Napoli. Conto da 250 euro. Una ragazzina del gruppo di turisti francesi finge di essere stata molestata per non pagare

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Vedi Napoli e poi truffi. Quando si dice il luogo comune. I mattinali delle forze dell’ordine sono pieni zeppi di tentativi di raggiri e frodi messe a segno da abilissimi lestofanti che, nel capoluogo campano, prendono di mira soprattutto i turisti. E allora sì che un fatto si trasforma in notizia se a tentare il doppio pacco è una comitiva di turisti stranieri che cerca di turlupinare i titolari di un noto ristorante del centro città. Siamo al «Vinacciolo», rinomata meta gastronomica che si trova a due passi da piazzetta Carlina, all’inizio di via Gennaro Serra; locale gestito in maniera ineccepibile dalla famiglia Cosentini (il papà, ingegnere oggi in pensione, è un provetto cuoco ai fornelli) e approdo abituale non solo di stranieri, ma anche di affezionati clienti napoletani. È domenica mattina quando, intorno a mezzogiorno, si presenta una nutrita comitiva di turisti. Sono francesi: tre adulti e una ventina di ragazzi e ragazze. I tre accompagnatori concordano preventivamente il prezzo per sedersi al fresco, ai tavoli del giardinetto: 250 euro per 23 coperti, con pranzo composto da fritti misti, pizza, birre ed acqua. Prezzo a dir poco più che onesto. Si mangia: tutto scorre nel migliore dei modi, all’ombra di piazza del Plebiscito, per il gruppo di transalpini. Poi, però, a fine pasto, succede qualcosa. Uno dei tre adulti (una giovane donna, che faceva da accompagnatrice insieme con i colleghi della giovanissima comitiva) si alza e va accanto a una ragazzina che inizia a piangere. Che cosa è accaduto? Perché la ragazzina è in lacrime? Qui nasce il caso. L’accompagnatrice diventa una furia, chiede dei proprietari del locale e quando le si avvicinano Bruno Cosentini, sua moglie – che parla correntemente il francese – e il figlio Alessandro, ecco l’incredibile spiegazione: «Qualcuno ha molestato questa ragazza nel bagno di servizio del ristorante» sostiene la francese. Un’accusa gravissima. Ma anche molto sospetta: «A questo punto – insiste l’accompagnatrice – se volete che restiamo zitti non dovete farci pagare il conto. Altrimenti chiamiamo la polizia». Di fronte alla minaccia è proprio l’ingegnere Cosentini a fare il 113. Cinque minuti dopo al «Vinacciolo» arrivano due pattuglie della Questura. E agli agenti subito qualcosa non quadra. Tanto per cominciare due degli accompagnatori della comitiva di francesini sono sprovvisti di documenti (o si rifiutano di mostrarli). Poi, di fronte alle domande insistenti dei poliziotti, la ragazzina non sa fornire dettagli sulla presunta aggressione. E siamo a due. Ma la sorpresa finale arriva quando gli agenti intimano al gruppo di saldare il conto. A quel punto si scopre che gli adulti hanno solo 140 euro, non i 250 concordati con i titolari del ristorante. «Voi di qui non ve ne andate se non saldate il conto» spiega con fermo garbo il capopattuglia delle Volanti. E la cosa si risolve solo dopo una «questua» fatta ragazzino per ragazzino seduto a tavola da parte dei loro «accompagnatori». A rendere noto l’episodio Francesco Emilio Borrelli dei Verdi e Gianni Simioli della “Radiazza”. «Decisamente una brutta avventura – commenta Cosentini – Sia chiaro: per noi la cosa finisce qui. Ma ove mai quei tre dovessero dar seguito al fatto ci tuteleremo in tutte le sedi legali». (Giuseppe Crimaldi – Il Mattino)

Vedi Napoli e poi truffi. Quando si dice il luogo comune. I mattinali delle forze dell’ordine sono pieni zeppi di tentativi di raggiri e frodi messe a segno da abilissimi lestofanti che, nel capoluogo campano, prendono di mira soprattutto i turisti. E allora sì che un fatto si trasforma in notizia se a tentare il doppio pacco è una comitiva di turisti stranieri che cerca di turlupinare i titolari di un noto ristorante del centro città. Siamo al «Vinacciolo», rinomata meta gastronomica che si trova a due passi da piazzetta Carlina, all’inizio di via Gennaro Serra; locale gestito in maniera ineccepibile dalla famiglia Cosentini (il papà, ingegnere oggi in pensione, è un provetto cuoco ai fornelli) e approdo abituale non solo di stranieri, ma anche di affezionati clienti napoletani. È domenica mattina quando, intorno a mezzogiorno, si presenta una nutrita comitiva di turisti. Sono francesi: tre adulti e una ventina di ragazzi e ragazze. I tre accompagnatori concordano preventivamente il prezzo per sedersi al fresco, ai tavoli del giardinetto: 250 euro per 23 coperti, con pranzo composto da fritti misti, pizza, birre ed acqua. Prezzo a dir poco più che onesto. Si mangia: tutto scorre nel migliore dei modi, all’ombra di piazza del Plebiscito, per il gruppo di transalpini. Poi, però, a fine pasto, succede qualcosa. Uno dei tre adulti (una giovane donna, che faceva da accompagnatrice insieme con i colleghi della giovanissima comitiva) si alza e va accanto a una ragazzina che inizia a piangere. Che cosa è accaduto? Perché la ragazzina è in lacrime? Qui nasce il caso. L’accompagnatrice diventa una furia, chiede dei proprietari del locale e quando le si avvicinano Bruno Cosentini, sua moglie – che parla correntemente il francese – e il figlio Alessandro, ecco l’incredibile spiegazione: «Qualcuno ha molestato questa ragazza nel bagno di servizio del ristorante» sostiene la francese. Un’accusa gravissima. Ma anche molto sospetta: «A questo punto – insiste l’accompagnatrice – se volete che restiamo zitti non dovete farci pagare il conto. Altrimenti chiamiamo la polizia». Di fronte alla minaccia è proprio l’ingegnere Cosentini a fare il 113. Cinque minuti dopo al «Vinacciolo» arrivano due pattuglie della Questura. E agli agenti subito qualcosa non quadra. Tanto per cominciare due degli accompagnatori della comitiva di francesini sono sprovvisti di documenti (o si rifiutano di mostrarli). Poi, di fronte alle domande insistenti dei poliziotti, la ragazzina non sa fornire dettagli sulla presunta aggressione. E siamo a due. Ma la sorpresa finale arriva quando gli agenti intimano al gruppo di saldare il conto. A quel punto si scopre che gli adulti hanno solo 140 euro, non i 250 concordati con i titolari del ristorante. «Voi di qui non ve ne andate se non saldate il conto» spiega con fermo garbo il capopattuglia delle Volanti. E la cosa si risolve solo dopo una «questua» fatta ragazzino per ragazzino seduto a tavola da parte dei loro «accompagnatori». A rendere noto l’episodio Francesco Emilio Borrelli dei Verdi e Gianni Simioli della “Radiazza”. «Decisamente una brutta avventura – commenta Cosentini – Sia chiaro: per noi la cosa finisce qui. Ma ove mai quei tre dovessero dar seguito al fatto ci tuteleremo in tutte le sedi legali». (Giuseppe Crimaldi – Il Mattino)