Castellammare, crac della Multiservizi: arriva la sentenza della Corte d’Appello

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Nessun dietrofront. La Multiservizi è fallita e lo conferma anche la Corte d’Appello, che ha respinto il ricorso degli ex manager. Era stata Monica Baldassarre a fare opposizione alla sentenza del tribunale fallimentare di Torre Annunziata, che già aveva dichiarato fallita la società in house per la gestione della raccolta rifiuti. Un passivo che andava bel oltre i 25 milioni di euro, lievitati soprattutto negli ultimi quattro anni.

Oltre a rigettare il ricorso dell’ex manager, la Corte d’Appello condanna la stessa Monica Baldassarre al pagamento delle spese di giudizio (1.995 euro, oltre il 15% per spese generali) nei confronti della fallita Multiservizi, ora rappresentata dal curatore Vincenzo Sica e difesa dall’avvocato Giovanni Scognamiglio. Dichiarato inammissibile, poi, dal collegio presieduto dal dottor Vito Frallicciardi anche l’intervento del Comune di Castellammare, perchè intervenuto oltre i termini previsti. Per la corte d’Appello sono «infondate le eccezioni di carattere pregiudiziale sollevate dalla Baldassarre».Dall’esame del fascicolo relativo al procedimento pre-fallimentare – prosegue la sentenza – emerge infatti in contrasto con l’assunto della reclamante, che il ricorso fallimentare presenta la regolare sottoscrizione dell’amministratore unico rag. Antonio Calazzo». Del resto, Monica Baldassarre «non ha prospettato, in funzione della pur invocata esclusione dello stato di insolvenza della Multiservizi, l’esistenza di dati previsionali attuali, certi e disponibili atti a testimoniare l’effettivo superamento della grave crisi emersa nel corso del procedimento prefallimentare, ma si è limitata a rappresentare, sulla scorta delle risultanze dei libri contabili, la titolarità di crediti di rilevante importo soprattutto nei confronti del Comune».
Quello che emerge dalla sentenza, dunque, è che la Multiservizi «non era più in grado di adempiere in modo regolare agli impegni assunti».

Ma anche in caso di revoca del fallimento, gli ex amministratori non sarebbero stati assolti da eventuali responsabilità. In ogni caso, come recita la sentenza, «l’azione di responsabilità in sede civile non è certamente preclusa dalla revoca del fallimento (poi non avvenuta, ndr)». «E’ vero – prosegue il dispositivo della Corte d’Appello – che dalla dichiarazione di fallimento possono scaturire specifiche responsabilità degli amministratori in sede penale».

Mentre continua il lavoro del curatore fallimentare Vincenzo Sica e quello della Procura di Torre Annunziata. Nel mirino sono finiti una serie di pagamenti sospetti, che avrebbero fatto lievitare ancora di più il passivo della società in house del Comune. Al momento le indagini proseguono a ritmo serrato, in un mare di carte, tra cui diversi documenti introvabili.
Nell’immediato, invece, c’è da risolvere la questione del canone che la Ego Eco paga alla fallita Multiservizi, dovendo utilizzare mezzi e uffici della società di via Napoli.
A fine agosto scade la convenzione firmata a fine febbraio, ma il tempo stringe e la questione non è ancora stata affrontata dall’amministrazione.
di DANIELE DE MARTINO METROPOLISNessun dietrofront. La Multiservizi è fallita e lo conferma anche la Corte d’Appello, che ha respinto il ricorso degli ex manager. Era stata Monica Baldassarre a fare opposizione alla sentenza del tribunale fallimentare di Torre Annunziata, che già aveva dichiarato fallita la società in house per la gestione della raccolta rifiuti. Un passivo che andava bel oltre i 25 milioni di euro, lievitati soprattutto negli ultimi quattro anni.

Oltre a rigettare il ricorso dell’ex manager, la Corte d’Appello condanna la stessa Monica Baldassarre al pagamento delle spese di giudizio (1.995 euro, oltre il 15% per spese generali) nei confronti della fallita Multiservizi, ora rappresentata dal curatore Vincenzo Sica e difesa dall’avvocato Giovanni Scognamiglio. Dichiarato inammissibile, poi, dal collegio presieduto dal dottor Vito Frallicciardi anche l’intervento del Comune di Castellammare, perchè intervenuto oltre i termini previsti. Per la corte d’Appello sono «infondate le eccezioni di carattere pregiudiziale sollevate dalla Baldassarre».Dall’esame del fascicolo relativo al procedimento pre-fallimentare – prosegue la sentenza – emerge infatti in contrasto con l’assunto della reclamante, che il ricorso fallimentare presenta la regolare sottoscrizione dell’amministratore unico rag. Antonio Calazzo». Del resto, Monica Baldassarre «non ha prospettato, in funzione della pur invocata esclusione dello stato di insolvenza della Multiservizi, l’esistenza di dati previsionali attuali, certi e disponibili atti a testimoniare l’effettivo superamento della grave crisi emersa nel corso del procedimento prefallimentare, ma si è limitata a rappresentare, sulla scorta delle risultanze dei libri contabili, la titolarità di crediti di rilevante importo soprattutto nei confronti del Comune».
Quello che emerge dalla sentenza, dunque, è che la Multiservizi «non era più in grado di adempiere in modo regolare agli impegni assunti».

Ma anche in caso di revoca del fallimento, gli ex amministratori non sarebbero stati assolti da eventuali responsabilità. In ogni caso, come recita la sentenza, «l’azione di responsabilità in sede civile non è certamente preclusa dalla revoca del fallimento (poi non avvenuta, ndr)». «E’ vero – prosegue il dispositivo della Corte d’Appello – che dalla dichiarazione di fallimento possono scaturire specifiche responsabilità degli amministratori in sede penale».

Mentre continua il lavoro del curatore fallimentare Vincenzo Sica e quello della Procura di Torre Annunziata. Nel mirino sono finiti una serie di pagamenti sospetti, che avrebbero fatto lievitare ancora di più il passivo della società in house del Comune. Al momento le indagini proseguono a ritmo serrato, in un mare di carte, tra cui diversi documenti introvabili.
Nell’immediato, invece, c’è da risolvere la questione del canone che la Ego Eco paga alla fallita Multiservizi, dovendo utilizzare mezzi e uffici della società di via Napoli.
A fine agosto scade la convenzione firmata a fine febbraio, ma il tempo stringe e la questione non è ancora stata affrontata dall’amministrazione.
di DANIELE DE MARTINO METROPOLIS