L’AFRICANA A PRAIANO CONTINUA IL DIVERTIMENTO NEL TEMPIO DEL BY NIGHT

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Praiano, Costiera amalfitana . Il tempo iclemente di questa estate capricciosa in costiera amalfitana non smorza il divertimento e così continua il divertimento nel tempio del By night  “L’Africana” gestito da Salvatore De Lucia, cena – spettacolo, discoteca, piano bar, serate romantiche dopo la passeggiata alla Praia. Ecco come descrive la sua storia l’amico Vito Pinto storica e prestigiosa firma del giornalismo della Provincia di Salerno e noto in Costa d’ Amalfi per la sua passione e competenza e per aver affiancato Luca Vespoli nel Duca..

Il mito resiste al tempo e alle passioni, sopravvive al suo fondatore, Luca Milano, che l’amò come una bellissima donna e la teneva in pugno come una frizzante coppa di champagne. Nato nel 1962 l’Africana si accreditò subito come il luogo della “notte viva” in quegli anni sessanta in cui in costiera amalfitana si viveva “la dolce vita”, osannata ed esaltata da Federico Fellini: nella mente di tanti giovani era impresso quell’ammaliante “baciami, Marcelo” della Ekberg nella Fontana di Trevi. L’Italia viveva il boom economico e la gente voleva divertirsi, vivere, saziarsi di cronaca rosa. Erano gli anni degli “amorazzi” e delle “amicizie particolari” che transitavano gli italiani dal fidanzamento al flirt. In via Veneto a Roma i paparazzi si acquattavano per rubare scene di una “mano nella mano” di coppie celebri più o meno ufficiali, per immortalare la “frequentazione” (o conquista?) di attori famosi ed attricette in cerca di notorietà. Non sfuggiva a questa “voglia” la Costiera Amalfitana che con Positano, Ravello, Amalfi facevano “concorrenza” non solo a Capri e Taormina, ma persino a Saint Tropez. I rocciosi e lunati tornanti della SS.163 erano frequentati da fiammanti spyderini – mitico il 750 della Innocenti – con a bordo “giovani leoni” vogliosi di prede straniere. “Dove sta la fabbrica di queste diciassettenni” si chiedeva, guardando una ragazza in bikini, il giovane e indimenticato Vittorio Pugliese nei “Leoni al sole” di Vittorio Caprioli, girato a Positano: giungevano dai paesi nordici con le loro biondissime chiome sbrigliate nel salmastro vento della costa. Comoda, per quella strada, anche la Vespa, diventata mitica due ruote dopo le “Vacanze romane” di Gregory Peck e Audrey Hepburn. Da Cinecittà e Hollywood i big del cinema come quelli della musica e del jet-set scendevano su queste coste. “E anche regnanti” sottolineava Luca Milano con una certa resistenza a ricordare il passato. In uno degli incontri “per pochi amici” che ogni tanto Luca organizzava al di fuori dell’ufficialità, amava raccontare squarci di vita nella grotta: “Qui, all’Africana, una sera giunse a cena la Regina Giuliana d’Olanda con il marito, il Principe Bernardo. Mentre li guidavo alla visita del locale, feci apparecchiare un tavolo sospeso sul mare e improvvisai un barbecue sugli scogli, mentre di fronte due lampare tiravano a bordo le reti, il cui pescato fu subito messo sulla brace e servito ai reali olandesi”. Erano anni di “follie” estive e da Praiano, per l’Africana passava un popolo vacanziero, voglioso di assaporare, almeno una volta, la favola della “dolce vita” della Costiera Amalfitana e in quell’antro nella roccia dove Luca Milano era sovrano assoluto. A mezzo tra il mare e la sovrastante st. rada statale costiera, nascosti agli sguardi indiscreti di passanti e curiosi, tra luci soffuse, musica di sottofondo e il complice sciabordio delle onde, per i frequentatori tutto era una dolce, languida “follia d’amore”. A far da sottofondo era la ruffiana voce di Fred Bongusto con “Una rotonda sul mare” o l’intrigante “Voce ‘e notte” di Peppino di Capri o, infine, il suadente sax di Fausto Papetti con i suoi celebri “Cheek to Cheek” e “Scandalo al sole”. E fu proprio in una di queste sere di “lenti” che Jacqueline Kennedy scombussolò l’impassibile far-play di Gianni Agnelli preferendolo al suo giovane rampollo per un ballo a piedi nudi sulla levigata pista de L’Africana. Amori di vip e amori di giovani “campatori” squattrinati, amori giurati eterni al mormorio del mare, che si scioglievano ai primi soffi di vento autunnale. Ricordava Luca Milano: “A Praiano non c’era niente: né acqua, né luce, né telefono. Eppure ebbi il coraggio di fittare un palazzotto borbonico di un principe di Napoli e trasformarlo, da casa per carrettieri e cacciatori, in un alberghetto, che barattai per un grande albergo durante un mio giro per mezza Europa. Ma in definitiva il grande albergo io l’avevo ed era Praiano. Giunsero i primi turisti e quando divennero più numerosi delle camere che avevo, cominciai a smistarli presso i miei compaesani che avevano stanze a disposizione. Così cominciò il cammino turistico di Praiano”. Luca era disponibile con tutti e amava ospitare gli artisti che avevano scelto la Costiera come luogo di meditazione; li teneva in albergo se mai in cambio di una loro opera. Una ospitalità fatta di classe difficilmente eguagliabile. Poi un giorno Luca acquistò, dall’amico Luigi, un terreno alla Torre, un pezzo di roccia in ripida discesa verso il mare: iniziò il folle scavo per ricavarne un ristorante. Ma l’impresa fu più tosta di quanto si pensasse, per cui Luca si dovette fermare e utilizzare il lavoro fin lì fatto. E fu “l’antro”, luogo dove incontrarsi nelle sere d’estate, cariche di maliziose suggestioni, ascoltando una buona quanto complice musica e consumando, a mezzanotte, il pescato fritto tirato in rete dalle lampare proprio lì davanti a quel balcone di Polifemo. Fu il successo, immediato ed enorme, e la frequentazione fu subito “in”. Su un salvagente ben in mostra era scritto: “Vento in poppa”. A dare un nome a quella grotta ci pensò la gente. Sulla pedana addossata alla roccia, ogni sera suonava un complessino di musicisti neri, mandati a Luca da alcuni suoi amici del Coven Garden di Londra: quella band di “colore” era una “sciccheria” e la gente diceva che andava a ballare dove erano gli africani. Il gioco era fatto e fu “L’Africana”. Ed ogni anno, dopo l’estate, Luca Milano andava in giro per il mondo alla ricerca del meglio da portare a Praiano l’estate successiva. Molto tempo è trascorso da quando sui tavoli vi erano le lampade ad acetilene dei pescatori per l’illuminazione ruffiana e tra gli scogli, ben nascosto, vi era il suonatore di fisarmonica a poche migliaia di lire per sera, che conciliava, con dolci melodie, gli approcci d’amore, i baci non tanto rubati, le carezze e gli abbracci di chi si allontanava dalla “pazza folla”. Poche erano le parole italiane che le bionde vichinghe o le figlie di Albione sapevano pronunciare: “Questo posto è (in)canto” e “Ti amo, bacia mi”. I giovani leoni, a digiuno di lingue straniere, avevano imparato “i love you” e “besame mucho” ricordando una canzone senza tempo. Ci mettevano tutte le inflessioni passionali italiche, ma non era la stessa cosa di “Baciami, amore”. Col passare degli anni tutto si trasformò, divenne più bello, più accattivante, più chic, perché Luca il suo regno, negli anni lo arricchì e lo trattò come una signora alla quale offrire tutto intero un amore infinito. E lui, Luca, quell’antro lo amava perdutamente, come si amano gli occhi della propria donna in una notte di stelle di mezza estate in costiera amalfitana. Figlio orgoglioso di un carrettiere, Luca seppe stare al pari con teste coronate, capitani d’industria, protagonisti della scena culturale. Scomparve, per propria volontà, all’alba del 6 maggio 2005, all’età di 80 anni, a mezzo tra la sua grotta e il sottostante mare; ma l’Africana continua ad essere il luogo del mito estivo, dove l’estate è ancora una dolce vita. IL SITO DELL’AFRICANA

Praiano, Costiera amalfitana . Il tempo iclemente di questa estate capricciosa in costiera amalfitana non smorza il divertimento e così continua il divertimento nel tempio del By night  "L'Africana" gestito da Salvatore De Lucia, cena – spettacolo, discoteca, piano bar, serate romantiche dopo la passeggiata alla Praia. Ecco come descrive la sua storia l'amico Vito Pinto storica e prestigiosa firma del giornalismo della Provincia di Salerno e noto in Costa d' Amalfi per la sua passione e competenza e per aver affiancato Luca Vespoli nel Duca..

Il mito resiste al tempo e alle passioni, sopravvive al suo fondatore, Luca Milano, che l'amò come una bellissima donna e la teneva in pugno come una frizzante coppa di champagne. Nato nel 1962 l'Africana si accreditò subito come il luogo della "notte viva" in quegli anni sessanta in cui in costiera amalfitana si viveva "la dolce vita", osannata ed esaltata da Federico Fellini: nella mente di tanti giovani era impresso quell'ammaliante "baciami, Marcelo" della Ekberg nella Fontana di Trevi. L'Italia viveva il boom economico e la gente voleva divertirsi, vivere, saziarsi di cronaca rosa. Erano gli anni degli "amorazzi" e delle "amicizie particolari" che transitavano gli italiani dal fidanzamento al flirt. In via Veneto a Roma i paparazzi si acquattavano per rubare scene di una "mano nella mano" di coppie celebri più o meno ufficiali, per immortalare la "frequentazione" (o conquista?) di attori famosi ed attricette in cerca di notorietà. Non sfuggiva a questa "voglia" la Costiera Amalfitana che con Positano, Ravello, Amalfi facevano "concorrenza" non solo a Capri e Taormina, ma persino a Saint Tropez. I rocciosi e lunati tornanti della SS.163 erano frequentati da fiammanti spyderini – mitico il 750 della Innocenti – con a bordo "giovani leoni" vogliosi di prede straniere. "Dove sta la fabbrica di queste diciassettenni" si chiedeva, guardando una ragazza in bikini, il giovane e indimenticato Vittorio Pugliese nei "Leoni al sole" di Vittorio Caprioli, girato a Positano: giungevano dai paesi nordici con le loro biondissime chiome sbrigliate nel salmastro vento della costa. Comoda, per quella strada, anche la Vespa, diventata mitica due ruote dopo le "Vacanze romane" di Gregory Peck e Audrey Hepburn. Da Cinecittà e Hollywood i big del cinema come quelli della musica e del jet-set scendevano su queste coste. "E anche regnanti" sottolineava Luca Milano con una certa resistenza a ricordare il passato. In uno degli incontri "per pochi amici" che ogni tanto Luca organizzava al di fuori dell'ufficialità, amava raccontare squarci di vita nella grotta: "Qui, all'Africana, una sera giunse a cena la Regina Giuliana d'Olanda con il marito, il Principe Bernardo. Mentre li guidavo alla visita del locale, feci apparecchiare un tavolo sospeso sul mare e improvvisai un barbecue sugli scogli, mentre di fronte due lampare tiravano a bordo le reti, il cui pescato fu subito messo sulla brace e servito ai reali olandesi". Erano anni di "follie" estive e da Praiano, per l'Africana passava un popolo vacanziero, voglioso di assaporare, almeno una volta, la favola della "dolce vita" della Costiera Amalfitana e in quell'antro nella roccia dove Luca Milano era sovrano assoluto. A mezzo tra il mare e la sovrastante st. rada statale costiera, nascosti agli sguardi indiscreti di passanti e curiosi, tra luci soffuse, musica di sottofondo e il complice sciabordio delle onde, per i frequentatori tutto era una dolce, languida "follia d'amore". A far da sottofondo era la ruffiana voce di Fred Bongusto con "Una rotonda sul mare" o l'intrigante "Voce 'e notte" di Peppino di Capri o, infine, il suadente sax di Fausto Papetti con i suoi celebri "Cheek to Cheek" e "Scandalo al sole". E fu proprio in una di queste sere di "lenti" che Jacqueline Kennedy scombussolò l'impassibile far-play di Gianni Agnelli preferendolo al suo giovane rampollo per un ballo a piedi nudi sulla levigata pista de L'Africana. Amori di vip e amori di giovani "campatori" squattrinati, amori giurati eterni al mormorio del mare, che si scioglievano ai primi soffi di vento autunnale. Ricordava Luca Milano: "A Praiano non c'era niente: né acqua, né luce, né telefono. Eppure ebbi il coraggio di fittare un palazzotto borbonico di un principe di Napoli e trasformarlo, da casa per carrettieri e cacciatori, in un alberghetto, che barattai per un grande albergo durante un mio giro per mezza Europa. Ma in definitiva il grande albergo io l'avevo ed era Praiano. Giunsero i primi turisti e quando divennero più numerosi delle camere che avevo, cominciai a smistarli presso i miei compaesani che avevano stanze a disposizione. Così cominciò il cammino turistico di Praiano". Luca era disponibile con tutti e amava ospitare gli artisti che avevano scelto la Costiera come luogo di meditazione; li teneva in albergo se mai in cambio di una loro opera. Una ospitalità fatta di classe difficilmente eguagliabile. Poi un giorno Luca acquistò, dall'amico Luigi, un terreno alla Torre, un pezzo di roccia in ripida discesa verso il mare: iniziò il folle scavo per ricavarne un ristorante. Ma l'impresa fu più tosta di quanto si pensasse, per cui Luca si dovette fermare e utilizzare il lavoro fin lì fatto. E fu "l'antro", luogo dove incontrarsi nelle sere d'estate, cariche di maliziose suggestioni, ascoltando una buona quanto complice musica e consumando, a mezzanotte, il pescato fritto tirato in rete dalle lampare proprio lì davanti a quel balcone di Polifemo. Fu il successo, immediato ed enorme, e la frequentazione fu subito "in". Su un salvagente ben in mostra era scritto: "Vento in poppa". A dare un nome a quella grotta ci pensò la gente. Sulla pedana addossata alla roccia, ogni sera suonava un complessino di musicisti neri, mandati a Luca da alcuni suoi amici del Coven Garden di Londra: quella band di "colore" era una "sciccheria" e la gente diceva che andava a ballare dove erano gli africani. Il gioco era fatto e fu "L'Africana". Ed ogni anno, dopo l'estate, Luca Milano andava in giro per il mondo alla ricerca del meglio da portare a Praiano l'estate successiva. Molto tempo è trascorso da quando sui tavoli vi erano le lampade ad acetilene dei pescatori per l'illuminazione ruffiana e tra gli scogli, ben nascosto, vi era il suonatore di fisarmonica a poche migliaia di lire per sera, che conciliava, con dolci melodie, gli approcci d'amore, i baci non tanto rubati, le carezze e gli abbracci di chi si allontanava dalla "pazza folla". Poche erano le parole italiane che le bionde vichinghe o le figlie di Albione sapevano pronunciare: "Questo posto è (in)canto" e "Ti amo, bacia mi". I giovani leoni, a digiuno di lingue straniere, avevano imparato "i love you" e "besame mucho" ricordando una canzone senza tempo. Ci mettevano tutte le inflessioni passionali italiche, ma non era la stessa cosa di "Baciami, amore". Col passare degli anni tutto si trasformò, divenne più bello, più accattivante, più chic, perché Luca il suo regno, negli anni lo arricchì e lo trattò come una signora alla quale offrire tutto intero un amore infinito. E lui, Luca, quell'antro lo amava perdutamente, come si amano gli occhi della propria donna in una notte di stelle di mezza estate in costiera amalfitana. Figlio orgoglioso di un carrettiere, Luca seppe stare al pari con teste coronate, capitani d'industria, protagonisti della scena culturale. Scomparve, per propria volontà, all'alba del 6 maggio 2005, all'età di 80 anni, a mezzo tra la sua grotta e il sottostante mare; ma l'Africana continua ad essere il luogo del mito estivo, dove l'estate è ancora una dolce vita. IL SITO DELL'AFRICANA