Frana di Monte Mario, nessun colpevole: «Strada costruita male»

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Non ci saranno colpevoli per la frana di Monte Mario che ha rischiato di inghiottire auto e tenuto strozzato il traffico per mesi. La Procura di Roma, dopo aver aperto un fascicolo per frana colposa ed iscritto nel registro degli indagati un alto funzionario del Campidoglio, ha chiesto l’archiviazione del fascicolo. Con gli interrogatori e l’approfondimento dell’inchiesta non sarebbero emerse responsabilità penali. Almeno non recenti. Gli unici sospetti riguarderebbero l’andamento della strada che sarebbe stata mal costruita cinquanta anni fa.Il fascicolo era stato aperto a marzo dal pm Pietro Pollidori, che in base ai primi rapporti ricevuti dal Corpo della Guardia Fortestale, non escludeva colpe ed omissioni da parte del Comune per gli smottamenti alla Panoramica e all’Olimpica avvenuti a febbraio.

Tanto che qualche settimana fa l’inchiesta aveva portato all’iscrizione nel registro degli indagati per il reato di frana colposa il responsabile dell’Unità Operativa Manutenzione delle Strade del Campidoglio, l’ingegnere edile Fabrizio Mazzenga. Secondo l’ipotesi coltivata in quel momento a Piazzale Clodio, se il Comune, e per suo conto i top-manager competenti, avessero compiuto interventi di manutenzione in un’area comunque nota per il suo rischio geologico, le frane si sarebbero potute evitare. Il rischio per la popolazione, infatti, era stato alto.

Frana colposa. Il fascicolo era stato aperto appena sul tavolo del pm Pollidori è arrivata l’informativa della Forestale che illustrava la gravità degli smottamenti causati dal nubifragio del 31 gennaio e del temporale del 7 febbraio. Il magistrato, per accertare rischi e responsabilità, aveva disposto ulteriori accertamenti dai quali è emerso che erano anni che il Comune non procedeva ad opere di manutenzione nell’area.

Per chiarire la situazione sono stati ascoltati dagli investigatori, su delega del magistrato, anche dei funzionari comunali, oltre il responsabile della manutenzione delle strade, e tutti si sarebbero fatti scudo sostenendo che gli interventi sono stati limitati «per la mancanza di fondi». L’ingegnere Mazzenga sarebbe stato estromesso a prescindere dal fascicolo visto che è emerso che non aveva competenza specifica in caso di emergenza ma solo per la manutenzione della strada in senso stretto.

A far affacciare l’ipotesi di frana colposa era stata la circostanza che non solo il Comune non si sarebbe attivato sul fronte della manutenzione, ma anche dopo lo smottamento del 31 gennaio non avrebbe predisposto la chiusura della Panoramica per Monte Mario. Il 7 gennaio, al momento del secondo cedimento, la strada era aperta e solo per miracolo non ha travolto o sepolto auto. In quella occasione il fronte era largo quasi 150 metri ed aveva riversato tonnellate di terra nel tratto che collega piazzale Clodio a Monte Mario, rendendo necessario evacuare tre palazzine. Il fascicolo era stato aperto con l’ipotesi di reato previsto nell’articolo 426 del codice penale, applicato raramente. Una norma secondo la quale «chiunque cagiona un’inondazione o una frana, ovvero la caduta di una valanga, è punito con la reclusione da cinque a dodici anni».
IL MESSAGGERONon ci saranno colpevoli per la frana di Monte Mario che ha rischiato di inghiottire auto e tenuto strozzato il traffico per mesi. La Procura di Roma, dopo aver aperto un fascicolo per frana colposa ed iscritto nel registro degli indagati un alto funzionario del Campidoglio, ha chiesto l’archiviazione del fascicolo. Con gli interrogatori e l’approfondimento dell’inchiesta non sarebbero emerse responsabilità penali. Almeno non recenti. Gli unici sospetti riguarderebbero l’andamento della strada che sarebbe stata mal costruita cinquanta anni fa.Il fascicolo era stato aperto a marzo dal pm Pietro Pollidori, che in base ai primi rapporti ricevuti dal Corpo della Guardia Fortestale, non escludeva colpe ed omissioni da parte del Comune per gli smottamenti alla Panoramica e all’Olimpica avvenuti a febbraio.

Tanto che qualche settimana fa l’inchiesta aveva portato all’iscrizione nel registro degli indagati per il reato di frana colposa il responsabile dell’Unità Operativa Manutenzione delle Strade del Campidoglio, l’ingegnere edile Fabrizio Mazzenga. Secondo l’ipotesi coltivata in quel momento a Piazzale Clodio, se il Comune, e per suo conto i top-manager competenti, avessero compiuto interventi di manutenzione in un’area comunque nota per il suo rischio geologico, le frane si sarebbero potute evitare. Il rischio per la popolazione, infatti, era stato alto.

Frana colposa. Il fascicolo era stato aperto appena sul tavolo del pm Pollidori è arrivata l’informativa della Forestale che illustrava la gravità degli smottamenti causati dal nubifragio del 31 gennaio e del temporale del 7 febbraio. Il magistrato, per accertare rischi e responsabilità, aveva disposto ulteriori accertamenti dai quali è emerso che erano anni che il Comune non procedeva ad opere di manutenzione nell’area.

Per chiarire la situazione sono stati ascoltati dagli investigatori, su delega del magistrato, anche dei funzionari comunali, oltre il responsabile della manutenzione delle strade, e tutti si sarebbero fatti scudo sostenendo che gli interventi sono stati limitati «per la mancanza di fondi». L’ingegnere Mazzenga sarebbe stato estromesso a prescindere dal fascicolo visto che è emerso che non aveva competenza specifica in caso di emergenza ma solo per la manutenzione della strada in senso stretto.

A far affacciare l’ipotesi di frana colposa era stata la circostanza che non solo il Comune non si sarebbe attivato sul fronte della manutenzione, ma anche dopo lo smottamento del 31 gennaio non avrebbe predisposto la chiusura della Panoramica per Monte Mario. Il 7 gennaio, al momento del secondo cedimento, la strada era aperta e solo per miracolo non ha travolto o sepolto auto. In quella occasione il fronte era largo quasi 150 metri ed aveva riversato tonnellate di terra nel tratto che collega piazzale Clodio a Monte Mario, rendendo necessario evacuare tre palazzine. Il fascicolo era stato aperto con l’ipotesi di reato previsto nell’articolo 426 del codice penale, applicato raramente. Una norma secondo la quale «chiunque cagiona un’inondazione o una frana, ovvero la caduta di una valanga, è punito con la reclusione da cinque a dodici anni».
IL MESSAGGERO