DEL CONGESTIONAMENTO E DELLA VIVIBILITA IN PENISOLA SORRENTINA FRA GALLERIE E BRETELLE

UNA IDEA CONCRETA PER RISOlVERE IL PROBLEMA DEL CONGESTIONAMENTO E DELLA VIVIBILITA IN PENISOLA SORRENTINA

                            Il 24 luglio scorso l’ing. Antonio Elefante  ha pubblicato la sua proposta per la soluzione dei gravi problemi del traffico in penisola sorrentina. Sono trascorsi dieci giorni e ancora non ho letto nessun intervento sull’argomento ne di condivisone e neppure di dissenso. L’ingegnere Elefante, oltre che stimato professionista, ricopre all’interno dell’amministrazione di Vico Equense l’importante ruolo di assessore all’urbanistica. Egli dunque, nei confronti dei cittadini, ha adottato  un metodo estremamente corretto  per comunicare le proprie idee che, ovviamente, troveranno spazio nelle sue iniziative di amministratore. Trovo perciò negativo il fatto che nessuno dei suoi colleghi, tecnici e/o politici, abbia sentito fin qui il bisogno di imitarlo. Un dibattito alla luce del sole è quello che si richiede ai pubblici amministratori, rifuggendo  dalle conventicole delle segrete stanze della politica e degli affari. Ciò vale anche per chi dissente, per chi la pensa diversamente intendo. I vari punti enunciati nell’articolo di Elefante potremmo rileggerli negli atti amministrativi sia del comune di Vico come negli altri della zona; potremmo addirittura vederli trasferiti in progetti attuativi e, come tante volte è successo, nell’apertura dei cantieri. Ora se, sul punto, qualcuno ha qualcosa da obbiettare e/o da aggiungere è questo il momento di farlo, con tempestività e con efficacia; è inutile destarsi a cose fatte o abbondantemente avviate solo per esprimere una critica sterile priva di prospettiva, utile forse  alla lotta politica velleitaria quando non demagogica. E’ questo anche il compito dei tanti operatori culturali troppo spesso ripiegati sul compiacimento degli “antichi valori storici” ma, ahimè, lontani dalla realtà presente che lentamente, senza sosta,  mortifica e spesso   distrugge proprio quei   valori.

                          Nel merito delle argomentazioni dell’amico Elefante osservo che egli ha troppo sbrigativamente liquidato la vecchia proposta della “dorsale sorrentina” contenuta nel Piano Urbanistico Territoriale (PUT) di cui la Legge regionale n° 35/1987 ancora vigente.  Una lettura frettolosa, inquinata probabilmente  dal pre-giudizio che fin dalla emanazione ha caratterizzato il PUT. Elefante scrive: “Tale realizzazione (la dorsale) avrebbe sicuramente rappresentato per la Penisola Sorrentina un vero e proprio disastro ambientale sia per l’impatto effettivo sull’ambiente (ponti, viadotti, gallerie ecc.) ma anche per lo stesso contesto urbano che sarebbe stato violentato a causa dell’aumento dei volumi di traffico proveniente in modo più rapido”, esattamente, aggiungo, come già sta avvenendo grazie alle gallerie realizzate in deroga di quella legge!.  Una lettura più attenta gli avrebbe consentito di osservare: a) che dislocata più a monte, in località baricentrica, (si veda lo schizzo planimetrico allegato) la ‘dorsale’ avrebbe riequilibrato la pressione sulla più vasta area e sarebbe risultata effettivamente alternativa alla ‘Sorrentina’, oggetto di costante emergenza  b) Benché collegata con l’autostrada, mai si parla di strada a ‘scorrimento veloce’, di super strada o di autostrada e neppure si prevedono ponti e viadotti  sia al di qua che al di la del Faito; infatti, superato questa montagna in galleria, sia sul versante agerolese che su quello di Vico Equense è prevista la sovrapposizione con la viabilità esistente (ovviamente coi necessari aggiustamenti) lungo il percorso della Raffaele Bosco ; c) Nessuna manomissione indotta e tanto meno attentato all’ambiente sarebbero stati possibili lungo la fascia attraversata del momento che i territori rientrando, insieme alla strada, in una pianificazione complessiva,  a norma di legge, risultavano, e risultano ancora, ben tutelati dalla normativa di piano (a parte l’abusivismo incoraggiato). C’è da aggiungere che in sede di dibattito in molti avevano    suggerito di realizzare l’aggiramento in galleria anche delle falde del Vico Alvano fino ai Colli di San Pietro, ciò per eliminare ogni compromissione di natura paesaggistica.

                                 Ma quali effetti avrebbe prodotto la ‘Dorsale’? Guardando la planimetria ne elenchiamo alcuni: 1) avrebbe decongestionato definitivamente la fascia costiera e con essa la dipendenza costante e nefasta dagli intasamenti e dalle frane; 2) avrebbe liberato dal traffico caotico i territori e i centro abitati di Castellammere, Vico Equense, Meta e Piano di Sorrento; 3) Avrebbe tolto dalla Statale sorrentina e dal centro di Meta il traffico diretto in costiera amalfitana  separandolo, ai Colli i San Pietro,  da quello diretto a  Massalubrense, Sorrento e sulla piana sorrentina facendolo proseguire sul Nastro Azzurro e la viabilità di diramazione esistente. Per bay passare il centro di Sant’Agnello il Put suggeriva la variante “H” (via dei Platani- San Martino e Via degli Aranci dopo aver superato in galleria la collina Casarlano/Belvedere); 4)  L’attraversamento del traffico sulle colline di Vico Equense avrebbe consentito a quelle comunità  di  partecipare ai benefici indotti dalle attività turistiche e nello stesso tempo avrebbe avvicinato il monte Faito ai flussi turistici.

                                 Quello approvato e inserito  nella Legge Regionale 35/87, il PUT, è l’unico esempio di strumento urbanistico elaborato in Campania sulla scorta di analisi e riscontri puntuali e seri condotti da un gruppo di studio formato da professionisti tutt’altro che sprovveduti guidati da teste pensanti come Luigi Piccinato e Roberto Pane. La cattiva sorte del comprensorio sorrentino sta nel fatto che questo strumento, non voluto dai partiti dominanti, è stato messo nelle mani di uomini e lobby che avevano altri  e ben conosciuti interessi, tutti convergenti sullo sfruttamento selvaggio e senza regole delle risorse  del territorio.

                                In realtà la proposta dell’ingegnere Elefante, dopo aver liquidata l’unica alternativa ragionata   così come abbiamo visto,  si concentra sullo stato del traffico da Meta a Massalubrense e nulla suggerisce, scartata (giustamente) l’idea del quarto tunnel da Seiano a Meta,  circa il traffico in entrata da Vico Equense alla piana sorrentina che è, come tutti sappiamo e soffriamo, l’emergenza di questi giorni. Egli indica come provvedimento risolutore la costruzione di una nuova “bretella interna”, se capisco bene, in posizione pedecollinare e ciò con  l’intento (condivisibile) di liberare dal traffico i centri abitati di Meta, Piano e Sant’Agnello. Prima di addentrarsi su questo tema naturalmente è necessario provvedere  all’ennesima emergenza cioè l’intasamento del traffico a Seiano. Come intende risolverla l’amministrazione di Vico   di cui egli è l’esponente più autorevole? Se ho letto bene il sindaco di quella cittadina ha proposto la costruzione di una ‘bretella’ (ancora e sempre lei, questo declassato capo di abbigliamento!) in luogo di un aborto architettonico qual è quel budello aereo lanciato sul Rivo d’Arco in uno dei ricorrenti attacchi di follia dei pubblici poteri. Intende forse aderire   alla proposta fatta – non so da chi  – per trasformare la via di Scutolo in un unico rettilineo mediante il superamento delle curve con nuovi viadotti sporgenti nel vuoto. Naturalmente (a parte l’ambiente) ci sarebbe da fare i conti con il nuovo tappo a Meta/Santuario per cui: nuova emergenza e quindi nuovo progetto per superarla.

                             Lo ricordiamo bene, siamo partiti negli anni 70 dall’ingorgo   di Castellammare; allora fu adottata la soluzione della sopraelevata dal casello dell’autostrada a Gragnano. Evidentemente non tutti ricordano che il tappo fu spostato dal Viale Europa a Vico Equense e poi sulle rampe di Seiano e Scutolo. All’emergenza traffico si aggiunse l’emergenza delle frane che insieme spinsero  per la più lunga variante in galleria, quella che, dopo quarant’anni, ha determinato il blocco di queste settimane sull’antico ponte borbonico. E così con un’emergenza dietro l’altra arriveremo alle porte di Sorrento e oltre. Ed è qui che la proposta ‘concreta’ di Antonio Elefante acquista senso e spessore. Ma qual è la proposta? La nuova bretella appunto, dalla quale i veicoli dovrebbero  “essere adagiati e/o smistati la dove diretti”. Elefante dunque assegna alla “nuova bretella” quella funzione che la negletta idea della ‘Dorsale’ assegnava in maniera assai più efficace al Nastro Azzurro dopo il bivio dei Colli di San Pietro. Infatti, una volta smistato il traffico diretto sulla costiera amalfitana, il centro di Meta sarebbe stato raggiunto dalla Meta –Amalfi verso nord; quello di Piano attraverso Via Cavone e la Mortora/San Liborio; Sant’Agnello dalla provinciale Fontanelle/Trasaella; Sorrento mediante il Nastro Verde e finalmente Massalubrense attraverso Sant’Agata.  Ora, con la proposta Elefante, invece il flusso dei mezzi (leggere e pesanti) ancora una volta   si andrebbe a infilare nel collo di bottiglia di Sant’Agnello/Sottomonte a meno che non si realizzi il raccordo H del PUT descritto innanzi. Trovo che la proposta presentata via via si fa più confusa e poco chiara. In nessuna parte dello scritto si parla di chiusura al traffico;  per i centri urbani sono proposte le  ZTL (Zone Traffico Limitato), limitato a chi? Agli orari di accesso? alle categorie di vetture? Ai residenti? Ai mezzi pubblici? Ai pedoni? Se ho capito bene la limitazione dovrebbe interessare soprattutto i mezzi pesanti (pulman e autocarri); e allora dove li faremo fermare? Serviranno nuovi parcheggi   e piazzali di scambio per lo spostamento di persone e merci? Cosa si intenda per “centri urbani” è difficile a dirsi dal momento che quelli storici si sono legati in un unico contesto da Meta fino a Sorrento e che per giunta si espandono sempre di più fino alla collina. L’intero territorio, soprattutto quello dei tre comuni di Meta, Piano e Sant’Agnello di fatto si connota come unico centro urbano dotato, con estensione uniforme, di rete idrica, elettrica, fognaria (fra poco anche la metanizzazione), parcheggi e perfino di strisce blu nei luoghi una volta più reconditi dove circolano una dozzina di autolinee urbane. E poi uffici postali ed edifici scolastici perfino in abbondanza.  Detto così  il tutto   farebbe pensare a una realtà urbana armonica e funzionante, purtroppo non è così perché standoci dentro scopriamo   caos e disservizi al limite della vivibilità. Nessuna meraviglia dunque se il primo nodo scorsoio che ci sta soffocando è quello della mobilità. Per cinquanta anni si è assecondata l’esplosione edilizia solo con l’incremento viario, funzionale al rapido raggiungimento non solo della penisola ma ogni luogo, anche il più marginale, in cui era (ed è possibile) ‘fare edilizia’ cioè ‘fare soldi’. Dopo decenni di fervore spesi in opere portuali non è possibile raggiungere Napoli, o un qualsiasi altro punto della costa, per la via del mare. La mobilità su gomma è ridotta alla miseria (reale e figurata), si circola con mezzi destinati alla rottamazione con orari inesistenti e personale inadeguato per numero e qualità. Stessa sorte ci è toccata con la ferrovia, la peggiore d’Italia è stata valutata, incubo dei pendolari come fosse la tratta della metropolitana nel Bronx.

Ora, in questo quadro a dir poco di sconquasso, pensa veramente l’ingegnere Elefante che “il problema non è dare scorrimento al transito verso la Penisola” (cosa che peraltro è stato già fatto con le gallerie) “ma piuttosto risolvere il problema interno alla Penisola. Quindi si sente la necessità di una bretella interna da realizzarsi a monte del Corso Italia”. Pensa veramente che il problema si possa risolvere agendo solo sulla viabilità? Assicura  anche che il problema non è progettuale bensì quello di intercettare le risorse necessarie per realizzare le opere.” Io penso invece che il problema sia proprio quello progettuale dal momento che il nostro territorio ad oggi risulta estremamente compromesso per cui ogni intervento avulso dalle tematiche generali può scatenare la paralisi. Lo ha dimostrato in queste settimane l’apertura della, mai abbastanza vituperata, galleria. E’ bastato un leggero aumento di traffico, un tantino più veloce,  ed ecco che tutto si è bloccato.

                              Anche il capitolo del reperimento delle risorse, al di fuori dei finanziamenti pubblici, è tutto da verificare. La società di trasformazione urbana proposta (società a cui partecipano capitali privati), se bene intendo, dovrebbe realizzare, nel rispetto delle leggi vigenti,   gestire l’opera e, quindi, rientrare ancora una volta a spesa della collettività e dell’utenza mediante l’istituzione di un pedaggio (a carico di chi inquina: bus e camion) e/o con una tassa di scopo. Che significa tutto questo? Significa che la  nuova strada   sebbene privata riceverebbe risorse dai cittadini (tassa di scopo) e dall’utenza (pedaggio); di qui il paradosso, essendo il pedaggio a carico dei mezzi inquinanti (bus e camion), più inquini più incasso, Ma l’obbiettivo non è  quello di eliminare l’inquinamento? Posto che tutto ciò si dovesse effettivamente realizzare, oltre ad ogni altra implicazione, si avrebbe come risultato, da un lato una tassa in più per i cittadini e dall’altro l’immediato incremento dei prezzi al consumo per il rincaro dei trasporti. Subiremmo la stessa sorte di Capri dove la merce arriva  col traghetto mentre qui arriverebbe col “caro trasporti”.

 

Quanto osservato fin qui basterebbe per bocciare la proposta dell’ingegnere Elefante senza parlare di ambiente. Senza dire degli alti valori storici e paesaggistici di questo territorio, tutelati dallo Stato italiano e dalla regione mediante una serie infinita di leggi che qui faccio a meno di elencare. Tutelati giustamente perché essi rappresentano, al di la di ogni altra considerazione di natura estetica e culturale, l’asse portante, direi il capitale sociale, della nostra economia.

Che cosa rappresenterebbe questa “bretella”, che possiamo chiamare anche “circumvallazione”, “tangenziale”, “asse mediano”, “autostrada breve” ecc. se non lo sventramento definitivo della piana sorrentina? Una struttura (probabilmente sopraelevata visto l’orografia e il fitto reticolo di strade esistenti)  dotata di svincoli in entrata e in uscita necessariamente collegata ad aree   di vecchi e nuovi parcheggi, magari anche al servizio dei nuovi progettati centri commerciali, ospedali, palazzi delle esposizioni ecc. ecc. La proposta dell’ingegnere Elefante fa temere e tremare anche perché viene presentata come “Proposta CONCRETA”. Se effettivamente fosse tale dovremmo dire addio anzitempo a quel che resta della penisola sorrentina; a questo punto si sarebbe realizzata la previsione di coloro che a suo tempo furono definiti catastrofisti e nemici dello sviluppo. Si sarebbe completata anzitempo la conurbazione costiera assegnando a questa zona il ruolo di appendice di Napoli e del suo hinterland su cui preme   una popolazione di 3/4 milioni di abitanti. Tutto questo ovviamente in plateale disprezzo e violazione delle leggi vigenti, e l’ingegnere ci dice anche come fare per ignorarle; ce lo dice nelle righe conclusive laddove consiglia  “Gli Atti da produrre:  Conferenza dei Sindaci per approvare verbale di intenti sulla costituzione della ZTL e della STU e del documento programmatico Delibere di Consiglio Comunale per l’approvazione dei verbali di conferenza per la istituzione di una ZTL Peninsulare demandando ad un comitato ristretto la preparazione del Regolamento per la istituzione e funzionamento della ZTL e dello Statuto e atto costitutivo della STU. Delibere di Consiglio Comunale per la approvazione del Regolamento istitutivo della ZTL e dello Statuto della STU. Istituzione della ZTL e Costituzione della STU” Come si vede nessun riferimento alla preventiva verifica di fattibilità del progetto sia sul versante economico/finanziario che dell’impatto socio/ambientale. Nessun riferimento alle leggi di tutela in vigore così come nessun riferimento alla necessaria verifica democratica fra i cittadini e gli operatori economici.  

Alla fine mi pongo una domanda, anzi due; la prima: perche ci si ostina a risolvere i problemi della vivibilità solo attraverso quello della viabilità in funzione del traffico automobilistico?  Questo stiamo facendo da alcuni decenni e ciò malgrado  ci avvitiamo in una spirale che via via diviene sempre più contorta e aggrovigliata. Risorse ingenti di denaro pubblico riversate in tronchi stradali e gallerie; capitali e terreni agricoli per costruire migliaia di posti auto in pseudo parcheggi, rotonde e strisce blu dappertutto  e, tuttavia, il nodo scorsoio si stringe sempre di più.

 

La seconda domanda; che è anche il tentativo di una possibile risposta: E se cominciassimo a far funzionare meglio quello che c’è? Cioè a far funzionare ciò che non ha alcun  rapporto col traffico automobilistico: la ferrovia e le linee marittime per esempio. Dovremmo chiedere  immediatamente l’azzeramento e il definitivo fallimento dell’attuale gestione della Vesuviana così da ricercare una gestione vera sui modelli del nord Europa con materiale rotabile adeguato e orari, direi, “di nuova generazione”. Sui nuovi approdi e su quello ampliato di Sorrento, anch’essi costati lacrime e sangue a noi contribuenti, appoggiare una fitta rete di collegamenti marittimi. Nel frattempo una nuova gestione dei trasporti consentirebbe la ristrutturazione anche del trasporto su gomma mediante nuovi mezzi circolanti e corse almeno triplicate. So bene e già intravedo i sorrisetti di voi lettori; tuttavia sono convinto che una “rivoluzione” di questa portata, senza intaccare di un millimetro il territorio,  risolverebbe gran parte del problema. Se insieme a questi semplici provvedimenti ne seguissero altri legati  ai nostri bisogni e ai nostri comportamenti, allora, anche senza “bretelle” riusciremmo a tenere su le “braghe” del nostro vivere quotidiano in una penisola sorrentina, a quel punto enclave nel mare del disordine della nostra società meridionale.

A questo punto concedete anche a me un lieve sorriso che è al tempo stesso di amarezza e delusione.

In conclusione devo ribadire il mio compiacimento per la decisione  dell’ing. Antonio Elefante di rendere pubblica la sua proposta; questo   metodo ci offre  l’occasione di conoscere in tempo idee e progetti che covano nelle stanze del potere, dando così a noi la possibilità di opporci a quelle idee non condivise, come in questo caso, in maniera energica e, mi auguro, corale.

Antonino De Angelis

 

 

IL PROBLEMA DEL CONGESTIONAMENTO E DELLA VIVIBILITA IN PENISOLA SORRENTINA FRA GALLERIE E BRETELLE

http://www.positanonews.it/articolo/140993/una-idea-concreta-per-risolvere-il-problema-del-congestionamento-e-della-vivibilita-in-penisola-sorrentina

                            Il 24 luglio scorso l’ing. Antonio Elefante  ha pubblicato la sua proposta per la soluzione dei gravi problemi del traffico in penisola sorrentina. Sono trascorsi dieci giorni e ancora non ho letto nessun intervento sull’argomento ne di condivisone e neppure di dissenso. L’ingegnere Elefante, oltre che stimato professionista, ricopre all’interno dell’amministrazione di Vico Equense l’importante ruolo di assessore all’urbanistica. Egli dunque, nei confronti dei cittadini, ha adottato  un metodo estremamente corretto  per comunicare le proprie idee che, ovviamente, troveranno spazio nelle sue iniziative di amministratore. Trovo perciò negativo il fatto che nessuno dei suoi colleghi, tecnici e/o politici, abbia sentito fin qui il bisogno di imitarlo. Un dibattito alla luce del sole è quello che si richiede ai pubblici amministratori, rifuggendo  dalle conventicole delle segrete stanze della politica e degli affari. Ciò vale anche per chi dissente, per chi la pensa diversamente intendo. I vari punti enunciati nell’articolo di Elefante potremmo rileggerli negli atti amministrativi sia del comune di Vico come negli altri della zona; potremmo addirittura vederli trasferiti in progetti attuativi e, come tante volte è successo, nell’apertura dei cantieri. Ora se, sul punto, qualcuno ha qualcosa da obbiettare e/o da aggiungere è questo il momento di farlo, con tempestività e con efficacia; è inutile destarsi a cose fatte o abbondantemente avviate solo per esprimere una critica sterile priva di prospettiva, utile forse  alla lotta politica velleitaria quando non demagogica. E’ questo anche il compito dei tanti operatori culturali troppo spesso ripiegati sul compiacimento degli “antichi valori storici” ma, ahimè, lontani dalla realtà presente che lentamente, senza sosta,  mortifica e spesso   distrugge proprio quei   valori.

                          Nel merito delle argomentazioni dell’amico Elefante osservo che egli ha troppo sbrigativamente liquidato la vecchia proposta della “dorsale sorrentina” contenuta nel Piano Urbanistico Territoriale (PUT) di cui la Legge regionale n° 35/1987 ancora vigente.  Una lettura frettolosa, inquinata probabilmente  dal pre-giudizio che fin dalla emanazione ha caratterizzato il PUT. Elefante scrive: “Tale realizzazione (la dorsale) avrebbe sicuramente rappresentato per la Penisola Sorrentina un vero e proprio disastro ambientale sia per l’impatto effettivo sull’ambiente (ponti, viadotti, gallerie ecc.) ma anche per lo stesso contesto urbano che sarebbe stato violentato a causa dell’aumento dei volumi di traffico proveniente in modo più rapido”, esattamente, aggiungo, come già sta avvenendo grazie alle gallerie realizzate in deroga di quella legge!.  Una lettura più attenta gli avrebbe consentito di osservare: a) che dislocata più a monte, in località baricentrica, (si veda lo schizzo planimetrico allegato) la ‘dorsale’ avrebbe riequilibrato la pressione sulla più vasta area e sarebbe risultata effettivamente alternativa alla ‘Sorrentina’, oggetto di costante emergenza  b) Benché collegata con l’autostrada, mai si parla di strada a ‘scorrimento veloce’, di super strada o di autostrada e neppure si prevedono ponti e viadotti  sia al di qua che al di la del Faito; infatti, superato questa montagna in galleria, sia sul versante agerolese che su quello di Vico Equense è prevista la sovrapposizione con la viabilità esistente (ovviamente coi necessari aggiustamenti) lungo il percorso della Raffaele Bosco ; c) Nessuna manomissione indotta e tanto meno attentato all’ambiente sarebbero stati possibili lungo la fascia attraversata del momento che i territori rientrando, insieme alla strada, in una pianificazione complessiva,  a norma di legge, risultavano, e risultano ancora, ben tutelati dalla normativa di piano (a parte l’abusivismo incoraggiato). C’è da aggiungere che in sede di dibattito in molti avevano    suggerito di realizzare l’aggiramento in galleria anche delle falde del Vico Alvano fino ai Colli di San Pietro, ciò per eliminare ogni compromissione di natura paesaggistica.

                                 Ma quali effetti avrebbe prodotto la ‘Dorsale’? Guardando la planimetria ne elenchiamo alcuni: 1) avrebbe decongestionato definitivamente la fascia costiera e con essa la dipendenza costante e nefasta dagli intasamenti e dalle frane; 2) avrebbe liberato dal traffico caotico i territori e i centro abitati di Castellammere, Vico Equense, Meta e Piano di Sorrento; 3) Avrebbe tolto dalla Statale sorrentina e dal centro di Meta il traffico diretto in costiera amalfitana  separandolo, ai Colli i San Pietro,  da quello diretto a  Massalubrense, Sorrento e sulla piana sorrentina facendolo proseguire sul Nastro Azzurro e la viabilità di diramazione esistente. Per bay passare il centro di Sant’Agnello il Put suggeriva la variante “H” (via dei Platani- San Martino e Via degli Aranci dopo aver superato in galleria la collina Casarlano/Belvedere); 4)  L’attraversamento del traffico sulle colline di Vico Equense avrebbe consentito a quelle comunità  di  partecipare ai benefici indotti dalle attività turistiche e nello stesso tempo avrebbe avvicinato il monte Faito ai flussi turistici.

                                 Quello approvato e inserito  nella Legge Regionale 35/87, il PUT, è l’unico esempio di strumento urbanistico elaborato in Campania sulla scorta di analisi e riscontri puntuali e seri condotti da un gruppo di studio formato da professionisti tutt’altro che sprovveduti guidati da teste pensanti come Luigi Piccinato e Roberto Pane. La cattiva sorte del comprensorio sorrentino sta nel fatto che questo strumento, non voluto dai partiti dominanti, è stato messo nelle mani di uomini e lobby che avevano altri  e ben conosciuti interessi, tutti convergenti sullo sfruttamento selvaggio e senza regole delle risorse  del territorio.

                                In realtà la proposta dell’ingegnere Elefante, dopo aver liquidata l’unica alternativa ragionata   così come abbiamo visto,  si concentra sullo stato del traffico da Meta a Massalubrense e nulla suggerisce, scartata (giustamente) l’idea del quarto tunnel da Seiano a Meta,  circa il traffico in entrata da Vico Equense alla piana sorrentina che è, come tutti sappiamo e soffriamo, l’emergenza di questi giorni. Egli indica come provvedimento risolutore la costruzione di una nuova “bretella interna”, se capisco bene, in posizione pedecollinare e ciò con  l’intento (condivisibile) di liberare dal traffico i centri abitati di Meta, Piano e Sant’Agnello. Prima di addentrarsi su questo tema naturalmente è necessario provvedere  all’ennesima emergenza cioè l’intasamento del traffico a Seiano. Come intende risolverla l’amministrazione di Vico   di cui egli è l’esponente più autorevole? Se ho letto bene il sindaco di quella cittadina ha proposto la costruzione di una ‘bretella’ (ancora e sempre lei, questo declassato capo di abbigliamento!) in luogo di un aborto architettonico qual è quel budello aereo lanciato sul Rivo d’Arco in uno dei ricorrenti attacchi di follia dei pubblici poteri. Intende forse aderire   alla proposta fatta – non so da chi  – per trasformare la via di Scutolo in un unico rettilineo mediante il superamento delle curve con nuovi viadotti sporgenti nel vuoto. Naturalmente (a parte l’ambiente) ci sarebbe da fare i conti con il nuovo tappo a Meta/Santuario per cui: nuova emergenza e quindi nuovo progetto per superarla.

                             Lo ricordiamo bene, siamo partiti negli anni 70 dall’ingorgo   di Castellammare; allora fu adottata la soluzione della sopraelevata dal casello dell'autostrada a Gragnano. Evidentemente non tutti ricordano che il tappo fu spostato dal Viale Europa a Vico Equense e poi sulle rampe di Seiano e Scutolo. All’emergenza traffico si aggiunse l’emergenza delle frane che insieme spinsero  per la più lunga variante in galleria, quella che, dopo quarant’anni, ha determinato il blocco di queste settimane sull’antico ponte borbonico. E così con un’emergenza dietro l’altra arriveremo alle porte di Sorrento e oltre. Ed è qui che la proposta ‘concreta’ di Antonio Elefante acquista senso e spessore. Ma qual è la proposta? La nuova bretella appunto, dalla quale i veicoli dovrebbero  “essere adagiati e/o smistati la dove diretti”. Elefante dunque assegna alla “nuova bretella” quella funzione che la negletta idea della ‘Dorsale’ assegnava in maniera assai più efficace al Nastro Azzurro dopo il bivio dei Colli di San Pietro. Infatti, una volta smistato il traffico diretto sulla costiera amalfitana, il centro di Meta sarebbe stato raggiunto dalla Meta –Amalfi verso nord; quello di Piano attraverso Via Cavone e la Mortora/San Liborio; Sant’Agnello dalla provinciale Fontanelle/Trasaella; Sorrento mediante il Nastro Verde e finalmente Massalubrense attraverso Sant’Agata.  Ora, con la proposta Elefante, invece il flusso dei mezzi (leggere e pesanti) ancora una volta   si andrebbe a infilare nel collo di bottiglia di Sant’Agnello/Sottomonte a meno che non si realizzi il raccordo H del PUT descritto innanzi. Trovo che la proposta presentata via via si fa più confusa e poco chiara. In nessuna parte dello scritto si parla di chiusura al traffico;  per i centri urbani sono proposte le  ZTL (Zone Traffico Limitato), limitato a chi? Agli orari di accesso? alle categorie di vetture? Ai residenti? Ai mezzi pubblici? Ai pedoni? Se ho capito bene la limitazione dovrebbe interessare soprattutto i mezzi pesanti (pulman e autocarri); e allora dove li faremo fermare? Serviranno nuovi parcheggi   e piazzali di scambio per lo spostamento di persone e merci? Cosa si intenda per “centri urbani” è difficile a dirsi dal momento che quelli storici si sono legati in un unico contesto da Meta fino a Sorrento e che per giunta si espandono sempre di più fino alla collina. L’intero territorio, soprattutto quello dei tre comuni di Meta, Piano e Sant’Agnello di fatto si connota come unico centro urbano dotato, con estensione uniforme, di rete idrica, elettrica, fognaria (fra poco anche la metanizzazione), parcheggi e perfino di strisce blu nei luoghi una volta più reconditi dove circolano una dozzina di autolinee urbane. E poi uffici postali ed edifici scolastici perfino in abbondanza.  Detto così  il tutto   farebbe pensare a una realtà urbana armonica e funzionante, purtroppo non è così perché standoci dentro scopriamo   caos e disservizi al limite della vivibilità. Nessuna meraviglia dunque se il primo nodo scorsoio che ci sta soffocando è quello della mobilità. Per cinquanta anni si è assecondata l’esplosione edilizia solo con l’incremento viario, funzionale al rapido raggiungimento non solo della penisola ma ogni luogo, anche il più marginale, in cui era (ed è possibile) ‘fare edilizia’ cioè ‘fare soldi’. Dopo decenni di fervore spesi in opere portuali non è possibile raggiungere Napoli, o un qualsiasi altro punto della costa, per la via del mare. La mobilità su gomma è ridotta alla miseria (reale e figurata), si circola con mezzi destinati alla rottamazione con orari inesistenti e personale inadeguato per numero e qualità. Stessa sorte ci è toccata con la ferrovia, la peggiore d’Italia è stata valutata, incubo dei pendolari come fosse la tratta della metropolitana nel Bronx.

Ora, in questo quadro a dir poco di sconquasso, pensa veramente l’ingegnere Elefante che “il problema non è dare scorrimento al transito verso la Penisola” (cosa che peraltro è stato già fatto con le gallerie) “ma piuttosto risolvere il problema interno alla Penisola. Quindi si sente la necessità di una bretella interna da realizzarsi a monte del Corso Italia”. Pensa veramente che il problema si possa risolvere agendo solo sulla viabilità? Assicura  anche che il problema non è progettuale bensì quello di intercettare le risorse necessarie per realizzare le opere.” Io penso invece che il problema sia proprio quello progettuale dal momento che il nostro territorio ad oggi risulta estremamente compromesso per cui ogni intervento avulso dalle tematiche generali può scatenare la paralisi. Lo ha dimostrato in queste settimane l’apertura della, mai abbastanza vituperata, galleria. E’ bastato un leggero aumento di traffico, un tantino più veloce,  ed ecco che tutto si è bloccato.

                              Anche il capitolo del reperimento delle risorse, al di fuori dei finanziamenti pubblici, è tutto da verificare. La società di trasformazione urbana proposta (società a cui partecipano capitali privati), se bene intendo, dovrebbe realizzare, nel rispetto delle leggi vigenti,   gestire l’opera e, quindi, rientrare ancora una volta a spesa della collettività e dell’utenza mediante l’istituzione di un pedaggio (a carico di chi inquina: bus e camion) e/o con una tassa di scopo. Che significa tutto questo? Significa che la  nuova strada   sebbene privata riceverebbe risorse dai cittadini (tassa di scopo) e dall’utenza (pedaggio); di qui il paradosso, essendo il pedaggio a carico dei mezzi inquinanti (bus e camion), più inquini più incasso, Ma l’obbiettivo non è  quello di eliminare l’inquinamento? Posto che tutto ciò si dovesse effettivamente realizzare, oltre ad ogni altra implicazione, si avrebbe come risultato, da un lato una tassa in più per i cittadini e dall’altro l’immediato incremento dei prezzi al consumo per il rincaro dei trasporti. Subiremmo la stessa sorte di Capri dove la merce arriva  col traghetto mentre qui arriverebbe col “caro trasporti”.

 

Quanto osservato fin qui basterebbe per bocciare la proposta dell’ingegnere Elefante senza parlare di ambiente. Senza dire degli alti valori storici e paesaggistici di questo territorio, tutelati dallo Stato italiano e dalla regione mediante una serie infinita di leggi che qui faccio a meno di elencare. Tutelati giustamente perché essi rappresentano, al di la di ogni altra considerazione di natura estetica e culturale, l’asse portante, direi il capitale sociale, della nostra economia.

Che cosa rappresenterebbe questa “bretella”, che possiamo chiamare anche “circumvallazione”, “tangenziale”, “asse mediano”, “autostrada breve” ecc. se non lo sventramento definitivo della piana sorrentina? Una struttura (probabilmente sopraelevata visto l’orografia e il fitto reticolo di strade esistenti)  dotata di svincoli in entrata e in uscita necessariamente collegata ad aree   di vecchi e nuovi parcheggi, magari anche al servizio dei nuovi progettati centri commerciali, ospedali, palazzi delle esposizioni ecc. ecc. La proposta dell’ingegnere Elefante fa temere e tremare anche perché viene presentata come “Proposta CONCRETA”. Se effettivamente fosse tale dovremmo dire addio anzitempo a quel che resta della penisola sorrentina; a questo punto si sarebbe realizzata la previsione di coloro che a suo tempo furono definiti catastrofisti e nemici dello sviluppo. Si sarebbe completata anzitempo la conurbazione costiera assegnando a questa zona il ruolo di appendice di Napoli e del suo hinterland su cui preme   una popolazione di 3/4 milioni di abitanti. Tutto questo ovviamente in plateale disprezzo e violazione delle leggi vigenti, e l’ingegnere ci dice anche come fare per ignorarle; ce lo dice nelle righe conclusive laddove consiglia  “Gli Atti da produrre:  Conferenza dei Sindaci per approvare verbale di intenti sulla costituzione della ZTL e della STU e del documento programmatico Delibere di Consiglio Comunale per l’approvazione dei verbali di conferenza per la istituzione di una ZTL Peninsulare demandando ad un comitato ristretto la preparazione del Regolamento per la istituzione e funzionamento della ZTL e dello Statuto e atto costitutivo della STU. Delibere di Consiglio Comunale per la approvazione del Regolamento istitutivo della ZTL e dello Statuto della STU. Istituzione della ZTL e Costituzione della STU” Come si vede nessun riferimento alla preventiva verifica di fattibilità del progetto sia sul versante economico/finanziario che dell’impatto socio/ambientale. Nessun riferimento alle leggi di tutela in vigore così come nessun riferimento alla necessaria verifica democratica fra i cittadini e gli operatori economici.  

Alla fine mi pongo una domanda, anzi due; la prima: perche ci si ostina a risolvere i problemi della vivibilità solo attraverso quello della viabilità in funzione del traffico automobilistico?  Questo stiamo facendo da alcuni decenni e ciò malgrado  ci avvitiamo in una spirale che via via diviene sempre più contorta e aggrovigliata. Risorse ingenti di denaro pubblico riversate in tronchi stradali e gallerie; capitali e terreni agricoli per costruire migliaia di posti auto in pseudo parcheggi, rotonde e strisce blu dappertutto  e, tuttavia, il nodo scorsoio si stringe sempre di più.

 

La seconda domanda; che è anche il tentativo di una possibile risposta: E se cominciassimo a far funzionare meglio quello che c’è? Cioè a far funzionare ciò che non ha alcun  rapporto col traffico automobilistico: la ferrovia e le linee marittime per esempio. Dovremmo chiedere  immediatamente l’azzeramento e il definitivo fallimento dell’attuale gestione della Vesuviana così da ricercare una gestione vera sui modelli del nord Europa con materiale rotabile adeguato e orari, direi, “di nuova generazione”. Sui nuovi approdi e su quello ampliato di Sorrento, anch’essi costati lacrime e sangue a noi contribuenti, appoggiare una fitta rete di collegamenti marittimi. Nel frattempo una nuova gestione dei trasporti consentirebbe la ristrutturazione anche del trasporto su gomma mediante nuovi mezzi circolanti e corse almeno triplicate. So bene e già intravedo i sorrisetti di voi lettori; tuttavia sono convinto che una “rivoluzione” di questa portata, senza intaccare di un millimetro il territorio,  risolverebbe gran parte del problema. Se insieme a questi semplici provvedimenti ne seguissero altri legati  ai nostri bisogni e ai nostri comportamenti, allora, anche senza “bretelle” riusciremmo a tenere su le “braghe” del nostro vivere quotidiano in una penisola sorrentina, a quel punto enclave nel mare del disordine della nostra società meridionale.

A questo punto concedete anche a me un lieve sorriso che è al tempo stesso di amarezza e delusione.

In conclusione devo ribadire il mio compiacimento per la decisione  dell’ing. Antonio Elefante di rendere pubblica la sua proposta; questo   metodo ci offre  l’occasione di conoscere in tempo idee e progetti che covano nelle stanze del potere, dando così a noi la possibilità di opporci a quelle idee non condivise, come in questo caso, in maniera energica e, mi auguro, corale.

Antonino De Angelis