Prima di Argentina-Svizzera il Papa argentino scherza in Vaticano con le Guardie Svizzere: «Attenzione, sarà una guerra»

0

«Sarà guerra». Detta da un Papa. Ma il calcio fa anche di questi scherzi. E ieri mattina, nei corridoi del Vaticano, Papa Francesco incrociando una delle sue Guardie Svizzere, lo ha ammonito: «Sarà guerra». La Guardia Svizzera ha evangelicamente porto l’altra guancia. «Santità, veda nel pomeriggio la partita con noi». Invito declinato ma ieri nel Vaticano è stato proprio derby. Anche se il Papa ha detto più volte che non avrebbe tifato per nessuno a questi mondiali, neanche per la sua Argentina, perché ha promesso al presidente del Brasile Dilma Rousseff, di rimanere neutrale. Cosa di cui non sono convinti in Argentina. Tanto che subito dopo il fischio finale il cronista della tv statale di Buenos Aires, Sebastina Vignolo, è sbottato in un:«Non so perché ma in questi momenti penso a Francisco… ». Decisamente poco cristiano, invece, l’atteggiamento di tifosi e brasiliani. Per fortuna si è rimasti allo scambio di insulti e ironie tra migliaia di persone fuori lo stadio Itaquerao di San Paolo. Da una parte le grida dei brasiliani con «Pelè mille gol, Maradona sniffatore», dall’altra la risposta degli argentini con il loro consueto coro, secondo cui l’ex Pibe è migliore di O Rei (ieri presente allo stadio di San Paolo). In campo, invece, commenti pacati dopo una battaglia di 120 minuti. «È stata una vittoria, in campo stiamo dando la vita», le parole di Angel Di Maria, il match-winner. «Sapevamo che nei confronti a eliminazione diretta poteva venire fuori una partita così – dice ancora il numero 7 dell’Argentina – con la possibilità dei tempi supplementari e il rischio dei rigori. Abbiamo messo l’anima su ogni pallone e qualche errore lo abbiamo fatto nel primo tempo. Ma, tutto sommato, è stata una vittoria meritata. Avevo promesso un gol a mia moglie a mia figlia, e finalmente ci sono riuscito, grazie anche al perfetto assist di Leo». Dall’altra parte la delusione dello juventino Lichtsteiner. «Voglio ringraziare tutti i miei compagni e dire che sono orgoglioso di loro, ma adesso siamo a pezzi». L’esterno bianconero non ha digerito la sconfitta della sua Svizzera («Messi ha tirato fuori il coniglio dal cilindro», dice riferendosi all’azione con cui il n. 10 ha messo Di Maria in condizione di segnare). «Evidentemente doveva finire così – continua il giocatore – ma non dobbiamo avere troppi rimpianti, anche se il dispiacere rimane: in campo abbiamo dato tutto e fatto un buon lavoro. Certo adesso siamo anche stanchissimi». (Il Mattino)

«Sarà guerra». Detta da un Papa. Ma il calcio fa anche di questi scherzi. E ieri mattina, nei corridoi del Vaticano, Papa Francesco incrociando una delle sue Guardie Svizzere, lo ha ammonito: «Sarà guerra». La Guardia Svizzera ha evangelicamente porto l’altra guancia. «Santità, veda nel pomeriggio la partita con noi». Invito declinato ma ieri nel Vaticano è stato proprio derby. Anche se il Papa ha detto più volte che non avrebbe tifato per nessuno a questi mondiali, neanche per la sua Argentina, perché ha promesso al presidente del Brasile Dilma Rousseff, di rimanere neutrale. Cosa di cui non sono convinti in Argentina. Tanto che subito dopo il fischio finale il cronista della tv statale di Buenos Aires, Sebastina Vignolo, è sbottato in un:«Non so perché ma in questi momenti penso a Francisco… ». Decisamente poco cristiano, invece, l’atteggiamento di tifosi e brasiliani. Per fortuna si è rimasti allo scambio di insulti e ironie tra migliaia di persone fuori lo stadio Itaquerao di San Paolo. Da una parte le grida dei brasiliani con «Pelè mille gol, Maradona sniffatore», dall’altra la risposta degli argentini con il loro consueto coro, secondo cui l'ex Pibe è migliore di O Rei (ieri presente allo stadio di San Paolo). In campo, invece, commenti pacati dopo una battaglia di 120 minuti. «È stata una vittoria, in campo stiamo dando la vita», le parole di Angel Di Maria, il match-winner. «Sapevamo che nei confronti a eliminazione diretta poteva venire fuori una partita così – dice ancora il numero 7 dell'Argentina – con la possibilità dei tempi supplementari e il rischio dei rigori. Abbiamo messo l'anima su ogni pallone e qualche errore lo abbiamo fatto nel primo tempo. Ma, tutto sommato, è stata una vittoria meritata. Avevo promesso un gol a mia moglie a mia figlia, e finalmente ci sono riuscito, grazie anche al perfetto assist di Leo». Dall’altra parte la delusione dello juventino Lichtsteiner. «Voglio ringraziare tutti i miei compagni e dire che sono orgoglioso di loro, ma adesso siamo a pezzi». L’esterno bianconero non ha digerito la sconfitta della sua Svizzera («Messi ha tirato fuori il coniglio dal cilindro», dice riferendosi all'azione con cui il n. 10 ha messo Di Maria in condizione di segnare). «Evidentemente doveva finire così – continua il giocatore – ma non dobbiamo avere troppi rimpianti, anche se il dispiacere rimane: in campo abbiamo dato tutto e fatto un buon lavoro. Certo adesso siamo anche stanchissimi». (Il Mattino)