Serata irresistibile con il Festival Internazionale del Folklore

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L’obiettivo non far dimenticare le nostre tradizioni popolari

 

SORRENTO – La musica folk è una di quelle espressioni della cultura e di un popolo che rappresentano un territorio e nella serata di venerdì 11 luglio c’è stato un’entusiasmante incontro di questo genere a Sorrento con le rappresentanze di quattro nazioni.

Un evento quello del ‘Festival Internazionale del Folklore’ che si è tenuto nella città tassiana, che si inserisce nel programma estivo e che vuol far riportare, anche se in altri paesi non è stato ma dimenticato, le antiche tradizioni, specialmente nella nostra zona che sembravano essersi diradate con il vento del business, a non farle dimenticare. Questo è stato lo scopo che ha messo in moto un meccanismo allettante che ha incuriosito non solo i nostri cittadini accorsi numerosissimi, ma anche i turisti che erano assiepati e seduti sui muretti circostanti le aiuole di Piazza Veniero. Con l’entusiasmo della ‘Sorrento Folk’ che lo ha organizzato, il patrocinio del comune sorrentino e la Blue Diamond Events, sono sfilati per il Corso Italia da Piazza Lauro fino a Piazza Veniero cinque gruppi provenienti da quattro nazioni. Tra la tarantella sorrentina, i canti ed i balli folkloristici di Grecia, Bulgaria e Spagna, ma dei Paesi Baschi, con i tipici costumi locali, si è cercato con il linguaggio della musica e della danza di unire e far conoscere popoli e tradizioni. È proprio il ballo tradizionale della nostra terra, la Tarantella Sorrentina, sta tornando in auge dopo gli anni bui che l’avevano messa nel dimenticatoio a causa di quel business che forse si era cercato di fare su di lei. Ma grazie alla passione di un gruppo di persone, figli di quelle che, possiamo dire, ne furono i padri ed i continuatori dei loro avi, ‘capeggiati’ nel gruppo ‘Sorrento Folk’ da Francesco Di Fiore, questo tipico ballo della costiera sorrentina sta tornando di ‘moda’. Lo stesso presidente Francesco Di Fiore ci dice che “questo gruppo nasce dall’unione dei figli di quelle persone che nel passato ne formavano due: quello dei Di Maio (‘Furnariello’) e quello dei Converso”.  E mettendo su questo insieme di persone si è “cercato di far rinverdire questo ballo di cui se ne stava perdendo la tradizione”, che essa nasce dalla passione che lui immette da quando era bambino, poiché seguiva l’insegnamento  di veri e propri maestri del settore nonché maestri di vita (Salvatore Converso, Antonino Ambrosino, Francesco Saverio Apreda…) e che sta passando non solo ai suoi, ma anche ai figli di chi con lui forma il gruppo . Il nostro tipico ballo  è nato dalledanze tradizionali prevalentemente del sud Italia e le corrispondenti melodie musicali, che sono prevalentemente in tempo veloce, in vario metro: le varie tipologie hanno una metrica dei fraseggi melodici e ritmici in 6/8, 18/8 o 4/4, sia in modo maggiore che in modo minore, a seconda dell’uso locale. Secondo alcuni studiosi il nome “tarantella” deriva da “taranta”, termine dialettale delle regioni meridionali italiane per designare la tarantola o Lycosa tarentula, un ragno velenoso diffuso nell’Europa meridionale. In quelle zone il ballo della tarantella è in parte legato alla terapia del morso della tarantola. La tradizione affidava al veleno di questo ragno effetti diversi, a seconda delle credenze locali: malinconia, convulsioni, disagio psichico, agitazione, dolore fisico e sofferenza morale. Chi veniva morso o credeva di essere stato morso da una tarantola (ma anche da scorpioni, insetti o rettili vari) tendeva ad un esagerato dinamismo e ricorreva a terapie coreo-musicali, particolarmente efficaci durante la festività dei Santi Pietro e Paolo che, mediante l’insistenza della pratica della danza, provocassero l’espulsione del veleno attraverso sudori ed umoriNon tutte le forme di danza erano comunque legate a questo fenomeno: si danzava anche in occasioni pubbliche (festività religiose, pellegrinaggi ai santuari, ricorrenze agricole) e private (matrimoni, battesimi..) come espressione di religiosità e gioia. Ma la tarantella sorrentina si dice che le sue origini risalgono al XVIII secolo e da qui nascono miti e leggende, e le movenze di essa sarebbero servite proprio alle Sirene per ammaliare Ulisse.

Fare da sfondo è stata, come dicevamo sopra, la cittadina tassiana che da sempre ha avuto nella tarantella un ottimo biglietto da visita e sulla sua strada principale hanno sfilato non solo la Sorrento Folk, ma anche i due gruppi greci di Theatru GK Fotiadis e Lehohia Pnovolos, i baschi di Erketz Euskas Dantzari Taldea ed i bulgari di Tane and Medna Pitka, ai quali sono state date delle targhe ricordo. Dopo l’incuriosita ed accattivante sfilata, il clou di questo ‘meeting’ è stata l’esibizione dei vari gruppi folkloristici sul palco allestito in Piazza Veniero a cui il sindaco Giuseppe Cuomo ha dato il suo saluto ed inoltre ha sottolineato che “facciamo vivere queste tradizioni che sono l’anima della cultura e del turismo sorrentino “. Una tradizione che vede risalire il suo diagramma.

 

                                                     Le foto di Rosario Criscuolo 

     

   

  

  

  

 

GIUSEPPE SPASIANO  

L’obiettivo non far dimenticare le nostre tradizioni popolari

 

SORRENTO – La musica folk è una di quelle espressioni della cultura e di un popolo che rappresentano un territorio e nella serata di venerdì 11 luglio c’è stato un’entusiasmante incontro di questo genere a Sorrento con le rappresentanze di quattro nazioni.

Un evento quello del ‘Festival Internazionale del Folklore’ che si è tenuto nella città tassiana, che si inserisce nel programma estivo e che vuol far riportare, anche se in altri paesi non è stato ma dimenticato, le antiche tradizioni, specialmente nella nostra zona che sembravano essersi diradate con il vento del business, a non farle dimenticare. Questo è stato lo scopo che ha messo in moto un meccanismo allettante che ha incuriosito non solo i nostri cittadini accorsi numerosissimi, ma anche i turisti che erano assiepati e seduti sui muretti circostanti le aiuole di Piazza Veniero. Con l’entusiasmo della ‘Sorrento Folk’ che lo ha organizzato, il patrocinio del comune sorrentino e la Blue Diamond Events, sono sfilati per il Corso Italia da Piazza Lauro fino a Piazza Veniero cinque gruppi provenienti da quattro nazioni. Tra la tarantella sorrentina, i canti ed i balli folkloristici di Grecia, Bulgaria e Spagna, ma dei Paesi Baschi, con i tipici costumi locali, si è cercato con il linguaggio della musica e della danza di unire e far conoscere popoli e tradizioni. È proprio il ballo tradizionale della nostra terra, la Tarantella Sorrentina, sta tornando in auge dopo gli anni bui che l’avevano messa nel dimenticatoio a causa di quel business che forse si era cercato di fare su di lei. Ma grazie alla passione di un gruppo di persone, figli di quelle che, possiamo dire, ne furono i padri ed i continuatori dei loro avi, ‘capeggiati’ nel gruppo ‘Sorrento Folk’ da Francesco Di Fiore, questo tipico ballo della costiera sorrentina sta tornando di ‘moda’. Lo stesso presidente Francesco Di Fiore ci dice che “questo gruppo nasce dall’unione dei figli di quelle persone che nel passato ne formavano due: quello dei Di Maio (‘Furnariello’) e quello dei Converso”.  E mettendo su questo insieme di persone si è “cercato di far rinverdire questo ballo di cui se ne stava perdendo la tradizione”, che essa nasce dalla passione che lui immette da quando era bambino, poiché seguiva l’insegnamento  di veri e propri maestri del settore nonché maestri di vita (Salvatore Converso, Antonino Ambrosino, Francesco Saverio Apreda…) e che sta passando non solo ai suoi, ma anche ai figli di chi con lui forma il gruppo . Il nostro tipico ballo  è nato dalledanze tradizionali prevalentemente del sud Italia e le corrispondenti melodie musicali, che sono prevalentemente in tempo veloce, in vario metro: le varie tipologie hanno una metrica dei fraseggi melodici e ritmici in 6/8, 18/8 o 4/4, sia in modo maggiore che in modo minore, a seconda dell'uso locale. Secondo alcuni studiosi il nome "tarantella" deriva da "taranta", termine dialettale delle regioni meridionali italiane per designare la tarantola o Lycosa tarentula, un ragno velenoso diffuso nell'Europa meridionale. In quelle zone il ballo della tarantella è in parte legato alla terapia del morso della tarantola. La tradizione affidava al veleno di questo ragno effetti diversi, a seconda delle credenze locali: malinconia, convulsioni, disagio psichico, agitazione, dolore fisico e sofferenza morale. Chi veniva morso o credeva di essere stato morso da una tarantola (ma anche da scorpioni, insetti o rettili vari) tendeva ad un esagerato dinamismo e ricorreva a terapie coreo-musicali, particolarmente efficaci durante la festività dei Santi Pietro e Paolo che, mediante l'insistenza della pratica della danza, provocassero l'espulsione del veleno attraverso sudori ed umoriNon tutte le forme di danza erano comunque legate a questo fenomeno: si danzava anche in occasioni pubbliche (festività religiose, pellegrinaggi ai santuari, ricorrenze agricole) e private (matrimoni, battesimi..) come espressione di religiosità e gioia. Ma la tarantella sorrentina si dice che le sue origini risalgono al XVIII secolo e da qui nascono miti e leggende, e le movenze di essa sarebbero servite proprio alle Sirene per ammaliare Ulisse.

Fare da sfondo è stata, come dicevamo sopra, la cittadina tassiana che da sempre ha avuto nella tarantella un ottimo biglietto da visita e sulla sua strada principale hanno sfilato non solo la Sorrento Folk, ma anche i due gruppi greci di Theatru GK Fotiadis e Lehohia Pnovolos, i baschi di Erketz Euskas Dantzari Taldea ed i bulgari di Tane and Medna Pitka, ai quali sono state date delle targhe ricordo. Dopo l’incuriosita ed accattivante sfilata, il clou di questo ‘meeting’ è stata l’esibizione dei vari gruppi folkloristici sul palco allestito in Piazza Veniero a cui il sindaco Giuseppe Cuomo ha dato il suo saluto ed inoltre ha sottolineato che “facciamo vivere queste tradizioni che sono l’anima della cultura e del turismo sorrentino “. Una tradizione che vede risalire il suo diagramma.

 

                                                     Le foto di Rosario Criscuolo 

     

   

  

  

  

 

GIUSEPPE SPASIANO