Castel Volturno a fuoco, gli africani in rivolta. Gambizzati due immigrati accusati di furto

0

Castel Volturno. Una sera di terrore, tra botte, spari e fiamme. Circa duecento africani in rivolta, a Pescopagano, frazione del comune di Castel Volturno al confine con Mondragone, in provincia di Caserta. Antica zona di villeggiatura, oggi in preda al degrado urbanistico e alla presenza di tantissimi immigrati. Una miscela esplosiva, tensione a mille in un contesto in cui, proprio ieri, l’arrivo di nuovi migranti dalla Sicilia aveva costretto il sindaco di Castel Volturno a scendere in campo per segnalare la situazione difficile. La cronaca è quella che restituisce, nel cuore della notte, un campo di battaglia: un locale terraneo, adibito a guardiola di un vicino parco di villette, è diventato obiettivo degli africani. È praticamente distrutto, con le fiamme che hanno investito anche un’abitazione attigua. E c’è una sedicenne italiana ferita, figlia del guardiano del parco, per fortuna in maniera non grave, salvata giusto in tempo dai vigili del fuoco che a lungo erano stati impossibilitati ad intervenire, nell’edificio incendiato, a causa dell’atteggiamento minaccioso degli extracomunitari. Questi avevano reagito, in massa, alla gambizzazione di due loro connazionali (sono stati ricoverati alla clinica Pinetagrande, non sono in pericolo di vita). In precedenza era stato il guardiano del parco ad affrontare per strada i due e accusarli di un furto in un’abitazione. Gli africani avevano reagito aggredendolo e poco dopo il guardiano è tornato armato con il figlio, dando il via alla sparatoria. I segni della «rivolta» sono evidenti e a notte, in un clima di sicurezza vigilata, la gente raccontava terrorizzata quanto accaduto: «Basta, qui comandano gli africani». Vetri in frantumi, fioriere date alle fiamme, pezzi di intonaco scagliato per strada, incendiate quattro auto e un furgone parcheggiati nei pressi della casa del guardiano. Danni ingenti. E, di notte, le luci blu dei mezzi di polizia e carabinieri che, nel giro di un’ora, hanno militarizzato la zona. L’accaduto è stato ricostruito nel cuore della notte, non senza difficoltà, dagli investigatori. Era da poco cominciata la finale della Coppa del Mondo quando s’è diffusa la voce della gambizzazione di due africani a Pescopagano. Sono ragazzi, a terra in un lago di sangue, qualcuno li soccorre e li porta in clinica. Si dice che siano stati oggetto di una «vendetta», contro di loro avrebbero sparato degli italiani della zona. C’è chi parla di furti nelle case vicine e dell’intervento del guardiano che, da anni, controlla la zona per evitare incursioni negli appartamenti. Certo è che ci sarebbe stato un primo contatto tra africani ed italiani, padre e figlio titolari del servizio di «guardianìa», con gli italiani che avrebbero avuto la peggio. Di qui la reazione. È spuntata fuori la pistola, gli spari, il sangue. Una scintilla che ha innescato la rivolta degli africani. Si sono materializzati per strada, è cominciata una caccia all’uomo cercando l’autore (o gli autori) del ferimento. Forze dell’ordine in inferiorità, tensioni, paura di ulteriori drammi. Poi l’arrivo dei rinforzi, la «tregua» con gli africani diventati silenziosi, molti si erano allontanati. In Commissariato e dai carabinieri finiscono padre e figlio guardiani, sono stati interrogati per tutta la notte. Una notte di paura e di tensione, ricordando il dramma della strage dei ghanesi. Ora si teme che la convivenza italo-africana possa essersi di nuovo incrinata. Pericolosamente. (Claudio Coluzzi – Il Mattino)

Castel Volturno. Una sera di terrore, tra botte, spari e fiamme. Circa duecento africani in rivolta, a Pescopagano, frazione del comune di Castel Volturno al confine con Mondragone, in provincia di Caserta. Antica zona di villeggiatura, oggi in preda al degrado urbanistico e alla presenza di tantissimi immigrati. Una miscela esplosiva, tensione a mille in un contesto in cui, proprio ieri, l’arrivo di nuovi migranti dalla Sicilia aveva costretto il sindaco di Castel Volturno a scendere in campo per segnalare la situazione difficile. La cronaca è quella che restituisce, nel cuore della notte, un campo di battaglia: un locale terraneo, adibito a guardiola di un vicino parco di villette, è diventato obiettivo degli africani. È praticamente distrutto, con le fiamme che hanno investito anche un’abitazione attigua. E c’è una sedicenne italiana ferita, figlia del guardiano del parco, per fortuna in maniera non grave, salvata giusto in tempo dai vigili del fuoco che a lungo erano stati impossibilitati ad intervenire, nell’edificio incendiato, a causa dell’atteggiamento minaccioso degli extracomunitari. Questi avevano reagito, in massa, alla gambizzazione di due loro connazionali (sono stati ricoverati alla clinica Pinetagrande, non sono in pericolo di vita). In precedenza era stato il guardiano del parco ad affrontare per strada i due e accusarli di un furto in un’abitazione. Gli africani avevano reagito aggredendolo e poco dopo il guardiano è tornato armato con il figlio, dando il via alla sparatoria. I segni della «rivolta» sono evidenti e a notte, in un clima di sicurezza vigilata, la gente raccontava terrorizzata quanto accaduto: «Basta, qui comandano gli africani». Vetri in frantumi, fioriere date alle fiamme, pezzi di intonaco scagliato per strada, incendiate quattro auto e un furgone parcheggiati nei pressi della casa del guardiano. Danni ingenti. E, di notte, le luci blu dei mezzi di polizia e carabinieri che, nel giro di un’ora, hanno militarizzato la zona. L’accaduto è stato ricostruito nel cuore della notte, non senza difficoltà, dagli investigatori. Era da poco cominciata la finale della Coppa del Mondo quando s’è diffusa la voce della gambizzazione di due africani a Pescopagano. Sono ragazzi, a terra in un lago di sangue, qualcuno li soccorre e li porta in clinica. Si dice che siano stati oggetto di una «vendetta», contro di loro avrebbero sparato degli italiani della zona. C’è chi parla di furti nelle case vicine e dell’intervento del guardiano che, da anni, controlla la zona per evitare incursioni negli appartamenti. Certo è che ci sarebbe stato un primo contatto tra africani ed italiani, padre e figlio titolari del servizio di «guardianìa», con gli italiani che avrebbero avuto la peggio. Di qui la reazione. È spuntata fuori la pistola, gli spari, il sangue. Una scintilla che ha innescato la rivolta degli africani. Si sono materializzati per strada, è cominciata una caccia all’uomo cercando l’autore (o gli autori) del ferimento. Forze dell’ordine in inferiorità, tensioni, paura di ulteriori drammi. Poi l’arrivo dei rinforzi, la «tregua» con gli africani diventati silenziosi, molti si erano allontanati. In Commissariato e dai carabinieri finiscono padre e figlio guardiani, sono stati interrogati per tutta la notte. Una notte di paura e di tensione, ricordando il dramma della strage dei ghanesi. Ora si teme che la convivenza italo-africana possa essersi di nuovo incrinata. Pericolosamente. (Claudio Coluzzi – Il Mattino)

Lascia una risposta