Cava de’ Tirreni. Abusi su tre ragazzine. Un 49enne è sotto accusa

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Cava de’ Tirreni. È sotto inchiesta per presunti abusi sessuali nei confronti di minorenni un quarantanovenne. Al vaglio della magistratura sono finiti tre singoli casi perpetrati ai danni di tre diverse bambine, di cui due minori di dieci anni e una minore di quattordici anni. Gli episodi ricostruiti sarebbero avvenuti dal mese di maggio 2013 fino ai primi mesi del 2014, con l’indagato destinatario di una denuncia a piede libero. Agli atti sono presenti gli elementi indiziari, tra i quali un bigliettino all’origine dell’indagine, presumibilmente finito nelle mani di una bambina dopo la consegna da parte dell’indagato e distrutto prima della denuncia. Il racconto fu fatto ai carabinieri di Cava dal parroco della chiesa, che aveva raccolto le confidenze di alcuni genitori, col particolare di un pezzo di carta sottoscritto dal molestatore e dato ad una ragazzina: “Mi sono innamorato di te”. I genitori in particolare notarono durante la processione della Madonna del Rosario, nell’estate 2013, la presenza dell’attuale indagato nelle immediata vicinanze della bambina, per poi apprendere che lo stesso aveva chiesto ad un parente della piccola il suo numero di cellulare con una banalissima scusa. Successivamente, nel settembre 2013, la bambina chiese al padre di usare il suo cellulare per telefonare ad una amichetta e da quel momento preciso sul numero in questione iniziarono chiamate strane, con l’uomo che attaccava ogni volta che rispondeva il genitore, senza proferire parola, e invece parlava se rispondeva la bambina. La piccola aveva sempre cura di allontanarsi dal padre nei momenti delle chiamate, fin quando il genitore riuscì ad avvicinarsi ascoltando la voce di un uomo: “Mi sono innamorato di te, ti aspetto”. L’uomo poi denunciato fu notato vicino alla bambina, intento a parlarle, nella sagrestia della chiesa, come appartato, dopo aver posteggiato il furgone della sua ditta. Poi i genitori della bambina entrarono in contatto con quelli di altre due bambine, che frequentavano stessa chiesa e scuola, scoprendo fatti analoghi ai danni delle piccole che vedevano protagonista lo stesso soggetto, con bigliettini d’amore dall’identico contenuto consegnati ad un’altra bambina, carezze sulla mano, attenzioni particolari. A margine c’erano i comportamenti delle presunte vittime, che non dormivano bene, avevano strane e improvvise paure, non volevano più frequentare certi posti e non erano più serene senza un motivo apparente, dando grande preoccupazione alle famiglie. L’inchiesta, dopo aver sentito anche le minori in interrogatori assistiti, col pm a coordinare, comprende dettagli inequivocabili ora al vaglio ulteriore della procura: “Mi piaci, quanto sei bella”, diceva in chiesa, per poi carezzare, toccare e corteggiare lascivamente. Coetanei e compagni delle piccole riferiscono che l’uomo faceva salire altre bambine a bordo della sua vettura, un furgone bianco da lavoro, distribuendo regali. Una catechista notò i frammenti spezzettati di un bigliettino ceduto ad una piccola, che per l’accusa era quello che parlava d’amore. (Alfonso T. Guerritore – La Città di Salerno)

Cava de’ Tirreni. È sotto inchiesta per presunti abusi sessuali nei confronti di minorenni un quarantanovenne. Al vaglio della magistratura sono finiti tre singoli casi perpetrati ai danni di tre diverse bambine, di cui due minori di dieci anni e una minore di quattordici anni. Gli episodi ricostruiti sarebbero avvenuti dal mese di maggio 2013 fino ai primi mesi del 2014, con l’indagato destinatario di una denuncia a piede libero. Agli atti sono presenti gli elementi indiziari, tra i quali un bigliettino all’origine dell’indagine, presumibilmente finito nelle mani di una bambina dopo la consegna da parte dell’indagato e distrutto prima della denuncia. Il racconto fu fatto ai carabinieri di Cava dal parroco della chiesa, che aveva raccolto le confidenze di alcuni genitori, col particolare di un pezzo di carta sottoscritto dal molestatore e dato ad una ragazzina: “Mi sono innamorato di te”. I genitori in particolare notarono durante la processione della Madonna del Rosario, nell’estate 2013, la presenza dell’attuale indagato nelle immediata vicinanze della bambina, per poi apprendere che lo stesso aveva chiesto ad un parente della piccola il suo numero di cellulare con una banalissima scusa. Successivamente, nel settembre 2013, la bambina chiese al padre di usare il suo cellulare per telefonare ad una amichetta e da quel momento preciso sul numero in questione iniziarono chiamate strane, con l’uomo che attaccava ogni volta che rispondeva il genitore, senza proferire parola, e invece parlava se rispondeva la bambina. La piccola aveva sempre cura di allontanarsi dal padre nei momenti delle chiamate, fin quando il genitore riuscì ad avvicinarsi ascoltando la voce di un uomo: “Mi sono innamorato di te, ti aspetto”. L’uomo poi denunciato fu notato vicino alla bambina, intento a parlarle, nella sagrestia della chiesa, come appartato, dopo aver posteggiato il furgone della sua ditta. Poi i genitori della bambina entrarono in contatto con quelli di altre due bambine, che frequentavano stessa chiesa e scuola, scoprendo fatti analoghi ai danni delle piccole che vedevano protagonista lo stesso soggetto, con bigliettini d’amore dall’identico contenuto consegnati ad un’altra bambina, carezze sulla mano, attenzioni particolari. A margine c’erano i comportamenti delle presunte vittime, che non dormivano bene, avevano strane e improvvise paure, non volevano più frequentare certi posti e non erano più serene senza un motivo apparente, dando grande preoccupazione alle famiglie. L’inchiesta, dopo aver sentito anche le minori in interrogatori assistiti, col pm a coordinare, comprende dettagli inequivocabili ora al vaglio ulteriore della procura: “Mi piaci, quanto sei bella”, diceva in chiesa, per poi carezzare, toccare e corteggiare lascivamente. Coetanei e compagni delle piccole riferiscono che l’uomo faceva salire altre bambine a bordo della sua vettura, un furgone bianco da lavoro, distribuendo regali. Una catechista notò i frammenti spezzettati di un bigliettino ceduto ad una piccola, che per l’accusa era quello che parlava d’amore. (Alfonso T. Guerritore – La Città di Salerno)

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