Caivano. Dubbi e sospetti. Resta sotto sequestro il corpo della piccola Fortuna, precipitata nel vuoto al Parco Verde

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Caivano. È mistero fitto quello che avvolge la vicenda della morte della piccola Fortuna Loffredo, la bimba di sei anni che undici giorni fa è morta dopo essere precipitata nel vuoto nei pressi dell’isolato 3 delle palazzine popolari Iacp del Parco Verde. Dopo quasi due settimane e con il corpicino ancora a disposizione della magistratura, sfuma sempre di più la pista della tragica fatalità e prende corpo qualcosa di davvero inquietante. Non si esclude l’ipotesi di una responsabilità nella tragica fine e nemmeno quella di un gioco finito in tragedia. I risultati dell’autopsia, eseguita ormai una settimana fa presso l’Istituto di Medicina Legale del secondo Policlinico, hanno convinto gli inquirenti che piccola sia stata vittima di una tragica fatalità. Tanto che quel corpicino completamente martoriato resta ancora a disposizione del magistrato inquirente, che ha disposto ulteriori accertamenti sia in laboratorio che sul luogo dove si è verificata la mortale caduta. E allora, sia mercoledì mattina ma anche ieri pomeriggio, una ventina di carabinieri della compagnia di Casoria, diretta dal capitano Pierangelo Iannicca, hanno praticamente rivoltato come un calzino l’intero Isolato 3, eseguendo decine di perquisizioni, sia nell’appartamento dove abitava la piccola, che nelle altre abitazioni, dove si ipotizza si sarebbe potuta trovare la ragazzina, quella maledetta mattina del 24 giugno. Ma che tracce e cosa stanno cercando i militari, coordinati dal pubblico ministeri Federico Bisceglia, della Procura di Napoli Nord? Gli inquirenti sono alla disperata ricerca di una delle scarpette della bimba. Quella che mancava quando la piccola è stata ritrovata agonizzante poco prima delle 12 di martedì 24 giugno, sul selciato intorno all’Isolato 3.Trovarla indicherebbe agli inquirenti il posto dal quale sarebbe caduta (o fatta cadere) la povera bambina. Una raffica di perquisizioni che fa il pari con l’esame di tutto il fascicolo della morte del piccolo Antonio Giglio, tre anni, precipitato la sera del 27 aprile dello scorso anno, proprio dal sesto piano dell’Isolato 3. Perché anche quella tragica fatalità potrebbe non essere tale. Nel quartiere si respira un’aria pesante. Densa di sospetti e di ipotesi. E per questo clima è stata annullata anche la festa parrocchiale per la ricorrenza di San Paolo e il concerto di Rocco Hunt. «Da venerdì non facciamo suonare nemmeno le campane – dice in tono sommesso don Maurizio Patriciello, il parroco in prima linea contro la Terra dei Fuochi – Abbiamo rimandato i festeggiamenti e il concerto di Rocco Hunt. Non è tempo per queste cose. Nella tragica vicenda della piccola Fortuna c’è qualcosa di strano e prego il buon Dio che si sia trattato solo un incidente. Non saremmo preparati per assorbire altro che non oso nemmeno immaginare». Parole pesanti come il piombo, dette da uno che ha esattamente il polso di questo quartiere, dove cadono i bambini da venti e più metri da questi orrendi edifici, che sono contesi dai clan (con la faida dei carbonizzati) per il controllo delle tredici piazze di spaccio, quella dei «carcerati» compresa. L’indagine si presenta difficile. Questo grosso rione si è chiuso a riccio, con una inspiegabile omertà, davanti alla morte sospetta di una bambina di appena sei anni. Manco fosse stata l’uccisione di uno dei tanti boss. (Marco Di Caterino – Il Mattino)

Caivano. È mistero fitto quello che avvolge la vicenda della morte della piccola Fortuna Loffredo, la bimba di sei anni che undici giorni fa è morta dopo essere precipitata nel vuoto nei pressi dell’isolato 3 delle palazzine popolari Iacp del Parco Verde. Dopo quasi due settimane e con il corpicino ancora a disposizione della magistratura, sfuma sempre di più la pista della tragica fatalità e prende corpo qualcosa di davvero inquietante. Non si esclude l’ipotesi di una responsabilità nella tragica fine e nemmeno quella di un gioco finito in tragedia. I risultati dell’autopsia, eseguita ormai una settimana fa presso l’Istituto di Medicina Legale del secondo Policlinico, hanno convinto gli inquirenti che piccola sia stata vittima di una tragica fatalità. Tanto che quel corpicino completamente martoriato resta ancora a disposizione del magistrato inquirente, che ha disposto ulteriori accertamenti sia in laboratorio che sul luogo dove si è verificata la mortale caduta. E allora, sia mercoledì mattina ma anche ieri pomeriggio, una ventina di carabinieri della compagnia di Casoria, diretta dal capitano Pierangelo Iannicca, hanno praticamente rivoltato come un calzino l’intero Isolato 3, eseguendo decine di perquisizioni, sia nell’appartamento dove abitava la piccola, che nelle altre abitazioni, dove si ipotizza si sarebbe potuta trovare la ragazzina, quella maledetta mattina del 24 giugno. Ma che tracce e cosa stanno cercando i militari, coordinati dal pubblico ministeri Federico Bisceglia, della Procura di Napoli Nord? Gli inquirenti sono alla disperata ricerca di una delle scarpette della bimba. Quella che mancava quando la piccola è stata ritrovata agonizzante poco prima delle 12 di martedì 24 giugno, sul selciato intorno all’Isolato 3.Trovarla indicherebbe agli inquirenti il posto dal quale sarebbe caduta (o fatta cadere) la povera bambina. Una raffica di perquisizioni che fa il pari con l’esame di tutto il fascicolo della morte del piccolo Antonio Giglio, tre anni, precipitato la sera del 27 aprile dello scorso anno, proprio dal sesto piano dell’Isolato 3. Perché anche quella tragica fatalità potrebbe non essere tale. Nel quartiere si respira un’aria pesante. Densa di sospetti e di ipotesi. E per questo clima è stata annullata anche la festa parrocchiale per la ricorrenza di San Paolo e il concerto di Rocco Hunt. «Da venerdì non facciamo suonare nemmeno le campane – dice in tono sommesso don Maurizio Patriciello, il parroco in prima linea contro la Terra dei Fuochi – Abbiamo rimandato i festeggiamenti e il concerto di Rocco Hunt. Non è tempo per queste cose. Nella tragica vicenda della piccola Fortuna c’è qualcosa di strano e prego il buon Dio che si sia trattato solo un incidente. Non saremmo preparati per assorbire altro che non oso nemmeno immaginare». Parole pesanti come il piombo, dette da uno che ha esattamente il polso di questo quartiere, dove cadono i bambini da venti e più metri da questi orrendi edifici, che sono contesi dai clan (con la faida dei carbonizzati) per il controllo delle tredici piazze di spaccio, quella dei «carcerati» compresa. L’indagine si presenta difficile. Questo grosso rione si è chiuso a riccio, con una inspiegabile omertà, davanti alla morte sospetta di una bambina di appena sei anni. Manco fosse stata l’uccisione di uno dei tanti boss. (Marco Di Caterino – Il Mattino)