Napule’: – Esplosione idilliaca di tradizione e cultura –

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Napoli. Se il  Ministero della Pubblica Istruzione ha deciso ingiustamente di accantonare l’arte nel cassetto dell’oblio culturale, Napoli possiede la chiave per renderla libera. L’acme’ della bellezza partenopea è ben conosciuta sin dai tempi antichi tanto che lo storico greco Polibio scrive: “ Per la sua bellezza e fecondità gli dei si contendono il possesso della città ’’. Inoltrarsi  tra i crocevia dei minuti vicoletti, il profumo inebriante della buona cucina, l’armoniosa musica folkloristica, la maestosità monumentale di un passato ricco di gloria e potenza rappresentano il patrimonio indiscusso di un turismo costruttivo. Proprio a Napoli durante il terremoto dell’Irpinia dell’ 80 grazie alla collaborazione amichevole del gallerista Lucio Amelio sbarcò il fautore dell’ affascinante pop art: Andy Wharol. Personalità dal multiforme ingegno come definì  Omero Ulisse, eclettico nelle più svariate arti quali la cinematografia, la pittura, la scultura. Una delle più preziose eredità lasciate alla città dall’artista statunitense è l’opera “Il Vesuvio”, tela dai sgargianti e intensi colori, ma che  allo stesso tempo donano significato alla potenza naturale che risiede nel napoletano. Andy Wharol definisce il Vesuvio non come un mito, ma come qualcosa di terribilmente reale. L’anticonformista Andy non sceglie mezze misure, né tecniche pittoriche di stampo impressionista al contrario accentua con tonalità  vivide e fiammeggianti  la potenza e la maestosità di un colosso della natura, con l’intenzione  di attribuire le stesse qualità, come per una sorta di influenza magica , al popolo partenopeo. E’ proprio vero quando si dice “Vir Napl e po’ muor” , ma aggiungo per la troppa bellezza!! – Sofia Irace-

Napoli. Se il  Ministero della Pubblica Istruzione ha deciso ingiustamente di accantonare l’arte nel cassetto dell’oblio culturale, Napoli possiede la chiave per renderla libera. L’acme’ della bellezza partenopea è ben conosciuta sin dai tempi antichi tanto che lo storico greco Polibio scrive: “ Per la sua bellezza e fecondità gli dei si contendono il possesso della città ’’. Inoltrarsi  tra i crocevia dei minuti vicoletti, il profumo inebriante della buona cucina, l’armoniosa musica folkloristica, la maestosità monumentale di un passato ricco di gloria e potenza rappresentano il patrimonio indiscusso di un turismo costruttivo. Proprio a Napoli durante il terremoto dell’Irpinia dell’ 80 grazie alla collaborazione amichevole del gallerista Lucio Amelio sbarcò il fautore dell’ affascinante pop art: Andy Wharol. Personalità dal multiforme ingegno come definì  Omero Ulisse, eclettico nelle più svariate arti quali la cinematografia, la pittura, la scultura. Una delle più preziose eredità lasciate alla città dall'artista statunitense è l’opera “Il Vesuvio”, tela dai sgargianti e intensi colori, ma che  allo stesso tempo donano significato alla potenza naturale che risiede nel napoletano. Andy Wharol definisce il Vesuvio non come un mito, ma come qualcosa di terribilmente reale. L’anticonformista Andy non sceglie mezze misure, né tecniche pittoriche di stampo impressionista al contrario accentua con tonalità  vivide e fiammeggianti  la potenza e la maestosità di un colosso della natura, con l’intenzione  di attribuire le stesse qualità, come per una sorta di influenza magica , al popolo partenopeo. E’ proprio vero quando si dice “Vir Napl e po’ muor” , ma aggiungo per la troppa bellezza!! – Sofia Irace-