IN RICORDO DI MARIA LUISA SPAZIANI CON NEL CUORE E NELL’ANIMA LA MUSICALITA’ DELLA SUA POESIA:

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Qualche giorno fa se n’è andata Maria Luisa Spaziani Mi era amica e mi stimava. La conobbi alla fine degli anni ’70 ad una serata di poesia,di cui eravamo coprotagonisti, nella sede dell’Unione Lettori a Via Reno, a Roma. Quartiere Trieste. Simpatizzammo e non ci perdemmo di vista,anzi ci siamo frequentati con una certa intensità, che si è  fatta più discontinua negli ultimissimi tempi per comprensibili ragioni anagrafiche.  Ma ho  ricordi in lunghe ed affettuosissime telefonate. Mi mancheranno  le sue confidenze e i suoi giudizi generosamente benevoli per ogni mio libro, d cui la omaggiavo. Ho fatto in tempo a farLe  pervenire l’ultima mia raccolta di poesie in dialetto cilentano “CUOCICORE”.Mi tenne per una mattinata a telefono per sottolineare fonemi e metafore delle poesie d’amore, però alla fine puntualizzò “Sei  bravo,ma nelle poesie dialettali difficilmente riuscirai a superare la scarica di emozioni di  “Chesta è la terra mia!”Ho memoria nitida di diverse serate organizzate per Maria Luisa dalle nostre parti. Una memorabile ad Amalfi in occasione dell’Omaggio a Salvatore Quasimodo nel Centenario della nascita, quando a cena la poetessa si abbandonò alle confidenze e  mi parlò dei suoi rapporti con il mio Amico e Maestro siciliano e mi confessò che per lei la poesia più bella del Nobel era “I ritorni” e partimmo a gara a recitare i versi” Piazza Navona, a notte, sui sedili…”  E lei “..Sotto il capo incrociavo le mie mani/ e ricordavo i ritorni…” E poi il suo lungo rapporto con Eugenio Montale:In un’altra serata a Maiori mi parlò della sua amicizia con Alfonso Gatto con un aneddoto carico di tenera malinconia. “ Gatto- mi disse- mi propose  di fargli da testimone alle nozze; ma erano periodi di miseria per i poeti(poemata non dant panem), quelli, e dovetti prendere le fedi  a rate da un orafo amico compiacente”Una serata memorabile la facemmo a  Paestum in quel contenitore straordinariamente bello che era ed è Villa Salati. Maria Luisa recitò qualche sua poesia con l’esibizione dei pavoni apertura a  ventaglio colorato di coda e lei spiritosa chiosò:” E’ una bella gara di vanità tra me e i pavoni! E per fortuna che tu,amico mio, e alludeva a me, te ne stai silenzioso per dovere di ospitalità”A Palinuro fu un successo strepitoso di pubblico incantato mentre la musicalità dei versi della poesia riecheggiava nell’aria profumata di una gradevole serata cilentana  e  dagli spalti panoramici da visibilio di piacere del King’s Hotel  rimbalzava sulle siepi odorose di mortella e  rosmarino per rotolare giù giù  ed acquietarsi sulla spiaggia del Buondormire e fondersi con la nenia della risacca alla battigia. Di quella  serata ho un  ricordo che conservo come una reliquia d’amore nel profondo del cuore.. L’amica mi fece dono di  due poesie inedite con dedica, che ho riletto con malcelata commozione quando ho appreso della sua morte. Diceva e dice testualmente:”A Giuseppe Liuccio nella malia di Palinuro. Maria Luisa- 22/8/03.” Una delle due poesie, dal titolo “Il filo giusto” recitava e  recita  “L’ultima poesia è un aneliino/d’oro che si protende alla seguente/ Prendo la penna e ignoro il lavorio/delle fucine del profondo./ Il bel caleidoscopio è sempre pronto/per visioni, varianti, arcobaleni/Ma deve quel miliardio di frammenti/trovare il filo giusto”. Ora Maria Luisa non c’è più Per fortuna i poeti non muoiono e vivono nella risonanza dell’eco della eternità della poesia.E  tu mi sei accanto come nella sera d’Amalfi quando in ricordo del Grande Amico comune, Salvatore Quasimodo, ti dicevo:”Ma ai morti non è dato tornare/ e non c’è tempo neppure per la madre/quando chiama la strada/ e ripartivo chiuso nella notte/come uno che tema all’alba di tornare/E la strada mi dava  le canzoni/ che sanno di grano che gonfia le spighe/del fiore che imbianca gli uliveti/tra l’azzurro del lino e le giunchiglie”.

Ciao,Amica mia, io ti cercherò con il cuore gonfio di malinconia “con le lanterne che oscillano sparute/ed hanno appena il chiaro d’una lucciola” per i sentieri evanescenti dell’eternità

Con la stima e l’affetto di sempre

Tuo

Giuseppe Liuccio

g.liuccio@alice.it

Qualche giorno fa se n’è andata Maria Luisa Spaziani Mi era amica e mi stimava. La conobbi alla fine degli anni ’70 ad una serata di poesia,di cui eravamo coprotagonisti, nella sede dell’Unione Lettori a Via Reno, a Roma. Quartiere Trieste. Simpatizzammo e non ci perdemmo di vista,anzi ci siamo frequentati con una certa intensità, che si è  fatta più discontinua negli ultimissimi tempi per comprensibili ragioni anagrafiche.  Ma ho  ricordi in lunghe ed affettuosissime telefonate. Mi mancheranno  le sue confidenze e i suoi giudizi generosamente benevoli per ogni mio libro, d cui la omaggiavo. Ho fatto in tempo a farLe  pervenire l’ultima mia raccolta di poesie in dialetto cilentano “CUOCICORE”.Mi tenne per una mattinata a telefono per sottolineare fonemi e metafore delle poesie d’amore, però alla fine puntualizzò “Sei  bravo,ma nelle poesie dialettali difficilmente riuscirai a superare la scarica di emozioni di  “Chesta è la terra mia!”Ho memoria nitida di diverse serate organizzate per Maria Luisa dalle nostre parti. Una memorabile ad Amalfi in occasione dell’Omaggio a Salvatore Quasimodo nel Centenario della nascita, quando a cena la poetessa si abbandonò alle confidenze e  mi parlò dei suoi rapporti con il mio Amico e Maestro siciliano e mi confessò che per lei la poesia più bella del Nobel era “I ritorni” e partimmo a gara a recitare i versi” Piazza Navona, a notte, sui sedili…”  E lei “..Sotto il capo incrociavo le mie mani/ e ricordavo i ritorni…” E poi il suo lungo rapporto con Eugenio Montale:In un’altra serata a Maiori mi parlò della sua amicizia con Alfonso Gatto con un aneddoto carico di tenera malinconia. “ Gatto- mi disse- mi propose  di fargli da testimone alle nozze; ma erano periodi di miseria per i poeti(poemata non dant panem), quelli, e dovetti prendere le fedi  a rate da un orafo amico compiacente”Una serata memorabile la facemmo a  Paestum in quel contenitore straordinariamente bello che era ed è Villa Salati. Maria Luisa recitò qualche sua poesia con l’esibizione dei pavoni apertura a  ventaglio colorato di coda e lei spiritosa chiosò:” E’ una bella gara di vanità tra me e i pavoni! E per fortuna che tu,amico mio, e alludeva a me, te ne stai silenzioso per dovere di ospitalità”A Palinuro fu un successo strepitoso di pubblico incantato mentre la musicalità dei versi della poesia riecheggiava nell’aria profumata di una gradevole serata cilentana  e  dagli spalti panoramici da visibilio di piacere del King’s Hotel  rimbalzava sulle siepi odorose di mortella e  rosmarino per rotolare giù giù  ed acquietarsi sulla spiaggia del Buondormire e fondersi con la nenia della risacca alla battigia. Di quella  serata ho un  ricordo che conservo come una reliquia d’amore nel profondo del cuore.. L’amica mi fece dono di  due poesie inedite con dedica, che ho riletto con malcelata commozione quando ho appreso della sua morte. Diceva e dice testualmente:”A Giuseppe Liuccio nella malia di Palinuro. Maria Luisa- 22/8/03.” Una delle due poesie, dal titolo “Il filo giusto” recitava e  recita  “L’ultima poesia è un aneliino/d’oro che si protende alla seguente/ Prendo la penna e ignoro il lavorio/delle fucine del profondo./ Il bel caleidoscopio è sempre pronto/per visioni, varianti, arcobaleni/Ma deve quel miliardio di frammenti/trovare il filo giusto”. Ora Maria Luisa non c’è più Per fortuna i poeti non muoiono e vivono nella risonanza dell’eco della eternità della poesia.E  tu mi sei accanto come nella sera d’Amalfi quando in ricordo del Grande Amico comune, Salvatore Quasimodo, ti dicevo:”Ma ai morti non è dato tornare/ e non c’è tempo neppure per la madre/quando chiama la strada/ e ripartivo chiuso nella notte/come uno che tema all’alba di tornare/E la strada mi dava  le canzoni/ che sanno di grano che gonfia le spighe/del fiore che imbianca gli uliveti/tra l’azzurro del lino e le giunchiglie”.

Ciao,Amica mia, io ti cercherò con il cuore gonfio di malinconia “con le lanterne che oscillano sparute/ed hanno appena il chiaro d’una lucciola” per i sentieri evanescenti dell’eternità

Con la stima e l’affetto di sempre

Tuo

Giuseppe Liuccio

g.liuccio@alice.it