IL GOLFO DI POLICASTRO TESTIMONE DI INCONTRO ED IBRIDAZIONE DI CIVILTA’ A RISCHIO DI DEVASTAZIONE

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Biagina Grippo è una cara amica ed una brava collega che dagli schermi della TV 105 propone quotidianamente servizi di notevole interesse e di grande fascino, recuperando ed esaltando l’anima dei luoghi, in cui sono nati miti e leggende di straordinario e coinvolgimento, dove è passata la grande  storia,  dove si tramandano belle e calde tradizioni, che profumano di iodio e sale delle cale di mare e delle ginestre che ingioiellano d’oro effimero  i petti delle colline, arabescate di chiese, campanili e case disseminate nel verde dei coltivi. Da qualche tempo Biagina lancia appelli allarmati ai colleghi perché l’aiutino a difendere un territorio di rara bellezza, sui cui incombe il pericolo serio della devastazione.

Questi i fatti. E’ stato progettato su incarico della SNAM – Rete GAS. S.p.a. un progetto della  Sealine Tirrenica per la realizzazione di un  Gasdotto, che attraverso condotte sottomarine, che, partendo dalla Sicilia, attraverso un percorso di 245 km, sbocchino  a Policastro, alla foce del  Bussento, e, risalendo il corso del fiume, arrivino  alla centrale campana di Montesano sulla Marcellana. L’obiettivo è quello di potenziare la rete nazionale di distribuzione del gas. Sono previsti nove rigassificatori e due gasdotti. La portata dell’intervento è enorme e l’impatto ambientale si prevede devastante. E’ previsto l’abbattimento di 28603 alberi, una ferita mortale alla flora e alla fauna ripariale, lo stravolgimento dell’ambiente con la costruzione di due micro tunnel, di cui uno a perforazione del monte Cocuzza, un danno enorme ai coltivi collinari dell’agricoltura tipica del Cilento. Ed il tutto nelle zone contigue di una straordinaria Area Protetta, Il Parco del Cilento e del Vallo di Diano, ufficializzato e sacralizzato “Patrimonio dell’Umanità” dall’UNESCO. Buona parte del territorio è anche “patria della Dieta Mediterranea”, riconosciuta sempre dall’UNESCO, come patrimonio dell’umanità, nella categoria “Beni Iimmateriali”. L’allarme lanciato dalla collega Biagina Grippo è più che giustificato e richiederebbe una mobilitazione permanete non solo dei media, ma soprattutto degli amministratori locali, degli imprenditori, delle categorie professionali, degli intellettuali, degli ambientalisti e di tutta la più vasta società civile, perché i progetto è un vero e proprio attentato ad un secolare patrimonio di cultura, di storia, di tradizioni e paesaggio la cui vocazione di sviluppo è da sempre IL TURISMO  in chiave culturale, paesaggistico/ambientale ed enogastronomico.

L’allarme accorato della collega Grippo mi ha scatenato rabbia e mi si è messa in moto la moviola dei ricordi e, con furore ed amore insieme, ho realizzato un transfert effetto nostalgia e mi sono ritrovato a Sapri. E’ bella e paciosa la rada che carezza case e colline dal Capo del Faro allo scoglio dello Scalandro. Quanta storia in questo mare! Fu, forse, l’antica Sidro, di cui parla Erodoto, dove si sarebbero rifugiati i profughi della fiorente Sibari distrutta da Crotone. Fu, di sicuro, un ottimo porto naturale, bonificato ed utilizzato dai romani per approdi e traffici commerciali nel Basso Tirreno. La scelsero come vacanza uomini politici e letterati dell’antica Roma. Recitò un ruolo rilevante per le vie di comunicazione dell’antichità, situata com’è al centro del Sinus Laos, l’antico nome del Golfo, in una posizione strategica sulla via istmica di collegamento tra Ionio e Tirreno. Ce n’è abbastanza per un articolo più lungo e motivato, che mi riprometto di fare a breve, Ci penso a lungo mentre mi godo la conflagrazione di cielo ed acqua con il mare che canta in sottofondo nenie alla risacca e con sullo sfondo in lontananza il massiccio del Bulgheria, che si staglia nitido nella forma di un cetaceo spiaggiato con le pinne ancora in acqua nella Baia della Masseta di Scario e la testa verso il cielo nella gloria della luce sulle propaggini di San Giovanni a Piro e di Bosco. Uno sguardo carico d’amore e stupore alle spalle!  E le colline ridono di sole nelle cupole delle chiese e delle guglie dei campanili di paesi e contrade ad anfiteatro verso l’interno: Torraca, Tortorella, Casaletto Spartano, con alle spalle i monti che ancora riecheggiano storie truci di briganti e serena  operatività di contadini e pastori. Mi invade e pervade un raptus di profonda, intensa nostalgia e corro con la mente e con il cuore e volo sull’onda della memoria d’amore alla grotta della risorgiva del Bussento, a Morigerati in cui i capricci della natura improvvisano cuspidi di cattedrali e cupole di pagode, sberleffi di mostri ed ali d’angelo nel paziente lavorio dei secoli tra acqua  e  roccia, con stalagmiti che emergono dagli abissi e minacciano trafitture al cielo e stalattiti che pencolano, lampadari di rara bellezza, fragili e trasparenti, ad adornare tempio e reggia della natura. E giù il fiume canta l’inno alla libertà e alla luce, scampato a chilometri di tenebre, carico di sale e scintillante nel gioco a nascondino con il sole che trafigge le cascate coralline di spuma tra sassi levigati e cupole di roverelle e carpini. Ed il muschio gigante si inorgoglisce a festonare rami sbilenchi curvi sulle brevi rapide. Se gnomi e fate, elfi e ninfe non sono creature del mito e della fantasia ed hanno in un qualche luogo dimora concreta, di sicuro questo è il loro regno. Lo è certamente per trote, gamberi e granchi che sfilano in lente processioni nell’acqua limpida per niente intimoriti della mia presenza estranea. Più timida e dispettosa la lontra, che di sicuro mi spia da qualche tana muscosa! Nello spicchio di cielo a cupola della gola volteggiano incuriositi e minacciosi l’astore e il ghebbio, il nibbio ed il corvo imperiale.

Su questo PARRADISO DI BELLEZZA incombe la minaccia concreta di devastazione e morte. Come se non bastasse già quella del Vulcano Marsili  che da secoli rumoreggia e gorgoglia negli abissi nel mare  di fronte al Golfo verso la Sicilia! Io continuo a guardare il mare di Sapri e dell’intero Golfo lunato  e, erede di valori,ideali, storia, cultura, bellezza della MIA TERRA, sento il dovere di difenderla contro i pericoli che vengono dall’esterno  con la complicità, a volte, e della indifferenza di nemici interni. Mi sento tanto preso dal ruolo di Telemaco: amico e tollerante verso gli amici e pronto ad offrire loro ospitalità che considero sacra, come i nostri Padri Greci, ma inflessibile nel difenderla contro i nemici che impunemente ne deturpano e feriscono la BELLEZZA. E mi ripromesso di fare un viaggio d’amore e di cultura a canto di valori e di bellezza, appunto, attraverso i paesi che arabescano petti di colline con i piedi nell’acqua e la testa al cielo.

Giuseppe Liuccio

g.liuccio@alice.it

Biagina Grippo è una cara amica ed una brava collega che dagli schermi della TV 105 propone quotidianamente servizi di notevole interesse e di grande fascino, recuperando ed esaltando l’anima dei luoghi, in cui sono nati miti e leggende di straordinario e coinvolgimento, dove è passata la grande  storia,  dove si tramandano belle e calde tradizioni, che profumano di iodio e sale delle cale di mare e delle ginestre che ingioiellano d’oro effimero  i petti delle colline, arabescate di chiese, campanili e case disseminate nel verde dei coltivi. Da qualche tempo Biagina lancia appelli allarmati ai colleghi perché l’aiutino a difendere un territorio di rara bellezza, sui cui incombe il pericolo serio della devastazione.

Questi i fatti. E’ stato progettato su incarico della SNAM – Rete GAS. S.p.a. un progetto della  Sealine Tirrenica per la realizzazione di un  Gasdotto, che attraverso condotte sottomarine, che, partendo dalla Sicilia, attraverso un percorso di 245 km, sbocchino  a Policastro, alla foce del  Bussento, e, risalendo il corso del fiume, arrivino  alla centrale campana di Montesano sulla Marcellana. L’obiettivo è quello di potenziare la rete nazionale di distribuzione del gas. Sono previsti nove rigassificatori e due gasdotti. La portata dell’intervento è enorme e l’impatto ambientale si prevede devastante. E’ previsto l’abbattimento di 28603 alberi, una ferita mortale alla flora e alla fauna ripariale, lo stravolgimento dell’ambiente con la costruzione di due micro tunnel, di cui uno a perforazione del monte Cocuzza, un danno enorme ai coltivi collinari dell’agricoltura tipica del Cilento. Ed il tutto nelle zone contigue di una straordinaria Area Protetta, Il Parco del Cilento e del Vallo di Diano, ufficializzato e sacralizzato “Patrimonio dell’Umanità” dall’UNESCO. Buona parte del territorio è anche “patria della Dieta Mediterranea”, riconosciuta sempre dall’UNESCO, come patrimonio dell’umanità, nella categoria “Beni Iimmateriali”. L’allarme lanciato dalla collega Biagina Grippo è più che giustificato e richiederebbe una mobilitazione permanete non solo dei media, ma soprattutto degli amministratori locali, degli imprenditori, delle categorie professionali, degli intellettuali, degli ambientalisti e di tutta la più vasta società civile, perché i progetto è un vero e proprio attentato ad un secolare patrimonio di cultura, di storia, di tradizioni e paesaggio la cui vocazione di sviluppo è da sempre IL TURISMO  in chiave culturale, paesaggistico/ambientale ed enogastronomico.

L’allarme accorato della collega Grippo mi ha scatenato rabbia e mi si è messa in moto la moviola dei ricordi e, con furore ed amore insieme, ho realizzato un transfert effetto nostalgia e mi sono ritrovato a Sapri. E’ bella e paciosa la rada che carezza case e colline dal Capo del Faro allo scoglio dello Scalandro. Quanta storia in questo mare! Fu, forse, l’antica Sidro, di cui parla Erodoto, dove si sarebbero rifugiati i profughi della fiorente Sibari distrutta da Crotone. Fu, di sicuro, un ottimo porto naturale, bonificato ed utilizzato dai romani per approdi e traffici commerciali nel Basso Tirreno. La scelsero come vacanza uomini politici e letterati dell’antica Roma. Recitò un ruolo rilevante per le vie di comunicazione dell’antichità, situata com’è al centro del Sinus Laos, l’antico nome del Golfo, in una posizione strategica sulla via istmica di collegamento tra Ionio e Tirreno. Ce n’è abbastanza per un articolo più lungo e motivato, che mi riprometto di fare a breve, Ci penso a lungo mentre mi godo la conflagrazione di cielo ed acqua con il mare che canta in sottofondo nenie alla risacca e con sullo sfondo in lontananza il massiccio del Bulgheria, che si staglia nitido nella forma di un cetaceo spiaggiato con le pinne ancora in acqua nella Baia della Masseta di Scario e la testa verso il cielo nella gloria della luce sulle propaggini di San Giovanni a Piro e di Bosco. Uno sguardo carico d’amore e stupore alle spalle!  E le colline ridono di sole nelle cupole delle chiese e delle guglie dei campanili di paesi e contrade ad anfiteatro verso l’interno: Torraca, Tortorella, Casaletto Spartano, con alle spalle i monti che ancora riecheggiano storie truci di briganti e serena  operatività di contadini e pastori. Mi invade e pervade un raptus di profonda, intensa nostalgia e corro con la mente e con il cuore e volo sull’onda della memoria d’amore alla grotta della risorgiva del Bussento, a Morigerati in cui i capricci della natura improvvisano cuspidi di cattedrali e cupole di pagode, sberleffi di mostri ed ali d’angelo nel paziente lavorio dei secoli tra acqua  e  roccia, con stalagmiti che emergono dagli abissi e minacciano trafitture al cielo e stalattiti che pencolano, lampadari di rara bellezza, fragili e trasparenti, ad adornare tempio e reggia della natura. E giù il fiume canta l’inno alla libertà e alla luce, scampato a chilometri di tenebre, carico di sale e scintillante nel gioco a nascondino con il sole che trafigge le cascate coralline di spuma tra sassi levigati e cupole di roverelle e carpini. Ed il muschio gigante si inorgoglisce a festonare rami sbilenchi curvi sulle brevi rapide. Se gnomi e fate, elfi e ninfe non sono creature del mito e della fantasia ed hanno in un qualche luogo dimora concreta, di sicuro questo è il loro regno. Lo è certamente per trote, gamberi e granchi che sfilano in lente processioni nell’acqua limpida per niente intimoriti della mia presenza estranea. Più timida e dispettosa la lontra, che di sicuro mi spia da qualche tana muscosa! Nello spicchio di cielo a cupola della gola volteggiano incuriositi e minacciosi l’astore e il ghebbio, il nibbio ed il corvo imperiale.

Su questo PARRADISO DI BELLEZZA incombe la minaccia concreta di devastazione e morte. Come se non bastasse già quella del Vulcano Marsili  che da secoli rumoreggia e gorgoglia negli abissi nel mare  di fronte al Golfo verso la Sicilia! Io continuo a guardare il mare di Sapri e dell’intero Golfo lunato  e, erede di valori,ideali, storia, cultura, bellezza della MIA TERRA, sento il dovere di difenderla contro i pericoli che vengono dall’esterno  con la complicità, a volte, e della indifferenza di nemici interni. Mi sento tanto preso dal ruolo di Telemaco: amico e tollerante verso gli amici e pronto ad offrire loro ospitalità che considero sacra, come i nostri Padri Greci, ma inflessibile nel difenderla contro i nemici che impunemente ne deturpano e feriscono la BELLEZZA. E mi ripromesso di fare un viaggio d’amore e di cultura a canto di valori e di bellezza, appunto, attraverso i paesi che arabescano petti di colline con i piedi nell’acqua e la testa al cielo.

Giuseppe Liuccio

g.liuccio@alice.it