Lettera aperta di Franco Lista a Gian Antonio Stella, del Corriere della Sera, sui Beni Culturali.

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Nota di Maurizio Vitiello – La lettera di Franco Lista è stata inoltrata il 30.07.2014, via e-mail, a Gian Antonio Stella, del Corriere della Sera.

Alla cortese attenzione di Gian Antonio Stella

   Sabato 26 luglio i lettori del Corriere della Sera hanno avuto modo di leggere l’efficace articolo di Gian Antonio Stella su “Beni culturali, malvezzi italici” a proposito delle recenti, e per alcuni versi problematiche, innovazioni del progetto Franceschini.
Se Matteo Renzi, citato da Stella, pensa ai sovrintendenti come a persone “molto qualificate” ma “sorde all’idea” (così scrive l’ottimo Stella) che “la cultura dovrebbe essere il baluardo di una sfida  identitaria. Ma anche una scommessa economica in grado di creare posti di lavoro, di far crescere la platea di utenti…”, allora bisognerà attendersi dalle innovazioni di Franceschini i conseguenti dispositivi operativi in grado di mettere in essere orientamenti e indicazioni nettamente espressi da Matteo Renzi.
Chi scrive, negli anni ’80, è stato membro del Consiglio nazionale del Ministero dei Beni culturali e ispettore del Ministero della Pubblica istruzione per l’istruzione artistica e da tale attivo osservatorio ha potuto rilevare il ” valore identitario” dei Beni culturali presso i cittadini e, soprattutto, gli studenti in formazione.
Questa esperienza di lungo corso mi dà, almeno così credo, la possibilità di qualche sintetica riflessione sia sulle innovazioni del ministro Franceschini sia sulle acute considerazioni di Gian Antonio Stella:
La prima attiene alla soppressione dell’ingresso gratuito nei musei agli ultra sessantacinquenni. Ritengo che questo recente provvedimento sia in evidente controtendenza. Infatti, il renziano “baluardo di una sfida identitaria” come tutti i baluardi, anche quelli che hanno fisica concretezza, richiede una periodica manutenzione, ossia frequentazione ripetuta nei musei, nei cosiddetti “Istituti di Antichità e d’Arte dello Stato”, come recita la burocratica dizione ministeriale.
Allora, perché non reintrodurre l’ingresso gratuito, con i relativi “benefici identitari”, connessi naturalmente a quelli di salute, considerando che la fascia d’età degli anziani è in crescente aumento e che gli stessi tendono fisiologicamente a impigrirsi?
Il rispetto, la salvaguardia dei nostri Beni culturali dipendono fortemente dalla conoscenza, dalla loro fruizione. Non si possono amare cose che non si conoscono e non si frequentano!
Consideriamo pure che in altri paesi avviene quello che non accade in Italia. Penso all’Inghilterra, all’Irlanda…, paesi dove l’ingresso ai musei nazionali è libero per tutti e per qualunque età, ed è questa condizione a favorire la costruzione dell’identità nazionale, attraverso la conoscenza e l’interiorizzazione dei Beni culturali.
Bisognerà pure riflettere sulla buona organizzazione e la corretta gestione del nostro patrimonio storico-artistico e soprattutto sulla autorevolezza scientifica dei sovrintendenti. Personalmente, ricordo in proposito di aver avuto come docente, durante la mia formazione universitaria, Bruno Molajoli, soprintendente, poi direttore generale: figura di grandissimo valore umano, scientifico e organizzativo che, come il collega Argan, legava lo studio e la ricerca alla gestione dei Beni culturali. Bisognerà ritornare a quei livelli di sapere, di saper fare e di saper essere, come si usa dire con una espressione tanto complessa quanto abusata.
Ma, occorre dire, gli attuali soprintendenti e funzionari (sebbene siano visti dal premier come “persone in genere molto perbene, molto preparate, molto qualificate”) non sono valorizzati come dovrebbero. Nella comune e alquanto distorta percezione essi rivestono il ruolo di quelli che, attardati su posizioni oramai superate, mettono solo il bastone tra le ruote. Così non è, perché alla valorizzazione dei soprintendenti corrisponde analoga valorizzazione dei nostri Beni culturali.
Valorizzazione significa pure adeguato riconoscimento economico che al momento non esiste. Pensiamo, come mi è stato riferito, ai ben 366 neofunzionari senza adeguamento stipendiale, per fare un solo esempio delle carenze su cui bisognerà intervenire se si vuole seriamente riequilibrare il sistema gestionale dei Beni culturali.

Napoli, 30 luglio 2014    
                                     
Franco Lista
                                                                             

                                                          

Nota di Maurizio Vitiello – La lettera di Franco Lista è stata inoltrata il 30.07.2014, via e-mail, a Gian Antonio Stella, del Corriere della Sera.

Alla cortese attenzione di Gian Antonio Stella

   Sabato 26 luglio i lettori del Corriere della Sera hanno avuto modo di leggere l’efficace articolo di Gian Antonio Stella su “Beni culturali, malvezzi italici” a proposito delle recenti, e per alcuni versi problematiche, innovazioni del progetto Franceschini.
Se Matteo Renzi, citato da Stella, pensa ai sovrintendenti come a persone “molto qualificate” ma “sorde all’idea” (così scrive l’ottimo Stella) che “la cultura dovrebbe essere il baluardo di una sfida  identitaria. Ma anche una scommessa economica in grado di creare posti di lavoro, di far crescere la platea di utenti…”, allora bisognerà attendersi dalle innovazioni di Franceschini i conseguenti dispositivi operativi in grado di mettere in essere orientamenti e indicazioni nettamente espressi da Matteo Renzi.
Chi scrive, negli anni ’80, è stato membro del Consiglio nazionale del Ministero dei Beni culturali e ispettore del Ministero della Pubblica istruzione per l’istruzione artistica e da tale attivo osservatorio ha potuto rilevare il ” valore identitario” dei Beni culturali presso i cittadini e, soprattutto, gli studenti in formazione.
Questa esperienza di lungo corso mi dà, almeno così credo, la possibilità di qualche sintetica riflessione sia sulle innovazioni del ministro Franceschini sia sulle acute considerazioni di Gian Antonio Stella:
La prima attiene alla soppressione dell’ingresso gratuito nei musei agli ultra sessantacinquenni. Ritengo che questo recente provvedimento sia in evidente controtendenza. Infatti, il renziano “baluardo di una sfida identitaria” come tutti i baluardi, anche quelli che hanno fisica concretezza, richiede una periodica manutenzione, ossia frequentazione ripetuta nei musei, nei cosiddetti “Istituti di Antichità e d’Arte dello Stato”, come recita la burocratica dizione ministeriale.
Allora, perché non reintrodurre l’ingresso gratuito, con i relativi “benefici identitari”, connessi naturalmente a quelli di salute, considerando che la fascia d’età degli anziani è in crescente aumento e che gli stessi tendono fisiologicamente a impigrirsi?
Il rispetto, la salvaguardia dei nostri Beni culturali dipendono fortemente dalla conoscenza, dalla loro fruizione. Non si possono amare cose che non si conoscono e non si frequentano!
Consideriamo pure che in altri paesi avviene quello che non accade in Italia. Penso all’Inghilterra, all’Irlanda…, paesi dove l’ingresso ai musei nazionali è libero per tutti e per qualunque età, ed è questa condizione a favorire la costruzione dell’identità nazionale, attraverso la conoscenza e l’interiorizzazione dei Beni culturali.
Bisognerà pure riflettere sulla buona organizzazione e la corretta gestione del nostro patrimonio storico-artistico e soprattutto sulla autorevolezza scientifica dei sovrintendenti. Personalmente, ricordo in proposito di aver avuto come docente, durante la mia formazione universitaria, Bruno Molajoli, soprintendente, poi direttore generale: figura di grandissimo valore umano, scientifico e organizzativo che, come il collega Argan, legava lo studio e la ricerca alla gestione dei Beni culturali. Bisognerà ritornare a quei livelli di sapere, di saper fare e di saper essere, come si usa dire con una espressione tanto complessa quanto abusata.
Ma, occorre dire, gli attuali soprintendenti e funzionari (sebbene siano visti dal premier come “persone in genere molto perbene, molto preparate, molto qualificate”) non sono valorizzati come dovrebbero. Nella comune e alquanto distorta percezione essi rivestono il ruolo di quelli che, attardati su posizioni oramai superate, mettono solo il bastone tra le ruote. Così non è, perché alla valorizzazione dei soprintendenti corrisponde analoga valorizzazione dei nostri Beni culturali.
Valorizzazione significa pure adeguato riconoscimento economico che al momento non esiste. Pensiamo, come mi è stato riferito, ai ben 366 neofunzionari senza adeguamento stipendiale, per fare un solo esempio delle carenze su cui bisognerà intervenire se si vuole seriamente riequilibrare il sistema gestionale dei Beni culturali.

Napoli, 30 luglio 2014    
                                     
Franco Lista