La Casertana: «Daspo a vita per i teppisti di Cava». Gli investigatori stanno visionando filmati e foto

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Caserta. Il presidente Lombardi chiede una risposta immediata e dura: gli attimi di panico vissuti lunedì al «Desiderio» di Pregiato, frazione di Cava de’ Tirreni, per un raid di ultrà cavesi con spranghe e catene contro i tifosi della Casertana, non possono rimanere impuniti. Una spedizione fulminea, a un quarto d’ora dalla fine del secondo tempo dell’amichevole tra i rossoblù, guidati dall’ex allenatore della Salernitana, Gregucci, e l’Équipe Campania. Nel mirino i casertani sugli spalti, tifosi, parenti dei calciatori e cronisti. Alla fine, per fortuna, si è registrato solo qualche contuso e tanta paura, anche grazie all’intervento di carabinieri e polizia. Ancora non si riesce a capire quali siano stati i motivi che hanno scatenato questi veri e propri teppisti. Poteva finire male: la morte di Ciro Esposito per l’aggressione a Roma non ha insegnato nulla. Il presidente della Casertana, Giovanni Lombardi, è addolorato e preoccupato. «Se queste sono le premesse – dice il patron rossoblù – non so proprio cosa potrà accadere in campionato, quando la gara non sarà amichevole ma la posta in palio è la vittoria, i tre punti, la salvezza o il primato in classifica». Quanti erano i violenti? «Non ero lì. Ero andato via da pochissimo. Gli aggressori erano almeno trenta, tutti con il volto coperto. Hanno agito da delinquenti, incuranti che ad assistere alla partita ci fossero donne e bambini. Penso che ce l’avessero anche con alcuni giornalisti di Salerno presenti al campo». Cosa avete fatto? «Mi sono messo subito in contatto con le forze dell’ordine e la procura della Repubblica. Mi hanno assicurato che questa storia non passerà sotto silenzio». Gli investigatori stanno infatti visionando filmati e foto per risalire al commando. «Spero che si faccia presto anche per dare una risposta esemplare: questa gente non merita di venire allo stadio, per loro ci vorrebbe un Daspo a vita perché hanno dimostrato di non avere nulla del vero tifoso, un patrimonio che è fatto soprattutto di solidarietà e lealtà e mai di violenza». Il presidente non si spiega l’episodio. «Con la Cavese e i loro tifosi non abbiamo mai avuto problemi –prosegue Lombardi – I rapporti sono stati sempre buoni e anche per questo siamo stupiti per un’azione del genere e mai avremmo portato i nostri giocatori in preritiro a Cava se solo avessimo avuto qualche segnale ostile». Ora la Casertana è andata via, a Gubbio, per continuare la preparazione. Un trasferimento programmato. «Lì saremo tranquilli, cercando di lasciarci alle spalle la paura di un attacco assurdo e sconsiderato – continua il presidente rossoblù – Ovviamente seguiremo ancora le indagini: chi ha sbagliato deve pagare, non si deve guardare in faccia a nessuno e questo per il bene dello sport. Gli stadi non devono essere arene violente ma spazi civili e sicuri dove si può portare anche la famiglia, i ragazzini». Ieri la squadra agli ordini di Gregucci è partita in bus dal Pinto alla volta di Gubbio. Tutti cercano di dimenticare le scene di violenza al «Desiderio» di Speranza. Il presidente, però, non potrà raggiungere la città umbra prima di domenica per non perdersi l’incontro con papa Francesco, sabato a Caserta: «Al Pontefice, con il sindaco Pio Del Gaudio, regaleremo la maglia della Casertana: i nostri colori sono gli stessi della sua squadra del cuore in Argentina, il San Lorenzo de Almagro». (Franco Buononato – Il Mattino)

Caserta. Il presidente Lombardi chiede una risposta immediata e dura: gli attimi di panico vissuti lunedì al «Desiderio» di Pregiato, frazione di Cava de’ Tirreni, per un raid di ultrà cavesi con spranghe e catene contro i tifosi della Casertana, non possono rimanere impuniti. Una spedizione fulminea, a un quarto d’ora dalla fine del secondo tempo dell’amichevole tra i rossoblù, guidati dall’ex allenatore della Salernitana, Gregucci, e l’Équipe Campania. Nel mirino i casertani sugli spalti, tifosi, parenti dei calciatori e cronisti. Alla fine, per fortuna, si è registrato solo qualche contuso e tanta paura, anche grazie all’intervento di carabinieri e polizia. Ancora non si riesce a capire quali siano stati i motivi che hanno scatenato questi veri e propri teppisti. Poteva finire male: la morte di Ciro Esposito per l’aggressione a Roma non ha insegnato nulla. Il presidente della Casertana, Giovanni Lombardi, è addolorato e preoccupato. «Se queste sono le premesse – dice il patron rossoblù – non so proprio cosa potrà accadere in campionato, quando la gara non sarà amichevole ma la posta in palio è la vittoria, i tre punti, la salvezza o il primato in classifica». Quanti erano i violenti? «Non ero lì. Ero andato via da pochissimo. Gli aggressori erano almeno trenta, tutti con il volto coperto. Hanno agito da delinquenti, incuranti che ad assistere alla partita ci fossero donne e bambini. Penso che ce l’avessero anche con alcuni giornalisti di Salerno presenti al campo». Cosa avete fatto? «Mi sono messo subito in contatto con le forze dell'ordine e la procura della Repubblica. Mi hanno assicurato che questa storia non passerà sotto silenzio». Gli investigatori stanno infatti visionando filmati e foto per risalire al commando. «Spero che si faccia presto anche per dare una risposta esemplare: questa gente non merita di venire allo stadio, per loro ci vorrebbe un Daspo a vita perché hanno dimostrato di non avere nulla del vero tifoso, un patrimonio che è fatto soprattutto di solidarietà e lealtà e mai di violenza». Il presidente non si spiega l’episodio. «Con la Cavese e i loro tifosi non abbiamo mai avuto problemi –prosegue Lombardi – I rapporti sono stati sempre buoni e anche per questo siamo stupiti per un’azione del genere e mai avremmo portato i nostri giocatori in preritiro a Cava se solo avessimo avuto qualche segnale ostile». Ora la Casertana è andata via, a Gubbio, per continuare la preparazione. Un trasferimento programmato. «Lì saremo tranquilli, cercando di lasciarci alle spalle la paura di un attacco assurdo e sconsiderato – continua il presidente rossoblù – Ovviamente seguiremo ancora le indagini: chi ha sbagliato deve pagare, non si deve guardare in faccia a nessuno e questo per il bene dello sport. Gli stadi non devono essere arene violente ma spazi civili e sicuri dove si può portare anche la famiglia, i ragazzini». Ieri la squadra agli ordini di Gregucci è partita in bus dal Pinto alla volta di Gubbio. Tutti cercano di dimenticare le scene di violenza al «Desiderio» di Speranza. Il presidente, però, non potrà raggiungere la città umbra prima di domenica per non perdersi l’incontro con papa Francesco, sabato a Caserta: «Al Pontefice, con il sindaco Pio Del Gaudio, regaleremo la maglia della Casertana: i nostri colori sono gli stessi della sua squadra del cuore in Argentina, il San Lorenzo de Almagro». (Franco Buononato – Il Mattino)