Distretti rurali e candidatura Mab Costiera amalfitana: parte la filiera dell’olio dal cuore del Cilento

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L’incontro a Castel San Lorenzo ha portato ad un primo concreto risultato: consolidare ed ampliare la filiera già esistente de “Il Coltivare Rigenerativo” legata agli uliveti e alla loro storia millenaria. Legando agricoltura al turismo.

Prima anche del riconoscimento dei Distretti rurali delle aree interne e protette della Provincia di Salerno, parte la filiera dell’olio nel cuore del Cilento, terra dove gli uliveti hanno una storia millenaria.
Ecco il primo concreto risultato ottenuto durante il “Tavolo operativo d’Innovazione e d’Impresa nell’ambito delle direttive Mab Unesco”, svoltosi giovedì 3 luglio a Castel San Lorenzo, presso uno storico mulino (in località Ponte Calore) recentemente restaurato e immerso nel verde del fiume, e arricchito per l’occasione dalle splendide opere di un artista come Gelsomino Casula, che l’arte la crea “semplicemente” da quello che offre questa terra: le sue pietre più belle.
Ed ecco così che anche una location può avere un suo significato: come quello di valorizzare un luogo, un tempo fermento di attività manuali, oggi un contenitore di incontri (nonché di eventi) per riprendere in mano il filo della storia di quest’area e delle sue attività agroalimentari, come ha raccontato il sindaco Gennaro Capo, padrone di casa.
Ed è proprio con la creazione dei “Distretti rurali, agroalimentari di qualità e di Filiera” che si potrà incidere realmente sull’economia dell’area e su un settore che seppur oggi ha esempi di eccellenza, ha anche attività che rischiano la chiusura, perché poco concorrenziali e non inseriti in un “network economico”. E lo sa bene il consigliere regionale Gennaro Mucciolo, intervenuto al Tavolo operativo, che ha promosso la proposta di una legge regionale ad hoc, sulla spinta del Comitato Promotore promosso dall’Ente per lo Sviluppo Sostenibile “I Piccoli Campi srl” guidato dall’architetto Anna Pina Arcaro. Perché “l’obiettivo – spiega Arcaro – è quello di creare una rete delle filiere agricole e agroalimentari per consolidare il modello di sviluppo sostenibile de “Il Coltivare Rigenerativo”, in cui la produzione bio e di alta qualità valorizza il processo di coltivazione per integrarsi successivamente con il pacchetto turistico. Hanno aderito gli Enti Pubblici territoriali, ora l’azione sta passando alle imprese locali, ed è questa una bella sfida per lo sviluppo locale”.
Sfida raccolta in pieno dall’associazione Oleum e dal suo presidente, Gaetano Avallone che punta tutto sulla “qualità”: “Il nostro olio deve essere il migliore in assoluto, deve essere lucente”.
E la lucentezza è anche negli occhi di un imprenditore, come Michelangelo Marsicani del Frantoio Morigerati, quando ha raccontato la sua storia e la trasformazione della sua attività puntando proprio sulla qualità e su un prodotto di nicchia. Esempi concreti di storie imprenditoriali da raccontare, che fanno scuola a chi ha oggi difficoltà a vendere perché il proprio prodotto è o fuori mercato o scadente.
Ed ecco che a stare vicino agli imprenditori agricoli, ci devono essere anche gli esperti del settore, quelli che ogni giorno studiano gli ecotipi e mantengono viva la “memoria” “storica e geografica” legata ai semi e alle produzioni. Come fa ad esempio il Consiglio per la Ricerca e Sperimentazione in Agricoltura per l’Orticoltura di Pontecagnano e il suo staff.
Rosa Pepe, che si occupa del progetto “Agrigenet” (Network per la salvaguardia e la gestione delle risorse genetiche agro-alimentari), moderatrice durante l’ incontro, ha più volte rimarcato l’aspetto della professionalità e competenze da mettere in campo per vincere questa sfida, come quella ad esempio di migliorare anche la produzione vitivinicola dell’area, puntando sull’Aglianicone, vitigno autoctono.
E lo hanno spiegato bene esperti come Angelo Raffaele Caputo del Cra di Bari e Giuseppina Gargiulo del Servizio Territoriale di Salerno che da anni si occupano attivamente di classificazioni dei vitigni. “La cooperazione è un’arma vincente – ha detto Marco Serra del Consorzio di Tutela “Vini” – e la filiera sarà una forza per l’intero Distretto che dovrà rappresentare un volano per l’economia e per incentivare i giovani a intraprendere questo splendido mestiere”.
Un forte e positivo interesse arriva anche dall’Ordine degli Agronomi di Salerno: “Dobbiamo rafforzare sempre più i rapporti tra i vari soggetti – ha dichiarato Anna Rufolo, vice presidente dell’Ordine degli agronomi – noi in questa sfida ci siamo e siamo al vostro fianco”.
Ed è proprio in questa era della globalizzazione che sta mettendo a rischio le piccole produzioni, che le aree attigue di un territorio devono necessariamente fare da collante e fare rete. Ecco che il Cilento e la Costiera amalfitana, due aree protette e riconosciute dall’Unesco per il loro unicum, hanno bisogno di creare sempre più occasioni di collaborazioni. E’ Vincenzo Sannino, presidente dell’Associazione Costiera Amalfitana Riserva Biosfera (Acarbio), e parte del comitato promotore dei Distretti, a rimarcare questa necessità: “Abbiamo eccellenze che hanno bisogno di mettersi in rete – ha spiegato Sannino – ci sono continui input che ci arrivano dall’estero, con i diversi programmi europei che necessitano di una rete territoriale che abbracci più aree e più competenze. La candidatura ad esempio della Costiera amalfitana a Riserva Mab Unesco, pone le basi per tutte le attività presenti nell’area e che puntano sulla sostenibilità ambientale e su un nuovo sviluppo economico. Il futuro è in questa direzione”. Presente all’incontro anche Jasmine Accardo del Festival Internazionale del Cinema e dei Diritti Umani: “Queste aree del Cilento che soffrono l’abbandono dei territori, potrebbero rappresentare un’occasione di vita anche per i “migranti” – ha spiegato Accardo – potremmo dare loro una possibilità di imparare un lavoro e di portare l’esperienza fatta qui, nella loro terra d’origine”. Un altro aspetto che arricchisce l’idea stessa dei Distretti e di come renderli davvero attivi e concreti.
Ora spetterà al Comitato Promotore (misto pubblico – privato) a condurre in porto queste attività, in sinergia con tutti gli Enti ed imprese aderenti, con contenuti in progress e in sintonia con la nuova Programmazione Europea 2014- 2020 , con Horizon 2020 e con la Strategia MAB Unesco 2014-2021.L’incontro a Castel San Lorenzo ha portato ad un primo concreto risultato: consolidare ed ampliare la filiera già esistente de “Il Coltivare Rigenerativo” legata agli uliveti e alla loro storia millenaria. Legando agricoltura al turismo.

Prima anche del riconoscimento dei Distretti rurali delle aree interne e protette della Provincia di Salerno, parte la filiera dell’olio nel cuore del Cilento, terra dove gli uliveti hanno una storia millenaria.
Ecco il primo concreto risultato ottenuto durante il “Tavolo operativo d’Innovazione e d’Impresa nell’ambito delle direttive Mab Unesco”, svoltosi giovedì 3 luglio a Castel San Lorenzo, presso uno storico mulino (in località Ponte Calore) recentemente restaurato e immerso nel verde del fiume, e arricchito per l’occasione dalle splendide opere di un artista come Gelsomino Casula, che l’arte la crea “semplicemente” da quello che offre questa terra: le sue pietre più belle.
Ed ecco così che anche una location può avere un suo significato: come quello di valorizzare un luogo, un tempo fermento di attività manuali, oggi un contenitore di incontri (nonché di eventi) per riprendere in mano il filo della storia di quest’area e delle sue attività agroalimentari, come ha raccontato il sindaco Gennaro Capo, padrone di casa.
Ed è proprio con la creazione dei “Distretti rurali, agroalimentari di qualità e di Filiera” che si potrà incidere realmente sull’economia dell’area e su un settore che seppur oggi ha esempi di eccellenza, ha anche attività che rischiano la chiusura, perché poco concorrenziali e non inseriti in un “network economico”. E lo sa bene il consigliere regionale Gennaro Mucciolo, intervenuto al Tavolo operativo, che ha promosso la proposta di una legge regionale ad hoc, sulla spinta del Comitato Promotore promosso dall’Ente per lo Sviluppo Sostenibile “I Piccoli Campi srl” guidato dall’architetto Anna Pina Arcaro. Perché “l’obiettivo – spiega Arcaro – è quello di creare una rete delle filiere agricole e agroalimentari per consolidare il modello di sviluppo sostenibile de “Il Coltivare Rigenerativo”, in cui la produzione bio e di alta qualità valorizza il processo di coltivazione per integrarsi successivamente con il pacchetto turistico. Hanno aderito gli Enti Pubblici territoriali, ora l’azione sta passando alle imprese locali, ed è questa una bella sfida per lo sviluppo locale”.
Sfida raccolta in pieno dall’associazione Oleum e dal suo presidente, Gaetano Avallone che punta tutto sulla “qualità”: “Il nostro olio deve essere il migliore in assoluto, deve essere lucente”.
E la lucentezza è anche negli occhi di un imprenditore, come Michelangelo Marsicani del Frantoio Morigerati, quando ha raccontato la sua storia e la trasformazione della sua attività puntando proprio sulla qualità e su un prodotto di nicchia. Esempi concreti di storie imprenditoriali da raccontare, che fanno scuola a chi ha oggi difficoltà a vendere perché il proprio prodotto è o fuori mercato o scadente.
Ed ecco che a stare vicino agli imprenditori agricoli, ci devono essere anche gli esperti del settore, quelli che ogni giorno studiano gli ecotipi e mantengono viva la “memoria” “storica e geografica” legata ai semi e alle produzioni. Come fa ad esempio il Consiglio per la Ricerca e Sperimentazione in Agricoltura per l’Orticoltura di Pontecagnano e il suo staff.
Rosa Pepe, che si occupa del progetto “Agrigenet” (Network per la salvaguardia e la gestione delle risorse genetiche agro-alimentari), moderatrice durante l’ incontro, ha più volte rimarcato l’aspetto della professionalità e competenze da mettere in campo per vincere questa sfida, come quella ad esempio di migliorare anche la produzione vitivinicola dell’area, puntando sull’Aglianicone, vitigno autoctono.
E lo hanno spiegato bene esperti come Angelo Raffaele Caputo del Cra di Bari e Giuseppina Gargiulo del Servizio Territoriale di Salerno che da anni si occupano attivamente di classificazioni dei vitigni. “La cooperazione è un’arma vincente – ha detto Marco Serra del Consorzio di Tutela “Vini” – e la filiera sarà una forza per l’intero Distretto che dovrà rappresentare un volano per l’economia e per incentivare i giovani a intraprendere questo splendido mestiere”.
Un forte e positivo interesse arriva anche dall’Ordine degli Agronomi di Salerno: “Dobbiamo rafforzare sempre più i rapporti tra i vari soggetti – ha dichiarato Anna Rufolo, vice presidente dell’Ordine degli agronomi – noi in questa sfida ci siamo e siamo al vostro fianco”.
Ed è proprio in questa era della globalizzazione che sta mettendo a rischio le piccole produzioni, che le aree attigue di un territorio devono necessariamente fare da collante e fare rete. Ecco che il Cilento e la Costiera amalfitana, due aree protette e riconosciute dall’Unesco per il loro unicum, hanno bisogno di creare sempre più occasioni di collaborazioni. E’ Vincenzo Sannino, presidente dell’Associazione Costiera Amalfitana Riserva Biosfera (Acarbio), e parte del comitato promotore dei Distretti, a rimarcare questa necessità: “Abbiamo eccellenze che hanno bisogno di mettersi in rete – ha spiegato Sannino – ci sono continui input che ci arrivano dall’estero, con i diversi programmi europei che necessitano di una rete territoriale che abbracci più aree e più competenze. La candidatura ad esempio della Costiera amalfitana a Riserva Mab Unesco, pone le basi per tutte le attività presenti nell’area e che puntano sulla sostenibilità ambientale e su un nuovo sviluppo economico. Il futuro è in questa direzione”. Presente all’incontro anche Jasmine Accardo del Festival Internazionale del Cinema e dei Diritti Umani: “Queste aree del Cilento che soffrono l’abbandono dei territori, potrebbero rappresentare un’occasione di vita anche per i “migranti” – ha spiegato Accardo – potremmo dare loro una possibilità di imparare un lavoro e di portare l’esperienza fatta qui, nella loro terra d’origine”. Un altro aspetto che arricchisce l’idea stessa dei Distretti e di come renderli davvero attivi e concreti.
Ora spetterà al Comitato Promotore (misto pubblico – privato) a condurre in porto queste attività, in sinergia con tutti gli Enti ed imprese aderenti, con contenuti in progress e in sintonia con la nuova Programmazione Europea 2014- 2020 , con Horizon 2020 e con la Strategia MAB Unesco 2014-2021.