Positano il musicista – scrittore Pablo Lentini Riva apre la rassegna letteraria di Posidonia e Positanonews

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E’ partita il 10 luglio, nel luogo più indicato di Positano per la cultura, la biblioteca comunale nel plesso della Scuola Media a  Fornillo,  che l’associazione Posidonia con queste e altre iniziative sta rendendo un luogo sempre più vivo,  con Pablo Lentini Riva,  uno degli scrittori italiani più interessanti, musicista,  insegnante di chitarra classica al Conservatorio di Parigi Frédéric Chopin e alla École Nationale de Musique di Meudon,  che ci ha accompagnato in uno straordinario reading di brani del suo romanzo, alternato alla musica della chitarra, apprezzato da un pubblico qualificato e attento. Un inizio qualitativamente elevato per  la rassegna letteraria  “Serate d’autore” dell’associazione Posidonia con  Positanonews che potete vedere nelle foto e nel resoconto di Massimo Capodanno (clicca qui per vedere il post) 

Questa è una recensione di Ada Tosatti : Dopo i suoi due precedenti libri, la raccolta di racconti Prima di un concerto tedesco (2003) e il romanzo Notturno per violoncello solo (2009), Pablo Lentini Riva torna ad affrontare con quest’ultima raccolta, Qui si dice che fu per amore, una tematica a lui cara: la ricerca della bellezza come unico appiglio all’interno di esistenze che sono costantemente minacciate dalla malattia, dal tempo, dalla volgarità, dalla precarietà, dalla lotta per la sopravvivenza, dai fantasmi della depressione e della morte.

Lo fa con una maestria di volta in volta superiore, come un musicista – quale egli è d’altronde nella vita reale – che diventasse sempre più virtuoso nell’interpretazione di alcune variazioni su tema… e non a caso la lettura dei suoi racconti è spesso accompagnata dall’esecuzione di pezzi musicali a lui cari.

Foto della copertina di Veronica Mecchia

In quest’ultima raccolta, il cui titolo è ispirato a un bellissimo brano dei Dialoghi con Leucò di Cesare Pavese, “L’inconsolabile”, i cinque racconti propongono una serie di variazioni sul mito di Orfeo, mito inesauribile che l’autore sviscera nelle sue molteplici diramazioni.

Il mito, la parola che conta. La parola che vale ma anche che racconta, che crea. 
Orfeo. Colui il cui canto ha il potere di commuovere ed ammansire piante, bestie e mostri, ma anche di infondere il ritmo, il battito, a ciò che è, di farlo esistere attraverso la musica, attraverso la poesia. 
Orfeo, inventore della lira a nove corde, e capiamo l’importanza di un tale simbolo per Pablo Lentini Riva, per il quale musica e scrittura sono le due facce di una stessa ricerca: la costruzione di equilibri precisi e complessi come i meccanismi dei tanti orologi che compaiono nelle sue storie.
Musica e scrittura visti dunque come approfondimento e conoscenza del tempo, come possibilità di dare un ordine, un’armonia, fossero anche provvisori e fugaci, al caos ed al caso. 
Penso alla figura del mendicante-marinaio Kronos ne “L’isola della luce”, all’orologio come simbolo di vita e dignità nel “Lamento per la morte di Theodor”, all’orologio infine come emblema della fortuna sfumata ne “Gli ultimi giorni di Orfeo”; ma anche soprattutto all’attenta organizzazione dei tempi e dei ritmi narrativi, alla ciclicità dei suoi racconti, alla loro struttura circolare (“Hausmusik”, “Gli stagni di Corot”).

Orfeo, infine, ed è senza dubbio la parte del mito che più è conosciuta, come poeta dell’amore inconsolabile, il cui canto talmente potente è stato in grado di calmare gli spiriti dell’Ade alfine di recuperare la sua Euridice, prima di perderla definitivamente. Poesia e scrittura dunque come segno del desiderio e della perdita, eros e thanatos, l’attraversamento dell’uno e dell’altro, dell’uno attraverso l’altro. 
A questo punto vorrei tornare al titolo della raccolta preso in prestito da Pavese. 
Ne “L’inconsolabile” Pavese tenta di dare una spiegazione al celebre gesto di Orfeo, il quale voltandosi scioccamente, verrebbe da dire, dopo tanti ostacoli e prove, fa svanire Euridice per sempre. In realtà, suggerisce Pavese, Orfeo avrebbe compiuto tale gesto rendendosi conto che la bellezza del suo amore per Euridice era tutta contenuta nel suo stesso canto, nella potenza stessa della parola che evoca, nel valore di un’eternità che solo la scrittura, complice la morte, può assolutizzare.

Ed è questo uno degli argomenti principali dei vari racconti di Pablo, a cominciare da “L’isola della luce” in cui il protagonista, omonimo dell’autore, sceglie consapevolmente per sé e per la sua amata Veronica l’amore eterno contro il logorio inevitabile del tempo. O ancora nel “Lamento sulla morte di Theodor” in cui il vecchio Gutman passa la vita a rimpiangere la moglie morta sotto il fuoco dei nazisti. O infine ne “Gli ultimi giorni di Orfeo” in cui la povera Prunelle avrebbe potuta essere strappata dall’inferno del quotidiano se non fosse che la sua morte è necessaria, non solo come esigenza interna alla narrazione, ma soprattutto come espressione della stimmung della stessa scrittura di Pablo, in cui dominano la malinconia, la tentazione della rinuncia e la sconfitta esistenziale.

Ada Tosatti

 

LA BIOGRAFIA DA WIKIPEDIA Già da giovanissimo Pablo Lentini Riva si accostò allo studio della chitarra classica, sotto la guida di Vittorio Casagrande, per proseguire la formazione musicale al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano. Iniziò la carriera esibendosi in concerti solisti oppure in duo, sia in Italia che nelle maggiori città europee. Nel 1996 il Rotary Club di Milano San Babila gli assegnò all’unanimità il premio Marco Koliqi e nel 1999, dopo essersi specializzato in esecuzione per chitarra barocca sotto la guida del maestro Betho Davezac, Lentini Riva ottenne il diploma di perfezionamento alla École Nationale de Musique di Meudon. Il 1999 vide il musicista in sala di registrazione, per incidere un CD sotto il patrocinio dell’UNESCO[1]. In seguito, oltre alla carriera di concertista che lo avrebbe portato in grandi città come anche in centri minori[2], Pablo Lentini Riva registrò altri prodotti discografici. Le Tombeau de Monsier Blancrocher raccoglie fra l’altro le rielaborazioni per chitarra di quattro composizioni funebri in onore del liutista Charles Fleury de Blancrocher scritte da altrettanti musicisti barocchi contemporanei e amici comuni: i clavicembalisti Louis Couperin e Johann Jakob Froberger, e i liutisti Francois Dufaut e Denis Gaultier[3]. Un altro lavoro musicale di Lentini Riva con a fianco il soprano Laura Catrani si intitola Las Flores non valen nada, e comprende prevalentemente musiche dell’Ottocento spagnolo composte dai chitarristi Fernando Sor, Francisco Tárrega e Mauro Giuliani[4]. Oltre alla musica, Pablo Lentini Riva si è dedicato alla letteratura componendo romanzi. Ha esordito con Prima di un concerto tedesco – variazioni sul tema della follia, che prende l’avvio da un tombeau, ha per soggetto la pazzia e la Musica è dipinta come unico percorso per la redenzione pur nella tormentata esaltazione che essa stessa crea[5]. Nel successivo Notturno per violoncello solo – Confessioni di un musicista incantato da una sirena, di ambientazione parigina, l’autore affronta il tema dell’inesorabile fluire del tempo, evidenziando la propria passione per Bach[6]. Qui si dice che fu per amore – La musica e il silenzio in cinque racconti ispirati a Orfeo riprende il tema del tempo che scorre[7]. In Sinfonia per la città capovolta o l’ultimo concerto a Venezia sono ancora una volta la musica e gli strumentisti a tessere la trama, stavolta ambientata nella città lagunare[8]. Pablo Lentini Riva è insegnante di chitarra classica al Conservatorio di Parigi Frédéric Chopin e alla École Nationale de Musique di Meudon[1].

 

E' partita il 10 luglio, nel luogo più indicato di Positano per la cultura, la biblioteca comunale nel plesso della Scuola Media a  Fornillo,  che l'associazione Posidonia con queste e altre iniziative sta rendendo un luogo sempre più vivo,  con Pablo Lentini Riva,  uno degli scrittori italiani più interessanti, musicista,  insegnante di chitarra classica al Conservatorio di Parigi Frédéric Chopin e alla École Nationale de Musique di Meudon,  che ci ha accompagnato in uno straordinario reading di brani del suo romanzo, alternato alla musica della chitarra, apprezzato da un pubblico qualificato e attento. Un inizio qualitativamente elevato per  la rassegna letteraria  "Serate d'autore" dell'associazione Posidonia con  Positanonews che potete vedere nelle foto e nel resoconto di Massimo Capodanno (clicca qui per vedere il post) 

Questa è una recensione di Ada Tosatti : Dopo i suoi due precedenti libri, la raccolta di racconti Prima di un concerto tedesco (2003) e il romanzo Notturno per violoncello solo (2009), Pablo Lentini Riva torna ad affrontare con quest’ultima raccolta, Qui si dice che fu per amore, una tematica a lui cara: la ricerca della bellezza come unico appiglio all’interno di esistenze che sono costantemente minacciate dalla malattia, dal tempo, dalla volgarità, dalla precarietà, dalla lotta per la sopravvivenza, dai fantasmi della depressione e della morte.

Lo fa con una maestria di volta in volta superiore, come un musicista – quale egli è d’altronde nella vita reale – che diventasse sempre più virtuoso nell’interpretazione di alcune variazioni su tema… e non a caso la lettura dei suoi racconti è spesso accompagnata dall’esecuzione di pezzi musicali a lui cari.

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Foto della copertina di Veronica Mecchia

In quest’ultima raccolta, il cui titolo è ispirato a un bellissimo brano dei Dialoghi con Leucò di Cesare Pavese, “L’inconsolabile”, i cinque racconti propongono una serie di variazioni sul mito di Orfeo, mito inesauribile che l’autore sviscera nelle sue molteplici diramazioni.

Il mito, la parola che conta. La parola che vale ma anche che racconta, che crea. 
Orfeo. Colui il cui canto ha il potere di commuovere ed ammansire piante, bestie e mostri, ma anche di infondere il ritmo, il battito, a ciò che è, di farlo esistere attraverso la musica, attraverso la poesia. 
Orfeo, inventore della lira a nove corde, e capiamo l’importanza di un tale simbolo per Pablo Lentini Riva, per il quale musica e scrittura sono le due facce di una stessa ricerca: la costruzione di equilibri precisi e complessi come i meccanismi dei tanti orologi che compaiono nelle sue storie.
Musica e scrittura visti dunque come approfondimento e conoscenza del tempo, come possibilità di dare un ordine, un’armonia, fossero anche provvisori e fugaci, al caos ed al caso. 
Penso alla figura del mendicante-marinaio Kronos ne “L’isola della luce”, all’orologio come simbolo di vita e dignità nel “Lamento per la morte di Theodor”, all’orologio infine come emblema della fortuna sfumata ne “Gli ultimi giorni di Orfeo”; ma anche soprattutto all’attenta organizzazione dei tempi e dei ritmi narrativi, alla ciclicità dei suoi racconti, alla loro struttura circolare (“Hausmusik”, “Gli stagni di Corot”).

Orfeo, infine, ed è senza dubbio la parte del mito che più è conosciuta, come poeta dell’amore inconsolabile, il cui canto talmente potente è stato in grado di calmare gli spiriti dell’Ade alfine di recuperare la sua Euridice, prima di perderla definitivamente. Poesia e scrittura dunque come segno del desiderio e della perdita, eros e thanatos, l’attraversamento dell’uno e dell’altro, dell’uno attraverso l’altro. 
A questo punto vorrei tornare al titolo della raccolta preso in prestito da Pavese. 
Ne “L’inconsolabile” Pavese tenta di dare una spiegazione al celebre gesto di Orfeo, il quale voltandosi scioccamente, verrebbe da dire, dopo tanti ostacoli e prove, fa svanire Euridice per sempre. In realtà, suggerisce Pavese, Orfeo avrebbe compiuto tale gesto rendendosi conto che la bellezza del suo amore per Euridice era tutta contenuta nel suo stesso canto, nella potenza stessa della parola che evoca, nel valore di un’eternità che solo la scrittura, complice la morte, può assolutizzare.

Ed è questo uno degli argomenti principali dei vari racconti di Pablo, a cominciare da “L’isola della luce” in cui il protagonista, omonimo dell’autore, sceglie consapevolmente per sé e per la sua amata Veronica l’amore eterno contro il logorio inevitabile del tempo. O ancora nel “Lamento sulla morte di Theodor” in cui il vecchio Gutman passa la vita a rimpiangere la moglie morta sotto il fuoco dei nazisti. O infine ne “Gli ultimi giorni di Orfeo” in cui la povera Prunelle avrebbe potuta essere strappata dall’inferno del quotidiano se non fosse che la sua morte è necessaria, non solo come esigenza interna alla narrazione, ma soprattutto come espressione della stimmung della stessa scrittura di Pablo, in cui dominano la malinconia, la tentazione della rinuncia e la sconfitta esistenziale.

Ada Tosatti

 

LA BIOGRAFIA DA WIKIPEDIA Già da giovanissimo Pablo Lentini Riva si accostò allo studio della chitarra classica, sotto la guida di Vittorio Casagrande, per proseguire la formazione musicale al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano. Iniziò la carriera esibendosi in concerti solisti oppure in duo, sia in Italia che nelle maggiori città europee. Nel 1996 il Rotary Club di Milano San Babila gli assegnò all’unanimità il premio Marco Koliqi e nel 1999, dopo essersi specializzato in esecuzione per chitarra barocca sotto la guida del maestro Betho Davezac, Lentini Riva ottenne il diploma di perfezionamento alla École Nationale de Musique di Meudon. Il 1999 vide il musicista in sala di registrazione, per incidere un CD sotto il patrocinio dell’UNESCO[1]. In seguito, oltre alla carriera di concertista che lo avrebbe portato in grandi città come anche in centri minori[2], Pablo Lentini Riva registrò altri prodotti discografici. Le Tombeau de Monsier Blancrocher raccoglie fra l’altro le rielaborazioni per chitarra di quattro composizioni funebri in onore del liutista Charles Fleury de Blancrocher scritte da altrettanti musicisti barocchi contemporanei e amici comuni: i clavicembalisti Louis Couperin e Johann Jakob Froberger, e i liutisti Francois Dufaut e Denis Gaultier[3]. Un altro lavoro musicale di Lentini Riva con a fianco il soprano Laura Catrani si intitola Las Flores non valen nada, e comprende prevalentemente musiche dell’Ottocento spagnolo composte dai chitarristi Fernando Sor, Francisco Tárrega e Mauro Giuliani[4]. Oltre alla musica, Pablo Lentini Riva si è dedicato alla letteratura componendo romanzi. Ha esordito con Prima di un concerto tedesco – variazioni sul tema della follia, che prende l’avvio da un tombeau, ha per soggetto la pazzia e la Musica è dipinta come unico percorso per la redenzione pur nella tormentata esaltazione che essa stessa crea[5]. Nel successivo Notturno per violoncello solo – Confessioni di un musicista incantato da una sirena, di ambientazione parigina, l’autore affronta il tema dell’inesorabile fluire del tempo, evidenziando la propria passione per Bach[6]. Qui si dice che fu per amore – La musica e il silenzio in cinque racconti ispirati a Orfeo riprende il tema del tempo che scorre[7]. In Sinfonia per la città capovolta o l'ultimo concerto a Venezia sono ancora una volta la musica e gli strumentisti a tessere la trama, stavolta ambientata nella città lagunare[8]. Pablo Lentini Riva è insegnante di chitarra classica al Conservatorio di Parigi Frédéric Chopin e alla École Nationale de Musique di Meudon[1].