Usura e gioco d’azzardo, piaghe in Costiera sorrentina. Professionisti in trappola, alle riscossioni pensa la camorra

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Riportiamo un’interessante inchiesta del quotidiano “Il Mattino” sull’usura ed il gioco d’azzardo in penisola sorrentina. 

«Stavo per lasciarci le penne, mi sono salvato e lo rivelo qui per la prima volta, solo perché un attimo prima di arrendermi alle lusinghe che mi avrebbero travolto annullando tutto quello che di buono ho fatto ho pensato al dolore che avrei arrecato a mia moglie e ai miei figli quando avessero saputo che mi ero rivolto agli usurai per completare i lavori di ristrutturazione di un locale che avevo acquistato. Non me lo avrebbero mai perdonato e, per fortuna, l’ho capito in tempo». La confessione choc di Antonio, pasticciere della Costiera sorrentina, che si è fermato sull’orlo del baratro, farà certamente scalpore e, forse, contribuirà in qualche modo ad alimentare la speranza di una reazione più a largo raggio ma, almeno per ora, è solo l’eccezione rispetto alla regola di quanti, a Sorrento e in penisola, finiscono stritolati dall’abbraccio letale degli strozzini. Dopo aver buttato all’aria tutti i santini, ingombranti e fastidiosi. E tutte le prediche. L’usura ha fatto il pieno, gli argini sono saltati e la voglia di risolvere i problemi imposti dalla vita e, soprattutto, di dare un calcio alla malasorte azzeccando la combinazione vincente, è più forte di qualsiasi richiamo alla ragionevolezza. È l’accanimento di un male antico che, nel tempo e per effetto del gioco d’azzardo, ha cambiato pelle e ha determinato metastasi non più curabili. Rispetto al passato, il fenomeno, oggi, ha tutt’altra capacità di far male, non è più solo l’impossibilità di mettere d’accordo il pranzo con la cena a spingere nelle braccia degli strozzini – i sorrentini dai cinquanta in su, ad esempio, ricordano il ghigno «d‘o graunaro», il venditore di carbone usuraio implacabile ma ruspante che, paragonato agli «esattori» di oggi collegati in maniera organica con la criminalità organizzata, si trasfigura e diventa un personaggio perfino accettabile come espressione di un contesto più facile da vivere e di un ambiente meno contaminato – ma sono tante le ragioni che inducono ad arrendersi. Scendendo al dettaglio, l’usura si distingue in palese (quella delle banche, soprattutto le piccole, che passano il limite legale perché non hanno adeguata capacità reattiva) ed occulta ma a far saltare il tappo è stato il demone del gioco. Nell’immaginario onesto, Sorrento è diventata una immensa «lavatrice»: il denaro scorre a fiumi e condiziona il circuito economico. Nelle strade-vetrina i fitti dei locali hanno raggiunto quote da capogiro – fino a 50mila euro al mese – ma le cifre non spaventano, le insegne cambiano in continuazione e, in qualche caso, l’offerta riguarda merci del tutto improponibili che ben difficilmente troveranno acquirenti. Ma questo poco importa: il denaro deve passare di mano perché solo così si «lava» e anche quello sporco diventa pulito. Scendendo più a bassa quota colpisce una cifra scovata nel rapporto annuale della Consulta antiusura: almeno un euro su dieci speso dalle famiglie viene utilizzato per le scommesse. Una enormità, ma gli studiosi hanno messo insieme altri dati raccapriccianti: la fondazione Exodus di Castellammare di Stabia, presieduta dal dottor Daniele Acampora, afferma che su cento richieste di aiuto almeno trenta provengono da vittime dei cravattari. E ci avviamo disinvoltamente al 50% perché in Italia sono almeno ottomila le famiglie che riescono a sopravvivere grazie al sostegno della Fondazione antiusura. Guardiamo ancora in casa nostra: da Castellammare a Capri, passando per Massa Lubrense, Sant’Agata,Torca, Monticchio e i Colli, giocano tutti, il marito, la moglie, i figli, il professionista e il disoccupato, perfino il prete e a Pastena è ancora viva la memoria delle scorribande quotidiane di un buon parroco di campagna che in cinquecento andava a Castellammare per farsi «spellare, come dicono i giocatori, in una agenzia ippica. Ora le cose stanno ben diversamente, la presenza della camorra stabiese, che viene «chiamata» e immediatamente «risponde» quando la vittima non onora le scadenze – gli interessi partono dal 50% e in qualche caso superano il 100% – ha spostato i termini della questione. Siamo in presenza di una vera emergenza educativa, governata dalla camorra. La febbre del gioco, il desiderio smodato di arricchirsi genera il mostro: negli ultimi due anni sono transitati, soltanto attraverso le slot machines, 49 milioni e 700mila euro. Un fiume carico di veleni. Qualche mese fa un parroco giovane e avvertito, don Rito Maresca, ha preso una iniziativa che in altri tempi sarebbe stata giudicata rivoluzionaria ma oggi è solo un tentativo: ha scritto una lettera agli esercenti di Massa rivolgendo loro l’appello a spegnere quelle maledette luci delle slot machines. Il paese ha risposto con una scrollata di spalle e qualcuno ha considerato addirittura una intrusione l’intervento del sacerdote. Per porre un argine a questa valanga che è partita da Castellammare e si è ingrossata lungo i tornanti della costiera, i carabinieri di Piano di Sorrento, su disposizione della Procura di Torre Annunziata, hanno alzato il livello dell’impegno e nei mesi scorsi hanno scalato i piani alti della gerarchia sociale indagando un avvocato trentottenne. Nei giorni scorsi i clienti di un albergo del centro di Sorrento sono stati pregati di lasciare all’alba le camere per consentire una perquisizione minuziosa. Hanno ubbidito inorridendo, come i turisti respinti agli scavi di Pompei. Le intercettazioni effettuate fanno presagire il peggio, ma per uno che resta incappato nella rete cento, mille sfuggono e si offrono come vittime designate. Il valore dei beni finora sequestrati ammonta a 500mila euro, gli indagati sono trenta e siamo alla vigilia i sviluppi clamorosi. La Campania, manco a dirlo, è tra le regioni più a rischio. E Napoli, con il suo sterminato hinterland, è il territorio più dilaniato dall’usura: tra le grandi realtà urbane del Belpaese è l’unica in cui il gioca d’azzardo ha del reddito procapite il limite del 5%. Napoli è all’8,08%, cioè il doppio di Milano (4,08%), di Torino (4,51%) e di Roma (4,25%). Una vergogna ma è la proiezione matematica dei 3.476 miliardi di euro che vengono bruciati sotto la voce del gioco d’azzardo e dell’aumento inarrestabile della posta in palio. Qualche anno fa la spesa del disonore sfiorava i 16 miliardi di euro – 15,08 per la precisione, oggi siamo a 88,5 miliardi. Sei volte in più, quando ci fermeremo? E don Carmine Giudici, ex responsabile Caritas e dell’associazione Exodus, denuncia: «A Sorrento circolano troppi soldi di dubbia provenienza, si è oltrepassato ogni limite perché la ricchezza alimenta appetiti incontrollabili, chi mangia non è mai sazio e la criminalità organizzata è lì, dietro l’angolo o nel retrobottega del bar, pronta all’ultimo affondo. Tremo per il futuro dei nostri giovani, ma non ho armi per combattere oltre la preghiera e l’impegno civile. Troppo poco, serve ben altro, ma a chi lo chiedo?». Don Carmine Giudici, parroco della cattedrale e, in un recente passato, responsabile regionale della Caritas e della fondazione Exodus che assiste le vittime dell’usura, mette il dito nella piaga e lancia accuse contro le banche, lo Stato e i politici. «La verità – dice con amarezza il sacerdote – è sotto gli occhi di tutti ma molto spesso si fa finta di non vedere, anzi, in certi casi, si partecipa alla”festa”». Qual è la verità? «La verità è che lo Stato guadagna soltanto l’1 per cento dalla gestione del gioco legalizzato. La fetta più grossa, quindi, tocca all’impalcatura che sorregge questa mattanza e ai protettori più o meno potenti». Allude ai politici? «Lo ha detto lei, io faccio il prete e tento di dare una mano, ma da un po’di tempo a questa parte mi tocca di vedere cose terribili. Il gioco d’azzardo, che va a braccetto con l’usura, è entrato nella mentalità della gente di ogni estrazione sociale, di questo passo andiamo diritti verso la normalizzazione, guai se non fermiamo in tempo questo processo mettendo in campo azioni mirate, serie». A chi pensa, in particolare? «Alla moltitudine di finanziatori occulti che piombano come vampiri sulla preda che quasi mai riesce a liberarsi. Il finanziatore occulto più a portata di mano del giocatore in difficoltà è il barista o lo stesso gestore del locale, ce ne sono tantissimi in attività e sono ben conosciuti dalla comunità». Come si comportano? «Fanno finta di essere semplicemente un contatto, sono invece i primi aguzzini, i più spietati, che individuano la preda e la divorano insieme con i loro complici occulti: insomma, lavorano sui vizi e le debolezze. Nessuno interviene, però, e la soglia di pericolo aumenta di giorno in giorno». Che dobbiamo fare, allora, di fronte a questa emergenza? Chiudiamo bottega e torniamo a casa a piangere sui nostri errori? «Arrendersi mai, ma bisogna cambiare passo. E convincersi che siamo di fronte ad una vera e propria emergenza educativa. E mettere in atto strategie che aiutino i giovani a scacciare il demonio. Con gli anziani purtroppo c’è poco da fare, ma i ragazzi vanno difesi usandoil massimo della severità nei confronti degli esercenti che per sete di denaro li ospitano, anzi li blandiscono». Possiamo farcela? «È molto difficile, ma abbiamo il dovere di provarci». (Carlo Franco – Il Mattino) 

Riportiamo un'interessante inchiesta del quotidiano "Il Mattino" sull'usura ed il gioco d'azzardo in penisola sorrentina. 

«Stavo per lasciarci le penne, mi sono salvato e lo rivelo qui per la prima volta, solo perché un attimo prima di arrendermi alle lusinghe che mi avrebbero travolto annullando tutto quello che di buono ho fatto ho pensato al dolore che avrei arrecato a mia moglie e ai miei figli quando avessero saputo che mi ero rivolto agli usurai per completare i lavori di ristrutturazione di un locale che avevo acquistato. Non me lo avrebbero mai perdonato e, per fortuna, l’ho capito in tempo». La confessione choc di Antonio, pasticciere della Costiera sorrentina, che si è fermato sull’orlo del baratro, farà certamente scalpore e, forse, contribuirà in qualche modo ad alimentare la speranza di una reazione più a largo raggio ma, almeno per ora, è solo l’eccezione rispetto alla regola di quanti, a Sorrento e in penisola, finiscono stritolati dall’abbraccio letale degli strozzini. Dopo aver buttato all’aria tutti i santini, ingombranti e fastidiosi. E tutte le prediche. L’usura ha fatto il pieno, gli argini sono saltati e la voglia di risolvere i problemi imposti dalla vita e, soprattutto, di dare un calcio alla malasorte azzeccando la combinazione vincente, è più forte di qualsiasi richiamo alla ragionevolezza. È l’accanimento di un male antico che, nel tempo e per effetto del gioco d’azzardo, ha cambiato pelle e ha determinato metastasi non più curabili. Rispetto al passato, il fenomeno, oggi, ha tutt’altra capacità di far male, non è più solo l’impossibilità di mettere d’accordo il pranzo con la cena a spingere nelle braccia degli strozzini – i sorrentini dai cinquanta in su, ad esempio, ricordano il ghigno «d‘o graunaro», il venditore di carbone usuraio implacabile ma ruspante che, paragonato agli «esattori» di oggi collegati in maniera organica con la criminalità organizzata, si trasfigura e diventa un personaggio perfino accettabile come espressione di un contesto più facile da vivere e di un ambiente meno contaminato – ma sono tante le ragioni che inducono ad arrendersi. Scendendo al dettaglio, l’usura si distingue in palese (quella delle banche, soprattutto le piccole, che passano il limite legale perché non hanno adeguata capacità reattiva) ed occulta ma a far saltare il tappo è stato il demone del gioco. Nell’immaginario onesto, Sorrento è diventata una immensa «lavatrice»: il denaro scorre a fiumi e condiziona il circuito economico. Nelle strade-vetrina i fitti dei locali hanno raggiunto quote da capogiro – fino a 50mila euro al mese – ma le cifre non spaventano, le insegne cambiano in continuazione e, in qualche caso, l’offerta riguarda merci del tutto improponibili che ben difficilmente troveranno acquirenti. Ma questo poco importa: il denaro deve passare di mano perché solo così si «lava» e anche quello sporco diventa pulito. Scendendo più a bassa quota colpisce una cifra scovata nel rapporto annuale della Consulta antiusura: almeno un euro su dieci speso dalle famiglie viene utilizzato per le scommesse. Una enormità, ma gli studiosi hanno messo insieme altri dati raccapriccianti: la fondazione Exodus di Castellammare di Stabia, presieduta dal dottor Daniele Acampora, afferma che su cento richieste di aiuto almeno trenta provengono da vittime dei cravattari. E ci avviamo disinvoltamente al 50% perché in Italia sono almeno ottomila le famiglie che riescono a sopravvivere grazie al sostegno della Fondazione antiusura. Guardiamo ancora in casa nostra: da Castellammare a Capri, passando per Massa Lubrense, Sant’Agata,Torca, Monticchio e i Colli, giocano tutti, il marito, la moglie, i figli, il professionista e il disoccupato, perfino il prete e a Pastena è ancora viva la memoria delle scorribande quotidiane di un buon parroco di campagna che in cinquecento andava a Castellammare per farsi «spellare, come dicono i giocatori, in una agenzia ippica. Ora le cose stanno ben diversamente, la presenza della camorra stabiese, che viene «chiamata» e immediatamente «risponde» quando la vittima non onora le scadenze – gli interessi partono dal 50% e in qualche caso superano il 100% – ha spostato i termini della questione. Siamo in presenza di una vera emergenza educativa, governata dalla camorra. La febbre del gioco, il desiderio smodato di arricchirsi genera il mostro: negli ultimi due anni sono transitati, soltanto attraverso le slot machines, 49 milioni e 700mila euro. Un fiume carico di veleni. Qualche mese fa un parroco giovane e avvertito, don Rito Maresca, ha preso una iniziativa che in altri tempi sarebbe stata giudicata rivoluzionaria ma oggi è solo un tentativo: ha scritto una lettera agli esercenti di Massa rivolgendo loro l’appello a spegnere quelle maledette luci delle slot machines. Il paese ha risposto con una scrollata di spalle e qualcuno ha considerato addirittura una intrusione l’intervento del sacerdote. Per porre un argine a questa valanga che è partita da Castellammare e si è ingrossata lungo i tornanti della costiera, i carabinieri di Piano di Sorrento, su disposizione della Procura di Torre Annunziata, hanno alzato il livello dell’impegno e nei mesi scorsi hanno scalato i piani alti della gerarchia sociale indagando un avvocato trentottenne. Nei giorni scorsi i clienti di un albergo del centro di Sorrento sono stati pregati di lasciare all’alba le camere per consentire una perquisizione minuziosa. Hanno ubbidito inorridendo, come i turisti respinti agli scavi di Pompei. Le intercettazioni effettuate fanno presagire il peggio, ma per uno che resta incappato nella rete cento, mille sfuggono e si offrono come vittime designate. Il valore dei beni finora sequestrati ammonta a 500mila euro, gli indagati sono trenta e siamo alla vigilia i sviluppi clamorosi. La Campania, manco a dirlo, è tra le regioni più a rischio. E Napoli, con il suo sterminato hinterland, è il territorio più dilaniato dall’usura: tra le grandi realtà urbane del Belpaese è l’unica in cui il gioca d’azzardo ha del reddito procapite il limite del 5%. Napoli è all’8,08%, cioè il doppio di Milano (4,08%), di Torino (4,51%) e di Roma (4,25%). Una vergogna ma è la proiezione matematica dei 3.476 miliardi di euro che vengono bruciati sotto la voce del gioco d’azzardo e dell’aumento inarrestabile della posta in palio. Qualche anno fa la spesa del disonore sfiorava i 16 miliardi di euro – 15,08 per la precisione, oggi siamo a 88,5 miliardi. Sei volte in più, quando ci fermeremo? E don Carmine Giudici, ex responsabile Caritas e dell’associazione Exodus, denuncia: «A Sorrento circolano troppi soldi di dubbia provenienza, si è oltrepassato ogni limite perché la ricchezza alimenta appetiti incontrollabili, chi mangia non è mai sazio e la criminalità organizzata è lì, dietro l’angolo o nel retrobottega del bar, pronta all’ultimo affondo. Tremo per il futuro dei nostri giovani, ma non ho armi per combattere oltre la preghiera e l’impegno civile. Troppo poco, serve ben altro, ma a chi lo chiedo?». Don Carmine Giudici, parroco della cattedrale e, in un recente passato, responsabile regionale della Caritas e della fondazione Exodus che assiste le vittime dell’usura, mette il dito nella piaga e lancia accuse contro le banche, lo Stato e i politici. «La verità – dice con amarezza il sacerdote – è sotto gli occhi di tutti ma molto spesso si fa finta di non vedere, anzi, in certi casi, si partecipa alla”festa”». Qual è la verità? «La verità è che lo Stato guadagna soltanto l’1 per cento dalla gestione del gioco legalizzato. La fetta più grossa, quindi, tocca all’impalcatura che sorregge questa mattanza e ai protettori più o meno potenti». Allude ai politici? «Lo ha detto lei, io faccio il prete e tento di dare una mano, ma da un po’di tempo a questa parte mi tocca di vedere cose terribili. Il gioco d’azzardo, che va a braccetto con l’usura, è entrato nella mentalità della gente di ogni estrazione sociale, di questo passo andiamo diritti verso la normalizzazione, guai se non fermiamo in tempo questo processo mettendo in campo azioni mirate, serie». A chi pensa, in particolare? «Alla moltitudine di finanziatori occulti che piombano come vampiri sulla preda che quasi mai riesce a liberarsi. Il finanziatore occulto più a portata di mano del giocatore in difficoltà è il barista o lo stesso gestore del locale, ce ne sono tantissimi in attività e sono ben conosciuti dalla comunità». Come si comportano? «Fanno finta di essere semplicemente un contatto, sono invece i primi aguzzini, i più spietati, che individuano la preda e la divorano insieme con i loro complici occulti: insomma, lavorano sui vizi e le debolezze. Nessuno interviene, però, e la soglia di pericolo aumenta di giorno in giorno». Che dobbiamo fare, allora, di fronte a questa emergenza? Chiudiamo bottega e torniamo a casa a piangere sui nostri errori? «Arrendersi mai, ma bisogna cambiare passo. E convincersi che siamo di fronte ad una vera e propria emergenza educativa. E mettere in atto strategie che aiutino i giovani a scacciare il demonio. Con gli anziani purtroppo c’è poco da fare, ma i ragazzi vanno difesi usandoil massimo della severità nei confronti degli esercenti che per sete di denaro li ospitano, anzi li blandiscono». Possiamo farcela? «È molto difficile, ma abbiamo il dovere di provarci». (Carlo Franco – Il Mattino)