Concordia, la nave della tragedia sarà tagliata in tre e l’80% del materiale sarà riutilizzato

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Il piano di recupero del relitto di Costa Concordia si potrebbe tradurre

con l’acronimo Hse (healt, safety and environment; salute, sicurezza e ambiente) perchè sono questi i tre punti fondamentali che porteranno quello che resta del relitto a diventare qualcos’altro: solo il 20% andrà perso, l’80% di Concordia continuerà a vivere, trasformato.

Per far questo, i tecnici hanno realizzato un complesso progetto che va letto partendo da alcuni punti fermi. Intanto, la sicurezza dell’uomo e quella dell’ambiente. Poi l’efficienza, che dalla sicurezza prende origine e che porta velocità e risparmio. E ancora la tecnologia e la formazione, che insieme significano ‘eccellenza’. Il progetto di smaltimento e recupero della Concordia affidato alla San Giorgio al porto e alla Saipem si fonda proprio su questi tre concetti fondamentali, un piano dettagliato che parte dalle tre location che saranno utilizzate per le operazioni di smaltimento e la preparazione dei luoghi prima dell’arrivo oltre ai materiali che dovranno essere installati per poi passare alle fasi di smantellamento vero e proprio. La Fase 1 riguarda le operazioni di ricezione nel porto di Voltri del relitto che sarà subito alleggerito dagli arredi e dall’allestimento dei ponti.

Così, riducendone il pescaggio, il relitto può essere spostato al molo ex Superbacino dove si può avviare la Fase 2 che prevede l’esecuzione dello smantellamento e demolizione dei ponti superiori che saranno ‘affettati’ longitudinalmente per non compromettere stabilità e galleggiamento. Alla fase 3 e 4 appartengono le operazioni di smantellamento e pulizia da effettuare a secco all’interno del bacino per arrivare alla completa demolizione.

Ciascuna fase prevede operazioni specifiche come la rimozione dei materiali pericolosi, la pulizia degli impianti e dei magazzini che contengono alimenti, la separazione e il packaging dei rifiuti a bordo e lo sbarco dei pacchi sul molo. Qui camion ad hoc li trasferiranno alla banchina di Voltri dove i rifiuti saranno compattati e avviati in impianti esterni autorizzati.

Per gli allestimenti interni e di pulizia delle aree, il trattamento sarà più complesso. La rimozione dei materiali pericolosi e lo svuotamento dei ponti emersi sono le prime cose da fare. L’acqua ‘intrappolata’ sarà analizzata, tutto il materiale organico verrà tracciato e rimosso. I rifiuti e i materiali raccolti, chiusi in contenitori specifici, saranno trasferiti in banchina.

Per quanto riguarda invece i ponti, il relitto è stato diviso in tre sottosezioni: prua, poppa e centro nave. Per poter smantellarlo sarà necessario il controllo della stabilità. Per far questo verranno installati strumenti di controllo specifici oltre a alcuni air bag. La sequenza di taglio verrà pianificata eseguendo calcoli strutturali per evitare il pericolo di compromettere l’integrità del relitto.

Una volta cominciata la demolizione di un’area si procederà con le operazioni di taglio. il materiale metallico sarà tutto riciclato. Lo smaltimento e il recupero dei rifiuti prevede la presenza di impianti autorizzati. Ne sono stati individuati una cinquantina per specifiche tipologie di rifiuti. Impianti che si trovano in basso Piemonte, nel bresciano e nel novarese, in Toscana e in tutta la Liguria.
IL MATTINO.ITIl piano di recupero del relitto di Costa Concordia si potrebbe tradurre

con l’acronimo Hse (healt, safety and environment; salute, sicurezza e ambiente) perchè sono questi i tre punti fondamentali che porteranno quello che resta del relitto a diventare qualcos’altro: solo il 20% andrà perso, l’80% di Concordia continuerà a vivere, trasformato.

Per far questo, i tecnici hanno realizzato un complesso progetto che va letto partendo da alcuni punti fermi. Intanto, la sicurezza dell’uomo e quella dell’ambiente. Poi l’efficienza, che dalla sicurezza prende origine e che porta velocità e risparmio. E ancora la tecnologia e la formazione, che insieme significano ‘eccellenza’. Il progetto di smaltimento e recupero della Concordia affidato alla San Giorgio al porto e alla Saipem si fonda proprio su questi tre concetti fondamentali, un piano dettagliato che parte dalle tre location che saranno utilizzate per le operazioni di smaltimento e la preparazione dei luoghi prima dell’arrivo oltre ai materiali che dovranno essere installati per poi passare alle fasi di smantellamento vero e proprio. La Fase 1 riguarda le operazioni di ricezione nel porto di Voltri del relitto che sarà subito alleggerito dagli arredi e dall’allestimento dei ponti.

Così, riducendone il pescaggio, il relitto può essere spostato al molo ex Superbacino dove si può avviare la Fase 2 che prevede l’esecuzione dello smantellamento e demolizione dei ponti superiori che saranno ‘affettati’ longitudinalmente per non compromettere stabilità e galleggiamento. Alla fase 3 e 4 appartengono le operazioni di smantellamento e pulizia da effettuare a secco all’interno del bacino per arrivare alla completa demolizione.

Ciascuna fase prevede operazioni specifiche come la rimozione dei materiali pericolosi, la pulizia degli impianti e dei magazzini che contengono alimenti, la separazione e il packaging dei rifiuti a bordo e lo sbarco dei pacchi sul molo. Qui camion ad hoc li trasferiranno alla banchina di Voltri dove i rifiuti saranno compattati e avviati in impianti esterni autorizzati.

Per gli allestimenti interni e di pulizia delle aree, il trattamento sarà più complesso. La rimozione dei materiali pericolosi e lo svuotamento dei ponti emersi sono le prime cose da fare. L’acqua ‘intrappolata’ sarà analizzata, tutto il materiale organico verrà tracciato e rimosso. I rifiuti e i materiali raccolti, chiusi in contenitori specifici, saranno trasferiti in banchina.

Per quanto riguarda invece i ponti, il relitto è stato diviso in tre sottosezioni: prua, poppa e centro nave. Per poter smantellarlo sarà necessario il controllo della stabilità. Per far questo verranno installati strumenti di controllo specifici oltre a alcuni air bag. La sequenza di taglio verrà pianificata eseguendo calcoli strutturali per evitare il pericolo di compromettere l’integrità del relitto.

Una volta cominciata la demolizione di un’area si procederà con le operazioni di taglio. il materiale metallico sarà tutto riciclato. Lo smaltimento e il recupero dei rifiuti prevede la presenza di impianti autorizzati. Ne sono stati individuati una cinquantina per specifiche tipologie di rifiuti. Impianti che si trovano in basso Piemonte, nel bresciano e nel novarese, in Toscana e in tutta la Liguria.
IL MATTINO.IT