Vico Equense. Un’équipe internazionale per il censimento dei faggi secolari del Monte Faito

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Vico Equense. Censire i faggi secolari di Monte Faito, conoscerne la storia attraverso microprelievi dal fusto e, quindi, geolocalizzarli e mapparli sulle carte topografiche. Sono questi gli obiettivi del progetto «Dendron cronos –La storia del territorio nella memoria degli alberi patriarchi di Monte Faito», che vede quale ente capofila il Parco dei Monti Lattari e la partecipazione del Comune di Vico Equense e della Regione Campania. Lo studio della flora secolare del Faito attraverso la dendrocronologia, ossia lo studio degli alberi tramite gli anelli del fusto, sarà realizzato da un pool di esperti del «Deutsches Archäologisches Institut», l’Istituto archeologico germanico di Berlino, ente di rinomato prestigio scientifico a livello internazionale e diretta emanazione del ministero degli Esteri tedesco. Un’equipe formata da quattro esperti, il dendrocronologo Uwe Heussner, il ricercatore Alexander Mueller, la coordinatrice Pia Kastenmeier e il naturalista, esperto del territorio, Ferdinando Fontanella, si metterà al lavoro tra settembre e ottobre per conoscere più da vicino i faggeti secolari del Faito come quelli siti nei pressi della cosiddetta «Casa del monaco». Questi alberi «patriarchi», le cui origini si perdono nel tempo, non venivano infatti tagliati come altre essenze arboree, ma piuttosto venivano preservati per ombreggiare le preziose neviere. Queste erano fosse in cui veniva conservata la neve ghiacciata che poi raggiungeva il centro cittadino e quindi trasportata via mare a Napoli per il mercato delle bibite e dei gelati. Per conoscere la storia di questi testimoni muti del tempo, gli esperti partiranno da una georeferenziazione degli esemplari di maggior pregio, circa una trentina, per poi procedere a minicampionamenti non invasivi. Nei tronchi saranno quindi effettuati microcarotaggi dal diametro di mezzo centimetro per risalire all’età e alla storia di ciascun esemplare. Un’operazione per conoscere meglio l’habitat di riferimento, focalizzare criticità e attuare strategie di tutela e conservazione naturalistica su misura. Da qui saranno poi realizzati percorsi turistico-didattici come in una sorta di museo degli alberi a cielo aperto: naturalisti, trekker e ragazzi delle scuole potranno conoscere più da vicino i faggi secolari grazie anche a una cartellonistica ecocompatibile ed a brochure che saranno realizzate in tre lingue: italiano, tedesco e inglese. La mappatura dei faggi sarà inoltre riportata sulle piantine del Cai, il Club alpino italiano. «Si tratta – commenta Antonio Di Martino, assessore con delega alle Problematiche del Faito – di un progetto dallo straordinario valore naturalistico che sarà condotto da esperti di un istituto tra i più autorevoli al mondo». (Claudia Esposito – Il Mattino)

Vico Equense. Censire i faggi secolari di Monte Faito, conoscerne la storia attraverso microprelievi dal fusto e, quindi, geolocalizzarli e mapparli sulle carte topografiche. Sono questi gli obiettivi del progetto «Dendron cronos –La storia del territorio nella memoria degli alberi patriarchi di Monte Faito», che vede quale ente capofila il Parco dei Monti Lattari e la partecipazione del Comune di Vico Equense e della Regione Campania. Lo studio della flora secolare del Faito attraverso la dendrocronologia, ossia lo studio degli alberi tramite gli anelli del fusto, sarà realizzato da un pool di esperti del «Deutsches Archäologisches Institut», l’Istituto archeologico germanico di Berlino, ente di rinomato prestigio scientifico a livello internazionale e diretta emanazione del ministero degli Esteri tedesco. Un’equipe formata da quattro esperti, il dendrocronologo Uwe Heussner, il ricercatore Alexander Mueller, la coordinatrice Pia Kastenmeier e il naturalista, esperto del territorio, Ferdinando Fontanella, si metterà al lavoro tra settembre e ottobre per conoscere più da vicino i faggeti secolari del Faito come quelli siti nei pressi della cosiddetta «Casa del monaco». Questi alberi «patriarchi», le cui origini si perdono nel tempo, non venivano infatti tagliati come altre essenze arboree, ma piuttosto venivano preservati per ombreggiare le preziose neviere. Queste erano fosse in cui veniva conservata la neve ghiacciata che poi raggiungeva il centro cittadino e quindi trasportata via mare a Napoli per il mercato delle bibite e dei gelati. Per conoscere la storia di questi testimoni muti del tempo, gli esperti partiranno da una georeferenziazione degli esemplari di maggior pregio, circa una trentina, per poi procedere a minicampionamenti non invasivi. Nei tronchi saranno quindi effettuati microcarotaggi dal diametro di mezzo centimetro per risalire all’età e alla storia di ciascun esemplare. Un’operazione per conoscere meglio l’habitat di riferimento, focalizzare criticità e attuare strategie di tutela e conservazione naturalistica su misura. Da qui saranno poi realizzati percorsi turistico-didattici come in una sorta di museo degli alberi a cielo aperto: naturalisti, trekker e ragazzi delle scuole potranno conoscere più da vicino i faggi secolari grazie anche a una cartellonistica ecocompatibile ed a brochure che saranno realizzate in tre lingue: italiano, tedesco e inglese. La mappatura dei faggi sarà inoltre riportata sulle piantine del Cai, il Club alpino italiano. «Si tratta – commenta Antonio Di Martino, assessore con delega alle Problematiche del Faito – di un progetto dallo straordinario valore naturalistico che sarà condotto da esperti di un istituto tra i più autorevoli al mondo». (Claudia Esposito – Il Mattino)