Napoli. Bimbi a rischio a Capodimonte, sfratto più vicino. 150 minori chiamati a lasciare la struttura nel Bosco

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Napoli. Fa caldo a Capodimonte. L’estate c’entra fino a un certo punto, perché ad alzare la temperatura è l’aria che tira tra Comune e Soprintendenza. Tesa. Al centro ci sono i 150 bambini delle famiglie disagiate di Scampia, accolti dall’istituto Opera del Fanciullo ospitato nell’ex Eremo dei Cappuccini, nel Bosco. Salvo colpi di scena last minute, lo sfratto, previsto per il 30 giugno scorso, si farà nelle prossime ore. I locali della Soprintendenza, forte di sentenze amministrative, servono per un altro uso (forse una enogastronomia) e vanno ristrutturati. «Il tavolo richiesto non è stato convocato – fanno sapere dal Comune –  Stiamo facendo il possibile ma la proroga non è arrivata». A niente sono valse le lettere al ministro Franceschini degli 8 parlamentari pd, quella del sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta e quella del sindaco de Magistris, spedita anche al prefetto e al direttore regionale per i Beni Culturali della Campania Angelini. Da un momento all’altro i bambini di realtà difficili potrebbero essere portati via dalla struttura delle loro attività ricreative. Eppure, il maltempo e la bomba d’acqua, facendo cadere come birilli gli alberi giganti di Capodimonte, aveva concesso ai tanti attori istituzionali in gioco un po’ di tempo in più per far trovare una soluzione diplomatica, dato che il parco era rimasto chiuso per verifiche di sicurezza la scorsa settimana. Il tempo c’era, quindi. L’accordo no. «Faremo di tutto per evitare che i nostri minori vivano uno sfratto forzoso – dice Fernanda Spena, presidente dell’Opera del Fanciullo – Ci sono dei dubbi sulla necessità di ristrutturare i locali da cui stanno cacciando l’infanzia. Ci serve solo tempo fino al 30 ottobre per ristrutturare la sede trovata dal Comune». Cioè una scuola abbandonata di via Janfolla. «Purtroppo – scrive de Magistris – non si sono rivelate praticabili le soluzioni prospettate nell’incontro del 5 novembre e in quelli successivi, a causa dei riscontri negativi pervenuti. È stata individuata una struttura di nostra proprietà, nella vicina via Janfolla, che necessita di interventi eseguibili dalla stessa associazione Opera del Fanciullo». Ecco perché, continua il sindaco, serve «un incontro urgente, anche ai fini di una eventuale proroga delle attività di sgombero». Questa una parte della lettera spedita al ministro Franceschini da Baretta, sottosegretario all’Economia e Finanza con delega al Demanio: «Con la decisione del Comune di trasferire l’Opera del Fanciullo si rispetta il progetto di destinazione degli spazi dell’ex Eremo come da Voi previsto – concludendo definitivamente il contenzioso – ritengo quanto mai opportuno concedere il tempo necessario richiesto per attuare la decisione presa, evitando il previsto sgombero forzoso». Passata la tregua concessa dalla bufera, resta il maltempo tra le istituzioni. E questo tipo di pioggia a Capodimonte batte sempre più forte. Aumentano intanto le probabilità di restare senza lavoro per i 15 dipendenti dell’Opera. E aumenta il rischio che i bambini perdano un’attività che li allontana dalla strada. (Gennaro Di Biase – Il Mattino)

Napoli. Fa caldo a Capodimonte. L’estate c’entra fino a un certo punto, perché ad alzare la temperatura è l’aria che tira tra Comune e Soprintendenza. Tesa. Al centro ci sono i 150 bambini delle famiglie disagiate di Scampia, accolti dall’istituto Opera del Fanciullo ospitato nell’ex Eremo dei Cappuccini, nel Bosco. Salvo colpi di scena last minute, lo sfratto, previsto per il 30 giugno scorso, si farà nelle prossime ore. I locali della Soprintendenza, forte di sentenze amministrative, servono per un altro uso (forse una enogastronomia) e vanno ristrutturati. «Il tavolo richiesto non è stato convocato – fanno sapere dal Comune –  Stiamo facendo il possibile ma la proroga non è arrivata». A niente sono valse le lettere al ministro Franceschini degli 8 parlamentari pd, quella del sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta e quella del sindaco de Magistris, spedita anche al prefetto e al direttore regionale per i Beni Culturali della Campania Angelini. Da un momento all’altro i bambini di realtà difficili potrebbero essere portati via dalla struttura delle loro attività ricreative. Eppure, il maltempo e la bomba d’acqua, facendo cadere come birilli gli alberi giganti di Capodimonte, aveva concesso ai tanti attori istituzionali in gioco un po’ di tempo in più per far trovare una soluzione diplomatica, dato che il parco era rimasto chiuso per verifiche di sicurezza la scorsa settimana. Il tempo c’era, quindi. L’accordo no. «Faremo di tutto per evitare che i nostri minori vivano uno sfratto forzoso – dice Fernanda Spena, presidente dell’Opera del Fanciullo – Ci sono dei dubbi sulla necessità di ristrutturare i locali da cui stanno cacciando l’infanzia. Ci serve solo tempo fino al 30 ottobre per ristrutturare la sede trovata dal Comune». Cioè una scuola abbandonata di via Janfolla. «Purtroppo – scrive de Magistris – non si sono rivelate praticabili le soluzioni prospettate nell'incontro del 5 novembre e in quelli successivi, a causa dei riscontri negativi pervenuti. È stata individuata una struttura di nostra proprietà, nella vicina via Janfolla, che necessita di interventi eseguibili dalla stessa associazione Opera del Fanciullo». Ecco perché, continua il sindaco, serve «un incontro urgente, anche ai fini di una eventuale proroga delle attività di sgombero». Questa una parte della lettera spedita al ministro Franceschini da Baretta, sottosegretario all’Economia e Finanza con delega al Demanio: «Con la decisione del Comune di trasferire l'Opera del Fanciullo si rispetta il progetto di destinazione degli spazi dell'ex Eremo come da Voi previsto – concludendo definitivamente il contenzioso – ritengo quanto mai opportuno concedere il tempo necessario richiesto per attuare la decisione presa, evitando il previsto sgombero forzoso». Passata la tregua concessa dalla bufera, resta il maltempo tra le istituzioni. E questo tipo di pioggia a Capodimonte batte sempre più forte. Aumentano intanto le probabilità di restare senza lavoro per i 15 dipendenti dell’Opera. E aumenta il rischio che i bambini perdano un’attività che li allontana dalla strada. (Gennaro Di Biase – Il Mattino)

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