Castellammare di Stabia.Due banditi armati di pistola irrompono in una sala giochi. Bottino da 3 mila euro

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Castellammare di Stabia. Sono entrati in azione in pieno giorno, eludendo la videosorveglianza e con tanta ferocia. Una rapina choc che ha visto coinvolta una donna sui 50 anni, per il solo fatto di lavorare in una delle sale giochi più conosciute della città. I banditi sono entrati in azione al Corso Vittorio Emanuele. Erano circa le 16 quando un uomo, con il casco integrale, ha fatto irruzione al Light Break. Agitava tra le mani una pistola 7,75, non un’arma qualsiasi. Si è introdotto nel locale, che in quell’orario è poco frequentato. In servizio c’era una donna, sulla cinquantina, che ha vissuto attimi di terrore. I banditi l’hanno sequestrata, malmenandola e costringendola a fornire le chiavi della cassaforte. Lì dove i banditi hanno trovato una somma di 3mila euro in contanti, provento dell’attività della sala giochi. Probabilmente si aspettavano di trovare qualcosa in più, perché il piano è stato studiato nei minimi dettagli. Sono entrati in azione, innanzitutto, quando erano convinti di poter trovare una donna a custodire il locale. Poi conoscevano benissimo, secondo il racconto della donna, dove erano conservati i soldi. Infine, non è stato possibile nemmeno scovare la targa dello scooter con cui i due banditi si sono allontanati. In pratica il motorino l’hanno parcheggiato lì dove le telecamere della sala giochi non potevano arrivarci, sapendo che il sistema di videosorveglianza nuovo del Comune non è ancora entrato in funzione. Tanti particolari che fanno pensare a gruppo non proveniente da fuori. Quindi ci sarebbe una regia tutta stabiese dietro il raid al Light Break. In ogni caso è il commissariato di polizia a indagare sull’accaduto. Gli agenti hanno già acquisito le immagini della videosorveglianza interna, essendo dotato il locale di un ottimo impianto, proprio in virtù della delicata attività svolta e degli incassi elevati tra giochi e slot machine. I banditi, però, sono entrati in azione con volto completamente coperto, riuscendo a far sfuggire il motorino dal raggio d’azione delle telecamere interne. Nelle prossime ore potrebbero essere acquisite anche le immagini della videosorveglianza di altri esercizi commerciali di corso Vittorio Emanuele. E’ innegabile che questo nuovo episodio getta ancora una volta un’ombra sulla sicurezza del centro, visto che sono trent’anni che la città vive questo buio culturale. Oggi la Villa Comunale. Un tempo via Silio Italico. Erano i tempi delle aggressioni dei ‘picciotti’ dei D’Alessandro, nel clima di faida che viveva la città, quando avvenivano raid e pestaggi, rapine ed estorsioni a cadenza quotidiana. Ma oggi non è la camorra a determinare questo arretramento. E’ la cultura stessa di massa, che instilla anche il seme del razzismo nei giovanissimi. Ad ogni week end infatti bisogna registrare soprattutto dei gravi casi di pestaggi a cittadini di colore, colpevoli solo di essere degli ambulanti, su cui le baby gang si accaniscono per ripristinare un senso di legalità (sembrerà strano ma è così) trasmesso da genitori poco accorti, che probabilmente insinuano il pericolo degli stranieri sui lavoratori italiani, in un gioco di retorica spicciola che i giovani apprendono e mettono in pratica. Fece scalpore, circa un anno fa, l’aggressione a due cittadini cingalesi, venditori ambulanti, che furono presi d’assalto da una banda di minorenni. Anche in quel caso di parlò molto di sicurezza: anzi, della percezione di sicurezza che gli stabiesi avvertono in quella che dovrebbe essere la zona nobile della città. Una sicurezza minata anche dai diktat dei vigili urbani, che hanno ragione a lamentarsi del trattamento economico riservatogli dall’amministrazione ma a loro volta spesso voltano lo sguardo altrove, evitando zone calde o periferiche in cui la presenza dello Stato è ridotta ai minimi termini Ora anche le rapine, a mano armata, a peggiorare un quadro ancora più fosca di com’è. (Metropolis)

Castellammare di Stabia. Sono entrati in azione in pieno giorno, eludendo la videosorveglianza e con tanta ferocia. Una rapina choc che ha visto coinvolta una donna sui 50 anni, per il solo fatto di lavorare in una delle sale giochi più conosciute della città. I banditi sono entrati in azione al Corso Vittorio Emanuele. Erano circa le 16 quando un uomo, con il casco integrale, ha fatto irruzione al Light Break. Agitava tra le mani una pistola 7,75, non un’arma qualsiasi. Si è introdotto nel locale, che in quell’orario è poco frequentato. In servizio c’era una donna, sulla cinquantina, che ha vissuto attimi di terrore. I banditi l’hanno sequestrata, malmenandola e costringendola a fornire le chiavi della cassaforte. Lì dove i banditi hanno trovato una somma di 3mila euro in contanti, provento dell’attività della sala giochi. Probabilmente si aspettavano di trovare qualcosa in più, perché il piano è stato studiato nei minimi dettagli. Sono entrati in azione, innanzitutto, quando erano convinti di poter trovare una donna a custodire il locale. Poi conoscevano benissimo, secondo il racconto della donna, dove erano conservati i soldi. Infine, non è stato possibile nemmeno scovare la targa dello scooter con cui i due banditi si sono allontanati. In pratica il motorino l’hanno parcheggiato lì dove le telecamere della sala giochi non potevano arrivarci, sapendo che il sistema di videosorveglianza nuovo del Comune non è ancora entrato in funzione. Tanti particolari che fanno pensare a gruppo non proveniente da fuori. Quindi ci sarebbe una regia tutta stabiese dietro il raid al Light Break. In ogni caso è il commissariato di polizia a indagare sull’accaduto. Gli agenti hanno già acquisito le immagini della videosorveglianza interna, essendo dotato il locale di un ottimo impianto, proprio in virtù della delicata attività svolta e degli incassi elevati tra giochi e slot machine. I banditi, però, sono entrati in azione con volto completamente coperto, riuscendo a far sfuggire il motorino dal raggio d’azione delle telecamere interne. Nelle prossime ore potrebbero essere acquisite anche le immagini della videosorveglianza di altri esercizi commerciali di corso Vittorio Emanuele. E’ innegabile che questo nuovo episodio getta ancora una volta un’ombra sulla sicurezza del centro, visto che sono trent’anni che la città vive questo buio culturale. Oggi la Villa Comunale. Un tempo via Silio Italico. Erano i tempi delle aggressioni dei ‘picciotti’ dei D’Alessandro, nel clima di faida che viveva la città, quando avvenivano raid e pestaggi, rapine ed estorsioni a cadenza quotidiana. Ma oggi non è la camorra a determinare questo arretramento. E’ la cultura stessa di massa, che instilla anche il seme del razzismo nei giovanissimi. Ad ogni week end infatti bisogna registrare soprattutto dei gravi casi di pestaggi a cittadini di colore, colpevoli solo di essere degli ambulanti, su cui le baby gang si accaniscono per ripristinare un senso di legalità (sembrerà strano ma è così) trasmesso da genitori poco accorti, che probabilmente insinuano il pericolo degli stranieri sui lavoratori italiani, in un gioco di retorica spicciola che i giovani apprendono e mettono in pratica. Fece scalpore, circa un anno fa, l’aggressione a due cittadini cingalesi, venditori ambulanti, che furono presi d’assalto da una banda di minorenni. Anche in quel caso di parlò molto di sicurezza: anzi, della percezione di sicurezza che gli stabiesi avvertono in quella che dovrebbe essere la zona nobile della città. Una sicurezza minata anche dai diktat dei vigili urbani, che hanno ragione a lamentarsi del trattamento economico riservatogli dall’amministrazione ma a loro volta spesso voltano lo sguardo altrove, evitando zone calde o periferiche in cui la presenza dello Stato è ridotta ai minimi termini Ora anche le rapine, a mano armata, a peggiorare un quadro ancora più fosca di com’è. (Metropolis)