PAESTUM: ARTIGIANATO E MODA NEL NOME DI ASSTEAS E KORE IL RATTO D’EUROPA NELLA PITTURA VASCOLARE

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Come avevo promesso qualche giorno fa torno sulla manifestazione della serata di gala della II^ Edizione del Premio di CILENTO FASHION TOUR, che si terrà domani sera, sabato 24 luglio. Organizzata dalla DFELLE di Lucio DI FIIPPPO, il giovane imprenditore cilentano del Made in Italy, che tenta di  lanciare una linea pestana della moda. La fonte di ispirazione più valida potrebbe e, a mio parere, dovrebbe essere la dea Kore/Persefone, come mi sono sforzato di consigliare nel mio precedente articolo, e la pittura vascolare del Maestro ceramista Assteas, come mi sforzerò di consigliare oggi nelle riflessioni di seguito.

Nell’antica Poseidonia visse e tenne bottega Assteas, una singolare figura di artigiano-artista.

Si impose, pare, prevalentemente nella pittura vascolare di anfore ed oggettistica varia per arredo di templi e case e corredo di tombe. Non è da escludere che molti dei reperti non firmati siano da attribuire a lui e alla sua scuola. Il Maestro testimonia, comunque, che nella città antica fu fiorente l’artigianato che lavorava l’argilla, di cui il territorio era ricco.

Oggi, disonorandone la memoria, noi consentiamo che negozi accorsati e chioschi improvvisati espongano paccottiglia di basso conio, appannando e sfregiando l’alta cultura e la nobile tradizione storica di Paestum. Ed ignoriamo che spesso arrivano nell’area archeologica gruppi turistici stranieri, di buon livello culturale. Atterrano all’aeroporto di Capodichino con voli charter e, irreggimentati in bus da escursione, approdano nella nostra città, s’inebriano dello spettacolo unico ed irripetibile dei templi dorici che catturano e rifrangono sole nell’ocra dei timpani e delle colonne scanalate, metabolizzano schegge di storia prestigiosa nella lenta processione a scoperta di reperti preziosi prigionieri in nicchie di bacheche trasparenti e di pitture a corredo di tombe di simposiarchi goderecci e nobili guerrieri. Ma si turbano, anche, all’esposizione sconcia ed ingombrante di statue di ninfe e dee, di eroi e semidei, di brocche stilizzate e di anfore panciute di varia dimensione. Si indignano spesso allo spettacolo/fiera di attività commerciali e della ristorazione ad invadenza/profanazione della sacralità dell’Area Archeologica e Museale con operatori turistici quasi del tutto incapaci, salvo poche e lodevoli eccezioni, di dare anche le notizie di prima mano sulla storia e sull’arte della città, cosa che altrove sarebbe del tutto naturale, non fosse altro che per orgoglio di identità e di appartenenza. Da noi così non è. E, per questo, i turisti se ne tornano ai propri paesi di origine con questa immagine ambigua, a dir poco, dell’Italia del Sud: un nobile prestigioso passato violentato, però, impunemente nel presente, in cui la fanno da padroni incolti cialtroni tollerati e spesso protetti dai Pubblici Poteri. E, alla malora cultura e memoria storica, che sono, o dovrebbero essere, gioielli da esporre ed esaltare in un progetto di promozione del turismo di qualità, affidandone, magari, la responsabilità istituzionale a chi, in palese e plateale conflitto di interessi, è, in parte, responsabile della profanazione alla bellezza.

E se, con una drastica e rivoluzionaria, inversione di tendenza, provassimo ad onorare la memoria di Assteas, attrezzando un “museo della ceramica” con ottica poseidoniate e mediterranea, affidandone ideazione, organizzazione e gestione ad artisti di grande livello del territorio, dove di certo non mancano? E se ipotizzassimo un “museo dell’artigianato della kora pestana”, da intitolare, manco a dirlo, ad Assteas, con annessa mostra/mercato permanente, e che faccia leva sui mille mestieri e relativi prodotti della lavorazione della pietra e del ferro, del vetro e dell’argilla, dei vimini e del legno, del corallo e dell’erba sparto e dessimo, così, voce, visibilità e protagonismo a incisori e cesellatori, fabbri e falegnami, cestai e vetrai, come al variegato esercito di ricamatrici, che perpetuano, nel chiuso delle case, l’arte paziente di mamme e nonne? Sarebbe una bella scommessa da vincere per amore della tradizione, ma anche nella consapevolezza che, riannodando i fili con il passato, si riscoprono gli antichi mestieri, sì, ma si offrono ai giovani idee ed occasioni per nuova occupazione, correndo l’avventura della piccola imprenditoria.

Sarebbe un bel modo per recuperare la memoria di un grande Maestro, che onorò l’arte nell’antica Poseidonia, ASSTEAS, appunto, che ci ha lasciato testimonianze prestigiose di straordinaria pittura vascolare, di cui siamo legittimamente orgogliosi. Mi piace ricordare la bellissima anfora che raffigura IL RATTO D’EUROPA e che il mondo intero ci invidia e che, probabilmente, parecchi capaccesi/pestani non hanno mai visto. Anche la pittura vascolare del Maestro Assteas può fornire idee per unalinea pestana della moda e degli accessori. E’ una proposta/consiglio che giro agli operatori del settore, a cominciare da Lucio Di Filippo.

 

Giuseppe Liuccio

g.liuccio@alice.it

Come avevo promesso qualche giorno fa torno sulla manifestazione della serata di gala della II^ Edizione del Premio di CILENTO FASHION TOUR, che si terrà domani sera, sabato 24 luglio. Organizzata dalla DFELLE di Lucio DI FIIPPPO, il giovane imprenditore cilentano del Made in Italy, che tenta di  lanciare una linea pestana della moda. La fonte di ispirazione più valida potrebbe e, a mio parere, dovrebbe essere la dea Kore/Persefone, come mi sono sforzato di consigliare nel mio precedente articolo, e la pittura vascolare del Maestro ceramista Assteas, come mi sforzerò di consigliare oggi nelle riflessioni di seguito.

Nell'antica Poseidonia visse e tenne bottega Assteas, una singolare figura di artigiano-artista.

Si impose, pare, prevalentemente nella pittura vascolare di anfore ed oggettistica varia per arredo di templi e case e corredo di tombe. Non è da escludere che molti dei reperti non firmati siano da attribuire a lui e alla sua scuola. Il Maestro testimonia, comunque, che nella città antica fu fiorente l'artigianato che lavorava l'argilla, di cui il territorio era ricco.

Oggi, disonorandone la memoria, noi consentiamo che negozi accorsati e chioschi improvvisati espongano paccottiglia di basso conio, appannando e sfregiando l'alta cultura e la nobile tradizione storica di Paestum. Ed ignoriamo che spesso arrivano nell'area archeologica gruppi turistici stranieri, di buon livello culturale. Atterrano all'aeroporto di Capodichino con voli charter e, irreggimentati in bus da escursione, approdano nella nostra città, s'inebriano dello spettacolo unico ed irripetibile dei templi dorici che catturano e rifrangono sole nell'ocra dei timpani e delle colonne scanalate, metabolizzano schegge di storia prestigiosa nella lenta processione a scoperta di reperti preziosi prigionieri in nicchie di bacheche trasparenti e di pitture a corredo di tombe di simposiarchi goderecci e nobili guerrieri. Ma si turbano, anche, all'esposizione sconcia ed ingombrante di statue di ninfe e dee, di eroi e semidei, di brocche stilizzate e di anfore panciute di varia dimensione. Si indignano spesso allo spettacolo/fiera di attività commerciali e della ristorazione ad invadenza/profanazione della sacralità dell'Area Archeologica e Museale con operatori turistici quasi del tutto incapaci, salvo poche e lodevoli eccezioni, di dare anche le notizie di prima mano sulla storia e sull'arte della città, cosa che altrove sarebbe del tutto naturale, non fosse altro che per orgoglio di identità e di appartenenza. Da noi così non è. E, per questo, i turisti se ne tornano ai propri paesi di origine con questa immagine ambigua, a dir poco, dell'Italia del Sud: un nobile prestigioso passato violentato, però, impunemente nel presente, in cui la fanno da padroni incolti cialtroni tollerati e spesso protetti dai Pubblici Poteri. E, alla malora cultura e memoria storica, che sono, o dovrebbero essere, gioielli da esporre ed esaltare in un progetto di promozione del turismo di qualità, affidandone, magari, la responsabilità istituzionale a chi, in palese e plateale conflitto di interessi, è, in parte, responsabile della profanazione alla bellezza.

E se, con una drastica e rivoluzionaria, inversione di tendenza, provassimo ad onorare la memoria di Assteas, attrezzando un "museo della ceramica" con ottica poseidoniate e mediterranea, affidandone ideazione, organizzazione e gestione ad artisti di grande livello del territorio, dove di certo non mancano? E se ipotizzassimo un "museo dell'artigianato della kora pestana", da intitolare, manco a dirlo, ad Assteas, con annessa mostra/mercato permanente, e che faccia leva sui mille mestieri e relativi prodotti della lavorazione della pietra e del ferro, del vetro e dell'argilla, dei vimini e del legno, del corallo e dell'erba sparto e dessimo, così, voce, visibilità e protagonismo a incisori e cesellatori, fabbri e falegnami, cestai e vetrai, come al variegato esercito di ricamatrici, che perpetuano, nel chiuso delle case, l'arte paziente di mamme e nonne? Sarebbe una bella scommessa da vincere per amore della tradizione, ma anche nella consapevolezza che, riannodando i fili con il passato, si riscoprono gli antichi mestieri, sì, ma si offrono ai giovani idee ed occasioni per nuova occupazione, correndo l'avventura della piccola imprenditoria.

Sarebbe un bel modo per recuperare la memoria di un grande Maestro, che onorò l'arte nell'antica Poseidonia, ASSTEAS, appunto, che ci ha lasciato testimonianze prestigiose di straordinaria pittura vascolare, di cui siamo legittimamente orgogliosi. Mi piace ricordare la bellissima anfora che raffigura IL RATTO D'EUROPA e che il mondo intero ci invidia e che, probabilmente, parecchi capaccesi/pestani non hanno mai visto. Anche la pittura vascolare del Maestro Assteas può fornire idee per unalinea pestana della moda e degli accessori. E’ una proposta/consiglio che giro agli operatori del settore, a cominciare da Lucio Di Filippo.

 

Giuseppe Liuccio

g.liuccio@alice.it