Scandalo baby squillo a Roma, tutti condannati. Sei anni alla mamma complice

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Roma. Tutti condannati. Per gli otto imputati nel processo sulle baby squillo dei Parioli anche lo sconto di pena, previsto dalla scelta del rito abbreviato, sembra non pesare nel calcolo del gup Agostino De Robbio. Trentotto anni di reclusione in tutto e multe per oltre 150mila euro. Ma la pena più dura non è quella a dieci anni inflitta allo sfruttatore delle due ragazzine che fino all’anno scorso si dividevano tra i banchi del liceo Giulio Cesare e un seminterrato di viale Parioli. Sono i sei anni per la mamma di Agnese, una delle due minorenni, che ieri, con la sentenza ha anche perso la potestà genitoriale. Il giudice non ha previsto provvisionali, sarà il Tribunale civile a misurare il «danno», ma per tutti gli imputati ha disposto come pena accessoria il divieto di lavorare e venire in contatto con minori. Anche per gli unici due clienti finiti alla sbarra l’impianto accusatorio ha retto; non ha trovato sponda la difesa: sostenere di ignorare l’età delle baby prostitute non è bastato. L’unico ad avere una pena inferiore ala richiesta della procura è stato Mirko Ieni, «Mimmi», l’uomo che aveva affittato l’appartamento dei Parioli dove Angela e Agnese si prostituivano. Dieci anni di reclusione e 60mila euro di multa, contro i sedici e sei mesi sollecitati dall’accusa. E’ stato assolto da due episodi di tentata detenzione di materiale pedopornografico. Per Nunzio Pizzacalla, l’altro sfruttatore, è invece arrivata una condanna a sette anni, a fronte di una richiesta di sei. Ma la pena più dura, è per lei, per la mamma di Agnese: sei anni di reclusione, come avevano chiesto il procuratore aggiunto Maria Monteleone e il pm Cristiana Macchiusi, e ventimila euro di multa. Il giudice non ha creduto alla versione della donna ed ha disposto anche la perdita della potestà genitoriale e del diritto di successione. In sede civile anche lei sarà chiamata a risarcire la figlia. Sette anni e ventiquattromila euro di multa (sei anni la pena chiesta dal pm) per il caporal maggiore dell’esercito Nunzio Pizzacalla. E’ di sei anni e trentamila euro, invece, la condanna per il commercialista Riccardo Sbarra, per il quale la procura aveva chiesto cinque anni di reclusione. Il professionista, cliente delle giovanissime squillo, era accusato anche di detenzione di materiale pedopornografico e tentato favoreggiamento della prostituzione minorile. Quattro anni e ottomila euro di multa (un anno e quattro mesi la richiesta della procura) per il cliente Mario Michael De Quattro, che doveva rispondere anche di tentata estorsione in relazione ad una richiesta di 1.500 euro per non diffondere il filmato di un rapporto con una delle due ragazzine. Per l’imprenditore Marco Galluzzo (tre anni e quattro mesi la richiesta dei pm) la pena è di quattro anni e ottomila euro di multa, avrebbe spinto le ragazzine a fare sesso in cambio di cocaina. Condannati a un anno con la sospensione della pena anche Francesco Ferraro e Gianluca Sammarone, gli unici due clienti finiti sotto processo. «Assoluta soddisfazione» per l’esito del processo è stata espressa dal procuratore aggiunto Maria Monteleone e dal pm Cristiana Macchiusi. «L’impianto accusatorio – hanno sottolineato – è stato pienamente condiviso dal gup», mentre il difensore di Mirko Ieni, Raffaella Scutieri, ha precisato che «è stata finalmente ridimensionata dal giudice la sproporzionata richiesta di condanna del pm». «Attendiamo i motivi della sentenza – ha aggiunto – certamente proporremo appello». Mentre i difensori di Sbarra sperano nell’appello: «Non è possibile che basti un sms per configurare il tentato favoreggiamento della prostituzione – commentano Pier Giorgio Mixalizzi e Agostino Mazzeo – speriamo in una riforma della sentenza in appello». (Il Mattino)

Roma. Tutti condannati. Per gli otto imputati nel processo sulle baby squillo dei Parioli anche lo sconto di pena, previsto dalla scelta del rito abbreviato, sembra non pesare nel calcolo del gup Agostino De Robbio. Trentotto anni di reclusione in tutto e multe per oltre 150mila euro. Ma la pena più dura non è quella a dieci anni inflitta allo sfruttatore delle due ragazzine che fino all'anno scorso si dividevano tra i banchi del liceo Giulio Cesare e un seminterrato di viale Parioli. Sono i sei anni per la mamma di Agnese, una delle due minorenni, che ieri, con la sentenza ha anche perso la potestà genitoriale. Il giudice non ha previsto provvisionali, sarà il Tribunale civile a misurare il «danno», ma per tutti gli imputati ha disposto come pena accessoria il divieto di lavorare e venire in contatto con minori. Anche per gli unici due clienti finiti alla sbarra l'impianto accusatorio ha retto; non ha trovato sponda la difesa: sostenere di ignorare l'età delle baby prostitute non è bastato. L'unico ad avere una pena inferiore ala richiesta della procura è stato Mirko Ieni, «Mimmi», l'uomo che aveva affittato l'appartamento dei Parioli dove Angela e Agnese si prostituivano. Dieci anni di reclusione e 60mila euro di multa, contro i sedici e sei mesi sollecitati dall'accusa. E' stato assolto da due episodi di tentata detenzione di materiale pedopornografico. Per Nunzio Pizzacalla, l'altro sfruttatore, è invece arrivata una condanna a sette anni, a fronte di una richiesta di sei. Ma la pena più dura, è per lei, per la mamma di Agnese: sei anni di reclusione, come avevano chiesto il procuratore aggiunto Maria Monteleone e il pm Cristiana Macchiusi, e ventimila euro di multa. Il giudice non ha creduto alla versione della donna ed ha disposto anche la perdita della potestà genitoriale e del diritto di successione. In sede civile anche lei sarà chiamata a risarcire la figlia. Sette anni e ventiquattromila euro di multa (sei anni la pena chiesta dal pm) per il caporal maggiore dell'esercito Nunzio Pizzacalla. E' di sei anni e trentamila euro, invece, la condanna per il commercialista Riccardo Sbarra, per il quale la procura aveva chiesto cinque anni di reclusione. Il professionista, cliente delle giovanissime squillo, era accusato anche di detenzione di materiale pedopornografico e tentato favoreggiamento della prostituzione minorile. Quattro anni e ottomila euro di multa (un anno e quattro mesi la richiesta della procura) per il cliente Mario Michael De Quattro, che doveva rispondere anche di tentata estorsione in relazione ad una richiesta di 1.500 euro per non diffondere il filmato di un rapporto con una delle due ragazzine. Per l'imprenditore Marco Galluzzo (tre anni e quattro mesi la richiesta dei pm) la pena è di quattro anni e ottomila euro di multa, avrebbe spinto le ragazzine a fare sesso in cambio di cocaina. Condannati a un anno con la sospensione della pena anche Francesco Ferraro e Gianluca Sammarone, gli unici due clienti finiti sotto processo. «Assoluta soddisfazione» per l'esito del processo è stata espressa dal procuratore aggiunto Maria Monteleone e dal pm Cristiana Macchiusi. «L'impianto accusatorio – hanno sottolineato – è stato pienamente condiviso dal gup», mentre il difensore di Mirko Ieni, Raffaella Scutieri, ha precisato che «è stata finalmente ridimensionata dal giudice la sproporzionata richiesta di condanna del pm». «Attendiamo i motivi della sentenza – ha aggiunto – certamente proporremo appello». Mentre i difensori di Sbarra sperano nell'appello: «Non è possibile che basti un sms per configurare il tentato favoreggiamento della prostituzione – commentano Pier Giorgio Mixalizzi e Agostino Mazzeo – speriamo in una riforma della sentenza in appello». (Il Mattino)

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